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Il Monte Jenca � una delle vette pi� belle del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Alto 2208 mt, deve il suo nome alla famiglia che fu proprietaria delle terre dentro cui si erge. Appuntamento ore 7.30 al Bar Antico Casello, storico ritrovo degli escursionisti davanti al capolinea della Metro B Rebibbia. Eravamo un gruppo piuttosto nutrito, 18 persone in tutto. Dopo la colazione di rito e la ripartizione delle persone nelle macchine disponibili, siamo partiti verso l'autostrada A24, ansiosi di sfruttare al meglio la bellissima giornata di sole di luglio. L'escursione vera e propria � iniziata dal Passo delle Capannelle. Dopo essere arrivati con le macchine fino all'inizio del sentiero, ci siamo incamminati verso il rifugio Panicucci, la prima tappa del lungo anello di 13 km. Qui gli accompagnatori (AEN) hanno indicato la pianta del Tasso Barbasso e quella della Genziana, apparentemente uguali ma in realt� facilmente distinguibili ad una analisi pi� attenta. Pare che le foglie del Barbasso venissero utilizzate come carta igienica dai pastori, data la loro particolare morbidezza. Prima domenica di luglio, abbiamo trovato una giornata bellissima, assolata e calda. Per camminare non � il massimo, ma la limpidezza del cielo mi faceva ben sperare per il panorama. Dopo un tratto in cresta, abbiamo iniziato a scorgere uno dei rami del lago di Campotosto ed il minuscolo laghetto della Provvidenza. Quest'ultimo � alimentato dal primo e con il suo colore verdissimo si mimetizza perfettamente nel verde circostante. Il gruppo si sgranava facilmente, uno degli accompagnatori, Roberto, faceva il battistrada seguito da alcuni pi� allenati tra cui me. Gli altri si distanziavano via via, o perch� si fermavano pi� a lungo a fare foto o per tirare il fiato. Man mano che salivamo, si apriva garadatamente la spettacolare vista sui rami del lago di Campotosto e sulla caratteristica forma a "V" del suo bacino. L'ultimo pezzo della salita alla vetta � piuttosto ripido, ma la meravigliosa vista e il silenzio rotto solo dai campanacci delle mucche spingevano a salire con convinzione. Una volta sulla vetta, un gradevole venticello alleviava il caldo del primo pomeriggio, ci siamo concessi il pranzo al sacco tra una fotografia e l'altra, ormami appagati dal meraviglioso paesaggio circostante. La giornata era talmente limpida che in alcuni momenti si riusciva ad intravedere l'Adriatico. Ma anche non volendo arrivare cos� lontano, gli occhi si poggiavano ovunque su vette maestose: il Vettore, immerso nei Sibillini, il Velino e la catena del Sirente, il Terminillo guardando verso Roma, il Monte Corvo con i suoi 2600 metri proprio di fronte a noi e pi� in lontananza, sempre verso sud-ovest, il Corno Grande del Gran Sasso, che nasconde la immensa catena della Maiella. Una buona mezz'ora di relax e poi ci siamo incamminati per la discesa. Non proprio agevole, siamo passati attraverso un ripido sentiero cosparso di scomode pietre, gi� verso il rifugio della Piana del Castrato. Qui ci hanno accolti due personaggi particolari, una via di mezzo tra pastore e alpino, che erano l� a farsi compagnia e godersi la tranquillit�. Il rifugio non aveva nulla, se non lo splendido fontanile adiacente, da cui sgorga un'acqua spettacolarmente fresca e limpida. Sdraiaiti sulle dure panche del rifugio, ci siamo riposati un'oretta, prima di ripartire verso le macchine. Ci aspettava per� un altro stupendo percorso, all'interno di una enorme faggeta, sotto la quale ogni raggio di sole arrivava spento ad illuminare i nostri passi. Quando ormai pensavamo di essere quasi arrivati, ci� che rimaneva di una precedente frana ci ha costretti a cercare un percorso alternativo, allungando l'escursione e mettendo a dura prova la nostra resistenza. Ma a contatto con la natura tutto � meno duro, abbiamo vissuto anche l'ultima parte dell'escursione in maniera simpatica e goliardica, ridendo sonoramente alle battute di Roberto che prendeva in giro Giuseppe. Alle macchine eravamo esausti, ma ogni volto rivelava una evidente felicit�. Tutti portavano dentro una giornata di meraviglioso contatto con la natura e in qualche modo di grande spiritualit�. |
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