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1.1. Che cos'è Internet?

P -  V   Internet è il nome con cui si designa comunemente un grande insieme di reti di calcolatori collegate tra loro.
Una rete di calcolatori è un insieme di computer collegati tra loro in qualche modo (con un cavo coassiale, una fibra ottica, via telefono...) e su cui vigono un certo numero di convenzioni (o più correttamente protocolli di comunicazione) che permettono ai diversi computer di scambiare tra loro informazioni binarie di vario tipo. Le singole reti che appartengono a Internet sono a loro volta formate connettendo tra loro reti di calcolatori più piccole, e così via, fino a giungere alla cellula fondamentale di Internet: la rete locale (LAN o Local Area Network), che ha normalmente le dimensioni di un edificio o poco più; tipici esempi sono la rete di un'azienda o di un'Università.

Le varie reti locali appartenenti ad Internet possono essere molto diverse tra loro: difatti Internet è stata sviluppata in modo da essere indipendente dal tipo di computer e di rete locale che si vuole connettere ad essa, quindi tramite la rete potrete collegarvi con qualsiasi tipo di computer, dal supercalcolatore al PC, ciascuno con un proprio sistema operativo diverso (MS-DOS, Unix...) e collegato in modo diverso alla rete: pertanto non esiste un "computer per Internet", ma ci si può collegare a Internet praticamente con qualsiasi computer, sebbene le prestazioni ottenute dipendano dalle capacità del proprio calcolatore. Collegando più reti tra loro è possibile aumentare il numero di computer, e quindi di utenti, che possono scambiarsi informazioni binarie: per questo motivo è interesse di tutti procedere all'integrazione delle varie reti esistenti e al loro inglobamento in Internet.

Sostanzialmente, Internet è quindi un insieme di "tubi per numeri binari" tramite i quali i calcolatori si scambiano informazioni digitali, proprio come le nostre case e le centrali si scambiano elettricità tramite la rete elettrica, o noi e i nostri conoscenti ci scambiamo informazioni tramite la rete telefonica. Proprio per questo il fantasioso nome di autostrada informatica è in realtà meno fantasioso di quanto sembri: proprio come un'autostrada è un'infrastruttura che permette il movimento di veicoli, Internet è un'infrastruttura che permette il movimento di numeri binari, e tramite essi di tutte le informazioni che possono essere codificate in modo binario (messaggi, immagini, programmi... praticamente qualsiasi cosa)

Utilizzare Internet significa allora, con l'aiuto di appositi programmi che svolgono la gran parte del lavoro, servirsi dei suoi "tubi" per stabilire un collegamento (connection) tra il nostro computer e un altro computer appartenente alla rete; seguendo quindi una delle possibili convenzioni linguistiche (protocolli), in modo che i due elaboratori si capiscano, il nostro programma provvede a tradurre i comandi che noi gli diamo in comandi binari che l'altro computer può capire; dall'altra parte del collegamento, un altro programma provvede ad eseguire i comandi che il nostro computer invia tramite Internet, e a spedire all'utente i dati richiesti (un ipertesto, un'immagine...). Qualunque operazione si voglia compiere, qualunque tipo di informazioni siano richieste, il modello di comunicazione sarà sempre questo.

Si noti infine che Internet, sebbene costituisca il maggior insieme di calcolatori tra loro collegati del mondo, non è l'unica rete mondiale di calcolatori. Esistono altre reti, sia aperte a tutti gli utenti, come ad esempio FidoNet, BITNet, UUCP, sia di tipo commerciale, come ad esempio Compuserve. Queste reti non sono "compatibili" con Internet, ma è normalmente possibile scambiare perlomeno posta elettronica con i loro utenti.

Rete delle reti o Medium dei media?
Grazie a questa capacità di integrare in sè qualsiasi rete preesistente, Internet viene spesso definita come la Rete delle reti. E ciò è sicuramente vero dal punto di vista del supporto fisico di cui essa è costituita. Ma grazie anche alla stupefacente semplicità con cui Internet ingloba testi, immagini, dati, documenti, audio, animazioni, filmati, è anche possibile definirla come il Medium dei media in quanto al suo interno comprende tutti i mezzi di comunicazione esistenti. Libri, giornali, posta, computer (ovviamente) ma anche telefono, radio, televisione, cinema, dischi, fax: tutti i mezzi sono ampiamente rappresentati e, soprattutto, integrati.

Via via sempre più prodotti e servizi vengono digitalizzati (cioè trasformati da atomi in bit): Internet rappresenta lo strumento naturale per la loro distribuzione.

