Elisabetta

 

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Scura e piccoletta

dimmi dimmi

dimmi cosa ci aspetta

dimmi se corri, dimmi se hai fretta

o ti fermi, ti fermi un momento

ho sentito un bagliore, una tristezza e un vento

sono sgomento e non mento

consegni un sogno che è come un unguento...

E allora svelto afferro l'Inverno

e accendo le fiamme dell'Inferno

tralasciando il comunicato scarno

di un rimpianto senza tormento.

E' una carezza ciò che mi resta

è la mite tua bellezza

la tua camminata scalza che al sorriso rimbalza

la dolce danza della pancia

a passeggio tra languore, fatica e speranza.

Dovrei chiudere il mondo a questa stanza

e sciogliere ormeggi a navi decadenti

disilluse, schiette e respingenti

adatte al plauso, forse al sorriso...

eppure, inviso a un Dio indeciso, scelgo il tuo seno

quale ricordo caro per questo figlio, raro, circospetto ma non amaro.

Ti prometto impegno degno di un uomo che ebbe in dono un pegno

e se il vivere disdegno è per impudente sdegno e sorridente esempio:

non m'impiccio del dispaccio di chi comprò il potere con lo spaccio

ma uno status quo in faccia gli sbatto e gli rinfaccio

della camicia di forza me ne fotto e avanzo distratto.

Vedi, scantòno, non vado mai a tono e d'istinto le suono

quasi un vento volesse coprire il frastuono amaro di un tuono

quindi sbadiglio e m'impiglio alle orecchie di un coniglio

che smilzo ammicca tra le lenzuola del mio giaciglio.

Vado, lo veglio e penso che, visto il piglio

a centrocampo creerà scompiglio

col ritmo scaltro del suo corpo sveglio

e l'impegno svelto del suo istinto saggio.

Jesus compare sempre suggestionando

e senza imbarazzo ne tengo alto il vanto:

attento Lettore, attento...si volta sorridendo

ma non sai che faccia abbia là dentro.

 

 

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