PRESIDENTE. La ringrazio, signor Presidente del Consiglio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mussi. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del
gruppo di Alleanza nazionale).
Colleghi, perché queste urla? Tra poco parlerà il presidente Selva.
Prego, onorevole Mussi. FABIO
MUSSI. Signor Presidente, questo dibattito
meriterebbe di chiudersi qui, signor Presidente del consiglio, con le sue parole (Applausi
polemici dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e del deputato Aprea).
Vorrei aggiungere, però, qualche commento e poi saremo curiosi di ascoltare i
commenti dei colleghi degli altri gruppi.
Mi pare che, in sostanza, sia in corso una marcia indietro da parte del centrodestra. Mi
sembra che Storace sia rimasto piuttosto solo: Fini lo ha inizialmente coperto ma stamani
non vedo il presidente di AN.
IGNAZIO LA RUSSA. È a Strasburgo!
FABIO MUSSI. Alleanza nazionale ha tentato di ripetere in Lombardia l'iniziativa
assunta nella regione Lazio, ma con poca fortuna. Gli alleati del Polo non hanno seguito
AN; del resto, stamani vedo che pochissimi deputati di Forza Italia e della Lega nord
Padania sono presenti a questo dibattito.
IGNAZIO LA RUSSA. Sono a mangiare!
FABIO MUSSI. Me ne rallegro! Mi rallegro del fatto che il centrodestra stia facendo
marcia indietro; tuttavia, il caso c'è, è di prim'ordine ed è un caso sintomatico.
Vorrei affrontarlo sotto due profili: il primo è quello del rapporto fra potere e
libertà, il secondo è quello del rapporto fra politica e storia.
Potere e libertà. Le regioni non hanno i poteri che vorrebbe arrogarsi Storace, aspetto
rilevante ma non centrale perché rimanda ad uno più profondo: che significato ha un
potere politico che vuole incaricare una commissione di rivedere i libri di scuola? Non
solo le regioni, ma nessun potere politico può arrogarsi questa prepotenza.
Lei ha voluto citare la Costituzione: l'articolo 33 («L'arte e la scienza sono libere e
libero ne è l'insegnamento», di straordinaria forza ed eleganza) e l'articolo 21
(«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo
scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad
autorizzazioni o censure»).
Gli autori scrivono libri, gli editori li pubblicano, il collegio degli insegnanti (questo
è il problema che lei ha segnalato) decide di adottarli: è un circuito di libertà nel
quale può inserirsi in ogni momento la parola, cioè la critica, delle persone, il
dibattito nell'opinione pubblica, l'intervento della comunità scientifica. La critica
libera ed il libero mercato sono i due attori di tale circuito. Se interviene l'autorità
politica, ecco subito gettati i semi del dispotismo. Ne volete la riprova? Sentite questi
passi della mozione approvata nel consiglio regionale del Lazio: «La regione si impegna a
studiare incentivazioni per autori che intendessero elaborare nuovi libri sussidiari da
immettere nel circuito dell'istruzione pubblica che possono essere distribuiti
gratuitamente alle famiglie». Censura e verità di Stato.
ENZO SAVARESE. E allora?
FABIO MUSSI. L'idea del libro per antonomasia c'è, si aspetta il moschetto, sperando
che non abbia ad arrivare. Ma gli ideatori sono anche pedagoghi. Gli squadristelli di Roma
sono stati coperti dal maestro Gasparri, a Milano c'è il maestro La Russa che incoraggia
i giovani di AN che non solo vogliono raccogliere dati e segnalazioni, omissioni,
imperfezioni e stravaganze trovate sui libri di testo, ma vogliono segnalare «episodi di
inaccettabile faziosità, incompatibile con una corretta didattica, comportamenti e
ingerenze dei docenti». È l'elenco di cui parla nel suo libro Giorgio Fabre. Se volete
sentire qualche precedente di un modo di parlare siffatto, sentite uno splendido Bottai
dell'agosto 1939: «Nei libri di testo per le scuole sono consentite le citazioni ed in
genere ammessi i riferimenti a pensieri ed autori di razza ebraica, sia italiani che
stranieri - ben inteso con la maggiore parsimonia - solo se si tratti di autori morti non
oltre la metà del secolo scorso».
IGNAZIO LA RUSSA. Sei penoso!
VALENTINA APREA. Circolare Gramsci!
ENZO SAVARESE. Giusto, bravo La Russa!
FABIO MUSSI. Ma non ce n'è solo per i libri, ce n'è anche per le persone, come
vorrebbero i ragazzotti di AN di Milano.
ILARIO FLORESTA. «Ragazzotti» perché?
ROBERTO ALBONI. Si chiamano ragazzi!
PRESIDENTE. Onorevole La Russa, la richiamo all'ordine formalmente.
