From DISCOID August 96
"Mi raccomando Claudio, cerca di essere breve e succinto nelle risposte, questo mese ho a disposizione meno spazio del solito e vorrei riuscire ad utilizzare due, massimo tre pagine...". Nonostante la mia raccomandazione, alla fine della registrazione telefonica mi accorgo di avere consumato ben trenta minuti di nastro! Chissà, magari da questa interessante intervista ci ricaverò un inserto a puntate...! Nel frattempo eccovi i passaggi più significativi presi qua e là per la cassetta: se in qualche frangente il discorso di Claudio vi apparisse un po' frammentato, sappiate che la colpa è da attribuire al sottoscritto, che si è visto costretto a cimentarsi in un non facile lavoro di taglia e cuci durato oltre mezza giornata.
Allora, Claudio, da dove vogliamo cominciare ? Mah, vedi tu. L'importante è che non mi fai parlare troppo del passato... Non so se sia un pregio o un difetto , ma per me i ricordi non esistono: dal momento in cui una cosa è avvenuta, stop, è acqua passata; la ripongo in un cassetto e la dimentico. Ho sempre odiato dire "ho fatto questo, ho fatto quello"; preferisco concentrarmi e parlare del mio futuro, che è poi la cosa più importante e dalla quale traggo i giusti stimoli per continuare e cercare di migliorare.
Ok, ma permettimi almeno di chiederti se c'è stato e quando, un momento della tua carriera in cui hai capito che qualcosa stava cambiando, che si stava verificando una svolta determinante... Direi di si! Più o meno nel 1986: lavoravo in un locale di Arezzo e, non lo nascondo, guadagnavo anche molti soldi. E' stata una fase della mia carriera in cui ottenni dei risultati, è vero, ma che produsse anche molti danni. Il problema era che, a livello di situazione, quel locale mi faceva proprio schifo! Promisi a me stesso che non mi sarei più trovato in quelle condizioni e decisi che era arrivato il momento di cambiare "strategia", mettendo al centro del mio interesse professionale, prima ancora dell' aspetto puramente economico o del ... "bel locale a tutti i costi", la cosa che ritenevo più importante e che rappresentava la motivazione principale che mi aveva spinto a scegliere il mestiere del Dj: la sana e pura passione per la musica. Lì iniziò una seconda e più produttiva fase della mia professione. Da quel momento in avanti, cercai di fare in modo che tutte le situazioni che mi ospitassero in consolle fossero di un certo tipo o che, comunque , stessero a genio prima a me che agli altri. Inoltre incominciai a selezionare i dischi da suonare nei miei "set" con una premessa ben precisa: mi dovevano piacere e basta! Il fine ultimo di quel lavoro doveva essre quello di proporre ciò che a me piaceva davvero, non cercare il "facile applauso" o l'urlo "momentaneo" del pubblico. Mi rimboccai le maniche ed incominciai a lavorare nella maniera che reputavo più ovvia e proficua. Presi in affitto, assieme ad un mio amico, un localino a Roma, rischiando, come si suol dire, di tasca mia: l' obiettivo era quello di realizzare una serata in cui si seguisse un percorso musicale che partisse dal lento (quella che allora si chiamava impropriamente "down-beat") e arrivasse all' house senza soluzione di continuità. Mi "scornai" subito con la dura realtà, ma non mi feci prendere dallo sconforto, anzi, insistetti con maggior convinzione fino ad arrivare, col tempo, a raggiungere i primi risultati e a muovere i primi passi significativi fuori da mio seminato. Mi riferisco al periodo dello Zen di Spelonga (locale in cui svolsi in pratica tutte le mansioni compresa quella del piastrellista!) e successivamente quello stupendo di napoli con gli Angels of Love (gruppo che, come penso tutti sanno, si è da poco "sfaldato"). La cosa su cui desidero porre un accento particolare è che, in tutte quelle situazioni (soprattutto i primi parties), rischiai sempre in prima persona mettendo anche "mano al portafoglio", come ho già detto, e passando nottate intere ad elaborare grafiche per i vari biglietti. Solo così riuscii a creare una cornice adatta alle mie esigenze e vicina al mio modo di intenere un club. Il periodo di cui parlo e quello della prima house-music e dei primi "rave", che hanno giocato in quella fase della mia carriera un ruolo quasi determinante. Fu anche grazie ad essi, infatti, che ebbi l' opportunità di muovermi nel raggio di centinia di chilometri e di fare ascoltare il mio sound in giro per l' Italia. C'è da dire, però, che allora questo tipo di manifestazioni apriva le porte anche a nuovi Dj, dava la possibilità a chi non era conosciuto di farsi avanti: oggi i vari Syncopate o Exogroove (per fare gli esempi più eclatanti) non sono altro che i feudi di quei grossi nomi, che, gira e rigira, trovi dappertutto e... sono sempre quelli! Infatti è "fresca" la mia decisione, di eliminare dai futuri programmi di lavoro questo tipo di "after hours", e questa considerala pure un' anticipazione importante, visto che è la prima volta che ne parlo "pubblicamente"!
