"Cinque miglia di costa rocciosa nella Liguria orientale, due promontori alle estremit�, migliaia di chilometri di muretti a secco coltivati a vite, cinque paesini meridionali arroccati su speroni di pietra o disposti a grappolo in minuscole insenature" secondo il loro sito ufficiale. Oppure, pi� semplicemente, il posto ideale per sfuggire, almeno per un giorno, al calore e smog di Milano ed all'afa delle pianure lombarde ... ed imbattersi nell'ancor pi� potente calura locale. Tutto ci�, e molto altro, sono le Cinque Terre, uno dei luoghi maggiormente suggestivi della penisola e celebrati anche a livello internazionale, che abbiamo visitato in un'assolatissima domenica di fine Luglio. Naturalmente con immancabile Konica Minolta al seguito, pronti ad imprigionare quanto pi� possibile di questo meraviglioso angolo d'Italia e portarselo a casa. A continuazione potete trovare, suddivisi per localit�, i risultati del nostro "safari fotografico" che, seguendo la rotta del sole, ci ha condotti da est verso ovest.

Cliccate sui nomi delle singole localit� (pi� la Via dell'Amore, meritevole di un capitolo a parte) per i relativi "fotoreportage", e sulle thumbnails di ciascuna fotografia per ottenere immagini pi� grandi.

  • Riomaggiore
  • Via dell'Amore
  • Manarola
  • Corniglia
  • Vernazza
  • Monterosso

    La stazione di partenza della nostra "via crucis" � stata quella di Riomaggiore (Photo 01), il pi� orientale dei cinque paesi - a breve distanza dal capoluogo di provincia (La Spezia) -, dove il nostro treno � arrivato con un ritardo complessivamente accettabile. La stazione, che sorge nella parte pi� moderna (risalente al secolo decimonono) del borgo, immediatamente a ridosso del mare (Photo 02), � di dimensioni modeste, ma viene presa d'assalto da un'orda multietnica di visitatori, specie in giornate come questa. Per fortuna il saggio ufficio turistico locale ha predisposto una sorta di "pronto soccorso informativo", un piccolo stand (il "semirettangolo" bianco visibile in entrambe le fotografie) dove una guida multilingue offre aiuto e dispensa consigli ai viaggiatori pi� spaesati. Ai quali pu� risultare utile anche la gigantografia della zona posta sul muro di fronte alla stazione (Photo 03).

    Photo01 Photo 02 Photo 03

    Quelli che invece sanno gi� tutto possono comunque fermarsi ad ammirare, sempre nel piazzale antistante la stazione, la "Storia di uomini e pietre", murales (catturato di sbieco nelle Photo 04 e Photo 05) frutto del talento di ... Silvio B. No, non quel Silvio B! Trattasi di Silvio B...enedetto, artista Argentino che ha voluto rappresentare "uomini dai gesti antichi che salvano la loro terra alzando muretti pietra su pietra. Uomini che decidono da s�, non in sudditanza, uomini dai "volti duri ma sereni, volti senza facezie n� ambiguit�, volti come il paesaggio, rughe come solchi che non accolgono impostori, giullari ed arroganti, ma semi di libert�" come racconta l'autore stesso nel proprio sito internet.

    Photo 04Photo 05 Photo 06

    Forme d'arte murale piuttosto originali si osservano pure nella vicina Galleria della Stazione (Photo 06), dove abbiamo colto solo alcune tessere (Photo 07 e Photo 08) del grande murales polimaterico, dal nome pomposo di "Sequenza della Memoria", anch'esso opera del nostro Silvio B. Il cui genio � all'origine persino della "Parete delle Maioliche" (Photo 09), composizione policroma di maioliche fatte a mano incontrata alla fine del tunnel, e spesso preda degli scatti di innumerevoli macchine fotografiche dei turisti. Pratica dalla quale noi ovviamente ci dissociamo (forse) ... ;) .

    Photo 07Photo 08 Photo 09

    Il mosaico di ceramiche � ai piedi di una scalinata che conduce alla parte pi� antica, centrale e suggestiva di questo paese fondato, narra la leggenda, nell'ottavo secolo da un gruppo di profughi greci sfuggiti alle persecuzioni iconoclastiche di papa Leone III, e passato attraverso numerose vicissitudini storiche. Le Photo 10, Photo 11, Photo 12 e Photo 13 mostrano come turisti ed "indigeni" si mescolino nelle vie strette ed animate, caratterizzate dalla tipiche e spesso coloratissime case-torri liguri che si estendono pi� in altezza che in larghezza e sono disposte in schiere parallele.

    Photo 10Photo 11 Photo 12Photo 13

    Al paesaggio urbano di Riomaggiore non potevano mancare i gatti, presenza costante dei vicoli (Photo 14) delle Cinque Terre, tanto da venire immortalati pure nelle t-shirt vendute nei centomila negozi di souvenir - alcuni (v. Photo 15) decisamente caratteristici, altri pi� "ordinari" - della zona. Spesso - fin troppo - sornioni, come l'esemplare delle Photo 16 e Photo 17, i felini locali sono ormai abituati all'arrivo di estranei da ogni parte, e li (ci) accolgono con un cocktail di indifferenza e leggero fastidio. Un atteggiamento ben diverso da quello, diffidente e spesso impaurito, di molti loro simili delle "mie" campagne attorno a Pavia, pronti alla fuga immediata alla sola vista di uno sconosciuto. Un atteggiamento che non impedisce ai gatti di Riomaggiore di finire vittima degli scatti di innumerevoli macchine fotografiche dei turisti. Pratica dalla quale noi ovviamente ci dissociamo (forse) ... ;) .

