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Anche questa volta non sono riuscito a convincere gli amici a seguirmi, "la domenica � sacra, mi dedico a me stesso", "la domenica ciabatte e pigiama fino alle 11.00", "andiamo a fare un giro da Ikea, dobbiamo sistemare la camera da letto...". Eccomi dunque ancora una volta davanti all'Antico Casello alle 7.30 in punto, � la prima escursione dopo il ritorno dalle vacanze estive. La mattina � fresca e questa domenica di met� settembre promette un bel carico di emozioni da spendere in montagna. La meta � il Monte Viglio, la vetta pi� alta dei Monti C�ntari. Posto al confine tra Lazio e Abruzzo, tra le province di Frosinone e L'Aquila, il Viglio � contenuto nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Siamo in 15, belle facce allegre pi� o meno assonnate, ma pronte a svegliarsi di fronte alla sollecita organizzazione degli accompagnatori, i due AEN Pietro Pieralice e Giuseppe Virz�. Dopo la partenza da Roma, l'appuntamento � a Filettino, dove arriviamo dopo essere passati per la bella cittadina di Fiuggi. Tra ritardi e strade sbagliate, ci ritroviamo davanti alla fontata dell'Aniene alle 10.00, con la genuina impazienza di mollare le macchine e sgranchire finalmente le gambe. Ancora una mezz'oretta di sofferenza prima di arrivare al valico Serra S.Antonio (circa 1600 mt slm), da cui l'indicazione per campo Staffi mi fa venire voglia di sciare. Finalmente! Tutti a terra, zaini in spalla e si parte. La prima mezz'ora del percorso si svolge su un sentiero sterrato che sale dolcemente verso la Fonte Moscosa (circa 1616 mt slm), dove facciamo un primo stop per decidere quale sentiero prendere tra i due che conducono alla vetta del Viglio. Qualcuno ne approfitta per fare scorta d'acqua sorgiva alla Fonte Moscosa , nulla da individare allo spot di Messner davanti alla fonte Levissima!! C'� anche un'area picnic che ci avrebbe attesi fino al nostro ritorno, qualche ora pi� tardi. Saliamo verso destra, scegliendo tra i due il percorso pi� panoramico. Il gruppo � ben assortito e tutti abbiamo una gran voglia di scoprire le bellezze di questa parte del Parco. Dopo qualche decina di minuti incontriamo i primi cavalli, che con i loro zoccoli si tenevano in equilibrio (apparentemente precario) sulla costa della montagna, scovando con perizia qualche cespuglio da brucare tra le scomode rocce. Arriviamo cos� al pianoro da cui ci appare un primo assaggio della vista sui monti circostanti. La foschia ci nega di riconoscere con precisione diverse vette, ma avvistiamo con certezza il cono del Velino, sulla destra il fratello minore Cafornia e pi� in l� le Gole di Celano. Non affrontiamo grosse "pettate", la salita � impegnativa pur mantenendosi ad un ottimo livello di godibilit�. La croce azzurra a quota 2156 inizia a scorgere in lontananza e con il binocolo si intravedono nitidamente le sagome degli escursionisti che ci precedevano. Dopo un lungo tratto a mezza costa, ecco spuntare il massiccio "Gendarme", grosso blocco di pietra preposto a sorvegliare la salita alla vetta, ultimo baluardo prima del ripido tratto finale. Dopo esserci avvicinati, lo affrontiamo uno dopo l'altro, con sicurezza, l'impegno � abbordabile anche per i meno esperti. Ora siamo proprio sotto la vetta e alcuni di noi preferiscono costeggiare la cresta lateralmente piuttosto che arrivare da sotto. Alcuni metri pi� in basso della croce, un eterno ricordo di tre escursionisti giace inerme, ancora una volta ricordando che la montagna esige rispetto sempre e comunque. Finalmente tocchiamo la croce! Il diario di vetta 2007 lasciato dalla sezione CAI di Colleferro ci aspetta ben custodito dentro la cassettina di ferro. A turno ci passiamo la penna e scriviamo qualche pensiero lasciandoci trasportare dalla gioia e dalla misticit� di quel momento, solo apparentemente uguale a quello vissuto in precedenza su un altro monte. Osserviamo la Val Roveto sul versante Est, la Val Granara sul versante Ovest, le vette lontane della Maiella, del Velino e del Sirente. Spezziamo l'incantesimo per un buon motivo, il pranzo. La soddisfazione produce relax e con la bocca piena ci godiamo il fresco vento d'altura. Un vento che spinge anche alcuni nuvoloni sopra di noi, incoraggiando alcuni a rovistare nello zaino prima di indossare un'altra maglietta. Qualcuno ha le competenze per arricchire questi momenti con un tocco di cultura. Veniamo infatti a sapere che proprio sotto il cocuzzolo, ben visibile, si trova un cimelio storico non indifferente, ovvero uno dei cippi che segnavano il confine tra Stato Pontificio ed il Regno Borbonico di Napoli. Pare che nella zona ne siano disseminati parecchi tuttora, numero che va via via purtroppo riducendosi a causa di qualche furbone che spera di dare importanza alla propria sala da pranzo... Questo confine era attraversato dai briganti quando, dopo l'unit� d'Italia, il Papa dava protezione a chi recava qualche forma di danno ai propri nemici. Presi dalla curiosit�, alla spicciolata tutti ci spingiamo fin l� per una capatina. Ancora evidenti sono da una parte le Chiavi di Pietro, simbolo dello Stato Pontificio, e dall'altra il Giglio, simbolo dei Borboni. Ci concediamo ancora qualche minuto di relax, tra fotografie e battute defaticanti. I nuvoloni ci convincono ad incamminarci e, lentamente, iniziamo la via del ritorno. In ordine sparso, fermandoci nei punti pi� panoramici a godere l'immensit� del panorama, ancora una volta affrontiamo il Gendarme, questa volta in discesa. Qualche difficolt� in pi�, alcuni ciottoli smossi dagli scarponi precipitano facendomi riflettere sulla fatalit� di un incidente di montagna. Con accortezza ci ritroviamo di nuovo tutti insieme, ora la fatica si sente e le ginocchia possono far cilecca. Il gruppo a fisarmonica si ritrova e si disperde, ma ormai siamo in vista di Filettino, segno evidente che anche questa esperienza sta volgendo al termine. L'area picnic adiacente alla Fonte Moscosa � l'ideale per scambiare qualche battuta ed ascoltare i pi� esperti che raccontano aneddoti divertenti, aggiungendo un ricordo in pi� ad una giornata da incorniciare. Con malavoglia ci alziamo e affrontismo l'ultimo tratto del sentiero che riporta al Valico serra S.Antonio. Ne approfitto per camminare da solo, rifletto, mi fermo, guardo ammirato a terra come un bambino le foglie dell'autunno, stupendo tappeto naturale. La giornata volge al termine ed io sono contento di godere ancora di queste piccole cose, felice di poter sentire il vento soffiare ed il mio respiro lento riempirmi i polmoni.
Per chi vuole approfondire: La croce: http://www.ac-anagnialatri.it/viglio.htm |
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