
Cliccate sui nomi delle singole localit� (pi� la Via dell'Amore, meritevole di un capitolo
a parte) per i relativi "fotoreportage", e sulle thumbnails di ciascuna fotografia per ottenere
immagini pi� grandi.
La stazione di partenza della nostra "via crucis" � stata quella di Riomaggiore
(Photo 01), il pi� orientale dei cinque paesi - a breve distanza dal capoluogo di
provincia (La Spezia) -, dove il nostro treno � arrivato con un ritardo complessivamente
accettabile. La stazione, che sorge nella parte pi� moderna (risalente al secolo
decimonono) del borgo, immediatamente a ridosso del mare (Photo 02), � di
dimensioni modeste, ma viene presa d'assalto da un'orda multietnica di visitatori, specie
in giornate come questa. Per fortuna il saggio ufficio turistico locale ha predisposto una
sorta di "pronto soccorso informativo", un piccolo stand (il "semirettangolo" bianco visibile
in entrambe le fotografie) dove una guida multilingue offre aiuto e dispensa consigli ai
viaggiatori pi� spaesati. Ai quali pu� risultare utile anche la gigantografia della zona posta
sul muro di fronte alla stazione (Photo 03).
Quelli che invece sanno gi� tutto possono comunque fermarsi ad ammirare, sempre
nel piazzale antistante la stazione, la "Storia di uomini e pietre", murales (catturato
di sbieco nelle Photo 04 e Photo 05) frutto del talento di ... Silvio B. No,
non quel Silvio B! Trattasi di Silvio B...enedetto, artista Argentino che ha voluto
rappresentare "uomini dai gesti antichi che salvano la loro terra alzando muretti pietra
su pietra. Uomini che decidono da s�, non in sudditanza, uomini dai "volti duri ma
sereni, volti senza facezie n� ambiguit�, volti come il paesaggio, rughe come solchi che
non accolgono impostori, giullari ed arroganti, ma semi di libert�" come racconta
l'autore stesso nel proprio sito internet.
Forme d'arte murale piuttosto originali si osservano pure nella vicina Galleria della
Stazione (Photo 06), dove abbiamo colto solo alcune tessere (Photo 07
e Photo 08) del grande murales polimaterico, dal nome pomposo di "Sequenza
della Memoria", anch'esso opera del nostro Silvio B. Il cui genio � all'origine persino della
"Parete delle Maioliche" (Photo 09), composizione policroma di maioliche fatte a
mano incontrata alla fine del tunnel, e spesso preda degli scatti di innumerevoli macchine
fotografiche dei turisti. Pratica dalla quale noi ovviamente ci dissociamo (forse) ... ;) .
Il mosaico di ceramiche � ai piedi di una scalinata che conduce alla parte pi� antica,
centrale e suggestiva di questo paese fondato, narra la leggenda, nell'ottavo secolo da
un gruppo di profughi greci sfuggiti alle persecuzioni iconoclastiche di papa Leone III, e
passato attraverso numerose vicissitudini storiche. Le Photo 10, Photo
11, Photo 12 e Photo 13 mostrano come turisti ed "indigeni" si
mescolino nelle vie strette ed animate, caratterizzate dalla tipiche e spesso coloratissime
case-torri liguri che si estendono pi� in altezza che in larghezza e sono disposte in
schiere parallele.
Al paesaggio urbano di Riomaggiore non potevano mancare i gatti, presenza
costante dei vicoli (Photo 14) delle Cinque Terre, tanto da venire immortalati pure
nelle t-shirt vendute nei centomila negozi di souvenir - alcuni (v. Photo 15)
decisamente caratteristici, altri pi� "ordinari" - della zona. Spesso - fin troppo - sornioni,
come l'esemplare delle Photo 16 e Photo 17, i felini locali sono ormai
abituati all'arrivo di estranei da ogni parte, e li (ci) accolgono con un cocktail di
indifferenza e leggero fastidio. Un atteggiamento ben diverso da quello, diffidente e
spesso impaurito, di molti loro simili delle "mie" campagne attorno a Pavia, pronti alla fuga
immediata alla sola vista di uno sconosciuto. Un atteggiamento che non impedisce ai
gatti di Riomaggiore di finire vittima degli scatti di innumerevoli macchine fotografiche dei
turisti. Pratica dalla quale noi ovviamente ci dissociamo (forse) ... ;) .
Certo che se i gatti del luogo possono sembrare un po' strani, qualche addetto alla
toponomastica dei tempi che furono non era da meno. Altrimenti come si spiega
l'originalit� di chi ha chiamato il Piazzale antistante la chiesa parrocchiale ... come nella
Photo 18? Ma soprattutto la genialit� dell'autore della targa nella Photo
19? (leggete bene il nome, e guardate dove va la freccia eheh ...).
Senza nemmeno bisogno di scendere lungo la salita della Chiesa,
raggiungiamo la locale parrocchia di San Giovanni Battista il cui esterno, rifatto in stile
gotico nel 1870 allorch� la facciata minacciava di crollare, � ben visibile nelle Photo
20, Photo 21 e Photo 22, con il campanile nella Photo 23 ed
un portale laterale risalente al medioevo nella Photo 24. Ed il cui interno ... non
visitiamo, un po' essendo orario di messa ed un po' essendo noi di fretta.
