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Trento: il rogo dei libri di testo
"Non ci credevo, ma col Polo sarebbe così"
"L'Alto Adige Trento", 20/11/2000

Secondo il prof. Caffieri l'iniziativa mortifica i docenti
di Mauro Lando

TRENTO. "L'ho letto, non ci ho creduto, non ci voglio credere. Se però fosse vero che An propone di segnalare attraverso Internet gli insegnanti "disonesti intellettualmente", cioè marxisti, saremmo in presenza di un infame preludio di quello che potrà essere la libertà di insegnamento e della cultura qualora la Casa delle libertà dovesse vincere le elezioni".
Così, senza mezzi termini, si esprime il professor Livio Caffieri, per venti anni preside del liceo Rosmini a Rovereto poi preside all'Istituto magistrale, presidente dell'Accademia degli agiati, uno degli uomini di scuola e di cultura più conosciuti ed apprezzati in Trentino: "Sia chiaro, non sono marxista, non ho nulla da difendere su quel versante. La mia formazione è liberal-democratica", questa la sua precisazione.
Al di là della deprecazione, che effetti avrà nella scuola la sollecitazione di An alle segnalazioni via internet?
"Mi sembra sia tutto terribilmente ridicolo perché chi ha lanciato quella proposta non ha la consapevolezza reale di quale sia la situazione della scuola oggi. Gli insegnanti del Duemila sono tutto eccetto che truppe marxiste votate allo stalinismo o stupidaggini del genere. Si è solamente di fronte ad una campagna elettorale di livello inqualificabile".
Sarà pur ridicolo, ma qualche effetto ci sarà proprio perché si tocca la libertà didattica...
"Nelle scuole ci sarà indignazione ovviamente e grandi discussioni. Sono però preoccupato per quello che può succedere fuori dalla scuola. La stragrande maggioranza delle persone non sa cosa sia la scuola statale: oggi con tutte le panzane che vengono dette può convincersi che la scuola pubblica sia in mano ai comunisti e quindi viva la scuola privata con tutto quel che consegue".
L'iniziativa di An nasce dalla polemica sui libri di testo, quale è stata la sua esperienza su testi più o meno corretti dal punto di vista storico?
"Faccio un esempio. Il libro di testo ora maggiormente sotto tiro è il "Camera - Fabietti". E' in commercio addirittura dalla fine degli anni Sessanta. Che si faccia uno scandalo dopo più di 30 anni su uno dei libri più usati, mi sembra ridicolo. Vi potranno essere storture e posizioni ideologiche. Non lo voglio escludere, ma se lo si usa da più di 30 anni vorrà anche dire che ha un'impostazione didattica valida. E poi gli insegnanti che ci stanno a fare? Se i libri contengono inesattezze o storture è compito dell'insegnante metterli in rilievo e sviluppare così la capacità critica degli studenti".
Perché sorride professore visto che prima era così adirato?
"Sorrido perché nei decenni del dopoguerra fino a pochi anni fa il ministero della pubblica istruzione è sempre stato affidato alla Dc. La Dc ha governato fino a poco tempo fa con partiti alleati, ma mai i comunisti sono stati al governo. La maggior parte degli insegnanti è cattolica e vi sono state generazioni di insegnanti cattolici, oppure non marxisti come nel mio caso, che hanno usato i testi ora sotto accusa. Li hanno usati proprio per far leggere criticamente la storia. Il professore non è un semplice lettore di libri in classe. Non è mica un cretino. Quello che sta succedendo è un'offesa alla classe insegnante".
Fuori dal caso delle segnalazioni chieste da An, esiste un problema di revisione dei libri di testo?
"Certo, una revisione va fatta, ma in un'altra direzione. I libri di testo hanno ben altri difetti che sono quelli di essere delle enciclopedie, di avere troppe pagine, di usare un linguaggio difficile. Su questi versanti ci sono tante cose da cambiare. Ma quando si passa alla censura delle idee si entra in campo minato. Critica sì, ma mai censura".
Resta aperto il problema della necessità di mettere a fuoco momenti storici che sono stati interpretati in base ad impostazioni storiche prevalenti. Succede anche nel Trentino con la "riscoperta" dei Keiserjäger. Quale è il suo giudizio in proposito?
"Il problema della storia trentina è quello del rapporto tra italiani e tirolesi o sudtirolesi. E' giusto che i ragazzi abbiano una corretta informazione, ma da qua a strumentalizzare ce ne corre. La storia è una scienza e quindi va scritta, studiata, interpretata, anche cambiata se necessario, ma da chi sa farlo. Mi vien da dire una battuta: la storia non può essere lasciata ai bovari, così come succede per tutte le discipline".
Da tutta questa polemica può restare qualche cosa di buono?
"No. Ne deriva prima di tutto una mortificazione della classe docente ed in secondo luogo si mette in crisi il vero e proprio concetto di scuola come luogo in cui si trasmettono valori. Trasmettere valori significa creare spirito critico, capacità di leggere il passato, di interpretare il presente, di prefigurare il futuro. Se si distrugge questa minima fiducia che ci può essere verso la scuola si profila una situazione preoccupante. Se poi si arriva alla proposta di denunciare gli "intellettuali disonesti" si torna al Medio evo ed al rogo dei libri. Ho un'età che mi consente di ricordare anche l'Ovra, ossia la polizia fascista che cercava di ottenere delazioni su ebrei ed antifascisti. Credo di avere ragione confermando di essere preoccupato".



Mauro Lando
L'Alto Adige Trento
20 Novembre 2000

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