L'estintore si infrange sul selciato, il proiettile perfora lo zigomo, la morte avanza dai piedi fin su, al cervello, e il tempo ritrovato, fotogrammi spezzati, infuoca l'infanzia trascorsa. Io, inerme, scrivo, rielaboro i pensieri e il significato di una morte senza la pretesa di raggiungrere il profondo di un'esistenza, ma con la consapevolezza di quello che � una vita e la sua perdita. Solo le mie sensazioni di fronte alla morte ingiustidicata ai fili tagliati, ai rami spezzati di un albero che doveva crescere. Un urlo sordo. Spero che graffi anche se le mie unghie sono scheggiate, sanguinanti. DOMENICA 22 LUGLIO 2001 ROSSO Rosso. Ce l'ho in mano fa caldo e ho le mani talmente sudate che mi sfugge scivola neanche ci vedo cazzo con questo cappuccio e che caldo il sudore si annida tra le ciglia negli occhi un acquario ecco mi sembra di essere immerso in un acquario e rosso scivola sul selciato asfaltocaldorovente bastardi l'hanno preso Gito e questo scivola rosso scivola. Quando il proiettile gli spacca lo zigomo S P A C C A L O Z I G O M O, fai lo spelling pezzo di merda, hai presente il dolore che un proiettile - i lembi bruciati della ferita come quando stiri, dimentichi il ferro acceso, dimentichi il calore e brucia la stoffa cos� come la carne brucia - e che paura il nero ora e non selciato � un buio denso come la pece, i lembi bruciati, un odore acre che ti taglia la gola, ti viviseziona il fiato che si cristallizza pure con questo caldo, come ghiaccio, gelo, l'ultimo per fortuna e legambelebraccialemani dal caldo al freddo, che freddo mamma, come quando mi portavi a scuola il cappello calcato sulla testa, quello di castoro con i pon pon in fondo alle cordicelle, come quando attraversavamo la strada e la neve scendeva sul mare, l'acqua mamma portami un bicchiere d'acqua per favore e rimboccami le coperte che fa freddo, si gela qui e quest'incubo sembra non voler finire, no, non sono le tue mani sulla fronte - bruciati i lembi, la testa pesante e il sudore - sembra di essere in un acquario, il sudore, appunto, che mi scivola tra le ciglia, mi impedisce di vedere, solo sagome sfocate, un acquario o il liquido amniotico dove mi ha cullato per nove mesi, ventre caldo e accogliente e invece no, prevale il gelo, avanza, le dita dei piedi rigide ora e le caviglie anche, sale il gelo, va di fretta come quel nubifragio che si abbatt� sul nostro pino marittimo, ti ricordi mamma? lo avevamo piantato insieme, lo avevamo trovato in campagna reclinato come un ambulante, il terreno sconnesso e tra le pietre le radici. Pap� aveva scavato una buca, la terra nelle unghie, e no che non le sento pi� le mani, che me lo chiedi a fare, a malapena sento il battito del mio cuore, intanto qui intorno tutto si schianta di colori, ma rosso, rosso prevale, anche al petto mi hanno colpito e di nuovo i lembi bruciati, come quella camicetta, te la ricordi quella a fiori che ti piaceva tanto? Mi avevi sgridato quella mattina, ero tornato a casa sudato fradicio, il pallone di cuoio bucato tra le mani, avevo le ginocchia sbucciate, no che non le sento pi� le ginocchia mamma e nemmeno le cosce, ho i muscoli tirati, forse � acido lattico, domani ci provo a fare ginnastica, ma lo sai, sono sempre stato pigro, lento anche al mattino, il latte caldo non riuscivo a mandarlo gi� quel giorno e tu stiravi quella camicetta a fiori, la tua preferita, dovevi andare a lavoro e pap� era gi� uscito e tu, appena mi hai visto rientrare - le ginocchia insaguinate il pallone stretto tra le braccia - ti sei cos� spaventata che hai dimenticato il ferro da stiro sulla camicetta, quella a fiori, la tua preferita. Sei corsa in bagno a prendere l'alcool e io ti dicevo: soffia mamma che brucia, e intanto infuocava la camicetta sotto l'implacabile ferro, le trame bruciate, i fiori appassiti come la mia ferita. Se ci poggio una mano sopra sento il sangue fluire, scivola rosso sull'asfalto, rosso l'estintore ai miei piedi, lo volevo tirare, lo sai che non sopporto le ingiustizie, lo dice sempre pap� che la devo far finita di fare il donchisciotte e questi poi non sono mica mulini a vento, sparano mamma, tutto questo rosso non l'avevo mai visto, no, non avevo mai pensato che tutto quello che mi scorreva dentro fossi cos� rosso, il cuore tictactictac impazzito mamma, fluisce e tutto questo rosso scivola sul selciato, scivola nei tombini. L'estintore, poi in fondo non so neanche se ce l'avrei mai fatta a lanciarlo tanto erano sudate le mie mani, fredde ora che sembrano di gesso, l'avrei tirato o forse sarebbe caduto a terra e comunque le schegge di vetro non infrangono cuori, solo finestrini, blindati mamma, e sono stati loro a sparare. Era alto, era lontano, l'ho visto, non in faccia, anche il suo di viso coperto, un elmo, giubbetto antiproiettile, mitra alla mano, io no mamma, io solo un cappuccio nero, la canottiera che non sopportavi quella viola un po' scassata, i jeans anche se mi fanno correre male ch� mi si appiccicano alle gambe, te l'ho detto che non le sento pi� le gambe, perch� mi chiedi sempre le stesse cose, te lo toglierai mai questo vizio? Tra te e tuo marito sempre con tutte queste domande, sempre le stesse poi. Cazzo che freddo. Ve lo ricorderete almeno tutto questo rosso? Ho provato a schivarlo il proiettile, l'ho visto mentre sparava, l'ho visto e l'estintore � caduto, � scivolato rosso sul selciato, quasi su un piede mi finiva. Ti rendi conto? Distratto fino alla fine dalla vita il proiettile l'ho visto arrivare e l'ho sentito, mamma che dolore, ho sentito i denti scricchiolare - quella bella otturazione che mi aveva fatto il Bepi in mille pezzi - come quel giorno che ho mangiato la sabbia, te ne ricordi? Eri furiosa, me ne hai date tante e poi mi hai fatto prendere una gran paura, nella sabbia ci sono frammenti di vetro dicevi, ora ti bucano lo stomaco e ora anche lo stomaco � rosso mamma, emorragia interna esterna interiore e di nuovo il dolore, lo sterno fracassato e, che cazzo �? Sono ruote, le ruote del blindato mamma, possibile che questi coglioni neanche si accorgono che sono morto? Oh sono morto teste di cazzo! Perch� continuate a passarmi sopra? Che schifo in questo mondo di merda non c'� neanche rispetto per la morte, per il rosso sul selciato, il sangue, il mio, nei tombini ora. Bastardi ora anche quel giorno il sole alle fronde dei piove cuci il costume di carnevale ti amo carla non ho detto bugie ho sonno mamma no che non ho bestemmiato a scuola non vedi che i lacci sono annodati con il quore malato da legare bocciato ripeti 3 per sette ottantuno anni aveva il nonno della Chiara e che... Anche se restate in silenzio per un minuto un'ora un giorno, anche se le vostre bocche avide non pronunceranno mai pi� verbo, io qui non ci ritorno. Non ci voglio pi� tornare. cristinapasqua
Per quanto ci riguarda, � a questa mano che hanno sparato.

A questa mano e all'anima di tutti noi, uno per uno.
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