    Photo 14Photo 15 Photo 16Photo 17

    Certo che se i gatti del luogo possono sembrare un po' strani, qualche addetto alla toponomastica dei tempi che furono non era da meno. Altrimenti come si spiega l'originalit� di chi ha chiamato il Piazzale antistante la chiesa parrocchiale ... come nella Photo 18? Ma soprattutto la genialit� dell'autore della targa nella Photo 19? (leggete bene il nome, e guardate dove va la freccia eheh ...).

    Photo 18Photo 19 Photo 20Photo 21

    Senza nemmeno bisogno di scendere lungo la salita della Chiesa, raggiungiamo la locale parrocchia di San Giovanni Battista il cui esterno, rifatto in stile gotico nel 1870 allorch� la facciata minacciava di crollare, � ben visibile nelle Photo 20, Photo 21 e Photo 22, con il campanile nella Photo 23 ed un portale laterale risalente al medioevo nella Photo 24. Ed il cui interno ... non visitiamo, un po' essendo orario di messa ed un po' essendo noi di fretta.

    Photo 22Photo 23 Photo 24Photo 25

    Chi sta scrivendo � comunque riuscito ad intrufolarsi in un altro luogo di culto, "l'Oratorio dei Disciplinati" (Photo 25), chiesetta del rione "La Compagnia", costruita alla fine del '500 e conosciuta (?) anche col nome di "chiesa della Confraternita dell�Assunta". All'interno custodisce un trittico a tempera della seconda met� del XV� secolo, raffigurante una "Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni e Domenico" (Photo 26). Ma moooolto, moooolto pi� apprezzate dal sottoscritto sono le finestre in vetro colorato delle Photo 27 e Photo 28. Si pu� incappare in buoni esempi di arte sacra pure al di fuori delle mura ecclesiastiche. Uno per tutti: questa Madonnina "imprigionata" (Photo 29) che dalla sua nicchia in una delle numerose stradine osserva i passanti (PS - ma che cavolo ci fa l� quella molletta?).

    Photo 26Photo 27 Photo 28Photo 29

    Se a chiese-dipinti-statuette e "materiale religioso" vario ed eventuale si prediligono i panorami (pi� o meno) mozzafiato, a Riomaggiore, come praticamente in tutte le Cinque Terre, non c'� che l'imbarazzo della scelta. E' innanzitutto possibile - e raccomandato - volgere lo sguardo verso il colle di Cerrico, e scorgervi i resti dell'antico Castello - di cui rimangono, ben visibili, le mura perimetrali, restaurate, e le torri rotonde - cos� come il municipio con i suoi murales, rappresentanti "ll Parco dell'uomo tra mito e realt�", e realizzato nel 1999, da ... indovinate un po' chi. Il tutto visibile nella Photo 30.

    Photo 30 Photo 31 Photo 32

    Oppure ci si pu� lasciar catturare dalle "attrazioni panoramiche" vere e proprie: la costa ed il mare, l'immenso spazio azzurro a cui la vista non pu� assolutamente sfuggire, vuoi quando esso si fa largo fra i mille tetti e le case-torri colorate (Photo 31), vuoi quando si presenta in tutto il suo splendore a chi percorre le ripide strade che portano al centro del paese. Ma in simili circostanze le parole possono anche risultare superflue, le immagini dire tutto da sole. E lasciamole parlare dunque: la Photo 32, la Photo 33, la Photo 34 e la Photo 35 lo fanno piuttosto bene, non trovate?

    Photo 33 Photo 34 Photo 35

    Bye Bye, Riomaggiore. Il primo, piccolo centro incontrato nelle nostra peregrinazione non era affatto male, ma il tempo gi� stringe, ed i primi morsi delle fame gi� si fanno sentire. E' il momento di addentrarsi nel cuore delle Cinque Terre, di intraprendere il cammino attraverso uno dei sentieri pi� famosi d'Italia e forse del mondo intero. Sto parlando del sentiero numero 2 del C.A.I. (Club Alpino Italiano) di La Spezia, meglio conosciuto come "Sentiero Azzurro", una passeggiata di una dozzina di chilometri, variegata e dai diversi gradi di difficolt�, che collega i due angoli "estremi" della zona, Riomaggiore e Monterosso - toccando pure le altre "Terre": Manarola, Corniglia e Vernazza -, e spazia dal livello del mare a circa duecento metri d'altitudine, riducendosi in alcuni tratti a vera e propria mulattiera.

    Photo 36

    Bando alle ciance, si parte. Seppur non prima di aver messo mano al portafoglio: l'accesso non � gratuito, ma soggetto al pagamento di un biglietto d'ingresso, un pedaggio il cui ricavato dovrebbe finire nelle casse dell'ente che gestisce il Parco Nazionale delle Cinque Terre (istituito nel 1999 a tutela della salvaguardia del paesaggio, ed ai fini di manutenzione e ripristino dei sentieri che sono spesso danneggiati da frane e smottamenti), nonch� la corrispondente Area Marina Protetta. Ci sono svariate combinazioni possibili, e la nostra scelta cade sull'acquisto della "Cinque Terre Card", nella versione che per altrettanti (5) euro e per la durata di un giorno, d� diritto al transito sulla strada che arriva fino a Monterosso.

