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caro sindaco, dimentichi la storia   articolo di Emanuele Fiano

Gentile Sindaco Albertini,

ho letto con sorpresa su la Repubblica di venerdì, la seguente sua affermazione: "Trovo scandaloso che io oggi abbia reso omaggio ai caduti tra gli aviatori inglesi e non possa invece farlo per i morti della nostra guerra civile senza che vi siano polemiche. Eppure tra quei morti inglesi c’è chi ci ha bombardato: nemici. Ma siamo nella Ue, accogliamo la regina Elisabetta, e giustamente non ci sono difficoltà". Spero che immaginerà il mio stupore, nel leggere parole così incomprensibilmente antistoriche nel suo intervento. Le cose che lei dice degli inglesi sono molto gravi e sono sbagliate. Io sono fra quelli che continuano a considerare gli inglesi e gli americani tra i liberatori e non tra i nemici. Perché ritengo che la guerra 19401945, pur se condotta con le truppe dell’esercito regolare italiano, fosse una guerra del regime politico fascista, che stava dentro una strategia politica, culturale, sociale ben nota per cui l’unico nemico che riconosco in quella vicenda è quel regime stesso, e meno male che giunse, la sconfitta ad opera degli "Alleati" e della resistenza. Altro è associare a questo pensiero il cordoglio per le vittime innocenti che anche nelle nostre città, come in tutte le guerre, ci sono ovviamente stati, ad opera dei bombardamenti alleati.

Non voglio omettere di dirle, che ho molto apprezzato, in quest’anno, il percorso che insieme al Consiglio comunale e a Lei abbiamo fatto, alla ricerca dei luoghi e delle memorie della shoah, ed è a maggior ragione che sono stupito di questa Sua ultima dichiarazione, proprio per avere insieme, e anche con molta comune commozione, ripercorso fisicamente le tracce dei fascismi europei della metà del secolo scorso. Ma la politica se vuol basarsi sulla storia, sulle eredità che la storia le consegna, deve sapere che i valori non sono azioni che si scambiano sul mercato a seconda del momento o della tendenza. Dopo la fine della guerra, se avessi potuto, io sarei stato tra coloro che chiesero che il paese ricominciasse a pensare come paese unito e che le armi tacessero e che dunque altamente significativo fosse un atto di amnistia, che concedeva a coloro che allora volevano rientrare nella democrazia e nel convivere civile, l’opportunità di farlo. Ma ciò detto, so per certo, e questo insegnerò ai miei figli, che ci sono uomini di altri paesi che sono morti perché noi oggi potessimo parlare, votare liberamente, pensare e scrivere. Uomini che sono morti e il cui desiderio era vivere e ai quali è toccato di morire perché noi vivessimo in democrazia. Questi erano amici e non nemici. E ci sono uomini, dall’altra parte, la cui morte non era per la vita, ma per il terrore. Io sto con i primi. E se mi permette Signor Sindaco, c’è un filo rosso che lega il sogno dell’Europa ricostruita sulle ceneri dei fascismi, ad alcune delle questioni che attraversano oggi anche la nostra città.
L’idea di una città aperta, inclusiva, che sa dirimere le difficili questioni della convivenza multiculturale, offrendo opportunità e non esaltando le paure dell’ "altro", sono temi che si legano a quell’idea di rinascita di un Europa libera e democratica, e su questo si misura oggi la maturità della nostra classe politica. Personalmente mi sembra corretta la sua posizione sulla Moschea di Via Meda, del resto in linea con il dettato costituzionale, ma le polemiche sulla convivenza multiculturale non si fermeranno al caso di via Meda, ci saranno altre occasioni da gestire, altre occasioni che potranno essere sfruttate dalla demagogia o produrre soluzioni di convivenza, come sarà il tema della grande Moschea. Lei sarà di nuovo messo alla prova, e con lei la tenuta della sua coalizione nella quale convivono tendenze lontane, molto lontane dall’idea della convivenza.
EMANUELE FIANO
P.S. Il movimento "Forza Nuova" organizzazione di estrema destra, che si fa vanto della peggiore cultura razzista e xenofoba oggi sulla piazza, ha organizzato per l’11 Novembre prossimo, un raduno nazionale nella nostra città, con corteo e manifestazione finale. Mi auguro che vorrà essere tra coloro che pensano che la Città di Milano non meriti questa provocazione.


(da "la repubblica" del 5/11/2000)


Emanuele Fiano
consigliere comunale di Milano, DS
5 Novembre 2000

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