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Savoia
in Italia? Impossibilitati a dare un giudizio obiettivo (come no...)
eccovi una lettera redatta da Vittorio Emanuele (al quale, nonostante
non sia pi� re, si continua a rivolgersi con l'appellativo di
"maest�": ma maest� di che?!?):
Care
Eccellentissime Maest� i Cittadini Italiani!
Consentitemi di rivolgermi a voi come si conviene ai sovrani. In
sessanta lunghi anni d'esilio ho imparato che in una Repubblica �
sovrano il popolo, e sessant'anni per imparare un concetto elementare
non sono troppi per un Savoia. L'unica frase di senso compiuto che mio
figlio Emanuele Filiberto sa dire � �Forza Juve�, e per fargliela
imparare ho dovuto mandarlo a Harvard.
Ho gi� inviato agli italiani una lettera come questa, quattro anni fa,
attraverso un settimanale che si chiamava Cuore. Vi chiederete perch�
questa volta abbia deciso di comunicare con voi per mezzo di Internet.
E' che mi hanno detto che cos� il mio messaggio vi arriver� in tempo reale,
il pi� consono al mio rango. A dire il vero avrei preferito in tempo
imperiale, ma pazienza. In fondo oggi l'unico vero imperatore, cui tutto
il mondo si inchina, � il computer. Ormai lo so perfino io, e infatti
sto cercando di combinare un matrimonio dinastico fra mio figlio e un
I-Mac. Purtroppo lui rifiuta di unirsi a un essere senz'anima. Lo
capisco, povero I-Mac. Ma torniamo a noi. Sono certo che
l'abrogazione della disposizione che vieta ai rappresentanti maschi
della mia dinastia il rientro in Italia creer� un clima sereno e civile
nel Paese. Magari non nel vostro, ma nel paese svizzero dove io risiedo
s�: come ha dichiarato commosso il sindaco, sarebbe ora che mi levassi
dai coglioni. Oltretutto ho saputo che in Italia � iniziata la ripresa,
quindi � giusto che vi riprendiate anche noi Savoia. Emanuele Filiberto
non vede l'ora di ammirare le bellezze artistiche di cui gli ho sempre
parlato: la Torre pendente di Venezia, la Piet� di Raffaello e i
Faraglioni di Bolzano. Anche mia moglie Marina non sta pi� nella
pelle, ma dopo l'ultimo lifting alle guance le succede sempre.
Dall'Italia ho gi� ricevuto calde testimonianze di affetto. Il circolo
�Bakunin� di Bagnacavallo mi ha inviato un sacco di letame,
trasparente metafora della missione fecondatrice, anzi fertilizzante,
dei Savoia. Un anziano fan veneto mi ha telefonato chiamandomi �mona�,
di certo una sbarazzina abbreviazione dialettale di �monarca�. L'ho
ringraziato, dicendogli che io per nascita potrei essere mona, ma i veri
mona erano mio padre e mio nonno.
So che alcuni di voi, cari amici, nutrono obsolete prevenzioni nei
confronti della mia schiatta, istillate da una storiografia partigiana e
antipatriottica. Permettetemi di ristabilire la verit�. I Savoia erano
ammirati in tutta Europa, specie negli zoo. Come dimenticare
Vittorio Emanuele II, il cui profilo colp� insigni uomini di cultura,
da Darwin a Lombroso? E che dire di Umberto I, che nel 1898 permise a
Bava Beccaris di cannoneggiare gli operai, determinando il primo
vero boom dell'occupazione? Per non parlare di Vittorio Emanuele
III, il re che non pieg� mai la testa davanti a Mussolini: si stese
direttamente. Su di lui pesa l'accusa di aver firmato nel 1938 le
leggi antisemite. Menzogna! Nel 1938 Vittorio Emanuele III non aveva
ancora imparato a fare la sua firma. E non sapeva nemmeno cosa fosse,
l'antisemitismo. Era convinto che si trattasse di una tecnica di
impollinazione delle begonie, e infatti si stup� che per una questione
di giardinaggio si dovesse cacciare della gente dalle scuole e dai
pubblici uffici. Mio nonno, lo ripeto, non aveva nulla contro i semiti.