    La parte iniziale, da Riomaggiore a Manarola lungo circa un chilometro tagliato nelle roccia a picco sul mare, � la pi� breve e facile da percorrere, nonch� pi� recente (risale agli anni venti e trenta del secolo scorso); ma soprattutto la pi� celebre, specie con il suo nome ... d'arte: la "Via dell'Amore" (Photo 36). Nata in circostanze assai poco "romantiche" - la necessit� di collegare due depositi dell'esplosivo utilizzato nell'ampliamento del tratto ferroviario Genova-La Spezia, due polveriere in seguito distrutte - ha successivamente assunto l'attuale significato di meta ideale per gli innamorati soprattutto grazie alle suggestioni emanate dagli ineguagliabili scorci panoramici che il "chilometro pi� romantico d'Italia" riesce ad offrire in magnifici e struggenti tramonti che tingono il mare di rosa, ma anche nel pieno di tipiche giornate da quaranta gradi all'ombra, con il sole alto all'orizzonte che ti picchia addosso senza sosta. Non deve essere molto difficile immaginare in quale delle due circostanze di cui sopra noialtri si sia capitati, eheh ...

    Photo 37 Photo 38Photo 39Photo 40

    Per�, come nel caso dei panorami di Riomaggiore, pu� succedere che un'immagine dica pi� di mille parole. E allora lasciamo di nuovo parlare le fotografie, da quella, magari non molto suggestiva, dei metri iniziali della passeggiata (Photo 37) ai ben pi� eloquenti scatti che hanno il compito di illustrare la prima met� della "Via dell'Amooooooorrrreeee": la Photo 38, la Photo 39, la Photo 40, la Photo 41 e la Photo 42 mi paiono sufficienti. La Photo 43 e la Photo 44 invece ritraggono parte della vegetazione che non � insolito trovare lungo il tragitto.

    Photo 41 Photo 42Photo 43Photo 44

    Giunti nel mezzo della scarpinata, l'incantevole amalgama di rocce e di mare lascia per un attimo spazio ... all'opera dell'uomo, ovvero alle "testimonianze" del passaggio di un'infinit� di persone da queste parti. Si poteva cogliere qualche primo avviso, addirittura scolpito nella vegetazione, gi� nell'ultima foto precedente. Ma � nella breve galleria in evidenza nelle Photo 45, Photo 46 e Photo 47, nel suo straordinario mosaico di graffiti, che "il sentimento si fa arte" (per cos� dire).

    Photo 45 Photo 46Photo 47Photo 48

    S�, lo sappiamo, magari qui non ci troviamo alcun Silvio B. con le sue Sequenze della Memoria, ma c'� pur sempre chi ostenta i pi� classici simboli del romanticismo (Photo 48, anche se nutriamo qualche dubbio sull'effettiva "romanticit�" degli autori delle scritte a lato del cuoricione ...), chi sembra voler dire qualcosa a una certa Brooks (Photo 49, ma forse non si � capito molto bene, potresti scrivere un po' pi� grande? Grazie ...), chi ci fa capire benissimo che la grammatica italiana non � il suo forte (Photo 50) e chi semplicemente ci regala un saggio del proprio talento da graffittaro (Photo 51). Ah, e poi c'� anche chi ... beh, il ... ehm ... pieno significato della Photo 52.XXX � forse meglio lasciarlo all'immaginazione, voi che ne dite ? ;)

    Photo 49 Photo 50Photo 51Photo 52.XXX

    Una volta conclusa la "visita" di questa ... ehm ... "galleria d'arte contemporanea" (� proprio il caso di dirlo) si riprende il cammino. La seconda parte della Via dell'Amore ci delizia con il medesimo incanto paesaggistico della precedente. Stessi panorami, stesse rocce a picco sul mare, uguale spettacolo di tonalit� verdi, grigie ed azzurre. Non ci credete? Beh, allora date un'occhiata ...

    Photo 53 Photo 54Photo 55Photo 56

    ... alle Photo 53, Photo 54 e Photo 55, e pure alla Photo 56, decisamente tra le pi� suggestive dell'intero repertorio. Intanto per� la nostra prossima meta si avvicina sempre pi�: seminascosta tra le rocce (Photo 57), ed a fare da sfondo alla locale linea ferroviaria (Photo 58) e/o un piccolo bar (Photo 59) - che punta ovviamente sul lato romantico (Photo 60) della passeggiata - ci appare Manarola (Photo 61)!

    Photo 57 Photo 58Photo 59Photo 60Photo 61

    Photo 62 Photo 63Photo 64Photo 65

    Il nostro primo incontro vicino all'entrata del paese ha come protagonista il simpatico pennuto della Photo 62, volato fin sulla Via dell'Amore in cerca dell'anima gemella. Poi l'ennesimo tunnel (Photo 63) ci porta dritti nel centro di Manarola city, frazione di Riomaggiore, cui assomiglia parecchio anche sotto il profilo "urbanistico": la case-torri alte e colorate e l'alternanza di elementi locali e turisti nelle sue viuzze (Photo 64, Photo 65 e Photo 66), al pari della vista che si pu� avere dalla parte alta del luogo (Photo 67), rendono questa frazione, la pi� tranquilla delle Cinque Terre, una sorta di fotocopia del suo "capoluogo". A ben guardare, per�, qualcosa di diverso c'�: a Manarola la "salita della chiesa" va effettivamente verso l'alto eheh ... Non � difficile accorgersene, giacch� l'imponente campanile (Photo 68) a pianta quadrata, che una volta svolgeva funzioni di avvistamento e difesa, emerge subito fra le case, le tende ed i lampioni (Photo 69), pittoreschi qui come in altre localit�.