Chi sta scrivendo � comunque riuscito ad intrufolarsi in un altro luogo di culto,
"l'Oratorio dei Disciplinati" (Photo 25), chiesetta del rione "La Compagnia",
costruita alla fine del '500 e conosciuta (?) anche col nome di "chiesa della Confraternita
dell�Assunta". All'interno custodisce un trittico a tempera della seconda met� del XV�
secolo, raffigurante una "Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni e Domenico"
(Photo 26). Ma moooolto, moooolto pi� apprezzate dal sottoscritto sono le
finestre in vetro colorato delle Photo 27 e Photo 28. Si pu� incappare in
buoni esempi di arte sacra pure al di fuori delle mura ecclesiastiche. Uno per tutti: questa
Madonnina "imprigionata" (Photo 29) che dalla sua nicchia in una delle
numerose stradine osserva i passanti (PS - ma che cavolo ci fa l� quella molletta?).
Se a chiese-dipinti-statuette e "materiale religioso" vario ed eventuale si prediligono i
panorami (pi� o meno) mozzafiato, a Riomaggiore, come praticamente in tutte le Cinque
Terre, non c'� che l'imbarazzo della scelta. E' innanzitutto possibile - e raccomandato -
volgere lo sguardo verso il colle di Cerrico, e scorgervi i resti dell'antico Castello - di cui
rimangono, ben visibili, le mura perimetrali, restaurate, e le torri rotonde - cos� come il
municipio con i suoi murales, rappresentanti "ll Parco dell'uomo tra mito e realt�", e
realizzato nel 1999, da ... indovinate un po' chi. Il tutto
visibile nella Photo 30.
Oppure ci si pu� lasciar catturare dalle "attrazioni panoramiche" vere e proprie: la
costa ed il mare, l'immenso spazio azzurro a cui la vista non pu� assolutamente sfuggire,
vuoi quando esso si fa largo fra i mille tetti e le case-torri colorate (Photo 31), vuoi
quando si presenta in tutto il suo splendore a chi percorre le ripide strade che portano al
centro del paese. Ma in simili circostanze le parole possono anche risultare superflue, le
immagini dire tutto da sole. E lasciamole parlare dunque: la Photo 32, la
Photo 33, la Photo 34 e la Photo 35 lo fanno piuttosto bene, non
trovate?
Bye Bye, Riomaggiore. Il primo, piccolo centro incontrato nelle nostra peregrinazione
non era affatto male, ma il tempo gi� stringe, ed i primi morsi delle fame gi� si fanno
sentire. E' il momento di addentrarsi nel cuore delle Cinque Terre, di intraprendere il
cammino attraverso uno dei sentieri pi� famosi d'Italia e forse del mondo intero. Sto
parlando del sentiero numero 2 del C.A.I. (Club Alpino Italiano) di La Spezia, meglio
conosciuto come "Sentiero Azzurro", una passeggiata di una dozzina di chilometri,
variegata e dai diversi gradi di difficolt�, che collega i due angoli "estremi" della zona,
Riomaggiore e Monterosso - toccando pure le altre "Terre": Manarola, Corniglia e
Vernazza -, e spazia dal livello del mare a circa duecento metri d'altitudine, riducendosi in
alcuni tratti a vera e propria mulattiera.
Bando alle ciance, si parte. Seppur non prima di aver messo mano al portafoglio:
l'accesso non � gratuito, ma soggetto al pagamento di un biglietto d'ingresso, un
pedaggio il cui ricavato dovrebbe finire nelle casse dell'ente che gestisce il Parco
Nazionale delle Cinque Terre (istituito nel 1999 a tutela della salvaguardia del paesaggio,
ed ai fini di manutenzione e ripristino dei sentieri che sono spesso danneggiati da frane e
smottamenti), nonch� la corrispondente Area Marina Protetta. Ci sono svariate
combinazioni possibili, e la nostra scelta cade sull'acquisto della "Cinque Terre Card",
nella versione che per altrettanti (5) euro e per la durata di un giorno, d� diritto al transito
sulla strada che arriva fino a Monterosso.
La parte iniziale, da Riomaggiore a Manarola lungo circa un chilometro tagliato nelle
roccia a picco sul mare, � la pi� breve e facile da percorrere, nonch� pi� recente (risale
agli anni venti e trenta del secolo scorso); ma soprattutto la pi� celebre, specie con il suo
nome ... d'arte: la "Via dell'Amore" (Photo 36). Nata in circostanze assai
poco "romantiche" - la necessit� di collegare due depositi dell'esplosivo utilizzato
nell'ampliamento del tratto ferroviario Genova-La Spezia, due polveriere in seguito
distrutte - ha successivamente assunto l'attuale significato di meta ideale per gli
innamorati soprattutto grazie alle suggestioni emanate dagli ineguagliabili scorci
panoramici che il "chilometro pi� romantico d'Italia" riesce ad offrire in magnifici e
struggenti tramonti che tingono il mare di rosa, ma anche nel pieno di tipiche giornate da
quaranta gradi all'ombra, con il sole alto all'orizzonte che ti picchia addosso senza sosta.
