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Ancora una volta ci ritroviamo davanti all'Antico Casello, un p� assonnati ma trepidanti per questa impegnativa escursione. L'appuntamento � alle 7.00, giusto il tempo di aspettare un p� tutti e di fare una rapida colazione per aprire gli occhi. Il cielo � limpido, anche questa escursione si preannuncia perfetta e densa di emozioni. Ci distribuiamo nelle 4 macchine e alle 7.30 partiamo, direzione A14. Ci siamo dati appuntamento all'uscita del casello Aielli-Celano. Il Monte Velino, la nostra meta, ci aspetta maestoso e lo intravediamo fin dalla diramazione autostradale per Pescara. Assieme al Monte Cafornia, suo gemello, il massiccio del Velino troneggia sulla catena che si dispiega sulla nostra sinistra mentre percorriamo l'ultimo tratto dell'autostrada. Sono quasi le 9.00 quando usciamo al casello e ci fermiamo ad aspettare le altre macchine. Durante il percorso passiamo dentro Celano nei pressi delle Gole e ci permettiamo il lusso di un'altra sosta nel paese di Rovere, laddove qualcuno ne approfitta per andare in bagno, qualcun altro per una seconda colazione, altri ancora per fare scorta d'acqua alla fontana del paese. Ormai ci siamo, ci aspettano gli ultimi 10 km prima di lasciare la macchina e godere la natura. I primi 5 km sono tranquilli, curve e tornanti in mezzo ad una folta e verdeggiante vegetazione conducono fino al Rifugio del Lupo. Da qui inizia la parte di strada bianca, il primo tratto mette a dura prova le nostre macchine, sassi e cunette devono essere affrontati con pazienza perch� altrimenti la giornata finisce qui... Metro dopo metro superiamo il primo tratto impegnativo e in una decina di minuti giungiamo ai Piani di Pezza, un estasiante pianoro circondato dalle vette. Si � fatto piuttosto tardi, tra una cosa e l'altra abbiamo iniziato l'ascensione alle 10.20. Dopo un primo tratto ombroso di faggeta di circa 2 km, si esce allo scoperto e si continua a salire verso la meta. Il Velino non lo vediamo da qui, per� appaiono Trento e Trieste assieme ad altre cime di minore importanza. Attraversiamo prati pascolati da mucche e cavalli di cui vediamo solo le tracce (...); sali e scendi, guarda e ammira il paesaggio, alla fine arriviamo sulla cresta davanti alla quale troneggia il nostro obiettivo. La montagna si fa aspra, pochi cespugli si attaccano indomiti alle rocce calcaree. La difficolt� della salita � acuita dal fatto che siamo costretti a scendere un paio di volte per poi risalire, il Velino in questo modo si avvicina e si allontana, soprattutto psicologicamente. Le soste ci permettono di riposare ma anche di benedire la bellezza di ci� che vediamo in lontananza, i Monti Prena e Camicia, il Gran Sasso ed il Monte Corvo in sequenza. Siamo un bel gruppo, tutti camminatori piuttosto allenati e soprattutto motivati. Dopo un ultimo lungo tratto di cresta, all'inizio del quale si erge il Cafornia (2.424 mt), si staglia l'ultimo ripido tratto verso la vetta. Siamo gli ultimi escursionisti della giornata, mentre saliamo ansimanti altri gruppi scendono ormai soddisfatti dell'impresa. Uno ad uno, passo dopo passo, respiro dopo respiro, preghiera dopo preghiera, tutti arriviamo a vedere la Madonnina e la croce della cima. Appoggiati ad una roccia, ad un cespuglio, alla croce, finalmente possiamo godere in tranquillit� del paradiso raggiunto, godendoci una bella bevuta ed il pranzo al sacco. Panini, frutta e dolci fanno la loro comparsa e ripagano la fatica.
Dopo una mezz'oretta, passata anche a fotografare il panorama, ad osservare gli alianti silenziosi che sorvolavano la cima e a scrivere frasi mistiche sul diario di vetta, verso le 15.00 iniziamo la discesa. Come sempre questa parte dell'escursione � la meno divertente, ogni passo mette a dura prova equilibrio ed energie residue. Soprattutto la prima parte, quella pi� rocciosa e scoscesa, l'affrontiamo con attenzione, lasciando in alcuni casi scivolare gli scarponi lungo il sentiero sdrucciolevole, cosparso di terra e grossi selci. Sulla via del ritorno, ci troviamo di nuovo al cospetto del Cafornia. Quasi tutti non abbiamo resistito e ci siamo inerpicati sugli ultimi 100 metri di dislivello che ci separavano dalla vetta. Da qui il Velino sembra ancora pi� immenso, i 60 metri in pi� di altezza non gli rendono giustizia. Anche qui foto, salutiamo il pilota di un aliante che sorvola da vicino la cima e di nuovo scendiamo verso la via del ritorno, ci aspettano diverse ore di cammino piuttosto faticoso. I tratti in discesa si alternano a quelli in salita, il tutto rende il dislivello sicuramente pi� impegnativo di quello dichiarato geograficamente (1050 mt). La stanchezza ora inizia a farsi sentire, infatti ho sbagliato varie volte la strada e sono dovuto tornare sui miei passi aggiungendo alla fatica fisica anche e soprattutto quella psichica. Ma anche durante il ritorno il paesaggio non tradisce, un ultimo sguardo al Velino � d'obbligo prima di abbassarsi di quota, laddove il massiccio scompare ed inizia il lungo tratto verso la faggeta, che aiuta a rientrare gradualmente in contatto con il mondo. Il gruppo � ormai sfilacciato, ma soprattutto l'acqua � finita per tutti e ogni passo aumenta il miraggio verso una fonte fresca o almeno una Ferrarelle. Sono ormai passate le 18.00, il sole � sceso e inizia il percorso verso il tramonto. Sotto la faggeta l'ombra allevia il caldo della giornata e lo sforzo accumulato. Ancora una mezz'ora di cammino prima di intravedere di nuovo la luce del sole, siamo ai Piani di Pezza e tra poco ci aspetta il meritato riposo e una agognata bevuta. Le macchine sono torride, gli scarponi volano per dare sollievo ai piedi esausti e poco dopo ci avviamo verso il Rifugio del Lupo, con la speranza che sia ancora aperto e si possa bere qualcosa. E' cos�, acqua e birra fredde fanno compagnia alle ultime scorte di viveri avanzate e saggiamente conservate per evitare di accrescere la sete.
Sono le 19.30, � arrivata l'ora di salutarci, ci si rivede sicuramente alla prossima. Su ogni volto c'� il sorriso di una emozione forte, di un giorno speso bene. |
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