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Il Prena � un osso duro, cos� l'appuntamento � adeguato a difficolt� e durata dell'escursione. Ci si vede alle 6.30 a Rebibbia, perch� l'idea � quella di partire alle 7.00. E come tutti gli appuntamenti che si rispettino, anche questo doveva tenere conto dei tempi di colazione e piccoli ritardi, nonch� la gioia di condividere l'entusiasmo con i presenti o con i precedenti compagni di escursione che oggi hanno scelto qualcos'altro. E' il 29 luglio, la giornata � calda. Alle 7.00 in punto le macchine si mettono in moto, partiamo in 7, altri 2 li recupereremo in autostrada e altri 2 alle pendici del Gran Sasso. L'uscita � quella di Assergi, subito dopo quella di L'Aquila Est. Ci si incammina poi verso il Parco Nazionale, nel quale si arriva dopo pochi km di marcia. Una sosta al piazzale da cui parte anche la funivia prima di affrontare gli ultimi km di tornanti che ci condurranno alla piana di Campo Imperatore. Da Fonte Vetica imbocchiamo una carrareccia e dopo 3-4 km di strada bianca, percorribile abbastanza facilmente, finalmente scendiamo dalle auto per indossare gli zaini in spalla e gli scarponi, che gi� scalpitavano ansiosi di divorare metri su metri verso anche questa sfidante cima. Tra le varie soste ed attese, iniziamo a camminare alle 10.15, a quota circa 1630 metri. Durata stimata 9 ore. Dopo un breve tratto semi pianeggiante ancora lungo la carrareccia, deviamo a sinistra come indicato dalle segnalazioni rosse e gialle. Si sale abbastanza ripidamente a zig zag verso la sella, da dove deviamo decisamente per scendere nuovamente fino alle pendici del grande Prena. La imponente parete, quasi completamente denudata dal verde, si staglia davanti ai nostri sguardi. Il primo tratto � divertente, in alcuni tratti ci sono passaggi di primo grado ma per la maggior parte si cammina tranquillamente. Questa montagna comunque esige rispetto e ce lo ricorda quando sentiamo un elicottero che si avvicina. Sembra ce l'abbia con noi perch� ci si ferma proprio sopra. Cercano di segnalarci qualcosa, vogliono informazioni se va tutto bene. Un pochino infastiditi dal rumore e dall'innaturale vento generato a terra, avanziamo nell'ascesa anche se il rumore continua a ronzarci. Iniziamo ad avere qualche dubbio, i cenni che intuiamo dall'elivolante sono a met� tra saluti e domande. Alla fine capiamo tutto, perch� raggiungiamo un gruppo di escursionisti intravisti dal basso sulla parete e ci dicono che un loro compagno ha avuto un incidente durante l'arrampicata di 3� grado che si stavano trovando ad affrontare e che ora attende anche noi. Siamo attrezzati con imbraghi, corde e rinvii, ma non tutti i componenti del gruppo hanno gi� avuto esperienze di questo tipo. Prima di attrezzare il breve ma insidioso tratto di parete antistante, attendiamo che i mesti componenti del gruppo che ci precede scendano, la loro giornata � finita anticipatamente, purtroppo la mancanza di idonea attrezzatura ha ancora una volta causato un incidente che poteva finire peggio. Io ed altri abbiamo un p� di esperienza nell'arrampicata e apriamo le danze attrezzando il lastrone antistante. Dopo Mario, l'accompagnatore salito per primo, uno dopo l'altro infiliamo l'imbrago e ci issiamo verso la prima sosta. Si riprende a camminare dopo una mezz'oretta, adesso il percorso � davvero impegnativo, i passaggi tra le strette rocce si fanno pi� frequenti e il tutto rende questi momenti indimenticabili. Il paesaggio � lunare, vegetazione praticamente assente e alti canaloni fiancheggiano il nostro gruppo che avanza. Altre due volte attrezziamo la roccia, siamo tutti in forma e uno dopo l'altro ci ritroviamo ad incoraggiarci