    Photo 66 Photo 67Photo 68Photo 69

    La salita � ripida niente male, ma facendo ricorso alle proprie doti (nascoste) di scalatore, sottoscritto e compagni d'avventura si "inerpicano" fin sul piazzale della medievale (XIV� secolo) Chiesa di San Lorenzo, dove osserviamo in modo pi� dettagliato e soddisfacente il campanile-torre, con le terrazze coltivate tipiche della zona sullo sfondo (Photo 70), e della stessa facciata gotico-ligure del monumento (Photo 71 e Photo 72), originariamente intitolato alla nativit� di Maria Vergine. Per la cronaca (nonch� per chi vi fosse interessato), il portale ha l'arco ad ogiva e la lunetta racchiude un bassorilievo - che raffigura il martirio del Santo - sovrastato dal rosone a colonnine con trafori della Photo 73.

    Photo 70 Photo 71Photo 72Photo 73

    La fame sferra un nuovo attacco, che viene tenuto a bada per cinque-dieci minuti; quanto serve per una piccola scorribanda all'interno della chiesa, utile a catturare immagini della sua navata centrale (Photo 74) con l'altare, dell'organo (Photo 75), di uno dei dipinti presenti sui muri - sia in versione zoomata (Photo 76) che in campo (pi�) largo (Photo 77) - e, tanto per non farci mancare nulla, delle due acquasantiere (Photo 78).

    Photo 74 Photo 75Photo 76Photo 77Photo 78

    Missione compiuta. Adesso niente pu� distoglierci dalla ricerca di un posto per sfamarci, meglio se a buon mercato. L'impresa non � poi cos� difficile, basta tornare verso la zona costiera e c'imbattiamo in un simpatico, "rustico" - e tutto sommato economico - ristorante, dove all'ombra di una veranda il sottoscritto pu� gustare i deliziosi gnocchetti al pesto locali. Persino l'aglio, per cui ho solitamente un'avversione degna del conte Dracula, diventa cosa gradita in tale contesto.

    Photo 79Photo 80Photo 81Photo 82

    La sosta ai box dura oltre un'ora, quindi si torna in pista - ovvero sul Sentiero Azzurro - in direzione Corniglia, nostro prossimo obiettivo, nonch� "terra di mezzo" in quanto situata approssimativamente a met� strada fra Riomaggiore e Monterosso. Una sfilza di pittoresche barchette di pescatori (Photo 79), lasciate sul posto da chiss� quanto tempo, ci d� il benvenuto all'imbocco della nuova parte del tragitto, da dove � sufficiente voltarsi indietro per cogliere uno dei migliori scorci dell'intera zona: le abitazioni di Manarola troneggianti in cima alle rocce (Photo 80 e Photo 81), e gli stessi massicci rocciosi a strapiombo sul mare (Photo 82) che albergano una moltitudine di bagnanti e "prendisolisti", dei quali la Photo 83 offre solo alcuni esemplari scelti casualmente.

    Photo 83Photo 84Photo 85Photo 86

    Le botte di sole ricevute in un primo pomeriggio di mezz'estate potrebbero anche risultare piacevoli per codesti individui spaparanzati ad abbronzarsi senza altro a cui pensare, ma non per i poveracci (tipo noi, tanto per fare un esempio) costretti ad affrontare le insidie di un percorso lungo quasi tre chilometri e mooooooooolto pi� ostico della Via dell'Amore. Se infatti le Cinque Terre mantengono intatto il loro carattere di "delizia per gli occhi" pure quando ci si muove da Manarola a Corniglia, con il mare di un profondo azzurro che giustifica pienamente il soprannome di "via delle trasparenze marine" affibbiato a questa porzione - vedasi le Photo 84, Photo 85 e Photo 86 a conferma - le gambe se la passano sicuramente peggio sul fondo sterrato ed accidentato, talvolta con ponticelli necessari a collegare fra loro due tratti del sentiero - vedasi le Photo 87 e Photo 88 a conferma.

    Photo 87Photo 88Photo 89

    Tra le ginestre e la macchia mediterranea emergono le prime differenze tra i "sedentari professionisti", presto con arti inferiori leggeri come il piombo, e chi � pi� abituato al movimento; ma gli sforzi sono comuni a tutti ed il "romanticismo", l'ammirazione per il paesaggio lasciano spazio alla prima, inquietante ondata di "ma porc...", "ma vaff...", "ma chi c.... me l'ha fatto fare?" e simili manifestazioni di giubilo. Gli ultimi abbozzi di sorriso e buon umore compaiono quando ironizziamo sulle previsioni di un'addetta al controllo biglietti incontrata a met� strada circa ("per arrivare al prossimo paese ci metterete oltre mezz'ora"), giudicandole troppo pessimistiche, ma evaporano allorch� scopriamo quanto lei avesse ragione: vuoi per la fatica accumulatasi, vuoi perch� � effettivamente cos�, la seconda met� del tragitto si rivela la peggiore e la pi� beffarda; la "silhouette" di Corniglia, l� sulla cima di un promontorio roccioso (Photo 89), pare sempre pi� vicina, ma al tempo stesso la strada sembra non finire mai.

