"Per presentare l'argomento di questo libro, devo prima di tutto spiegare le premesse fondamentali dello sciamanismo, come mi sono state trasmesse da don Juan. Egli mi ha insegnato che per uno sciamano il mondo della vita quotidiana non è reale, o presente fuori di noi, come noi crediamo. Per uno sciamano la realtà, o il mondo che tutti conosciamo, è solo una descrizione.
Allo scopo di avvalorare questa premessa, don Juan ha fatto di tutto per convincermi che quello che io pensavo fosse il mondo esistente non era altro che una descrizione del mondo; una descrizione che mi era stata inculcata fin dal momento della nascita.
Egli ha sottolineato il fatto che chiunque entra in contatto con un bambino diventa necessariamente il suo maestro e gli descrive senza sosta il mondo circostante, fin quando il bambino è in grado di percepire il mondo così come gli è stato descritto. Secondo don Juan, noi non possiamo ricordare quel momento straordinario, semplicemente perchè nessuno di noi potrebbe aver avuto qualche punto di riferimento per paragonarlo a qualcos'altro; tuttavia, da quel momento in poi, il bambino partecipa. Egli conosce la descrizione del mondo: e la sua partecipazione diventa completa, suppongo, quando è in grado di elaborare tutte le interpretazioni percettive appropriate che, conformandosi a quella descrizione, la convalidano.
Per don Juan, quindi, la realtà della nostra vita quotidiana consiste in un flusso infinito di interpretazioni percettive che noi, individui che condividiamo una specifica partecipazione, abbiamo imparato a mettere in comune.
L'idea secondo la quale le interpretazioni percettive che formano il mondo seguono un flusso si accorda con il fatto che esse scorrono senza interruzione e raramente, per non dire mai, sono messe in discussione. Di fatto, la realtà del mondo che conosciamo è talmente data per scontata, che la premessa fondamentale dello sciamanismo, secondo il quale la nostra realtà è solo una delle numerose descrizioni possibili, viene presa in considerazione solo molto raramente." pp.9-10
"Per ricapitolare, posso dire che quando cominciai l'apprendistato esisteva un'altra realtà, (...) che io non conoscevo.
Don Juan, come sciamano e maestro, mi insegnò quella descrizione. L'apprendistato, durato dieci anni, è consistito pertanto nel porre le fondamenta di quella realtà sconosciuta che mi è stata rivelata con la sua descrizione; ad essa sono state aggiunte in seguito parti sempre più complesse, man mano che procedevo.
L'apprendistato terminò perchè avevo appreso una nuova descrizione del mondo in un modo convincente ed autentico e, a quel punto, ero in grado di ricavare una nuova percezione del mondo, che si adattava a quella descrizione. In altre parole, avevo raggiunto la partecipazione.
Don Juan affermò che per vedere bisogna prima fermare il mondo. Insomma, fermare il mondo era un'interpretazione corretta di alcuni stati di consapevolezza nei quali la realtà della vita quotidiana è alterata perchè il flusso dell'interpretazione, che in genere scorre ininterrotto, è stato arrestato da un insieme di circostanze estranee a quel flusso. (...)La condizione che don Juan riteneva necessaria per fermare il mondo era il fatto che si deve essere convinti; in altre parole si deve imparare la nuova descrizione in un senso totale, allo scopo di contrapporla a quella vecchia e, in questo modo, spezzare la certezza dogmatica, che tutti abbiamo, secondo la quale la validità delle nostre percezioni, o la nostra realtà quotidiana, non si devono mettere in discussione.
Dopo aver fermato il mondo, il passo successivo è quello di vedere. E con questo concetto don Juan intende ciò che vorrei definire la "risposta alle sollecitazioni percettive di un mondo esterno a quella descrizione che abbiamo imparato a chiamare realtà." p.15