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Monte Pellecchia: non lo conoscevamo fino a domenica scorsa, neanche per sentito dire. Ma come? E' la vetta pi� alta del Parco dei Monti Lucretili!! Luch�? Lucretili... Beh, anche questo Parco non era tra le mie conoscenze, purtroppo come molte altre meravigliose oasi naturalistiche sparse nei dintorni della capitale. Insomma, ci � capitata l'opportunit� di fare questa escursione con l'Associazione Azimut e l'abbiamo accolta con entusiasmo. Certo, per rispettare l'orario domenicale di partenza fissato per le 7.30 abbiamo dovuto violentare il nostro organismo, ma poi la giornata ci ha ripagati in tutto, compresa la scoperta della rosa canina, una bacca rossa commestibile che Mario, la nostra guida, ci ha convinti ad assaggiare. Tra le possibili strade che da Roma conducono al Parco abbiamo scelto la SS4 Salaria. A quell'ora, di domenica, con una mezz'oretta eravamo nei pressi dell'ingresso al parco, per poi percorrere altri 10-15 km tra tornanti e carrarecce prima di arrivare alla piazzola di sosta da cui parte il sentiero a piedi. Mario ha condotto il gruppetto di sei persone ripetendo frasi come "alzare le gambe!", "pronti alla caduta!", "petto in fuori!", una sorta di tortura per le orecchie che � per� presto diventata motivo di divertimento. Insieme a Goffredo, amico di Mario, abbiamo potuto assistere a veri e propri sketch umoristici degni del migliore avanspettacolo. Insomma, quando non si camminava si rideva, ci siamo divertiti parecchio. Per arrivare in cima al monte si segue un sentiero pressoch� pianeggiante per circa 1 km e mezzo, dopo di che ci si inerpica in mezzo ai boschi di faggi e abeti. Ancora 1 ora e mezza per arrivare in cima, dopo aver fatto una breve pausa nel bel rifugio (almeno lo sembra) che si trova all'inizio di questo tratto. Giusto il tempo di fare pip� e mangiare qualcosa.
Una volta arrivati alla vetta (12.30) ed aver assaporato il meraviglioso gusto dell'escursionista in vetta (chiss� se Hillary e Norgay si sbellicherebbero dalle risate), abbiamo iniziato a tirare fuori dagli zaini le provviste, la fame bussava insistentemente. Pi� basse di noi, le nuvole ci tenevano compagnia e il Monte Terminillo ci salutava da lontano. Il mite calore del sole ci ha fatto compagnia per una buona mezz'ora durante il pasto, lasciando poi il posto alle nuvole e al freddo pungente del vento di montagna. Ancora qualche sfott� tra Mario e Goffredo e poi abbiamo iniziato a scendere, con il tempo in montagna non si scherza. Alle 14.30 eravamo di nuovo al rifugio a cazzeggiare. Tutte le cose belle finiscono e alle 16.30 la macchina ci attendeva fedele al parcheggio, laddove alcuni gitanti meno operosi avevano da poco finito di arrostire le salsicce sulla brace. Ancora una sosta al paesino di Monte Flavio per un cappuccino prima di tornare verso Roma, questa volta con la Tiburtina. |
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