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Regione Sicilia
"Leanza, zero in immagine"
La Repubblica Palermo, 9/11/2000

Il presidente degli industriali: la sanatoria, un danno
Giuseppe Costanzo spiega perché le imprese scendono in campo contro il governo regionale


GIOACCHINO AMATO

Gli industriali siciliani chiedono nuovi spazi. Non solo in senso fisico, con nuove aree in cui insediare capannoni. Ma anche in senso politico. L’ultima uscita pubblica, con le accuse al governo Leanza da parte di Francesco Averna (consigliere di Confindustria per il Mezzogiorno) e di Giuseppe Puglisi (presidente di Sicindustria), ha lasciato il segno. È stata una bocciatura su tutta la linea per una Regione che — dicono gli imprenditori — finanzia i precari e penalizza le imprese, che si imbarca in una sanatoria che danneggia l’immagine della Sicilia, che blocca le privatizzazioni frenando l’arrivo dei grandi gruppi.
La ricerca di maggior "peso" politico ovviamente non passa solo attraverso le accuse al mondo politico. L’Assindustria di Palermo ha aperto due settimane di grandi appuntamenti che segnano una sorta di grande risveglio: workshop, incontri con industriali del calibro di Guidalberto Guidi, presidente a Bologna. Insomma, tra gli imprenditori c’è la voglia di contare di più. Di questo e soprattutto dell’attacco frontale al governo di centrodestra "Repubblica" ha parlato con Giuseppe Costanzo, presidente degli industriali palermitani.
Queste accuse prefigurano un vostro impegno più diretto in politica, come già avvenuto in altre città italiane?
"Ognuno deve fare il suo mestiere e non abbiamo alcuna intenzione di buttarci in politica. Ma è vero che la nostra azione ha cambiato marcia. La spiegazione è semplice: i prossimi quattro, sei anni saranno di vitale importanza per consentire alla Sicilia e alla sua economia il grande salto di qualità. In un momento così importante la classe politica non sempre riesce dare la spinta giusta, tra scadenze elettorali e altre distrazioni. La società civile deve mobilitarsi e noi industriali lo facciamo con attenzione all’economia. E’ nostro interesse che le risorse di Agenda 2000 non vengano disperse e che non venga meno l’attenzione verso la sicurezza del territorio. Se la pubblica amministrazione non ci fornisce gli strumenti, ce li creiamo da soli. E’ il caso dello studio sulle aree industriali che servirà per il nostro workshop del 14 novembre con gli imprenditori del Nord".
Insomma, secondo voi i politici siciliani sono troppo assenti?
"La classe politica attuale ha le sue colpe ma ha anche ereditato un sistema burocratico che riesce a vanificare le migliori intenzioni e che mantiene margini di discrezionalità troppo elevati. Circa 47 passaggi in ogni iter per un’autorizzazione, troppi Comuni senza piani regolatori, troppi ostacoli. Infatti, mentre i politici cincischiano con i mille rivoli di Agenda 2000, noi abbiamo presentato nove progetti cantierabili da 8 mila posti di lavoro".
Alle vostre polemiche sulla burocrazia e sui finanziamenti siamo abituati, a quelle sulla sanatoria no. Come mai questo attacco a Leanza?
"Se alla Regione dicono che non ci sono soldi, deve essere vero per tutti, non solo per le imprese. E poi, dopo tanti sforzi per far passare l’immagine di una Sicilia finalmente credibile e sicura, arriva una legge di sanatoria come questa: ci stiamo facendo ridere dietro da tutta Italia e siamo di nuovo visti come esponenti di una terra di compromessi, di leggi calpestate, di regole che non valgono per tutti. Un danno enorme in un momento in cui si dovrebbe creare una specie di grande ufficio di marketing per vendere la Sicilia come un prodotto di alta qualità".
Ma ci sono sul serio tutti questi "clienti" a cui interessa il prodotto?
"Malgrado quello che ho detto, rimango ottimista. Al Nord si sono accorti che la Sicilia è cambiata e che alcuni politici, con tutti i loro limiti, vogliono sul serio attrarre risorse e non sono più vincolati da patti scellerati con la criminalità. Certo se i politici non fossero generali senza esercito, ostaggio di una burocrazia da anni ‘50, sarebbe tutto più facile".



Gioacchino Amato
La Repubblica Palermo
9 Novembre 2000

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