Non deve essere molto difficile immaginare in quale delle due circostanze di cui sopra
noialtri si sia capitati, eheh ...
Per�, come nel caso dei panorami di Riomaggiore, pu� succedere che un'immagine
dica pi� di mille parole. E allora lasciamo di nuovo parlare le fotografie, da quella, magari
non molto suggestiva, dei metri iniziali della passeggiata (Photo 37) ai ben pi�
eloquenti scatti che hanno il compito di illustrare la prima met� della "Via
dell'Amooooooorrrreeee": la Photo 38, la Photo 39, la Photo 40,
la Photo 41 e la Photo 42 mi paiono sufficienti. La Photo 43 e la
Photo 44 invece ritraggono parte della vegetazione che non � insolito trovare
lungo il tragitto.
Giunti nel mezzo della scarpinata, l'incantevole amalgama di rocce e di mare lascia
per un attimo spazio ... all'opera dell'uomo, ovvero alle "testimonianze" del passaggio di
un'infinit� di persone da queste parti. Si poteva cogliere qualche primo avviso, addirittura
scolpito nella vegetazione, gi� nell'ultima foto precedente. Ma � nella breve galleria in
evidenza nelle Photo 45, Photo 46 e Photo 47, nel suo
straordinario mosaico di graffiti, che "il sentimento si fa arte" (per cos� dire).
S�, lo sappiamo, magari qui non ci troviamo alcun Silvio B. con le sue Sequenze della
Memoria, ma c'� pur sempre chi ostenta i pi� classici simboli del romanticismo (Photo
48, anche se nutriamo qualche dubbio sull'effettiva "romanticit�" degli autori delle
scritte a lato del cuoricione ...), chi sembra voler dire qualcosa a una certa Brooks
(Photo 49, ma forse non si � capito molto bene, potresti scrivere un po' pi�
grande? Grazie ...), chi ci fa capire benissimo che la grammatica italiana non � il
suo forte (Photo 50) e chi semplicemente ci regala un saggio del proprio talento
da graffittaro (Photo 51). Ah, e poi c'� anche chi ... beh, il ... ehm ... pieno
significato della Photo 52.XXX � forse meglio lasciarlo
all'immaginazione, voi che ne dite ? ;)
Una volta conclusa la "visita" di questa ... ehm ... "galleria d'arte contemporanea" (�
proprio il caso di dirlo) si riprende il cammino. La seconda parte della Via dell'Amore ci
delizia con il medesimo incanto paesaggistico della precedente. Stessi panorami, stesse
rocce a picco sul mare, uguale spettacolo di tonalit� verdi, grigie ed azzurre. Non ci
credete? Beh, allora date un'occhiata ...
... alle Photo 53, Photo 54 e Photo 55, e pure alla Photo
56, decisamente tra le pi� suggestive dell'intero repertorio. Intanto per� la nostra
prossima meta si avvicina sempre pi�: seminascosta tra le rocce (Photo 57), ed a
fare da sfondo alla locale linea ferroviaria (Photo 58) e/o un piccolo bar
(Photo 59) - che punta ovviamente sul lato romantico (Photo 60) della
passeggiata - ci appare Manarola (Photo 61)!
Il nostro primo incontro vicino all'entrata del paese ha come protagonista il simpatico
pennuto della Photo 62, volato fin sulla Via dell'Amore in cerca dell'anima
gemella. Poi l'ennesimo tunnel (Photo 63) ci porta dritti nel centro di
Manarola city, frazione di Riomaggiore, cui assomiglia parecchio anche sotto il
profilo "urbanistico": la case-torri alte e colorate e l'alternanza di elementi locali e turisti
nelle sue viuzze (Photo 64, Photo 65 e Photo 66), al pari della
vista che si pu� avere dalla parte alta del luogo (Photo 67), rendono questa
frazione, la pi� tranquilla delle Cinque Terre, una sorta di fotocopia del suo "capoluogo".
A ben guardare, per�, qualcosa di diverso c'�: a Manarola la "salita della chiesa" va
effettivamente verso l'alto eheh ... Non � difficile accorgersene, giacch� l'imponente
campanile (Photo 68) a pianta quadrata, che una volta svolgeva funzioni di
avvistamento e difesa, emerge subito fra le case, le tende ed i lampioni (Photo
69), pittoreschi qui come in altre localit�.
La salita � ripida niente male, ma facendo ricorso alle proprie doti (nascoste) di
scalatore, sottoscritto e compagni d'avventura si "inerpicano" fin sul piazzale della
medievale (XIV� secolo) Chiesa di San Lorenzo, dove osserviamo in modo pi� dettagliato
e soddisfacente il campanile-torre, con le terrazze coltivate tipiche della zona sullo sfondo
(Photo 70), e della stessa facciata gotico-ligure del monumento (Photo
71 e Photo 72), originariamente intitolato alla nativit� di Maria Vergine. Per la
cronaca (nonch� per chi vi fosse interessato), il portale ha l'arco ad ogiva e la lunetta
racchiude un bassorilievo - che raffigura il martirio del Santo - sovrastato dal rosone a
colonnine con trafori della Photo 73.