In gergo giornalistico è quella che viene definita una succosa anticipazione! Il "Marzullo della situazione" te ne sarebbe grato a vita! Torniamo alle cose serie: quanto è stata importante per la tua ascesa personale una certa opera di pubbliche relazioni, nella quale, si dice, tu sia stato (e sei tuttora) un maestro? Ti rispondo partendo un po' da lontano: quando scelsi di scartare a priori l' idea di locale fisso, incominciai a comportarmi ed a muovermi con una mentalità da "imprenditore" e ad auto-produrre degli eventi. Mi spiego meglio: non avendo nel sud il locale in cui suonare, me lo dovevo costruire da solo e unicamente con le mie forze. D' obbligo, quindi, era calpestare il terreno delle cosiddette p.r., senza le quali non avrei potuto fare parte del gioco. Ma al di là di questo ragionamento, che può apparire alquanto ovvio (non sono certo stato l' unico Dj a ragionare in questi termini), c'è un altro concetto che molti, soprattutto a quei tempi, non considerarono e che invece è sempre stato il perno della cultura musicale house; mi riferisco alla cosiddetta "house-nation" (di cui purtroppo oggi, specie in Italia, ne rimangono solo le briciole), secondo la quale la maniera di vestirsi, di ballare e di comunicare all' interno di un contesto house è sempre la stessa, sia che tu vada a Londra, a Parigi, a Milano o a Bangkok; è quella che io amo definire la favola del "villaggio globale", con la conseguente distruzione delle barriere nazionali. Il significato di essere italiano, americano o francese, è praticamente inesistent; ecco, forse io ho avuto il merito di intuire questa cosa prima di altri e dimetterla a frutto nel migliore dei modi.
Cosa vuol dire? Incominciai, ad esempio, a contattare i vari Dj (conosciuti e non) e a proporre situazioni da realizzare insieme; e la cosa appariva totalmente naturale sia a me che a loro. Quando poi certi progetti presero forma, qualcuno interpretò, o meglio, volle interpretare, questo mio modo di comportarmi come una ruffianata e, chissà perché, fu giudicato in maniera negativa. Ti cito uno dei tanti episodi che mi sono capitati allora: la prima volta che Todd Terry venne a suonare a Napoli (città alla quale, pur nel mio piccolo, ho dato un impulso verso il movimento house), staccai un assegno di tasca mia e, nota bene, in pista c'erano 40 persone! Con questo, che i apparenza sembra un esempio banale, voglio far capire a coloro che ancora oggi la pensano in un certo modo, che tutto ciò che ho col tempo realizzato non mi è piovuto dal cielo, ma me lo sono faticosamente guadagnato, accollandomi tutti gli oneri, prendendomi i relativi rischi, ma raccogliendone i successivi frutti. La fortuna, si sa, in tutti i campi della vita gioca u ruolo determinante, non ci sarebbe neanche bisogno che stessi qui a ricordarlo, ma arrivare a dire che Coccoluto ha avuto un culo spropositato mi sembra a dir poco offensivo!
