Visco: "Con Berlusconi al governo l'Italia sarà fuori
dall'Europa"
Lega pericolosa e xenofoba con
venature naziste
31 Ottobre 2000 |
di MASSIMO GIANNINI (da La Repubblica)
ROMA - "Guardi, c'è poco da discutere: in una settimana Berlusconi ci porta fuori
dall'Europa...". Vincenzo Visco non usa tanti giri di parole: l'eventualità che il
Polo vinca le elezioni, secondo il ministro del Tesoro, è vista "con enorme
preoccupazione" nelle cancellerie di Eurolandia. Le sparate della Lega sulla Carta
dei diritti e sul prossimo vertice di Nizza dimostrano che la Casa delle Libertà "è
scossa da pulsioni populiste, xenofobe, quasi naziste". L'opposizione sta confermando
nei fatti che "non possiede alcuna cultura delle istituzioni", che
"l'orizzonte europeo non è nelle sue corde" e che "nel merito delle sue
proposte di politica economica e fiscale non mostra alcun rispetto per il Patto di
stabilità".
Ministro Visco, lei dice che con Berlusconi a Palazzo Chigi l'Italia finirebbe
fuori dalla comunità internazionale. Ma l'offensiva costante del centrosinistra sul
rischio-Polo in Europa non è a sua volta un'arma da campagna elettorale?
"No. Il radicamento all'Europa è una discriminante oggettiva tra la politica
del centrosinistra e quella del centrodestra. E aggiungo che è una discriminante non
nuova. Già alle elezioni del '96 noi ci presentammo con l'ingresso nell'Unione monetaria
europea al primo punto del nostro programma, mentre per loro l'Euro fu solo occasione di
reticenza e di imbarazzo. Allora Forza Italia e An erano euroscettiche: mi ricordo Fini in
Tv che, a proposito dell'eventuale ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria, disse
sprezzante: "Sarebbe come far giocare il Milan contro la Solbiatese...". La Lega
invece era europeista e liberista".
Ma oggi è tutto cambiato, nel Polo.
"Infatti. Ma il risultato è anche peggiore".
Il vero problema, secondo lei, è Bossi?
"Bossi, oggi, ha capovolto la sua linea. La Lega, ormai, cavalca solo il malcontento
sull'immigrazione, la paura della globalizzazione, l'antieuropeismo. Bossi dice no
all'allargamento a Est. Ha minacciato di marciare con 250 mila camicie verdi su Nizza, ha
assunto posizioni grottesche sull'omosessualità e sulla famiglia. Ha lanciato una
campagna sull'Islam che per i toni e i contenuti è fuori da ogni contesto europeo, dato
che tra l' altro in Italia i musulmani sono meno della metà di quelli che stanno in
Germania e Francia. Verrebbe da dire che il Senatur fa il solito folclore, ma ormai non è
più così. Le cose che dice sono preoccupanti".
Il resto del Polo, però, non a caso lo argina.
"Ma anche nel resto del Polo le contraddizioni sono inquietanti. An sta provando tra
mille difficoltà a darsi un profilo europeo. Ma alla maniera ipergollista, alla maniera
di Pasqua. Poi c'è Forza Italia, che è un miscuglio di linee inesplicabile. C'è una
componente tuttora euroscettica e thatcheriana, quella di chi dice "meglio star fuori
dall' Europa"".
Berlusconi non è più su questa posizione.
"Berlusconi comincia a porsi il problema, ma lo fa solo a chiacchiere. Nei
fatti, il Cavaliere non ha mai esplicitato qual è la sua linea sull'allargamento,
sull'integrazione, sul rispetto dei vincoli di bilancio e del Patto di stabilità. Le
proposte di Tremonti sul Fisco sono a dir poco stravaganti. Da due anni insistono a
proporre l'istituzione di zone franche nel Mezzogiorno, Berlusconi continua a ripetere che
"sarebbe bello se l'Italia diventasse un paradiso fiscale". Chiedono di
abbattere le accise nelle zone di frontiera. In questa campagna elettorale il loro cavallo
di battaglia è una riduzione della pressione fiscale di 10/15 punti, una trovata che
costa 200/300 mila miliardi, di cui solo 100 mila miliardi per la rimodulazione
dell'Irpef. Rilanciano la curva di Laffer, nella convinzione, smentita dalle esperienze di
tutto il mondo, che i tagli fiscali si finanziano con la crescita: per riuscirci,
servirebbe un aumento del Pil a due cifre ogni anno. Tutto questo è assurdo...".
