| "Il
gigantesco conflitto di interessi che da sei anni ammorba la vita politica italiana
richiederebbe ben altro, che non un provvedimento come la par condicio".
Per leditorialista di
Repubblica liniziativa del governo seppur necessaria, non è sufficiente a risolvere
i tanti problemi che attanagliano il nostro sistema democratico. "Sullo sfondo
permane lo squilibrio tra lenormità del caso Berlusconi e la limitatezza dei mezzi
culturali con cui da noi viene da sempre affrontato il rapporto tra televisione e
politica". Il nostro è, non a caso, lunico paese in cui ancora si discute se
"la tv può influenzare o meno il risultato elettorale, con una maggioranza di
commentatori schierata per il no, che non si chiede nemmeno che cosa sarebbe di Forza
Italia, se Berlusconi decidesse di vendere Mediaset a Murdoch o a qualche principe
arabo".
Ma la critica di Maltese
non è rivolta solo al "partito" del Cavaliere. I gruppi della maggioranza
(Verdi e Asinello) che si sono dichiarati contrari al divieto "a prescindere" da
qualsiasi seria e pacata riflessione sulla specificità del contesto politico di casa
nostra, hanno, infatti, dimostrato di non aver compreso, fino in fondo, il valore della
posta in gioco. "Possibile si chiede il giornalista che a Willer Bordon
non sia mai capitato fra le mani negli ultimi trentanni un saggio o uno studio sul
marketing elettorale? Siamo dei moderni analfabeti? Forse casalinghi appartati? O vogliamo
fare i masochisti?"
Paesi come Francia e
Inghilterra, che pure non vivono situazioni paragonabili al "caso Italia", sono
arrivati prima di noi, ed hanno superato ogni difficoltà, creando una legislazione
adeguata. Per il nostro paese il rischio è che alla fine "si raggiunga un
disonorevole compromesso fra la tenace difesa del potere televisivo di Berlusconi e la
timida volontà della sinistra di ristabilire un pò di regola democratica, fra cento
dubbi e mille ritardi".
( Sintesi
dellintervento pubblicato su La Repubblica: "par condicio nuovi masochisti", 9.8.1999 ). |