DINTORNI DI MACERATA
Un week-end invernale non basta sicuramente per scoprire le infinite attrattive della zona dei Monti Sibillini, sia culturali che naturalistiche. Resta la voglia di tornare per passeggiare e respirare, in posti dove � evidente la forza che la natura ha esercitato in passato, sia sugli uomini sia sulle montagne che circondano le sterminate vallate di questa zona. Il freddo e la neve valorizzano i paesaggi e l'aria pungente fa venire voglia di gustare la ricca e portentosa cucina di queste parti, che spazia dalla polenta ai formaggi, dal tartufo ai funghi porcini, senza disdegnare salumi e vini tutt'altro che trascurabili.
Siamo partiti da Roma venerd� pomeriggio, sottovalutando (o cercando di rimandare all'ultimo momento...) il traffico in uscita dalla citt�. Infatti, (solo) un'ora � servita per arrivare all'autostrada del sole, che abbiamo infatti preso circa alle 20.00. Appuntamento con l'altra macchina di amici al primo autogrill e si parte, stimando un viaggio di circa due ore e mezza. La m�ta � un agriturismo in localit� Cessapalombo, un piccolo comune nei pressi del borgo di S.Ginesio (MC), decantato tra i borghi pi� belli d'Italia. Borse e immancabili vivande riempono i bagagliai delle due macchine; fino ad Orte in un attimo, prendiamo la E45 e puntiamo Foligno, cos� come indicato dalle scarne indicazioni che avevamo reperito sul sito dell'agriturismo. In effetti da Foligno in poi qualche difficolt� l'abbiamo avuta, anche perch� avevamo sottovalutato la distanza da Roma, circa 230 km, di cui quasi un terzo di curve e tornanti antipaticamente non rettilinei...Fatto st� che siamo giunti a destinazione alle 23.00 circa, dopo aver chiesto telefonicamente ragguagli quasi inutili alla proprietaria del posto, durante l'ultima ora di raminga ricerca.
Tutti e sette dentro all'appartamento pi� grande, indovinate un p� qual'� stato il primo pensiero (dopo il bagno naturalmente...)? Esatto! Presi dalle buste gli ingredienti, abbiamo apparecchiato tutta una serie di aperitivi, dopo aver chiaramente stappato la bottiglia di rosso che ci accoglieva nell'appartamento. Formaggetti, olive, salame, salsette varie, pane, cracker e, chiaramente, altro vino. Le quantit� erano sufficienti per una cena, non avendo alcuna voglia di cucinare rimandiamo al pranzo del giorno successivo tutti i sogni di gloria, anche perch� il sonno bussava alle porte...
La mattina seguente, ci siamo svegliati alla spicciolata e tra una doccia e l'altra abbiamo preso le macchine verso mezzogiorno, destinazione San Ginesio, a soli 5 km dall'agriturismo. Due orette di permanenza sono pi� che sufficienti per vedere il borgo e per gustare panorami e tranquillit� del posto. Sicuramente suggestivo, il borgo di S.Ginesio non � all'altezza di altri posti declamati altrettanto o anche meno. Al termine dell'escursione l'obiettivo conclamato � di nuovo il cibo. Quale miglior modo di entrare nel clima di un posto di un bel pasto in una trattoria familiare? Cos� chiediamo ragguagli ad una gentile ragazza del posto, che ci indica un posto esattamente rispondente ai nostri requisiti. Il Casolare, una tenuta gestita da una famiglia di residenti. Arrivati nel posto, entro timidamente a chiedere se si pu� mangiare, visto che fuori ci sono solo due macchine e potrebbero benissimo essere dei proprietari. Si tratta di una famiglia secondo la classica definizione del termine, composta da marito e moglie, figlia, nonna solo apparentemente disorientata dall'avventore.  Risposta positiva, il tempo di chiamare gli altri e in pochi secondi siamo gi� seduti al tavolo e pronti a farci dichiarare le portate del men� casareccio. Non st� qu� ad elencare cosa abbiamo potuto divorare...Unica nota stonata la televisione accesa con musica stile discoring.