La fame sferra un nuovo attacco, che viene tenuto a bada per cinque-dieci minuti;
quanto serve per una piccola scorribanda all'interno della chiesa, utile a catturare
immagini della sua navata centrale (Photo 74) con l'altare, dell'organo (Photo
75), di uno dei dipinti presenti sui muri - sia in versione zoomata (Photo 76)
che in campo (pi�) largo (Photo 77) - e, tanto per non farci mancare nulla, delle
due acquasantiere (Photo 78).
Missione compiuta. Adesso niente pu� distoglierci dalla ricerca di un posto per
sfamarci, meglio se a buon mercato. L'impresa non � poi cos� difficile, basta tornare verso
la zona costiera e c'imbattiamo in un simpatico, "rustico" - e tutto sommato economico -
ristorante, dove all'ombra di una veranda il sottoscritto pu� gustare i deliziosi gnocchetti al
pesto locali. Persino l'aglio, per cui ho solitamente un'avversione degna del conte
Dracula, diventa cosa gradita in tale contesto.
La sosta ai box dura oltre un'ora, quindi si torna in pista - ovvero sul Sentiero Azzurro
- in direzione Corniglia, nostro prossimo obiettivo, nonch� "terra di mezzo" in quanto
situata approssimativamente a met� strada fra Riomaggiore e Monterosso. Una sfilza di
pittoresche barchette di pescatori (Photo 79), lasciate sul posto da chiss� quanto
tempo, ci d� il benvenuto all'imbocco della nuova parte del tragitto, da dove � sufficiente
voltarsi indietro per cogliere uno dei migliori scorci dell'intera zona: le abitazioni di
Manarola troneggianti in cima alle rocce (Photo 80 e Photo 81), e gli
stessi massicci rocciosi a strapiombo sul mare (Photo 82) che albergano una
moltitudine di bagnanti e "prendisolisti", dei quali la Photo 83 offre solo alcuni
esemplari scelti casualmente.
Le botte di sole ricevute in un primo pomeriggio di mezz'estate potrebbero anche
risultare piacevoli per codesti individui spaparanzati ad abbronzarsi senza altro a cui
pensare, ma non per i poveracci (tipo noi, tanto per fare un esempio) costretti ad
affrontare le insidie di un percorso lungo quasi tre chilometri e mooooooooolto pi� ostico
della Via dell'Amore. Se infatti le Cinque Terre mantengono intatto il loro carattere di
"delizia per gli occhi" pure quando ci si muove da Manarola a Corniglia, con il mare di un
profondo azzurro che giustifica pienamente il soprannome di "via delle trasparenze
marine" affibbiato a questa porzione - vedasi le Photo 84, Photo 85 e
Photo 86 a conferma - le gambe se la passano sicuramente peggio sul fondo
sterrato ed accidentato, talvolta con ponticelli necessari a collegare fra loro due tratti del
sentiero - vedasi le Photo 87 e Photo 88 a conferma.
Tra le ginestre e la macchia mediterranea emergono le prime differenze tra i
"sedentari professionisti", presto con arti inferiori leggeri come il piombo, e chi � pi�
abituato al movimento; ma gli sforzi sono comuni a tutti ed il "romanticismo",
l'ammirazione per il paesaggio lasciano spazio alla prima, inquietante ondata di "ma
porc...", "ma vaff...", "ma chi c.... me l'ha fatto fare?" e simili manifestazioni di giubilo. Gli
ultimi abbozzi di sorriso e buon umore compaiono quando ironizziamo sulle previsioni di
un'addetta al controllo biglietti incontrata a met� strada circa ("per arrivare al prossimo
paese ci metterete oltre mezz'ora"), giudicandole troppo pessimistiche, ma evaporano
allorch� scopriamo quanto lei avesse ragione: vuoi per la fatica accumulatasi, vuoi
perch� � effettivamente cos�, la seconda met� del tragitto si rivela la peggiore e la pi�
beffarda; la "silhouette" di Corniglia, l� sulla cima di un promontorio roccioso (Photo
89), pare sempre pi� vicina, ma al tempo stesso la strada sembra non finire mai.
Poi, finalmente, una volta completato il passaggio da esseri umani in ammassi di
sudore, il miraggio si fa realt� e noi incontriamo le prime case del luogo (Photo
90). Il calvario � finito, vero? Verooooo? Vero, se non fosse per un piccolo
particolare. Come gi� accennato, Corniglia � l'unica della Cinque Terre che non
si affaccia direttamente sul mare, ma � posta ad oltre cento metri d'altitudine. Il che la
rende raggiungibile, per i poveretti (tipo noi, tanto per fare un esempio) in arrivo da
Manarola, attraverso la micidiale scalinata della Lardarina (segnalata dalla targa
nella Photo 91): 33 rampe a zig-zag per un totale di oltre 380 (yessss,
t-r-e-c-e-n-t-o-t-t-a-n-t-a) gradini - gradoni, visto che sono grossi assai. Qui come
nel tratto appena concluso l'occhio ringrazia per l'ennesima indigestione di scorci
interessanti - la Photo 92 ne � solo un esempio ed anche dei peggiori -, ma le
gambe ... beh, � meglio lasciar perdere.
