Monte Viglio (2.156 mt)
Questa volta ho superato me stesso, � stata la levataccia madre tra tutte quelle che ho affrontato per andare in montagna. In piedi alle 4.45 e di fronte alla metro Battistini alle 5.25, poco prima dell'apertura dei cancelli ed in tempo per prendere il primo treno del servizio. Durante il breve tragitto da casa ho potuto constatare che solo i giornalai sono gi� in piedi, e purtroppo per loro non � per il mio stesso motivo. E' met� febbraio e le previsioni dicono che sar� una delle giornate pi� fredde dell'inverno. Alle 6.10, con qualche minuto di ritardo, sono ad Anagnina, dove mi aspettano 5 compagni, impazienti quanto me di avviarsi verso Filettino. E' notte, la citt� dorme ancora mentre prendiamo la Roma-Napoli.
La meta � il Monte Viglio, la vetta pi� alta dei Monti C�ntari. Posto al confine tra Lazio e Abruzzo, tra le province di Frosinone e L'Aquila, il Viglio � dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.
Lasciamo l'autostrada a Colleferro seguendo le indicazioni prima per Paliano, poi per Campo Staffi e Filettino, dove ci fermiamo a rifocillarci prima dell'ultimo tratto verso il valico Serra S.Antonio (circa 1600 mt slm). Il gestore del bar adiacente alla Fontana dell'Aniene ci guarda incredulo quando gli diciamo dove siamo diretti. Ci ripete che lass� far� davvero freddo, come se non bastasse quello che gi� alberga nei nostri incubi da escursionisti di montagna...

Fermiamo le macchine al Valico e una volta scesi il gelo ci attanaglia, guarda te se questi meteorologi proprio oggi dovevano azzeccarci! Ci prepariamo meticolosamente, alcuni di noi indossano fin da subito ghette e ramponi, altri dovranno indossarli poco pi� avanti.

La prima mezz'ora si svolge su un sentiero sterrato che sale dolcemente verso Fonte Moscosa (circa 1616 mt slm), dove svoltiamo verso sinistra affrontando subito un ripido tratto che porta ad un piccolo pianoro chiamato Madonnina. La localit� si riconosce per la presenza di una croce di legno. Da questo punto il panorama � gi� sublime e ci concediamo qualche minuto di riposo. Avvistiamo il cono del Velino, sulla destra il fratello minore Cafornia e pi� in l� le Gole di Celano. Il cielo � cos� terso che anche Camicia e Prena sono facilmente riconoscibili. Il Corno Grande � ancora nascosto, ma salendo far� la sua maestosa comparsa.
Dopo un lungo tratto a mezza costa avvistiamo il "Gendarme", un grosso blocco di pietra innevata preposto a sorvegliare la salita alla vetta, ultimo baluardo prima del ripido tratto finale. Dopo esserci avvicinati cautamente sul crinale, sul quale si affacciano pericolose cornici di ghiaccio, affrontiamo concentrati uno dopo l'altro la parete a 80� con piccozza e ramponi ben piantati. La neve � sufficientemente dura, non si corrono particolari pericoli. Siamo proprio sotto la vetta, il sole davanti agli occhi segna il Sud con assoluta precisione e ci ricorda che stiamo salendo sul versante nord. Un ultimo strappo sul crinale ci accompagna in cima fino a toccare la croce azzurra metallica incastonata nella roccia. Sono le 12.15. Osserviamo la Val Roveto sul versante Est, la Val Granara sul versante Ovest, le vette lontane della Maiella, del Velino e del Sirente. Ci concediamo il pranzo seduti poco pi� in basso per ripararci dal vento pungente.
Nel frattempo si sono uniti a noi altri tre amici, e con loro iniziamo il rito del pranzo. Il relax � assicurato, il sole � tiepido e possiamo concederci anche una stupenda tintarella invernale. Qualche fotografia incornicia il momento e la fatica inizia a diventare una splendida compagna di viaggio.
Dopo circa un'ora di sosta riprendiamo armi e bagagli e, nostro malgrado, ci incamminiamo per la via del
ritorno. Questa volta alcuni decidono di non
affrontare direttamente il Gendarme, aggirandolo da sotto. Dopo aver affrontato la parte pi� impegnativa, possiamo permetterci di dare libert� alle fantasie da bambini che atavicamente albergano in noi. Nei punti pi� ripidi e larghi ci sediamo sulla neve e ci lasciamo scivolare verso valle. I pi� attrezzati hanno con s� la mitica padella, che ogni bambino vorrebbe con se, e con quella risparmiano parecchie energie. Il gruppo a fisarmonica si ritrova e si disperde, ma ormai siamo in vista del parcheggio. L'area picnic adiacente alla Fonte Moscosa � completamente sommersa dalla neve, almeno 1 metro. I tavoli e le panche di legno si intravedono appena, gli stessi tavoli sui quali mi ero fermato qualche mese prima e sui quali in primavera gli escursionisti banchetteranno di nuovo. Anche questa volta ne approfitto per camminare da solo nell'ultimo tratto che porta al Valico Serra S.Antonio; come sempre rifletto, mi fermo, guardo a terra come un bambino le impronte, cercando di indovinare a quale animale appartengano. Tiro le somme della giornata e la dedico a me stesso. E' un regalo che mi faccio e del quale godo. Il silenzio � interrotto solo dai miei passi, che fanno scricchiolare la neve ancora leggermente ghiacciata. Poco prima dell'arrivo decido di togliere i ramponi, ormai non pi� necessari. Il tiepido sole sta ormai declinando dietro alle pareti montagnose, durante la notte si ripeter� il ciclo che far� formare l'insidioso strato scivoloso presente anche stamattina. La giornata volge al termine. Decidiamo di concederci ancora qualche minuto di goliardia al Bar di Filettino, davanti ad un cappuccino e a qualche dolcetto. Ridiamo, scherziamo, paonazzi di sole e di reazione al gelo. Qui vogliamo tutti bene alla montagna, e la rispettiamo. Porteremo ancora per tanto tempo con noi le stupende sensazioni di oggi, pronti ad inseguirle ancora durante la prossima uscita.

Per approfondimenti:
La croce: http://www.ac-anagnialatri.it/viglio.htm
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