FABIO MUSSI. Perché alla fine vennero espulsi dal sistema scolastico dopo adeguate
segnalazioni 96 professori universitari, 133 aiuti e assistenti universitari, 279 presidi
e professori di scuola media, un numero tuttora ignoto di maestri elementari, varie decine
di impiegati, 114 autori di libri di testo per le scuole medie. Qui porta la strada che
avete imboccato e su questa strada bisogna fermarsi subito.
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Sei un provocatore, ti conosciamo bene Mussi.
Una voce: Comunista!
FRANCESCO GIORDANO. È un complimento!
FABIO MUSSI. Non volevo dirvi semplicemente fascisti, volevo essere più elegante nel
mio argomentare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo,
dei Popolari e democratici-l'Ulivo, I Democratici-l'Ulivo, Comunista, UDEUR,
misto-Rifondazione comunista-progressisti, misto-Socialisti democratici,
misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Rinnovamento italiano), ma se mi chiamate il dibattito può
anche svilupparsi così.
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Lo facevate negli anni settanta e lo fate ora!
FABIO MUSSI. Ognuno ha nella memoria un libro di testo su cui ha studiato, un
insegnante con cui gli è capitato di dibattere concordando o dissentendo. Io ricordo il
Saitta e un insegnante capace con cui non ero d'accordo, ma che è stato effettivamente un
interlocutore importante. Credo si debbano incoraggiare i giovani alla storia, a tutta la
storia; c'è una bellissima citazione da una nota lettera di Gramsci dal carcere al figlio
Delio con cui lo incoraggiava a studiare la storia. Bisogna aiutare i giovani a capire, a
indagare, a non ragionare per parte presa, a capire anche le ragioni degli sconfitti,
precetto che non può ridursi alla banalità e al pietismo del nihil de mortuis nisi
bonum perché i morti sono tutti uguali ma le ragioni storiche non sono tutte uguali;
bisogna incoraggiarli a capire, ad approfondire, a difendersi dai falsi come capita in
qualche testo che parla delle foibe come di buchi in cui i nazisti gettavano le loro
vittime. Questo è un evidente falso ed è stato smascherato, di questo oggi si discute sine
ira ac studio.
Infatti, la memoria di tutto quello che è avvenuto nel secolo appartiene a tutti:
sia la memoria breve che la memoria lunga, perché il mondo non nasce nel 900. Vedete,
quanta ignoranza, quanta dimenticanza su chi mai fossero stati gli Avicenna, Omar Al Kaiam
e i grandi scienziati dell'algebra, i grandi trasmettitori della filosofia classica,
quegli arabi di un tempo e di quanta Arabia ci sia nelle nostre parole, nelle nostre
scritture, nel nostro cibo: quanto analfabetismo! Quanta storia dimenticata nelle marce
contro le moschee e contro l'Islam (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo, Comunista, UDEUR e misto-Rifondazione comunista)!
I libri di storia sono importanti, sono la memoria lunga.
Vi è poi la storia che abbiamo vissuto tutti insieme. I libri di storia si trovano di
ogni tendenza e di ogni ispirazione culturale e anch'io non voglio citarne alcuno per la
sede in cui stiamo parlando, come ha fatto il Presidente del Consiglio. È il mercato che
può produrne di nuovi, la comunità scientifica, gli insegnanti sono liberi di adottarli
e di fornire anche gli strumenti ai loro allievi per correggerne limiti e omissioni. Non
può essere Alleanza nazionale, un qualunque partito politico, a sanzionarne la bontà,
come non poteva essere Alleanza nazionale o un qualunque partito a valutare l'efficacia
della cura Di Bella. Vedete, ve ne siete dimenticati, ma il metodo della integrale
politicizzazione della vita sociale e culturale è tipico dei regimi dispotici, del
fascismo, del nazismo e dello stalinismo.
ILARIO FLORESTA. E del comunismo!
ROBERTO ALBONI. E anche del comunismo!
FABIO MUSSI. Berlusconi frena, si capisce, anche se non si lascia scappare una perla:
difendere la scuola dalle deviazioni marxsiste. Il deviazionismo l'ho sentito dire
l'ultima volta da Ponomariev; è una tipica categoria del marxsismo-leninismo, è in fondo
una teoria del pensiero magico, come quella dei moderni guaritori di storpi e quindi
capisco che tra le cose c'è una relazione.
La verità, cari colleghi, è che si fa largo uno scopo politico: riabilitare il fascismo,
ma la Costituzione italiana è, come ha detto in quest'aula Furio Colombo, piuttosto
prevenuta verso il fascismo perché in Italia nel 900 c'è stata una dittatura ed è
quella. Non so se nei programmi politici della Casa, diciamo così, delle libertà, c'è
anche quello di abbattere questo fondamento della nostra moderna democrazia. Noi lo
sconsigliamo vivamente e vi invitiamo fortemente a fermarvi subito cominciando con il
ritirare la mozione approvata nel consiglio regionale del Lazio
(Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Popolari
e democratici-l'Ulivo, UDEUR, Comunista, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Verdi,
misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).
intervento alla Camera
dei Deputati - 15/11/2000 |