 

1.2. Ma Internet si paga? Chi possiede Internet? Chi paga per Internet?

P -  V   Per comprendere le risposte a queste domande occorre tener presenti alcune cose:
1.Internet si è sviluppata - dopo un inizio di tipo militare - perchè le Università e gli istituti di ricerca sparsi per il mondo desideravano poter comunicare facilmente e poter collaborare nelle loro ricerche. Poichè ciascuna Università disponeva già, per i propri scopi, di una propria rete locale di calcolatori - ossia di un certo numero di computer posti nello stesso edificio o complesso e già collegati tra loro - quel che si è fatto è semplicemente collegare tra loro queste singole reti. Questo porta due conseguenze:
Ciascuna Università possiede la propria rete locale, ossia il proprio pezzo di Internet.
Quando due Università si mettevano d'accordo per collegare le proprie reti locali, provvedevano a trovare i finanziamenti necessari per il collegamento, che potevano arrivare dalle Università stesse o dallo Stato. Pertanto, i collegamenti tra le varie reti locali sono generalmente di proprietà di enti pubblici (anche se negli Stati Uniti siamo già in una fase di privatizzazione molto spinta). In molte nazioni lo Stato ha provveduto a mettere in piedi da solo una rete nazionale per collegare le principali Università e organizzazioni statali, anche perchè spesso aziende pubbliche detengono il monopolio per la stesura fisica di cavi.

2.Quando enti non universitari o governativi (associazioni, aziende, venditori di accessi...) hanno cominciato a connettersi alla rete, hanno seguito lo stesso modello: ciascuno si è creato la propria rete locale ed ha contribuito ai costi del suo collegamento a Internet. Ciò significa, tra l'altro, che la qualità e la velocità dei collegamenti con il resto di Internet dipendono fortemente dagli investimenti effettuati da ciascun ente o azienda commerciale.

3.Come conseguenza di quanto detto, nessuno possiede Internet, ma moltissimi enti ne possiedono vari pezzi. L'analogia che si fa normalmente è con la rete telefonica: nessuno possiede tutta la rete telefonica mondiale, sebbene Telecom Italia possieda la rete italiana, France Telecom quella francese...
Tuttavia, la proprietà di Internet è infinitamente più distribuita rispetto a qualsiasi altra rete di comunicazione esistente.

4.Il motivo per cui ciascun proprietario di un singolo pezzo di rete permette a tutti gli utenti del mondo di servirsene è che in cambio tutti gli altri proprietari di pezzi di rete permettono ai suoi utenti di servirsi dei loro. Internet si basa sullo scambio reciproco. Chiunque connetta singole reti locali alla rete permette a tutti gli utenti di servirsene (o meglio, di accedere ai servizi di pubblico dominio che egli porrà al loro interno, e di attraversarle qualora esse rappresentino la via più breve per effettuare un collegamento con un sito remoto) ed in cambio può servirsi di quelle di tutti gli altri (a parte restrizioni per motivi di sicurezza). Allo stato attuale, se questo principio venisse meno Internet morirebbe.

5.I costi di manutenzione della rete sono quindi pagati dai proprietari dei singoli pezzi di rete, così come i costi per il miglioramento delle prestazioni e della velocità del traffico.

6.Proprio perchè si tratta di uno scambio reciproco con vantaggio per tutti, l'uso di Internet è
assolutamente gratuito, a patto che venga rispettato il principio dello scambio.

7.A questo punto, se avete comprato un accesso a Internet, vi starete chiedendo: "Perchè allora io pago per poter usare Internet?" La risposta è semplice: voi non possedete alcun pezzo di rete. Non contribuite in alcun modo alla sua manutenzione. Per poter accedere alla rete, pertanto, avete dovuto chiedere a qualcuno che possiede una rete locale connessa a Internet di lasciarvi accedere ad essa.
Poichè questo qualcuno paga per mantenere tale rete locale e i relativi collegamenti con le altre parti di Internet, sembra ragionevole che vi chieda un contributo in cambio. Quello che pagate non è l'uso di Internet, ma l'accesso a Internet: il poter avere un collegamento tra il vostro computer e il resto della rete. Esistono quindi aziende che vendono l'accesso alla propria rete locale, e di lì a Internet: gli Internet access provider (fornitori di accessi). Essi si preoccupano di installare opportuno hardware e software per consentire accessi via telefono, e di mantenere collegamenti ragionevolmente efficienti con il resto di Internet. L'assolvimento più o meno puntuale di questi due compiti rappresenta il principale criterio di valutazione di un provider (oltre, eventualmente, all'assistenza fornita ai clienti).

8.Poichè pagate per l'accesso e non per l'uso, insieme al diritto d'accesso non avete acquistato nessun servizio. Tutto quello che troverete su Internet è concesso in uso gratuito a tutti gli utenti - sempre per via del principio dello scambio reciproco - e se voi possedeste un pezzo di rete potreste usarlo gratuitamente.

9.Se invece voi, o la vostra azienda, il vostro Ateneo, la vostra organizzazione, possedete una rete locale e l'avete collegata a Internet, potrete solitamente accedere ad essa gratuitamente; in un certo senso, è l'azienda (l'Ateneo, l'organizzazione) che paga per voi. In ogni caso, gli amministratori della vostra azienda o organizzazione hanno tutto il diritto di decidere criteri e restrizioni per il vostro accesso.

