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satyricon:   l'intervista
L'intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio

ROMA - Ecco i principali passaggi dell'intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio a Satyricon, su Rai 2, sul libro "Il colore dei soldi", che racconta tanti misteri legati alle
ricchezze e al passato di Silvio Berlusconi.

GLI INIZI MISTERIOSI E LA BANCA RASINI

LUTTAZZI: Nel suo libro si parla di tesi, di teoremi?
TRAVAGLIO: Si parla di fatti e di documenti, che
andrebbero spiegati. C'è un dirigente della Banca
d'Italia, Giuffrida, che, su incarico della Procura di
Palermo, studia i finanziamenti arrivati negli anni
Settanta e Ottanta alle 32-34 holding di Berlusconi

L: Cosa sono le holding?
T: Contenitori di denaro. Questo funzionario ha cercato

di capire da dove venissero quei soldi: 115 miliardi in contanti
dell'epoca (che sarebbero 500 di oggi), che arrivano in 7 anni
in contanti. Non so come arrivino, forse con dei valigioni o dei tir...
Alla fine Giufrida si arrende e scrive: provenienza sconosciuta.
Solo Berlusconi potrebbe spiegare. Magari c'è qualche
benefattore segreto che inviava periodicamente questi
soldi...

L: Ma non c'è un modo per seguire i
movimenti passo
passo?
T: No, Il sistema francovaluta faceva in
modo che il soggetto fosse inindivduabile. Poi ci sono
delle amenità come il fatto che alcune di queste
società siano state registrate fra i i negozi di
parrucchiere e estetista. E Infatti non si trovavano. Poi
le banche dicono: "Ci siamo sbagliati...".

L: Di che banche si trattava?
T: Una era la Banca Rasini, dove lavorava
il padre di Berlusconi.

L: Che cosa faceva il padre di Berlusconi
nella Banca Rasini?
T: E' entrato come impiegato, mi pare che
abbia concluso come direttore. La Banca Rasini è
indicata dai giudici di Palermo come una di quelle
impegnate nel riciclaggio dei soldi della mafia.

L: Poi c'è la questione delle società
chiamate monouso. Usate una volta e poi fatte
sparire. Come funzionano?
T: Sono società che fanno una operazione e
poi tornano all'origine. E' una delle cose più
incomprensibili. Neppure una persona di
alto livello come Giuffrida riesce a spiegarlo. Solo
Berlusconi può farlo. Può darsi che tutto ciò sia lecito.
L'importante è spiegarlo.

CRAXI ALLE RIUNIONI DI FORZA ITALIA
L: Nel libro si parla di due fasi. La prima dagli anni
Settanta al 1983, in cui piovono miliardi
non si sa perché. Poi inizia la fase craxiana. A
proposito, viene fuori che Bettino Craxi a partecipato alla
fondazione di Forza Italia, giusto?
T: Sì, c'è un ex democristiano di nome Maurizo
Cartotto che racconta che nel '92 Marcello
Dell'Utri lo ha convocato e gli ha detto che Berlusconi
stava pensando di mettere su un partito...

L: Chi è Marcello Dell'Utri?
T: E' il braccio destro di Berlusconi,
palermitano, che quando Berlusconi ha bisogno di uno
stalliere, nel 1974, prende un boss mafioso, Vittorio
Mangano, condannato per associazione mafiosa e per
traffico di droga, e glielo mette in villa per un anno
e mezzo. Ma chiudiamo la parentesi. Cartotto racconta
che nel '92 Dell'Utri lo ingaggia Cartotto in
Publitalia e gli dice di non dire niente a nessuno perché neppure
Confalonieri doveva saperne nulla. Perché Confalonieri
dice una cosa semplicissima: "Non possiamo entrare
in politica con le tv". Oggi sarebbe tacciato di
stalinismo.
Comunque si tengono diverse riunioni ad
Arcore. E a un paio di queste partecipa anche Bettino
Craxi, poco tempo prima di volare ad Hammamet.
Cartotto racconta poi anche il movente della della
nascita di Forza Italia, illustrato chiaramente dallo
stesso Berlusconi durante una convention di
quadri Fininvest: "I nostri amici cioè Craxi e compagnia
contano sempre meno. I nostri nemici contano sempre di
più. Quindi dobbiamo difenderci da soli". Ma c'è
un'altra cosa assolutamente straordinaria.

