Roma,
24 ottobre 2000
RIFORMA DEL SERVIZIO DI
LEVA:
COME SARA LESERCITO DI DOMANI IN ITALIA
L'abolizione
della leva obbligatoria e il passaggio a Forze armate professionali rappresentano, per i
contenuti, un passaggio chiave per la definizione dell'esercito del futuro in Italia.
Una vera e propria
"rivoluzione" che scardina regole di decenni e ne impianta di assolutamente
nuove.
Il nuovo testo della
riforma della leva sancisce definitivamente che d'ora in poi le forze armate saranno
formate da personale maschile e femminile reclutato su base volontaria. Tempo un anno
dall'entrata in vigore della legge, il governo emanera' il decreto legislativo che
disciplinera' la riforma.
Nell'arco di sette
anni ci sara' la graduale sostituzione dei militari in servizio obbligatorio con quelli
volontari e con personale civile del Ministero della
Difesa. In tale
periodo saranno chiamati alle armi i nati entro il 31 dicembre 1985, in numero via via
decrescente.
Per chi e' nato a
partire dal primo gennaio 1986 sparisce quindi la famosa "cartolina" di chiamata
alle armi. Tra quelli che saranno ancora reclutati, si prevede di puntare in via
prioritaria a personale che risieda entro 100 chilometri dal luogo dove prestera' il
servizio militare.
Il nuovo testo
prevede inoltre che tecnicamente la leva e' "sospesa", e che potra' essere
riattivata in caso di guerra e quando l'Italia sia coinvolta in una grave crisi
internazionale. La leva, in quella eventualita', scatterebbe solo per 10 mesi e solo se i
volontari in forza e i riservisti non fossero numericamente sufficienti.
La ferma volontaria
potra' essere di uno o di 5 anni, in quest'ultimo caso con possibilita' di due ulteriori
ferme biennali. La ferma per 5 anni sara' incentivata con la possibilita' di un successivo
accesso sia in servizio permanente nella forza armata che nel mondo del lavoro pubblico e
privato.
Quanto agli
organici, si scendera' dagli attuali 290mila a quota 190mila, escludendo da questo numero
Carabinieri, Guardia di finanza e Capitanerie di porto. Non spariranno gli alpini,
considerati una tradizione tutta italiana: e' prevista una ferma annuale, oltre a quella
quinquennale, che puo' essere una sorta di "raccordo" tra i giovani e il Paese.
Un ordine del giorno, fatto proprio dal governo, prevede l'assegnazione prioritaria alle
"penne nere" dei volontari del centro-nord.
Tema delicato e'
quello della retribuzione: per la prossima Finanziaria 2001, il governo ha assunto
l'impegno di prevedere una indennita' per i giovani di leva finalizzata a compensare i
rischi dell'addestramento ed uso delle armi e i disagi della condizione militare.
Quanto ai futuri professionisti, si
prevede uno stipendio lordo mensile di circa 2 milioni di lire per i volontari a firma
quinquennale, qualcosa in meno per i volontari per un solo anno. Per chi restera' infine
in servizio permanente, si parte con uno stipendio di 2 milioni e mezzo lordi. |