Aveva pregiudizi solo contro gli ebrei, i giudei e gli israeliti (tra
parentesi, faccio notare che questi ebrei hanno un po' troppi pseudonimi
per essere un popolo veramente per bene).
E non basta. Artefice dello Stato unitario, la mia stirpe ha sempre
nutrito una grande passione per il Meridione: nel '43 scappammo a
Brindisi, mica a Milano. E io stesso ho imbracciato il fucile contro un
tedesco. Vabb�, era il '75 e si trattava di un inerme turista, ma � il
pensiero quello che conta.
L'esilio mi ha visto emigrare in Svizzera, come tanti poveri italiani.
Con le valigie di cartone (certe cartone da centomila) e un solo
cambio di Rolex ho sopportato le asprezze della vita dell'emigrante:
vivere in tre pigiati in un castello, servit� scadente, e soprattutto,
umiliazione cocente per un aristocratico, il dramma del lavoro. Tutti
volevano darmene uno. Mi sono adattato a vendere elicotteri, per tener
fede alla vocazione dei Savoia, quella di far girare le pale a chiunque.
Ma l'Italia era il mio unico pensiero, anche perch� nella testa di un
Savoia due pensieri ci stanno stretti.
Grazie all'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, presto
potr� tornare in Italia come un libero cittadino. Quando mia moglie
Marina lo ha saputo, � rimasta a bocca aperta, ma dopo l'ultimo
intervento estetico alle labbra le succede sempre. Mi auguro che il
presidente Ciampi voglia discutere con me alcune questioncelle:
il mio appannaggio, il tiro a sei per lo shopping in centro, le
cinquanta vergini addette alla mia persona, e soprattutto il giorno in
cui lui slogger� dal Quirinale, visto che � sempre stata la residenza
della mia famiglia. Mi farebbe comodo fra aprile e maggio, perch� mi
scade il contratto del castello in Svizzera. Inoltre pretendo che mio
figlio recuperi il suo titolo di Principe di Napoli, usurpatogli, sento
dire, da un certo Antonio De Curtis. I malfidati vogliono
obbligarmi a giurare fedelt� alla Repubblica Italiana. Sappiano che non
ho alcuna intenzione di giurare fedelt� a una cinquantacinquenne che
casca da tutte le parti, ho gi� mia moglie Marina e mi basta. E poi,
chiss�. Un giorno potrei tornare sul trono. Il mio bisavolo fu il Re
Galantuomo, il mio bisnonno il Re Buono, il mio nonno il Re Soldato. Io
sar� il Re Staurato. O il Re Litto. O il Re Pellente.
O magari in onore del mio passatempo preferito, il Re Volver.
Vedremo. Nel frattempo non mi dispiacerebbe un incarico in politica.
Magari al Ministero della Solidariet� Sociale, per alleviare le
sofferenze dei miei simili. Mi occuperei del dramma dei senzacasata,
dei Borboni costretti a dormire sulle panchine, degli anziani
malati di Gotha e privi delle cure dei Medici, della
mancanza fra i giovani di sani pr�ncipi, dell'estinzione dei Delfini.
Accoglietemi fra voi in pace, amici. Abbiate fiducia e, grazie al mio
crisma regale, vi far� tutti duchi, baroni, marchesi e conti. Anzi, no.
I conti li farete voi. Con me. Dopotutto voi italiani siete sempre quei
brutti cattivoni che hanno fatto piangere mio nonno, mio pap� e lo zio
Benito, ecco ecco ecco.
Vostro
Vittorio Emanuele di Savoia.
P.S.:
Noterete la scioltezza del mio stile. S�, mi servo di un italiano
impeccabile. Si chiama Gustavo, ed � il mio maggiordomo.
(la
vera autrice � l'unica & inimitabile giornalista Lia Celi) |
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