    Poi, finalmente, una volta completato il passaggio da esseri umani in ammassi di sudore, il miraggio si fa realt� e noi incontriamo le prime case del luogo (Photo 90). Il calvario � finito, vero? Verooooo? Vero, se non fosse per un piccolo particolare. Come gi� accennato, Corniglia � l'unica della Cinque Terre che non si affaccia direttamente sul mare, ma � posta ad oltre cento metri d'altitudine. Il che la rende raggiungibile, per i poveretti (tipo noi, tanto per fare un esempio) in arrivo da Manarola, attraverso la micidiale scalinata della Lardarina (segnalata dalla targa nella Photo 91): 33 rampe a zig-zag per un totale di oltre 380 (yessss, t-r-e-c-e-n-t-o-t-t-a-n-t-a) gradini - gradoni, visto che sono grossi assai. Qui come nel tratto appena concluso l'occhio ringrazia per l'ennesima indigestione di scorci interessanti - la Photo 92 ne � solo un esempio ed anche dei peggiori -, ma le gambe ... beh, � meglio lasciar perdere.

    Photo 90Photo 91Photo 92

    Superiamo anche questa prova comunque, e pur con vestiti che si direbbero appena usciti dalla centrifuga, arriviamo al traguardo in cima alla scalinata. Dove ci accoglie il "simpatico" cartello della Photo 93, che nelle nostre condizioni del momento pu� suonare come una presa per il c.... Moooooolto pi� gradita � la coppia di panchine che ci consente di recuperare le forze un attimo (in effetti un attimo mooooolto lungo) ed al medesimo tempo divertirci ad osservare le condizioni di tutti quelli che giungono fino alla sommit� della "Lardarina". La stragrande maggioranza dei quali non sono messi meglio di noi (eheh #1) ... Particolare curioso: oltre a cartelli di benvenuto e panchine, lo spiazzo ospita anche le sede della Croce Verde locale. Sar� forse un caso, ma di certo non potevano scegliere posto pi� adatto (eheh #2) ...

    Photo 93Photo 94Photo 95

    Occhei, una volta ritrovata una certa parvenza degna di esseri umani ci si pu� finalmente addentrare nei meandri di Corniglia, frazione di Vernazza. Un piccolo ed antico paese di origine romana con lunga tradizione agricola, come testimoniato dai vigneti a terrazze che lo circondano su tre lati, ma riconvertitosi al turismo sull'esempio di tutte le (altre) Cinque Terre. Dai suoi stretti carrugi (Photo 94) ad un tratto spunta una suggestiva costruzione (Photo 95): � una Chiesa, forse la gotico-ligure parrocchiale di San Pietro, risalente al XIV� secolo, nella sua parte posteriore (Photo 96). Meritevoli di un accenno sono la semplicit� delle mura dell'edificio - con una simbologia religiosa tanto "spartana", quanto efficace nel ricordarci che siamo in un posto di mare (Photo 97) - cos� come le due porte a vetri chiuse da inferriate della Photo 98.

    Photo 96Photo 97Photo 98

    Viuzze minuscole quanto incantevoli, luoghi di culto esteriormente sobri quanto affascinanti, e simboli marinari. Al "mosaico urbano" delle Cinque Terre mancano appena due tessere: gatti e turisti. Ma eccoli serviti! Proprio di fronte alla chiesa di cui sopra spunta un egregio rappresentante della fauna felina indigena: tanto fiero, altero da svolgere il suo sguardo altrove (Photo 99) disinteressandosi di aliene presenze, macchine fotografiche ed affini, per poi tornare tranquillamente ad occuparsi delle sue faccende (Photo 100). E i turisti? Ci sono, ci sono. Basta proseguire lungo le stradine interne e ne spuntano svariati esemplari, come quelli nella Photo 101. Che strano per� quel tizio con cappello e occhiali scuri (il secondo da destra). Chiss� perch� ha quel grugno, chiss� cosa gli � capitato. E chiss� chi � ... Dal modo di vestire - calzoni corti con contorno di scarpe da tennis nere apparentemente moooooolto usate e teribbbbbili calzini bianchi spiegazzati - pare quasi un tedesco. O forse un Ammmericano. Mah ...

    Photo 99Photo 100Photo 101

    Continuando il nostro tour attraverso la megalopoli ligure, tra gli immancabili negozi di souvenir - utilissimi a chiunque voglia sostituire la vecchia maglietta, ormai ridotta a cencio dopo la scalata della Lardarina, con una nuova T-shirt fiammante e d'impronta molto pi� "turistica" - ed i muri che danno spazio al talento di aspiranti poetesse (vedasi Photo 102), si giunge nel "centro" di Corniglia. Pi� precisamente nella piazza principale, denominata "Taragio" (er Taragiu in vernacolo), che regala al visitatore i tavolini di qualche bar, l'originale monumento ai caduti, nonch� l�ennesimo edificio religioso: l'Oratorio dei Disciplinati, dedicato a Santa Caterina d�Alessandria e Nostra Signora della Presentazione, sede della omonima Confraternita - tipica congregazione laica della religiosit� e della tradizione ligure. Il tutto compres(s)o nella nostra Photo 103.