Da lì in avanti tutti sanno come sono andate le cose, la tua "escalation" è stata continua. Alla fine, come vedi, di cose sul tuo passato te ne ho fatte dire abbastanza: c'è scappata una mezza biografia! Parliamo ora dei tuoi impegni futuri... Un' anticipazione te l' ho già data poco fa quando si parlava a proposito degli "after". Rimanendo ancora in ambito generale, ti dico che ho deciso, fin dalla prossima stagione, di lavorare in meno locali e di dare, a quelli in cui andrò a suonare, un più ampio margine di "esclusiva territoriale". Ma soprattutto pretenderò di poter esprimermi con maggior calma chidendo più tempo per le mie "performance"; e il punto fondamentale del discorso è proprio questo. Tutti gli eventi in cui si è applicata la moda (oramai divenuta regola) del "affolliamo la console", hanno creato, per vari aspetti, un precedente negativo. Cercherò di imporre questi nuovi parametri, anche se consapevole di dovere rinunciare a qualcosa (mi riferisco, ad esempio, al lato economico), ma, nello stesso tempo, perché convinto di fare una cosa sensata e i cui frutti non tarderanno a venire. Senza dilungarmi nell' affrontare un argomento per il quale occorrerebbero troppo spazio e considerazioni di un certo tipo, sostengo che sia davvero arrivato per tutti gli addetti ai lavori il momento di fare autocritica, e ciò non solo per il bene del movimento house, ma proprio per le discoteche in generale... nel mio piccolo cercherò, quindi, di dare un "segnale di cambiamento" che spero possa essere segiuto, col tempo, da altri.
Se uno non ti avesse mai sentito suonare e volesse conoscere esattamente la tua attuale proposta musicale, come cercheresti di spiegarglielo? Citando, ad esempio, qualche disco o qualche autore: vedi Dimitri From Paris, la cui grandezza nel plasmare il suo ultimo album sta nella capacità di fondere elementi di musica latina, jazz e rhythm & blues; sono sempre più convinto che l' accostamento tra house e generi più "colti" o comunque diversi, sar fondamentale specie nel prossimo futuro. La scena musicale, a dispetto di quanto molti pensano, è in continuo movimento e alla ricerca di soluzioni diversi, di sonorità nuove e di strumenti veri, gli unici capaci di farti emozionare quando ascolti un disco. Il più è avere la voglia e gli stimoli giusti per aggiornarsi con continuità e passione, cercando di creare un vero e proprio filone musicale "personalizzato". Per quanto mi riguarda, noto con sempre maggiore insistenza che le cose più nuove e positive arrivano dall' Inghilterra, in parte dalla Francia e dall' Europa in generale. E, a parte qualche mostro sacro americano (es. Masters At Work, che rimangono sempre grandi), è già da tempo che amo e propongo produzioni dei Basement Jaxx, Ashley Beedle, arrivando a cose tipo St. Germain, Crispin J Glover, Daft Punk, New School Science e progetti su etichette come Nuphonic o Balihu... Ti ho detto le prime cose che mi sono venute in mente.
Saltiamo di palo in frasca. Quanta importanza riveste nella tua vita professionale il discorso delle produzioni discografiche? Non poca, anche se mi ritengo ancora un Dj con l' hobby delle produzioni: ese rappresentano il mio vero e proprio "sfogo musicale". Quando entro in studio la cosa a cui maggiormente punto è quella di divertirmi e di fare qualcosa in cui credo davvero, senza alcun tipo di "assillo" o di condizionamento esterno. Ovviamente il mio sogno e dei miei soci (Savino Martinez e Dino Lenny, con i quali ho aperto uno studio a Cassino), è, un giorno, di realizzare qualcosa di veramente importante e di poterci dedicare a tempo pieno alle produzioni. La cosa però che al momento ci interessa di più è che i nostri progetti siano caratterizzati da un sound "non classificabile" e da un "modulo sonoro" composto da suoni e campionamenti di nostra costruzione, non da cose già sentite ed utilizzate da altri. E penso che ciò si possa facilmente intuire ascoltando i nostri dischi, sia che piacciano o meno. Comunque anche se da questo punto di vista mi ritengo soddisfatto di quello che ho già fatto fino ad oggi: ho realizzato un paio di progetti importanti, usciti, tra l' altro, su tichette prestigiose. Non male, insomma, per uno che considera questa come una passione e una specie di rodaggio per il futuro.
Ti fermo! Riprenderemo questo discorso un' altra volta. Intanto
che ne dici di chiudere questa "prima puntata" svelandociil
tuo sogno nel cassetto? Giusto per rimanere in argomento,
aprire un "mega studio allucinante" alla Peter Gabriel,
sopra un ruscello, con i macchinari più moderni, cristallo
dappertutto e... poltroncine in pelle pregiata!