Una parola sul gioco è uno strumento trasversale perché può essere utilizzato sia nel momento narrativo che in quello attivo e perfino in quello celebrativo. Credo che sia importante non utilizzarlo per contentino ( es.  "se state buoni giochiamo gli ultimi dieci minuti": il messaggio che viene fuori è che il catechismo è una "palla al piede" da sopportare per poi fare qualcosa d'altro). Niente vieta  che il gioco, se ben preparato e motivato, possa diventare un elemento centrale dell'incontro di catechismo.

4. Il momento partecipativo vuole esprimere l'idea che il catechismo non è un mondo a parte  nella vita della parrocchia. Anche solo dare gli avvisi più importanti, gli incontri che riguardano i bambini, le feste,  gli incontri in chiesa può creare un legame ( insisto: molti bambini non vengono la domenica alla Messa e non sanno quel che accade in parrocchia). Un'altra idea di partecipazione è quella di ipotizzare una forma di impegno extra: raccogliere come gruppo i francobolli, andare all'ospizio, fare una lotteria fra i compagni… purché i ragazzi siano coinvolti e non venga loro semplicemente  imposto dal catechista.

Concludendo: pur essendo cose non nuove è importante ricordare che l'incontro del catechismo ha una sua dinamica, un suo ritmo e un suo percorso con moltissime variabili:
l'orario dell'incontro e la stanchezza dei ragazzi, se il catechista si è preparato o improvvisa, la scelta delle attività e degli argomenti, ecc.
Occorre quindi considerare quanto più è possibile queste variabili per non essere presi in contropiede. Poi, se accade, nulla di male, ma per lo meno uno ci ha provato!

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