Superiamo anche questa prova comunque, e pur con vestiti che si direbbero appena
usciti dalla centrifuga, arriviamo al traguardo in cima alla scalinata. Dove ci accoglie il
"simpatico" cartello della Photo 93, che nelle nostre condizioni del momento pu�
suonare come una presa per il c.... Moooooolto pi� gradita � la coppia di panchine che ci
consente di recuperare le forze un attimo (in effetti un attimo mooooolto lungo) ed al
medesimo tempo divertirci ad osservare le condizioni di tutti quelli che giungono fino alla
sommit� della "Lardarina". La stragrande maggioranza dei quali non sono messi meglio
di noi (eheh #1) ... Particolare curioso: oltre a cartelli di benvenuto e panchine, lo spiazzo
ospita anche le sede della Croce Verde locale. Sar� forse un caso, ma di certo non
potevano scegliere posto pi� adatto (eheh #2) ...
Occhei, una volta ritrovata una certa parvenza degna di esseri umani ci si pu�
finalmente addentrare nei meandri di Corniglia, frazione di Vernazza. Un piccolo ed antico
paese di origine romana con lunga tradizione agricola, come testimoniato dai vigneti a
terrazze che lo circondano su tre lati, ma riconvertitosi al turismo sull'esempio di tutte le
(altre) Cinque Terre. Dai suoi stretti carrugi (Photo 94) ad un tratto spunta una
suggestiva costruzione (Photo 95): � una Chiesa, forse la gotico-ligure
parrocchiale di San Pietro, risalente al XIV� secolo, nella sua parte posteriore (Photo
96). Meritevoli di un accenno sono la semplicit� delle mura dell'edificio - con una
simbologia religiosa tanto "spartana", quanto efficace nel ricordarci che siamo in un posto
di mare (Photo 97) - cos� come le due porte a vetri chiuse da inferriate della
Photo 98.
Viuzze minuscole quanto incantevoli, luoghi di culto esteriormente sobri quanto
affascinanti, e simboli marinari. Al "mosaico urbano" delle Cinque Terre mancano appena
due tessere: gatti e turisti. Ma eccoli serviti! Proprio di fronte alla chiesa di cui sopra
spunta un egregio rappresentante della fauna felina indigena: tanto fiero, altero da
svolgere il suo sguardo altrove (Photo 99) disinteressandosi di aliene presenze,
macchine fotografiche ed affini, per poi tornare tranquillamente ad occuparsi delle sue
faccende (Photo 100). E i turisti? Ci sono, ci sono. Basta proseguire lungo le
stradine interne e ne spuntano svariati esemplari, come quelli nella Photo 101.
Che strano per� quel tizio con cappello e occhiali scuri (il secondo da destra). Chiss�
perch� ha quel grugno, chiss� cosa gli � capitato. E chiss� chi � ... Dal modo di vestire -
calzoni corti con contorno di scarpe da tennis nere apparentemente moooooolto usate e
teribbbbbili calzini bianchi spiegazzati - pare quasi un tedesco. O forse un
Ammmericano. Mah ...
Continuando il nostro tour attraverso la megalopoli ligure, tra gli immancabili negozi di
souvenir - utilissimi a chiunque voglia sostituire la vecchia maglietta, ormai ridotta a
cencio dopo la scalata della Lardarina, con una nuova T-shirt fiammante e d'impronta
molto pi� "turistica" - ed i muri che danno spazio al talento di aspiranti poetesse (vedasi
Photo 102), si giunge nel "centro" di Corniglia. Pi� precisamente nella piazza
principale, denominata "Taragio" (er Taragiu in vernacolo), che regala al visitatore i
tavolini di qualche bar, l'originale monumento ai caduti, nonch� l�ennesimo edificio
religioso: l'Oratorio dei Disciplinati, dedicato a Santa Caterina d�Alessandria e Nostra
Signora della Presentazione, sede della omonima Confraternita - tipica congregazione
laica della religiosit� e della tradizione ligure. Il tutto compres(s)o nella nostra Photo
103.
Appena dietro la chiesa, la scalinata della Photo 104 conduce ad uno
spiazzo da cui � possibile usufruire di una bella vista sul mare e sulla costa verso
levante. Osservare le Photo 105 e Photo 106 (s�, per� lei tolghi quel
ginocchio per cortesia, grasssie ...) per credere. Stufi di salire gradini, torniamo verso il
Taragiu e, proprio di fronte al Monumento ai Caduti, imbocchiamo la discesa che porta
alla marina di Corniglia, la parte "on the beach" appena fuori paese. Di fatto un
piccolo e grazioso golfo tra le rocce (la Photo 107 ne ritrae una minima porzione)
caratterizzato da un porticciolo i cui numericamente scarsi posti-barca sono riservati agli
abitanti del luogo.
