Sardegna
Il marted� abbiamo voluto unire la visita ad un paese barbaricino con quella di un posto di mare. Per il primo abbiamo scelto Orgosolo, a circa 25 km da Gavoi, famoso a livello internazionale per i caratteristici murales presenti sui muri di numerose abitazioni, negozi, banche. Temi diversi (politica, poesia, storia) e colori in alcuni casi appariscenti attraggono l'attenzione passeggiando per il paesino, dove comunque, come in altri della regione, il turista viene ancora guardato con iniziale diffidenza dai pi� anziani.
Dopo aver immortalato parecchi murales con la digitale, abbiamo ripreso la macchina per dirigerci a Cala Gonone, dove l'obiettivo era quello di andare a visitare la Grotta del Bue Marino. Davvero spettacolare la vista che si gode dall'alto, prima di affrontare una ripida serie di tornanti che portano al livello del mare. Il paese era ancora affollato di turisti, ma abbastanza tranquillo da consentire un parcheggio gratuito subito prima dell'imbocco dell'area portuale. La successiva escursione alla Grotta (consentita solo tramite barca a motore per gruppi di circa 50 persone alla volta!!!) era programmata per le 14.00, cos� abbiamo prenotato (18 euro ciascuno, comprensivi di trasferimento A/R, visita alla Grotta e al Museo della Foca Monaca che si trova al paese e di cui parler� pi� avanti) . Mangiando un gelato, passeggiando tra le vie pullulanti di ristoranti e odorose di frittura mista, siamo finalmente arrivati ad aspettare l'imbarco sotto un sole cocente a circa 40 gradi. Circa 20 minuti di navigazione e si arriva alla grotta, la barca si avvicina lentamente al punto di attracco mentre la precedente imbarcazione salpa. Sembra una miniatura del porto di Civitavecchia, compresi i rumori e la orrenda puzza di nafta. La visita dura circa 45 minuti, camminando su un ponticello di legno costruito per una lunghezza di circa 1 km. Si passa attraverso 4 grotte principali, all'interno delle quali il tempo sembra essersi fermato. Solamente l'alta marea contribuisce a favorire l'ingresso e l'uscita degli esseri viventi da questo luogo mistico, dove il tempo � segnato dal lento ed inesorabile stillicidio delle gocce calcaree. Ci spiegano che la foca monaca (o bue marino) non � pi� qui da parecchi anni, da quando il turismo di massa la ha inizialmente costretta a rifugiarsi sempre pi� a lungo dentro le grotte, per poi convincerla ad emigrare definitivamente verso lidi pi� tranquilli ed accoglienti, tra cui le coste dell'Africa e di qualche isola greca. Le grotte sono molto belle, le foche avevano scelto un posto davvero stupendo. L'estensione totale � di 8 km, ma solamente il tratto previsto dall'escursione pu� essere facilmente esplorato. Per chi invece volesse addentrarsi nei meandri di una parte meno battuta (qualche km), vengono organizzate escursioni speleologiche un giorno per il successivo. Purtroppo, anche in un luogo che dovrebbe ispirare ammirazione come questo, potrete ammirare esempi di scarsa intelligenza, civilt� ed educazione. Ahim�, ormai � quasi inutile ripeterlo...
Cercando di prendere solo il meglio anche da questa visita, torniamo verso l'uscita, dove la luce del giorno � accompagnata dal rumore del mare e dal fastidioso rombo dei motori dell'imbarcazione che ci aspetta. Altri turisti ci danno il cambio, non � difficile capire come la natura sia stata costretta a ribellarsi. Dopo essere tornati al porto di Cala Gonone, abbiamo deciso di sfruttare l'ingresso gratis al Museo della Foca Monaca. Un nome appariscente, di sicuro richiamo per chi spera di completare l'esperienza della grotta con qualche notizia in pi� e qualche foto d'autore. Il Museo, seppur interessante, � purtroppo tutt'altro. Infatti, dopo aver visto alcune sale con riproduzioni di uccelli ed animali dell'isola e del Mediterraneo, si arriva in una saletta dove trova posto una riproduzione della foca fatta con materiale sintetico visibilmente deteriorato. Approfittiamo per guardare alcune belle immagini di pesci proiettate su uno schermo rattoppato. L'allestimento della saletta � piuttosto precario, ci spiegano che tutta la struttura � ancora in via di perfezionamento. In fin dei conti, un Museo che vale la pena visitare solamente con il coupon delle grotte; sarebbe costato 5 euro e, per come � oggi, non li vale per niente. Un p� indignati per questa ultima parte della giornata abbiamo cercato un posticino dove fare un bagnetto. Non avevamo tempo, ma in realt� neanche voglia, di spostarci in una delle famose calette presenti nei dintorni. Inoltre, il mare era piuttosto agitato, cos� ci siamo accontentati di rilassarci un'oretta sulla spiaggia ghiaiosa non troppo distante dal porticciolo.
Ormai riposati, abbiamo raggiunto la macchina e abbiamo affrontato il viaggio di ritorno. I ripidi tornanti si lasciano ai lati una fitta boscaglia di vegetazione mediterranea e conducono fino alla sommit� del promontorio, dal quale si lascia la vista della baia per rientrare bruscamente verso l'interno dell'isola.
La sera avremmo condiviso ancora una volta la giornata con i due ragazzi tedeschi. Dovevano partire oggi ma sono rimasti un giorno in pi� per vedere Mamoiada e il Museo dei mamuthones. Ancora una cena divina, conclusa con una bella bevuta di mirto accompagnata dai mitici dolcetti di Angela.

Il mercoled� � stata la giornata della montagna. Abbiamo deciso di penetrare nell'area protetta del Gennargentu per arrivare fino alla vetta pi� alta dell'isola, Punta la Marmora, a 1834 mt s.l.m.
A dispetto della relativa altezza di questa montagna, il trekking che conduce alla vetta � piuttosto impegnativo, soprattutto se, come noi, non si dispone dell'attrezzatura adatta. Avevamo infatti sottovalutato questa escursione commettendo vari errori, tra cui partenza alle 11.00 e con scarpe quasi da passeggio. Nonostante tutto, la giornata � stata meravigliosa; durante il percorso abbiamo incontrato molti animali e goduto di viste mozzafiato, il tutto prima di arrivare alla croce per guardare l'isola dall'alto. Siamo partiti dal Rifugio "Su Pinnatu", un accogliente struttura che dispone sia di ristorante che di camere. Ho provato a dare un'occhiata alle fotografie invernali di questo posto e vi assicuro che sembra di stare in un rifugio alpino. Non a caso, a pochi passi da qui c'� l'unica stazione sciistica della Sardegna, poche piste ma all'interno di un meraviglioso ambiente naturale. Dopo un lungo tratto di sterrato in leggero clivio, lungo il quale abbiamo incontrato greggi di pecore e capre al pascolo, il percorso sale lungo un versante della montagna che ancora copre la nosra meta. Il percorso si snoda quasi completamente a mezza costa, dove facilmente si incontrano mucche che ruminano tranquille guardandoti arrivare. Per evitare di disturbarle abbiamo aggirato l'ostacolo, e passo dopo passo siamo arrivati ad intravedere la Punta. Il caldo era soffocante ma una visione celestiale ci apparve poco dopo, quella di una delle tante fonti presenti nel Parco del Gennargentu. Protetta da uno steccato, per evitare che possa accedervi anche il bestiame, dalla fonte sgorga un'acqua fresca e limpida, un vero miracolo per il viandante affaticato e accaldato. All'ombra di un albero e con la frescura del vento di montagna, abbiamo approfittato del regalo, per poi ripartire scalpitanti.
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