Ben rifocillati e con una buona scorta di vinello in corpo, cerchiamo e troviamo l'entusiasmo per continuare il giro turistico. Dopo una rapida consultazione, decidiamo di andare all'Abbazia benedettina di Fiastra, distante solamente una mezz'ora di macchina. Un luogo eremitico che ricorda un p� a tutti il contesto del film "Il nome della Rosa". Il silenzio del luogo e la suggestione creata dalle antiche architetture sono in effetti ottimi tramiti per traghettare la mente verso quella vita monastica e le orecchie verso quei mistici suoni che riecheggiavano nei corridoi e nei chiostri dell'Abbazia. Al termine della visita, culminata con una passeggiata nei meandri sotterranei dell'Abbazia, laddove i monaci custodivano le botti di vino e le riserve di cibo, e che utilizzavano sovente come via di fuga da pericoli imminenti, non possiamo rinunciare ad una puntatina allo spaccio antistante. Ne usciamo carichi di mercanz�a varia, dalla polenta di mais (improvviso cambio di men�, alla polenta non si resiste...ma soprattutto immaginiamo di mangiarla davanti al caminetto, irrinunciabile!!!) alle zuppe di farro e lenticchie, dalle caramelle di liquirizia all'incenso. Insomma, la cena � praticamente gi� in tavola, solo una breve incursione al sidis sulla strada del ritorno per saccheggiarne salsicce, spuntature e qualcosa di meno dannoso per il nostro fegato, mele e latte per la colazione domenicale...
Alle sette siamo davanti al caminetto, i fuochisti sono all'opera ed in breve hanno la meglio (anche perch� era stata espressamente richiesta la diavolina alla proprietaria; quest'ultima non si � per� dimostrata particolarmente generosa nell'erogazione del legname, solamente 4-5 pezzi e ben poca legnetta per dare fuoco alle ceneri...). Qualche improperio e poi ce ne freghiamo, alla fine ci sarebbe bastata per tirare fino alle 2 di notte. La polenta viene
da paura, i 40 minuti passati a girarla hanno prodotti i frutti sperati. Il sugo di salsicce, spuntature e funghi porcini secchi la esalta e alla fine ne facciamo fuori 700 grammi in sette. Vi risparmio la descrizione dell'aperitivo, dicendovi solamente che, oltre a quanto gi� apparecchiato la sera prima, abbiamo aggiunto anche il prosciutto crudo. Terminiamo la serata straziandoci con dei rompicapo matematici che hanno evidenziato tutta la nostra stanchezza, anche perch� la digestione stava gi� imperversando ed il vino lavorava di fino sulle gambe...Tutti a letto contenti.
L'indomani mattina ci svegliamo con comodo, secondo consuetudine, e la neve ci d� il buongiorno, facendo passare la voglia di girare alla maggior parte della comitiva. L'idea di andare a Macerata viene scartata con qualche veloce giro di parole (tipo supercazzola..) e si decide di andare a Camerino, qualcuno si ricorda di aver sentito qualcosa di bello sulla citt� universitaria per eccellenza....:-)). In effetti non ve la consiglio, perlomeno non d'inverno e di domenica. Deserta e fredda, perde un fascino che probabilmente possiede, ma che molti di noi non hanno sicuramente vissuto. Non farete certo fatica ad immaginare la conclusione della faccenda...un ristorante tutt'altro che caratteristico, degno sfogo di una acquolina che iniziava a fare capolino. Ore 16.00, mettiamo il naso fuori e le prime avvisaglie di imbrunire gi� compaiono. Qualcuno ha ancora qualche impeto ed energia fisica, ma la maggioranza ha la meglio. Modestissimo (e vano...) tentativo per una bella Rocca poco distante e poi, ottimisticamente, si decide di fermarci a Sangemini, sulla strada del ritorno. Arrivati nei pressi dello stupendo paesino medioevale verso le 18.30, il buio ed un freddo tagliente degno della migliore tradizione siberiana spengono gli ultimi entusiasmi e puntiamo decisamente verso casa.
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