Non sarebbe una cattiva idea scendere fino a livello del mare, continuare a piedi per
la selvaggia e frequentata spiaggia di G�vano, e poi andare su e gi� attraverso il lungo
(3.5 km.) e "movimentato" tratto che conduce alla prossima "Terra", Vernazza. Ma c'�
una tabella di marcia da rispettare se vogliamo prendere il treno del ritorno in Lombardia,
e ci troviamo piuttosto in ritardo sui tempi, per cui decidiamo (con qualche rammarico da
parte mia, ma all'orologio non si comanda ...) di abbandonare il Sentiero Azzurro e
proseguire gli spostamenti a mezzo ferrovia, rinunciando, almeno parzialmente, a nuovi,
spettacolari, panorami mediterranei. Infatti arriviamo fino a met� della scalinata circa,
quindi facciamo dietrofront puntando nuovamente verso il paese e la stazione di
Corniglia. Non prima per� di aver sfidato la luce del sole e colto un'ultima immagine della
natura (Photo 108) nel bel mezzo delle Cinque Terre.
Chi aveva in precedenza lasciato ettolitri di sudore sulle sue rampe prova
indubbiamente soddisfazione ad affrontare la Lardarina nell'altro senso, e soprattutto a
pendenze invertite. Ma non c'� tempo di fruire appieno di cotanto e cotale piacere: non
conoscendo gli orari ferroviari locali � meglio camminare (il pi� possibile) spediti verso la
stazione - situata oltre un chilometro fuori del paese, sul lato verso Manarola -, tanto per
evitare brutte sorprese. Per fortuna l'unica sorpresa che avremo una volta arrivati �
positiva: il prossimo treno diretto a Vernazza passa fra appena una dozzina di minuti.
Tempo di fare i biglietti, attendere qualche minuto, affrontare un altrettanto breve tragitto
ferroviario ... e siamo ormai nella penultima destinazione del nostro viaggio.
Vernazza. Stazione di Vernazza. I binari sono pochi, i turisti che la invadono
mentre il sole si tinge dei primi colori del tramonto sono invece tanti, tantissimi, un'armata
multilingue di cui noi siamo parte attiva, e che conquista velocemente le strade principali
di questo paese. Il quale presenta alcune differenze rispetto alla tre "Terre" visitate prima.
Diversit� magari poco evidenti al primo impatto, quando uno sguardo gettato appena fuori
dalla stazione non fa altro che rivelare le "solite" case a schiera (Photo 109)
cromaticamente vivaci, a cui poche ore in terra ligure sono bastate ad abituarci. Ma che il
visitatore pi� attento non tarder� molto a cogliere incamminandosi lungo la
"centralissima" Via Roma.
Innanzitutto la natura maggiormente "nobile" ed "elegante" del luogo. Alcuni siti
consultati prima del viaggio accennavano ad elementi architettonici di pregio (logge,
porticati, portali ecc.) che testimoniano come il livello di vita locale sia stato (sia tuttora?)
economicamente e socialmente migliore che nel resto delle Cinque Terre, e la nostra
"testimonianza oculare" non pu� che confermare. Inoltre il pullulare di gente nelle vie di
maggior transito a Vernazza non ha eguali in nessuno dei tre luoghi visitati in precedenza
che, per quanto assai piacevoli, davano una forte sensazione di paesini "prestati" al
turismo di massa, mentre qui si respira un'atmosfera pi� "cosmopolita", oseremmo dire
quasi "cittadina", per quanto tale definizione possa adattarsi ad un luogo con appena un
migliaio di residenti circa (ma le presenze in estate, specie nei fine settimana, sono di
gran lunga superiori).
La differenza pi� significativa fra Vernazza (affollata quanto serve a farmi perdere di
vista, per qualche tempo, i miei compagni di viaggio) e le altre "Terre" si trova per� ... nel
mare, ed in particolare nel suo rapporto con la terraferma. Un rapporto altrove quasi
"distaccato": se a Riomaggiore e Manarola, ed in egual misura nelle passeggiate
circostanti, l'immensa distesa azzurra funge soprattutto da dispensatrice di emozioni
paesaggistiche, da guardare dall'alto in basso, a Corniglia diviene addirittura qualcosa di
estraneo, con cui entrare in contatto solo affrontando una marea (scusate il gioco
di parole) di scalini (anzi, scaloni).
Ma Vernazza � differente, ormai lo sapete, e lo � anche perch� qui il mare �
parte integrante del luogo, terra ed acqua si compenetrano alla perfezione e l'aspetto di
antico borgo marinaro � ben conservato, tanto da fruttare al paese l'appellativo di "piccola
Venezia delle Cinque Terre". Per rendersene conto basta percorrere Via Roma per
qualche centinaio di metri e vedere come, sul lato sinistro, il mare si apra un varco tra
negozi, bar, botteghe di souvenir, e l'immancabile marea ('azz, ancora il gioco di
parole ...) umana. Un varco nella roccia (Photo 110) di dimensioni modeste, ma
molto significativo, perch� aiuta a capire come questo non sia pi� il mare "distante" dei
paesi vicini, quello che, per farsi notare, ti costringe ad abbassare lo sguardo o perderti
nell'orizzonte panoramico. No, questo � un mare decisamente pi� "immediato", familiare,
una mare che ti si pone di fronte, un mare a cui si pu� tranquillamente dare del tu ...