e a farci i complimenti dopo i vari passaggi. Adesso � dura veramente, si sale arrancando verso la vetta che ancora non si degna di farsi vedere, nascosta com'� dietro un immenso spuntone di roccia che ci illude di essere arrivati. Prima di arrivare alla cima decidiamo di pranzare, sono ormai quasi le 15.00 e la meta non � vicinissima. Panini, frutta e dolcetti fanno la loro comparsa. Devo constatare come la fatica abbia un effetto stranamente antitetico su alcuni componenti del gruppo. Io per esempio divento voracissimo, mentre qualcun altro perde quasi completamente l'appetito. Comunque da una parte � meglio manetenersi leggeri, ci aspetta ancora una bella sgroppata fino alla vetta. Da qui, dove ci siamo fermati per il pranzo, si intravede la croce a quota 2561, mentre intanto un minaccioso cielo nuvoloso ci induce ad alzarci, affrettando il passo verso la cima. Il gruppo si divide, ma poco a poco il Prena viene dominato da uno, due, fino a tutti gli 11 escursionisti della domenica. Dalla vetta il panorama � eccezionale, nonostante la foschia si intravede il Vettore ed in lontananza il Velino con la sua vetta appuntita. Da una parte e dall'altra due maestose presenze, il Camicia e il Gran Sasso, due fratelli del Prena che ci guardano intimandoci rispetto. Silenziosamente ci riposiamo, alcuni mangiucchiano gli avanzi del pranzo ed altri si cambiano in vista della lunga discesa. Con il binocolo mi tolgo un'altra soddisfazione, riesco ad individuare in lontananza, molto pi� in basso, il castello di Rocca Calascio, laddove vide la luce il mito di Lady Hawk. Sono quasi le 17.00, la temperatura sta scendendo e le nubi nascondono spesso il sole, che adesso ci farebbe comodo con il suo calore pomeridiano. Dopo qualche foto di rito vicino alla ccroce, prendiamo la via del ritorno. Scegliamo la "normale", quella dell'andata � troppo rischiosa per chi ha gi� speso molte energie. Dopo un lungo ripido primo tratto, una pietraia costellata di infido "sfasciume", ci ritroviamo davanti la parete Est del Prena. Guardando verso l'alto, notiamo il sole che sta per nascondersi dietro e osserviamo ci� che resta di una strana architettura rocciosa, laddove una immensa pietra si staglia in equilibrio tra due massicce colonne. Chiss� chi avr� il dono di vederla precipitare (da lontano), o solo di sentirne il fragoroso rombo di tuono. Quasi tutti per�, tra pochi giorni o tra migliaia di anni, osservando quel foro, si dovranno fidare ed accontentarsi di sapere che qualcosa l� mezzo c'era... Continuiamo a scendere fino al Vado Ferruccio, a 2233 metri. Da l� ci aspettano ancora saliscendi, prima di iniziare il lunghissimo tratto finale, un declivio piuttosto impegnativo che porta fino a dove la vista della piana di Campo Imperatore avverte che il ritorno � vicino. Illusione ottica chiaramente, la montagna non ti permette di fare troppi programmi. Ancora un'ora di cammino prima di ritornare sulla carrareccia che avevamo lasciato solo qualche ora prima. Sono quasi le 20.00, adesso vogliamo solo arrivare a Fonte Vetica per una birra e un tozzo di pane con formaggio e salame. In maniera frammentaria tutti arrivano alle macchine, con una giustificata stanchezza e una soddisfazione enorme. Qualcuno ha sete di birra e mette fretta a tutti, le macchine si accendono...un attimo! Sentiamo una voce che forse chiede aiuto! Niente paura, stavolta sono solo tre ragazzi trafelati che, con la notte alle porte, ci chiedono uno strappo fino alla loro auto, ad almeno 1 km di distanza. Ma prima di esaudire il loro desiderio, tutti insieme a bere birra ascoltando dal vivo la taranta, tradizionale musica abruzzese. |
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