    Photo 102Photo 103Photo 104

    Appena dietro la chiesa, la scalinata della Photo 104 conduce ad uno spiazzo da cui � possibile usufruire di una bella vista sul mare e sulla costa verso levante. Osservare le Photo 105 e Photo 106 (s�, per� lei tolghi quel ginocchio per cortesia, grasssie ...) per credere. Stufi di salire gradini, torniamo verso il Taragiu e, proprio di fronte al Monumento ai Caduti, imbocchiamo la discesa che porta alla marina di Corniglia, la parte "on the beach" appena fuori paese. Di fatto un piccolo e grazioso golfo tra le rocce (la Photo 107 ne ritrae una minima porzione) caratterizzato da un porticciolo i cui numericamente scarsi posti-barca sono riservati agli abitanti del luogo.

    Photo 105Photo 106Photo 107Photo 108

    Non sarebbe una cattiva idea scendere fino a livello del mare, continuare a piedi per la selvaggia e frequentata spiaggia di G�vano, e poi andare su e gi� attraverso il lungo (3.5 km.) e "movimentato" tratto che conduce alla prossima "Terra", Vernazza. Ma c'� una tabella di marcia da rispettare se vogliamo prendere il treno del ritorno in Lombardia, e ci troviamo piuttosto in ritardo sui tempi, per cui decidiamo (con qualche rammarico da parte mia, ma all'orologio non si comanda ...) di abbandonare il Sentiero Azzurro e proseguire gli spostamenti a mezzo ferrovia, rinunciando, almeno parzialmente, a nuovi, spettacolari, panorami mediterranei. Infatti arriviamo fino a met� della scalinata circa, quindi facciamo dietrofront puntando nuovamente verso il paese e la stazione di Corniglia. Non prima per� di aver sfidato la luce del sole e colto un'ultima immagine della natura (Photo 108) nel bel mezzo delle Cinque Terre.

    Chi aveva in precedenza lasciato ettolitri di sudore sulle sue rampe prova indubbiamente soddisfazione ad affrontare la Lardarina nell'altro senso, e soprattutto a pendenze invertite. Ma non c'� tempo di fruire appieno di cotanto e cotale piacere: non conoscendo gli orari ferroviari locali � meglio camminare (il pi� possibile) spediti verso la stazione - situata oltre un chilometro fuori del paese, sul lato verso Manarola -, tanto per evitare brutte sorprese. Per fortuna l'unica sorpresa che avremo una volta arrivati � positiva: il prossimo treno diretto a Vernazza passa fra appena una dozzina di minuti. Tempo di fare i biglietti, attendere qualche minuto, affrontare un altrettanto breve tragitto ferroviario ... e siamo ormai nella penultima destinazione del nostro viaggio.

    Vernazza. Stazione di Vernazza. I binari sono pochi, i turisti che la invadono mentre il sole si tinge dei primi colori del tramonto sono invece tanti, tantissimi, un'armata multilingue di cui noi siamo parte attiva, e che conquista velocemente le strade principali di questo paese. Il quale presenta alcune differenze rispetto alla tre "Terre" visitate prima. Diversit� magari poco evidenti al primo impatto, quando uno sguardo gettato appena fuori dalla stazione non fa altro che rivelare le "solite" case a schiera (Photo 109) cromaticamente vivaci, a cui poche ore in terra ligure sono bastate ad abituarci. Ma che il visitatore pi� attento non tarder� molto a cogliere incamminandosi lungo la "centralissima" Via Roma.

    Innanzitutto la natura maggiormente "nobile" ed "elegante" del luogo. Alcuni siti consultati prima del viaggio accennavano ad elementi architettonici di pregio (logge, porticati, portali ecc.) che testimoniano come il livello di vita locale sia stato (sia tuttora?) economicamente e socialmente migliore che nel resto delle Cinque Terre, e la nostra "testimonianza oculare" non pu� che confermare. Inoltre il pullulare di gente nelle vie di maggior transito a Vernazza non ha eguali in nessuno dei tre luoghi visitati in precedenza che, per quanto assai piacevoli, davano una forte sensazione di paesini "prestati" al turismo di massa, mentre qui si respira un'atmosfera pi� "cosmopolita", oseremmo dire quasi "cittadina", per quanto tale definizione possa adattarsi ad un luogo con appena un migliaio di residenti circa (ma le presenze in estate, specie nei fine settimana, sono di gran lunga superiori).

    La differenza pi� significativa fra Vernazza (affollata quanto serve a farmi perdere di vista, per qualche tempo, i miei compagni di viaggio) e le altre "Terre" si trova per� ... nel mare, ed in particolare nel suo rapporto con la terraferma. Un rapporto altrove quasi "distaccato": se a Riomaggiore e Manarola, ed in egual misura nelle passeggiate circostanti, l'immensa distesa azzurra funge soprattutto da dispensatrice di emozioni paesaggistiche, da guardare dall'alto in basso, a Corniglia diviene addirittura qualcosa di estraneo, con cui entrare in contatto solo affrontando una marea (scusate il gioco di parole) di scalini (anzi, scaloni).