... un mare che addirittura ti abbraccia quando, percorso ancora qualche metro, ci si
trova nel bel mezzo della piazzetta: Piazza Marconi, il "salotto" di Vernazza (e di
tutte le Cinque Terre). E' un luogo per ritrovarsi, socializzare e - perch� no? -
semplicemente farsi vedere che, pur con le debite proporzioni (anche dai punti di vista di
prestigio e portafoglio), mi ha ricordato quella di Portofino, visitata lo scorso anno. Un
luogo dove sacro e profano possono convivere, dove i vacanzieri a passeggio oppure
seduti ai tavoli dei bar si confondono con i fedeli diretti alla trecentesca - ma restaurata
non molti anni fa - Chiesa di Santa Margherita d'Antiochia (vedasi la Photo 111
alcune righe sopra) per la Santa Messa vespertina, che si svolge proprio mentre mi trovo
in zona, impedendomi di effettuarvi l'abituale raid fotografico. Niente immagini d'arte sacra
stavolta, sorry.
Ancora pi� curioso ed "irriverente", ma bene documentato nelle Photo 112,
Photo 113 e Photo 114, risulta il contrasto fra le mura dell'edificio
religioso, di fatto costruito sul mare (secondo la leggenda locale, una scatoletta di
legno contenente le ossa di un dito della mano di Santa Margherita d'Antiochia fu
restituito dal mare alla terraferma, la gente vide in tale fatto un segno divino e decise di
edificare una chiesa in onore della Santa patrona locale. Una forte mareggiata la
distrusse e la reliquia si perse, ma poco tempo dopo riapparve nello stesso punto in cui
venne trovata la prima volta, e la chiesa venne ri-costruita laddove si trova
attualmente), e le centinaia di bagnanti che affollano la piccola spiaggia, arrivando
addirittura ad occupare uno dei lati esterni della parrocchia.
Nelle immagini si possono osservare anche le terrazze coltivate a vite sullo sfondo, e
nell'ultima si pu� notare come, oltre a dominare l'insenatura ed il locale porto, il campanile
di Santa Margherita (pi� in dettaglio nella Photo 115, pare quasi un minareto ...)
svetti proprio di fronte alla collinetta che ospita i resti dell'antico castello dei Doria con la
sua torre cilindrica. Sotto il duecentesco castello (Photo 116), in posizione
strategica ed alla sommit� di un ammasso roccioso dalla forma insolita (Photo
117), si nota un bar da dove, immaginiamo, il panorama dev'essere decisamente
"vertiginoso".
In ogni caso non � difficile recuperare l'atmosfera "da carrugio" tipica (soprattutto)
delle altre "Terre". Basta una piccola svolta a sinistra all'imbocco di Piazza Marconi,
alcuni gradini e ... il paesaggio urbano torna quello delle Photo 118 e Photo
119. Trattasi della salita che porta al Castello, al termine della quale la strada si fa
sempre pi� stretta, ed � possibile scegliere se entrare nelle mura dell'edificio - per la
modica cifra di un euro e mezzo - e sottoporre la vista all'ennesima emozione
panoramica, oppure lasciarsi convincere dalle rime racchiuse nella Photo 120 e
sottoporre il palato alla prova dello sciacchetr�, il vino bianco passito DOC
specialit� delle Cinque Terre.
Non � proibito regalarsi sia un assaggio del vino che una breve escursione al
Castello. Ma neppure non optare per nessuna delle due cose, proprio come ha
fatto il sottoscritto, anche per colpa della mancanza di tempo: okay, Vernazza is
different quanto si vuole, ma la tabella di marcia � sempre la stessa, ed il treno per
Monterosso (di tornare sul Sentiero Azzurro e coprire il relativo tratto, lungo quasi 4
chilometri, a piedi non se ne parla proprio) arriver� presto. Mi tocca ritornare di fretta in
stazione, senza neanche i minuti necessari per acquistare qualche souvenir (peccato, ce
n'erano di molto carini ...), ma non senza catturare un'ultima istantanea del "salotto di
Vernazza" (Photo 121), tanto per non perdere il vizio. Per quanto breve - in tutto
un'ora circa - e necessariamente "riduttiva", la visita di quella che � forse la pi� bella fra le
Cinque Terre ha lasciato memorie piacevoli e difficili da cancellare, specie se
gelosamente custodite dalla mitica Konica Minolta.
Siamo proprio arrivati all'ultima spiaggia. Quella di Monterosso, la pi�
"western" (in senso esclusivamente geografico, eh!) delle "Five Lands". Ad essere precisi
quella di Fegina, il quartiere pi� moderno del paese, nonch� sede della stazione
ferroviaria. Che si trova ad una certa distanza dal "nucleo storico" del luogo, nascosto
dietro ad un promontorio; non anni luce, ma abbastanza da rendere impraticabile una
visita completa e soddisfacente della parte medievale (tra l'altro la pi� ampia fra tutte
quelle delle 5 Terre), giacch� il tempo a disposizione � ancor pi� limitato che a Vernazza.
