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nuova mappa dei valori di sinistra - di Massimo D'Alema |
QUESTA settimana parliamo di un tema
che ci appassiona, ci preoccupa, a volte ci divide. Io non ho dubbi, care compagne e
compagni, che vi sia bisogno di discutere approfonditamente dello stato del nostro
partito, e penso che la discussione debba essere seria, ampia, senza tabù.
Lessenziale è che prenda le mosse ed abbia come costante riferimento la realtà,
cosa che non sempre avviene. Ad esempio, se mi capita di sostenere - come alcuni giorni
fa, facendo lanalisi del voto - che il partito "è stato spesso più attento
alla routine delle carriere individuali che al destino collettivo", prima di aprire
un dibattito epocale sulla crisi della forma-partito o di chiedersi quale testa si pensi
di tagliare nella prossima, inevitabile "resa dei conti" a Botteghe Oscure,
sarebbe forse più giusto farci unaltra domanda: è vero o non è vero che in
diversi Comuni si sono manifestate divisioni personali, sono maturate candidature
contrapposte nellambito del nostro schieramento? È vero o falso che diventano
sempre più "accese" le nostre discussioni interne quando si tratta di decidere
un capolista o un candidato sindaco?
Questi sono fatti veri, come
sappiamo bene. Ed io li ho messi semplicemente in evidenza, non per annunciare progrom, ma
per segnalare a tutti noi un problema generale, e cioè un allentamento di quei vincoli di
solidarietà e di appartenenza che sono alla base di ogni formazione politica. Questo
allentamento ha ragioni profonde e origini lontane, che noi dobbiamo indagare con
serietà: è il vero sforzo da compiere. Per prima cosa io ritengo che molti danni abbia
prodotto una campagna culturale in corso da anni contro i partiti, che intende ridurre la
politica alla pura dinamica elettorale ed alla periodica delega istituzionale: una
polemica antiquata e provinciale - ben poco comprensibile fuori del nostro paese - che
produce scarso interesse verso la cosa pubblica, provoca disgregazione, alimenta
"poteri forti" non sottoposti a verifica democratica. Naturalmente sappiamo bene
che questa polemica è cresciuta anche per le responsabilità del vecchio sistema politico
italiano. Ma oggi il problema che tutti dovrebbero affrontare è come si costruisce, non
come si distrugge. Nelle grandi nazioni civili nessuno mette in discussione i partiti come
forme di rappresentanza organizzata di forze sociali e di interessi costituiti. Quando i
partiti si indeboliscono, la politica si frantuma, è più arduo e difficile il governo
delle nostre società complesse. Questo lo sanno dovunque: in Inghilterra come in Francia,
in Germania come negli Usa. Solo da noi si inneggia periodicamente alla società civile
contrapposta alla politica organizzata: sono manifestazioni di qualunquismo che non
abbiamo combattuto abbastanza sul piano culturale, ed hanno finito per indebolire le
motivazioni di fondo della partecipazione politica.
Questa ragione di crisi si è
sommata in una parte assai significativa della sinistra italiana -
allesaurirsi del progetto e dellesperienza del comunismo italiano, che pure ha
dato slancio ideale allimpegno civile e politico di intere generazioni. Noi abbiamo
risposto io credo - con lungimiranza a questa duplice crisi: da una parte
ricostruendo le ragioni della politica, dando un profilo di governo alla sinistra
italiana; dallaltra cercando di portare le ragioni di fondo della nostra
appartenenza, il grande patrimonio di ideali che rappresentiamo, dentro la famiglia del
socialismo europeo, lunica formazione politica in grado di dare respiro mondiale e
forza ai valori di democrazia, giustizia, solidarietà. È stata una scelta giusta, ma ha
bisogno di tempo per affermarsi. Non basta, quindi, invocare con forza "un nuovo
slancio", non si provocano passioni per decreto. Il vero problema è costruire un
nuovo spessore ideale, ridisegnare un universo di valori, riaffermare le ragioni di
unappartenenza. Io sono convinto che nel legame con il socialismo europeo e con
lesperienza mondiale della sinistra che si rinnova noi sapremo suscitare passioni e
speranze che riguardano il futuro e non semplicemente lorgoglio per il nostro
passato. Ecco, allora, il compito fondamentale dei nostri gruppi dirigenti, delle forze
intellettuali: costruire e ricostruire pazientemente le basi culturali, ideali della
sinistra del futuro. Un grande partito è una comunità di persone unita intorno a
determinati obiettivi e valori. Nessuno mette in discussione ci mancherebbe
le correnti, il pluralismo interno. Ma la grande, vera questione è quella delle ragioni
di fondo del nostro stare insieme, non di come regolare le nostre divisioni. La
costruzione del nuovo partito della sinistra vuole dare una risposta a questo problema,
chiamando a raccolta nuove forze ed energie. E presto per fare un bilancio, ma io
penso che questo progetto sia lunico percorribile; andrà tanto più avanti, quanto
più saremo capaci di mobilitare energie, promuovere forze nuove, elaborare nuove idee.
Poi cè naturalmente il problema delle forme, della migliore organizzazione e
utilizzazione delle forze di cui disponiamo, di come si articola il nostro dibattito, ed
in particolare il nodo del rapporto tra limpegno del partito nella società e il
governo, una ricerca che impegna tutte le forze della sinistra europea, e che deve
trovare, nella particolare situazione italiana, risposte coraggiose e innovative.
Discuteremo, quindi, dei
problemi del partito. Se si riterrà discuteremo anche della linea politica, delle scelte
di fondo, del modo in cui le abbiamo portate avanti. Io sono convinto che la linea che
abbiamo portato avanti in questi anni, quella della costruzione del bipolarismo attraverso
il dialogo, sia una scelta giusta, risponde ad un bisogno di fondo del paese. E penso che
dobbiamo continuare a perseguirla. Se si vuole unaltra linea, discutiamone. Ma io
credo che molte ragioni, di principio e di fatto, ci dicono che dobbiamo procedere su
questa strada. La riforma delle istituzioni è un obiettivo civile e democratico, oltre
che una necessità nazionale. Abbiamo concepito da sempre la Bicamerale come uno strumento
per costruire il bipolarismo, cioè un sistema più avanzato e moderno: per questo
conservatori di ogni risma la hanno fatta saltare. Era scontato lesito negativo di
questo tentativo? Io non credo. Il tentativo è fallito per il sommarsi di tanti fattori:
vicende giudiziarie, spinte neocentriste, contraddizioni interne al Polo. Ma anche dopo la
rottura, io non credo che la nostra linea esca sconfitta, perché la posizione asfittica
di Berlusconi non darà al Polo alcun vantaggio, né politico né elettorale. Le riforme
subiscono oggi una battuta darresto, ma restano un nostro obiettivo di fondo. Nostro
e dellUlivo, unalleanza nata per rinnovare il paese. Continueremo a batterci
perché si realizzino e rilanceremo in Parlamento la nostra iniziativa istituzionale.
Questa iniziativa non è in contraddizione con limpegno per governare. Io apprezzo
il rilancio dello spirito unitario di queste ore, da parte dellUlivo e di
Rifondazione comunista. È la risposta giusta allattacco che da destra viene alle
riforme e al Parlamento. Lavoreremo insieme per la stabilità e per dare incisività e
slancio riformatore allazione di governo. Questa è la strada che secondo me
dobbiamo continuare a percorrere, nel mentre discutiamo di come migliorare e correggere il
lavoro del nostro partito.
Massimo D'Alema
(articolo pubblicato da l'Unità il 5 giugno 1998) |
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