    Photo 109Photo 110Photo 111

    Ma Vernazza � differente, ormai lo sapete, e lo � anche perch� qui il mare � parte integrante del luogo, terra ed acqua si compenetrano alla perfezione e l'aspetto di antico borgo marinaro � ben conservato, tanto da fruttare al paese l'appellativo di "piccola Venezia delle Cinque Terre". Per rendersene conto basta percorrere Via Roma per qualche centinaio di metri e vedere come, sul lato sinistro, il mare si apra un varco tra negozi, bar, botteghe di souvenir, e l'immancabile marea ('azz, ancora il gioco di parole ...) umana. Un varco nella roccia (Photo 110) di dimensioni modeste, ma molto significativo, perch� aiuta a capire come questo non sia pi� il mare "distante" dei paesi vicini, quello che, per farsi notare, ti costringe ad abbassare lo sguardo o perderti nell'orizzonte panoramico. No, questo � un mare decisamente pi� "immediato", familiare, una mare che ti si pone di fronte, un mare a cui si pu� tranquillamente dare del tu ...

    ... un mare che addirittura ti abbraccia quando, percorso ancora qualche metro, ci si trova nel bel mezzo della piazzetta: Piazza Marconi, il "salotto" di Vernazza (e di tutte le Cinque Terre). E' un luogo per ritrovarsi, socializzare e - perch� no? - semplicemente farsi vedere che, pur con le debite proporzioni (anche dai punti di vista di prestigio e portafoglio), mi ha ricordato quella di Portofino, visitata lo scorso anno. Un luogo dove sacro e profano possono convivere, dove i vacanzieri a passeggio oppure seduti ai tavoli dei bar si confondono con i fedeli diretti alla trecentesca - ma restaurata non molti anni fa - Chiesa di Santa Margherita d'Antiochia (vedasi la Photo 111 alcune righe sopra) per la Santa Messa vespertina, che si svolge proprio mentre mi trovo in zona, impedendomi di effettuarvi l'abituale raid fotografico. Niente immagini d'arte sacra stavolta, sorry.

    Ancora pi� curioso ed "irriverente", ma bene documentato nelle Photo 112, Photo 113 e Photo 114, risulta il contrasto fra le mura dell'edificio religioso, di fatto costruito sul mare (secondo la leggenda locale, una scatoletta di legno contenente le ossa di un dito della mano di Santa Margherita d'Antiochia fu restituito dal mare alla terraferma, la gente vide in tale fatto un segno divino e decise di edificare una chiesa in onore della Santa patrona locale. Una forte mareggiata la distrusse e la reliquia si perse, ma poco tempo dopo riapparve nello stesso punto in cui venne trovata la prima volta, e la chiesa venne ri-costruita laddove si trova attualmente), e le centinaia di bagnanti che affollano la piccola spiaggia, arrivando addirittura ad occupare uno dei lati esterni della parrocchia.

    Photo 112Photo 113Photo 114

    Nelle immagini si possono osservare anche le terrazze coltivate a vite sullo sfondo, e nell'ultima si pu� notare come, oltre a dominare l'insenatura ed il locale porto, il campanile di Santa Margherita (pi� in dettaglio nella Photo 115, pare quasi un minareto ...) svetti proprio di fronte alla collinetta che ospita i resti dell'antico castello dei Doria con la sua torre cilindrica. Sotto il duecentesco castello (Photo 116), in posizione strategica ed alla sommit� di un ammasso roccioso dalla forma insolita (Photo 117), si nota un bar da dove, immaginiamo, il panorama dev'essere decisamente "vertiginoso".

    Photo 115Photo 116Photo 117

    In ogni caso non � difficile recuperare l'atmosfera "da carrugio" tipica (soprattutto) delle altre "Terre". Basta una piccola svolta a sinistra all'imbocco di Piazza Marconi, alcuni gradini e ... il paesaggio urbano torna quello delle Photo 118 e Photo 119. Trattasi della salita che porta al Castello, al termine della quale la strada si fa sempre pi� stretta, ed � possibile scegliere se entrare nelle mura dell'edificio - per la modica cifra di un euro e mezzo - e sottoporre la vista all'ennesima emozione panoramica, oppure lasciarsi convincere dalle rime racchiuse nella Photo 120 e sottoporre il palato alla prova dello sciacchetr�, il vino bianco passito DOC specialit� delle Cinque Terre.

    Photo 118Photo 119Photo 120Photo 121

    Non � proibito regalarsi sia un assaggio del vino che una breve escursione al Castello. Ma neppure non optare per nessuna delle due cose, proprio come ha fatto il sottoscritto, anche per colpa della mancanza di tempo: okay, Vernazza is different quanto si vuole, ma la tabella di marcia � sempre la stessa, ed il treno per Monterosso (di tornare sul Sentiero Azzurro e coprire il relativo tratto, lungo quasi 4 chilometri, a piedi non se ne parla proprio) arriver� presto. Mi tocca ritornare di fretta in stazione, senza neanche i minuti necessari per acquistare qualche souvenir (peccato, ce n'erano di molto carini ...), ma non senza catturare un'ultima istantanea del "salotto di Vernazza" (Photo 121), tanto per non perdere il vizio. Per quanto breve - in tutto un'ora circa - e necessariamente "riduttiva", la visita di quella che � forse la pi� bella fra le Cinque Terre ha lasciato memorie piacevoli e difficili da cancellare, specie se gelosamente custodite dalla mitica Konica Minolta.