L: Qual è?
T: Che nel 9293 Berlusconi si aggirava per
le sue aziende dicendo che se non fosse entrato
in politica sarebbe stato accusato di essere mafioso.
Temeva che gli fossero rivolte accusa di
contiguità alla mafia.
Diceva: "Faranno di tutto, tireranno fuori
tutte le carte". Poi, nel '94, in un momento in cui i
sondaggi andavano meno bene, disse che la colpa era di
Dell'Utri e delle voci su una sua vicinanza alla mafia. Ma
Dell'Utri replicava: "Silvio mi dovrebbe
ringraziare. Se dovessi aprire in bocca io...". Molto interessante
è anche la requisitoria del pm Luca Tescaroli al
processo per la strage di capaci, dove stati condannati
tutti i boss di Cosa Nostra da Riina in giù. Tescaroli fa
un accenno a indagine in corso a Caltanissetta sui
mandanti a volto coperto e che avrebbero suggerito se non
altro la tempistica. E nella sua requisitoria il
Pubblico ministero ha ricordato le parole di alcuni
collaboratori di giustizia che dicono che Rina e gli altri, prima
della strage avrebbero incontrato alcuni personaggi
importanti: Berlusconi e Dell'Utri.

L: Ma sono accuse che non sono state
dimostrate...
T: Fanno parte di una requisitoria, sono
state pronunciate in un'aula di tribunale. E' un
documento pubblico, che penso meriterebbe un certo
interesse. Invece niente. E' il periodo
dell'attenzione della mafia al patrimonio artistico italiano e
dell'attentato a Maurizio Costanzo che era contrario all'ingresso di
Berlusconi in politica.

LA LEGGE TREMONTI
L: Un capitolo molto interessante è quello
sulla legge Tremonti, l'esponente di Forza Italia che
pochi giorni fra ha dato del gangster a Visco, e Mediaset.
Che cosa è successo?
T: In soldoni, la legge Tremonti offre
sgravi alle aziende che reinvestono gli utili. E' successo che
Mediaset ha comprato dei film e ha chiesto al governo
se poteva benefciare o no degli sgravi per 243
miliardi. Non so se ne avesse diritto oppure no. C'è chi
sostiene di no, in quanto i film non sono assimilabili a un
investimento materiale. Ma non è questo il punto. Il
punto è che a beneficiare della legge è colui che l'ha
fatta, che con una mano fa la legge e con l'altra ne gode
i benefici. E' lo stesso Berlusconi che si domanda
"posso"? Si risponde di sì e ci guadagna 250 mliardi.

L: Ma Berlusconi, quando gli rimproverano
il conflitto di interessi, dice che ogni volta che si
parlerà di cose che lo riguardano si alzerà e se ne andrà dal
Consiglio dei ministri.
T: Allora il suo dovrebbe essere un governo vacante, in
esilio.


L: Ho provato a elencare le cose di cui si
occupa: televisioni, assicurazioni...
T: Negozi di parruchieri...

L'INTERVISTA A BORSELLINO
L: E poi nel libro c'è la trascrizione di
un'intervista filmata a Paolo Borsellino.
T: Un'intervista agghiacciante a Borsellino. Roberto
Morrione, direttore di Rainews24 l'ha proposta a tutti,
ma non trova nessuno a cui interessi.

L: Che cosa dice di così agghiacciante?
T: Dice che la procura di Palermo sta indagando su
Berlusconi, Dell'Utri e Mangano. E poi dice che c'è
un'intercettazione telefonica in cui Mangano, nel 1981,
contratta con Dell'Utri a proposito di un cavallo. E dice
anche che nel Maxiprcesso si è appreso che Mangano,
quando parla di cavalli si riferisce a partite di droga.
Borsellino, che ha senso dell'umorismo, dice : "Nella
telefonata si parla di cavalli consegnati in un hotel. Se
io dovessi consegnare dei cavalli li consegnerei
all'ippodromo o al maneggio". Che cosa si direbbe di
Borsellino, se fosse vivo oggi? Che è una toga rossa,
che è arrivata la cavalleria comunista? Ma Borsellino
votava per il Movimento sociale. Se facesse oggi
questa intervista sarebbe deferito come minimo al
Csm. Comunque la cassetta c'è ed è in questo paese
non si trova un programma che la mandi in onda se non
di notte. Acquisita agli atti della Procura Caltanissetta
che si occupa delle stragi. Sarebbe molto interessante
sapere di che si occupava la procura di Palermo poco
prima che i suoi due maggiori esponenti saltassero per
aria.

L: Grazie. Con questo libro dimostri di esere un uomo
libero, e non è facile trovare uomini liberi in quest'Italia
di merda.



16 marzo 2001

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