Per cui decidiamo di restare sul lungomare e zone limitrofe, trascurando molte chiese e
monumenti locali; una rinuncia che almeno ci offre una buona scusa per tornare qui in
futuro :) .
Una rinuncia che pure ci consente, restando nella zona prettamente costiera, di
ritrovare un approccio al mare assai pi� familiare: quello dei classici, "nazionalpopolari"
stabilimenti balneari con ombrelloni e sdraio (Photo 122), inimmaginabile sia tra
le scogliere di Manarola sia nel glamour di Vernazza, per non parlare di Corniglia e
Riomaggiore. Sedie a sdraio ed ombrelloni talvolta si confrontano con scogli dalla forma e
posizione piuttosto inusuali (come nella Photo 123), talora cedono le luci della
ribalta agli ultimi scorci panoramici della giornata (v. Photo 124 e Photo
125). Le spiagge sono praticamente deserte a quest'ora del tardo pomeriggio; pi�
frequentato, pi� affollato da tutti quelli che non si vogliono perdere i pochi raggi di sole
rimasti, � invece il lungomare (Photo 126).
La passeggiata al di sopra delle rocce, che attrasse il Premio Nobel per la letteratura
Eugenio Montale tanto da spingerlo a trascorrere numerose vacanze estive in quel di
Fegina, prosegue mentre ci appropinquiamo (Photo 127) sempre di pi� al locale
Castello, opera genovese di tarda realizzazione e con aggiunte ancor pi� recenti. Le
mura sono parzialmente in rovina, ciononostante l'edificio conserva un certo fascino; me
ne accorgo quando, dopo una dozzina di minuti di cammino, riesco a vederlo a distanza
ravvicinata (Photo 128), ed a maggior ragione quando gli sforzi per salire sul
promontorio di San Cristoforo, che divide il quartiere da Monterosso vecchia, vengono
ripagati da una magnifica visione, sdoppiatasi nelle Photo 129 e Photo
130. Prima di me se ne sono certamente accorti coloro i quali hanno pensato bene di
aprire un bar-ristorante proprio di fianco al Castello.
Superato il castello, effettuata una breve escursione verso il Convento dei Cappuccini
(ma la fretta, cattiva consigliera, mi convince a tornare indietro presto) e catturata, dal
promontorio stesso, un'immagine d'insieme delle case di Monterosso con le colline
sovrastanti (Photo 131), ... finisco dietro le sbarre (Photo 132)!
Aiutoooooo! Torno libero in breve tempo (forse per intercessione della Signora nella
Photo 133?) ma mi ritrovo immediatamente ... in fondo al tunnel. Quello della
Photo 134, che passa sotto il promontorio e svolge la sua medesima funzione di
collegamento tra le parti moderna ed antica del paese, anche se ovviamente in modo pi�
rapido. E che ospita ... la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista. O meglio una
riproduzione in miniatura, conservata in una nicchia posta a met� della galleria, cosicch�
anche i turisti pi� frettolosi (prendiamone uno a caso ... io) possano "vedere" il
monumento anche senza andarci direttamente ... Peccato che le condizioni di luce (luce?
quale luce?) ne alterino in modo irreparabile i colori nella Photo 135.
Ma attenzione, ecco che improvvisamente la luce appare in fondo al tunnel! La
Photo 136 ne � una prova. Vado dritto verso quell'apertura, ed in un batter
d'occhio sono fuori dal tunnel ... del divertimento. Gi�, perch� la divertentissima
escursione alle Cinque Terre � ormai praticamente giunta al termine. Il tempo � scaduto,
rimangono soltanto i minuti necessari ad un veloce rientro in stazione, ed a mettere i due
sigilli definitivi alla nostra giornata: il primo � la Photo 137, ultimo sguardo al
lungomare di Fegina, da cui il sole, anticipando la nostra partenza, � fuggito del tutto. Il
secondo, la Photo 138, non pu� che essere un "tributo" al punto conclusivo del
"Cinque Terre Day": l'insegna all'entrata della stazione ferroviaria di Monterosso.
La quale si � trasformata in punto di partenza di un piccolo (?) calvario che ci ha
permesso di sperimentare la "galleria degli orrori" cui � talvolta sottoposto l'utente delle
Ferrovie dello Stato, dal trasbordo a sorpresa in un altro treno al personale poco
informato, dall'immancabile ritardo al posto numerato "riservato" che si scopre assegnato
a pi� viaggiatori contemporaneamente. Tutto in un sol colpo. E tutto vero, purtroppo. Ma
non star� a tediarvi con i dettagli della quantit� di disservizi in cui siamo incappati, anche
perch� credo che avventure del genere siano capitate pure a voi qualche volta ... Una
cosa � certa: nemmeno la dura e cruda realt� del viaggio di ritorno ha cancellato la
magia delle Cinque Terre. Che spero di essere riuscito a trasferire, anche solo in
minima parte, in queste pagine.
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