    Siamo proprio arrivati all'ultima spiaggia. Quella di Monterosso, la pi� "western" (in senso esclusivamente geografico, eh!) delle "Five Lands". Ad essere precisi quella di Fegina, il quartiere pi� moderno del paese, nonch� sede della stazione ferroviaria. Che si trova ad una certa distanza dal "nucleo storico" del luogo, nascosto dietro ad un promontorio; non anni luce, ma abbastanza da rendere impraticabile una visita completa e soddisfacente della parte medievale (tra l'altro la pi� ampia fra tutte quelle delle 5 Terre), giacch� il tempo a disposizione � ancor pi� limitato che a Vernazza. Per cui decidiamo di restare sul lungomare e zone limitrofe, trascurando molte chiese e monumenti locali; una rinuncia che almeno ci offre una buona scusa per tornare qui in futuro :) .

    Photo 122Photo 123Photo 124Photo 125

    Una rinuncia che pure ci consente, restando nella zona prettamente costiera, di ritrovare un approccio al mare assai pi� familiare: quello dei classici, "nazionalpopolari" stabilimenti balneari con ombrelloni e sdraio (Photo 122), inimmaginabile sia tra le scogliere di Manarola sia nel glamour di Vernazza, per non parlare di Corniglia e Riomaggiore. Sedie a sdraio ed ombrelloni talvolta si confrontano con scogli dalla forma e posizione piuttosto inusuali (come nella Photo 123), talora cedono le luci della ribalta agli ultimi scorci panoramici della giornata (v. Photo 124 e Photo 125). Le spiagge sono praticamente deserte a quest'ora del tardo pomeriggio; pi� frequentato, pi� affollato da tutti quelli che non si vogliono perdere i pochi raggi di sole rimasti, � invece il lungomare (Photo 126).

    Photo 126Photo 127Photo 128Photo 129

    La passeggiata al di sopra delle rocce, che attrasse il Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale tanto da spingerlo a trascorrere numerose vacanze estive in quel di Fegina, prosegue mentre ci appropinquiamo (Photo 127) sempre di pi� al locale Castello, opera genovese di tarda realizzazione e con aggiunte ancor pi� recenti. Le mura sono parzialmente in rovina, ciononostante l'edificio conserva un certo fascino; me ne accorgo quando, dopo una dozzina di minuti di cammino, riesco a vederlo a distanza ravvicinata (Photo 128), ed a maggior ragione quando gli sforzi per salire sul promontorio di San Cristoforo, che divide il quartiere da Monterosso vecchia, vengono ripagati da una magnifica visione, sdoppiatasi nelle Photo 129 e Photo 130. Prima di me se ne sono certamente accorti coloro i quali hanno pensato bene di aprire un bar-ristorante proprio di fianco al Castello.

    Photo 130Photo 131Photo 132Photo 133

    Superato il castello, effettuata una breve escursione verso il Convento dei Cappuccini (ma la fretta, cattiva consigliera, mi convince a tornare indietro presto) e catturata, dal promontorio stesso, un'immagine d'insieme delle case di Monterosso con le colline sovrastanti (Photo 131), ... finisco dietro le sbarre (Photo 132)! Aiutoooooo! Torno libero in breve tempo (forse per intercessione della Signora nella Photo 133?) ma mi ritrovo immediatamente ... in fondo al tunnel. Quello della Photo 134, che passa sotto il promontorio e svolge la sua medesima funzione di collegamento tra le parti moderna ed antica del paese, anche se ovviamente in modo pi� rapido. E che ospita ... la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista. O meglio una riproduzione in miniatura, conservata in una nicchia posta a met� della galleria, cosicch� anche i turisti pi� frettolosi (prendiamone uno a caso ... io) possano "vedere" il monumento anche senza andarci direttamente ... Peccato che le condizioni di luce (luce? quale luce?) ne alterino in modo irreparabile i colori nella Photo 135.

    Photo 134Photo 135Photo 136Photo 137

    Ma attenzione, ecco che improvvisamente la luce appare in fondo al tunnel! La Photo 136 ne � una prova. Vado dritto verso quell'apertura, ed in un batter d'occhio sono fuori dal tunnel ... del divertimento. Gi�, perch� la divertentissima escursione alle Cinque Terre � ormai praticamente giunta al termine. Il tempo � scaduto, rimangono soltanto i minuti necessari ad un veloce rientro in stazione, ed a mettere i due sigilli definitivi alla nostra giornata: il primo � la Photo 137, ultimo sguardo al lungomare di Fegina, da cui il sole, anticipando la nostra partenza, � fuggito del tutto. Il secondo, la Photo 138, non pu� che essere un "tributo" al punto conclusivo del "Cinque Terre Day": l'insegna all'entrata della stazione ferroviaria di Monterosso.

    Photo 138

    La quale si � trasformata in punto di partenza di un piccolo (?) calvario che ci ha permesso di sperimentare la "galleria degli orrori" cui � talvolta sottoposto l'utente delle Ferrovie dello Stato, dal trasbordo a sorpresa in un altro treno al personale poco informato, dall'immancabile ritardo al posto numerato "riservato" che si scopre assegnato a pi� viaggiatori contemporaneamente. Tutto in un sol colpo. E tutto vero, purtroppo. Ma non star� a tediarvi con i dettagli della quantit� di disservizi in cui siamo incappati, anche perch� credo che avventure del genere siano capitate pure a voi qualche volta ... Una cosa � certa: nemmeno la dura e cruda realt� del viaggio di ritorno ha cancellato la magia delle Cinque Terre. Che spero di essere riuscito a trasferire, anche solo in minima parte, in queste pagine.





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