MALECOSTE, da Campo Imperatore alla cima Karol Wojtila
Lo sapevamo tutti, lo sapeva il mondo, lo riporta un noto proverbio, anche nel film il Marchese del Grillo viene ripetuto, che morto un Papa se ne fa un altro. Ma Giovanni Paolo II ha segnato un'epoca, di Lui si parla ancora oggi come di un mito (spero di non essere accusato di blasfemia dai cattolici pi� rigorosi) e si continuer� a parlare negli anni a venire, a prescindere dal fatto se qualche "Concilio" gli dar� o meno il bollino di Santo o Beato. E di lui ricordiamo anche la grande passione per la montagna, dove era stato sciatore da giovane e dove si ritirava per pregare o per riposarsi ogni qualvolta poteva.
In Abruzzo devono averlo avuto a cuore in modo particolare, perch� un paio di anni fa, dopo la sua morte, decisero di dedicargli il nome di una vetta inserita nel massiccio del Gran Sasso, cos� come riporta nel dettaglio questa cronaca: www.korazym.org/news1.asp?Id=12985.

E domenica 23 settembre 2007, salendo da Campo Imperatore, anche una nutrita "delegazione" di associati FIE ha raggiunto questa cima poco nota, ammirando le gigantesche opere d'arte di madre natura che a suo tempo ammir� anche il Papa. Le solite due orette per arrivare da Rebibbia a Fonte Cerreto, dove la colazione dentro il Rifugio � d'obbligo per entrare nel clima montanaro. L'aria settembrina punge, nonostante la giornata sia limpida e meravigliosa. Alle 10.30 siamo pronti per iniziare la salita, dopo aver parcheggiato in quota nei pressi dell'osservatorio di Campo Imperatore (2100 mt s.l.m.).
Che dire? Siamo gi� al cospetto del Re Gran Sasso e di alcuni suoi degni valletti di corte, tra cui il Prena. Ma il bello deve ancora venire... Il Rifugio Duca d'Abruzzi, sopra di noi, ci ricorda che tra un paio di mesi qui sar� gi� quasi tempo di neve. La immensa piana sotto di noi, ora deserta, sembra gi� prepararsi a quel momento, allorquando lo stesso identico posto dove ora stiamo camminando sar� gremito di sciatori che barcollando con gli scarponi si accingono a prendere la vicina funivia.
Il nostro cammino si svolge quasi tutto a mezza costa e dopo poco pi� di mezz'ora siamo immersi negli Appennini abruzzesi. Il Gran Sasso sembra seguirci, la sua mole immane lo fa rimanere fisso anche durante la percorrenza ma al tempo stesso a portata di mano, si potrebbe incautamente pensare di poterlo raggiungere facilmente. Ci aspetta Pizzo Cefalone, dobbiamo arrivare fin quasi sulla vetta prima di poter affrontare la cresta scoscesa che conduce alla meta. Inizialmente nascosto dall'imponente Cefalone, appare all'improvviso anche Pizzo Intermesoli, che sembra voler far prevalere la sua stazza confrontandosi con il suo gigante gemello. La natura intorno a noi sembra ancora piuttosto ferma dopo l'estate, in attesa di una pioggia ristoratrice che bagni le radici assetate. Il forte ginepro � aggrappato alle rocce e funge da nascondiglio per minuscoli abitanti del luogo, come ragni e cavallette. La nostra marcia � abbastanza lenta da consentire di assaporare l'aria e il paesaggio. In lontananza, siamo sicuri di intravedere anche l'Adriatico; sapendo che st� l�, basta solo un p� di immaginazione e un puntino pu� essere la costa della Croazia...
Stefania ci ricorda che il cammino � lungo, dobbiamo ancora affrontare la parte pi� impegnativa. Il gruppo � numeroso, 21 in tutto. Tra noi ci sono anche 9 aspiranti AEN e Gianfranco cerca di trasferire loro tutta la sua grande esperienza.
Senza arrivare in vetta al Cefalone, tagliamo attraverso un delicato passaggio esposto e siamo in vista della cresta che porta fino alla cima Wojtila. Ora nella scenografia � apparso anche il lago di Campotosto, appariscente gioiello turchese incastonato tra queste pietre preziose. In prossimit� della cresta ci fermiamo e possiamo in tutta tranquillit� goderci lo spettacolo al gran completo. Ora anche il Corvo e lo Jenca sono dei nostri, sembrano osservare le nostre caute mosse da lontano. Siccome la sicurezza non � mai troppa, Gianfranco e Stefania montano una corda-guida sfruttando gli spit gi� presenti; anche solo sapere di poterla afferrare, se necessario, fa comodo un p� a tutti. Alla spicciolata attraversiamo la cresta, mentre qualcuno, nell'attesa, approfitta per ricaricarsi sbocconcellando qualcosa. Allegria ed entusiasmo sono lo scenario ideale per questa giornata, tutti siamo impazienti di vivere la fase pi� soddisfacente del percorso. Ecco la cima, adesso la croce montata sulla sua sommit� � a poca distanza e uno dopo l'altro la raggiungiamo. La croce di circa 2 metri riporta la dedica al Papa, segna 2424 mt. C'� appena lo spazio per tutti e ci sistemiamo in ordine sparso per godere al meglio del panorama, ora a 360� intorno a noi. Ciao Velino, ciao Sirente, sotto di noi la piana dell'Aquila e dietro i suoi immensi silenti guardiani. Un p� pi� a sinistra la Maiella, montagna madre degli Appennini abruzzesi. Non possiamo avere di pi�, almeno non da qui. Gli zaini ora si aprono; frutta, panini, anche qualcosa di pi� impegnativo fa la sua comparsa. Niente di meglio che osservare l'immensit� del panorama mentre arrivano anche i primi segnali di fame. Dopo il pranzo riprendiamo la via del ritorno; come sempre, la parte pi� gratificante � passata e si affronta la via del ritorno con il duplice sentimento della nostalgia precoce e dell'intima consapevolezza di essersi arricchiti ancora un pochino. Un oro invisibile che vale molto pi� di quello giallo e di quello nero, ma solo pochi eletti possono capirlo...
La vista dell'osservatorio ci accoglie dietro l'ultimo scorcio di montagna, sono quasi le 17.00 e ormai l'imbrunire autunnale incombe. Gianfranco riunisce il gruppo mostrando alcune tecniche per fare i nodi, ma pu� durare poco perch� la temperatura si sta abbassando velocemente. Ci salutiamo e ci scambiamo gli indirizzi di posta, c'� voglia di condividere i ricordi della giornata. Con un sorriso stampato sul volto, evidente segnale di soddisfacente gioia interiore, ci avviamo verso le macchine, dove ciascuno trova modo di assaporare un gradevole tepore e un meritato riposo.
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