E' ovvio che lo dica lei, ministro del Tesoro dell'Ulivo.
"Guardi che non sono solo io a dirlo. Mario Monti ha ribadito più di una volta,
anche in dibattiti pubblici, che la concorrenza fiscale tra gli Stati europei è
impercorribile e dannosa. Ma i forzisti lo hanno irriso ogni volta. Salvo poi offrire al
commissario europeo il superministero dell' Economia nel futuro governo...".
Come giudica la bozza di statuto della Regione Veneto presentata da Galan?
"Anche quello è il segno delle contraddizioni del Polo. Alla vena secessionista
della Lega, che non è mai venuta meno, si aggiungono le ambiguità di Forza Italia. Galan
non è un leghista, ma un ex dipendente di Publitalia entrato in politica con Forza
Italia. Propone di devolvere il 66% del gettito alla sua Regione, quando anche nella
patria del federalismo, gli Stati Uniti, i due terzi del gettito federale vanno a
Washington e solo un terzo ai singoli stati. Insomma, come vede la Casa delle libertà,
sull'Europa, è un caravanserraglio. Non ha una una strategia, non ha una linea".
Eppure il Cavaliere si è impegnato di fronte alla comunità nazionale e
internazionale: "Per Bossi garantisco io", ha detto. Non lo considera credibile?
"Senta, in economia considero credibile un uomo che ha tanti soldi e si impegna a
garantire i debiti di chi non ne ha. In politica l'unica garanzia possibile viene dalla
convergenza obiettiva sui programmi. Nel Polo questa convergenza non esiste. E poi come fa
Berlusconi a garantire per Bossi, se già fatica a garantire per se stesso?".
Lo dice pensando al conflitto di interessi?
"Quella è merce abusata in campagna elettorale, ma che sia un problema anche per
l'Europa non può negarlo nessuno. Penso però non solo al conflitto di interessi, ma
all'insieme degli atteggiamenti del Polo. Io non ho dubbi: se governassero loro, con le
loro proposte, l'Italia uscirebbe dall'Europa in una settimana".
Ma questa è la preoccupazione di un politico di centrosinistra, o lei ha prove
concrete che è anche la preoccupazione delle cancellerie europee?
"Nelle cancellerie c'è un grande sconcerto. C'è una grande apprensione per il
diffondersi di movimenti populistici, demagogici, intolleranti, con venature naziste.
L'alleanza Polo- Lega è tutto questo. E vuole che l'Europa non sia preoccupata? Vuole che
basti buttare giù un documento congiunto prima del vertice di Nizza, per fugare i timori
di quello che potrebbe succedere con la Casa delle Libertà al governo in Italia?".
Il presidente Ciampi, di qui al vertice, farà pressione per richiamare i Poli a
una linea bipartisan sull'Europa.
"Spero solo che gli auspici di Ciampi trovino un riscontro nei fatti. Finora,
onestamente, non è stato così: l'unica occasione in cui il Polo ha avuto un
atteggiamento bipartisan è stato sulla guerra nel Kosovo. Ma è stato un attimo".
Lei vede solo le divisioni del centrodestra. Ma anche nel centrosinistra c'è la
posizione di Rifondazione e dei comunisti, su Nizza e sull'Europa, che è un bel problema.
"Sciocchezze. Con Bertinotti nella maggioranza del '96 siamo entrati in Europa. E
quanto alle preoccupazioni dei comunisti sull'integrazione e la globalizzazione, sono le
stesse emerse al G-7 e al G-20. La differenza è che la sinistra questi problemi li vuole
governare, per impedire che ne facciano le spese i più deboli, mentre la destra li
cavalca, rifiutandoli e agitando paure, solo per vincere le elezioni".
Ma se nonostante questo la destra è in testa nei sondaggi, evidentemente con
questa linea intercetta lo stato d'animo di una larga parte dell'elettorato, no?
"Vedremo l'esito del voto. Per adesso, l'unica cosa certa è che questa linea sta
esponendo il Paese a un rischio enorme. Le grandi tappe dell'integrazione europea esigono
una leadership nazionale forte, coerente e convinta della grande opportunità che l'Europa
rappresenta per i popoli. Con il Polo al governo questa leadership verrà meno. E in
un'Europa in cui la Gran Bretagna si defila, e i Paesi nordici sono in difficoltà, noi
torneremo a svolgere un ruolo di pura marginalità, schiacciati dalla forza dell'asse
franco-tedesco. Non è per questo che ci siamo battuti in questi anni, portando il Paese
al traguardo di Maastricht".
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