10.Se siete collegati da casa via telefono, indipendentemente dal fatto che paghiate per l'accesso o abbiate un accesso gratuito, pagate anche per l'uso della rete telefonica da casa vostra fino al luogo dove avete l'accesso (tipicamente nella stessa città, per cui pagherete la bolletta urbana anche se poi, con Internet, siete collegati con l'America). Sfortunatamente l'uso della rete telefonica, a differenza dell'uso di Internet, non è gratuito....

Le idee sono ora un po' più chiare? In caso contrario, ricordatevi della vostra auto: basta avere un'idea di
massima di come funziona per poterla usare bene...

 

1.3. Cosa vuol dire "essere in Internet" ?
P N - V Con l'espressione "essere in Internet" molto spesso si intendono cose completamente diverse: dalla semplice possibilità di scambiare messaggi di posta elettronica con altri utenti sino alla capacità di vendere e fatturare i propri prodotti direttamente tramite la rete.

Soprattutto per le aziende, è utile distinguere almeno 4 fasi distinte di "essere in Internet" in quanto lepotenzialità, le problematiche, i costi relativi sono notevolmente diversi. Inoltre, le 4 fasi rappresentano un percorso più o meno ideale che un'azienda svolge nella sua marcia di avvicinamento ed integrazione in
Internet. Vediamole.

Fase I
Accesso
Come primo passo, ci si attrezza solo per accedere ad Internet,
tipicamente per fruire dei servizi forniti da appositi fornitori di
contenuti (content provider) o di servizi (service provider); è possibile
accedere a tutti i servizi a disposizione sulla rete ma non se ne
forniscono di propri; in questo caso, spesso, ci si serve di appositi
fornitori per l'accesso a Internet (access provider, tipo Intesa o Video
On Line) ed il collegamento non è permanente ma avviene solo in
determinati orari
Fase II
Presenza
Oltre ad accedere ai servizi presenti su Internet, l'azienda è essa
stessa un provider (di accesso, di contenuti o di servizi); altri utenti di
Internet possono quindi accedere alle informazioni o ai servizi forniti
dall'azienda; comunque, non necessariamente tali informazioni o
servizi sono fisicamente in casa dell'azienda.
Fase III
Intranet
L'azienda realizza una sorta di "Internet privata" che condivide con
l'Internet pubblica la stessa tecnologia ed interfaccia ma non i dati; o
meglio, le workstation collegate in Intranet possono accedere sia alle
informazioni private ivi presenti sia alle informazioni su Internet; utenti
di Internet non possono però accedere alle informazioni presenti nella
intranet aziendale.
Fase IV
Commercio elettronico
In questa fase, tipicamente, il sistema informativo del cliente è
integrato intimamente con i protocolli e la struttura di Internet; sino al
punto che le transazioni effettuate tramite Internet possono essere
riflesse nei database aziendali, e viceversa.


Ovviamente, non si tratta di un percorso obbligato nè lineare. Ma questa suddivisione è un utile artificio didattico che ci aiuta a chiarire le diverse problematiche connesse all'"essere in Internet". Ad ognuna di queste 4 fasi è dedicato uno specifico capitolo.

 

1.4. Cosa ci faccio con Internet?
P - - V È molto semplice. Cosa fate col telefono? E con un computer? E con la televisione, con la radio, con un libro?
Come già detto, Internet è un potentissimo mezzo di comunicazione che ha la capacità di integrare tutti gli altri.

Ovviamente, le cose che potete fare con Internet sono millanta e dipendono sensibilmente da come "siete in Internet", cioè dalla vostra fase di integrazione nella rete (o meglio: quest'ultima viene determinata da quello che volete fare in Internet).

Se siete dotati del "solo" accesso ad Internet potete:

1.Reperire in rete qualsiasi tipo di informazione. C'è veramente di tutto: previsioni meteorologiche, orari di treni e aerei, canzoni napoletane o irlandesi, film, sport, quotazioni in borsa, tutti i metodi per suicidarsi nel week-end, l'opera omnia di Shakespeare, i bandi di gara emessi dalla CEE o dal comune di Castelluccio e così via (l'intero scibile umano ormai può classificarsi in due sole categorie: ciò che si trova su Internet e ciò che sta per esservi messo...).
2.Comunicare con qualsiasi altro utente che abbia a sua volta un accesso ad Internet, scambiandosi messaggi di posta elettronica o, sinanche, parlando a viva voce con un utente negli Stati Uniti al costo di una telefonata urbana.
3.Fruire dei sempre più numerosi servizi messi a disposizione on-line: dal supporto tecnico, all'acquisto di prodotti, dalla formazione interattiva alla possibilità di scambiarsi file e documenti elettronici, ecc.
4.Partecipare a gruppi di discussione su qualsiasi tema o per qualsiasi finalità sia essa di lavoro o di svago.
5.Prelevare programmi a go-go.

Se invece siete su Internet a livello di presenza, potrete mettere in linea informazioni sulla vostra azienda, sulla vostra offerta, sui vostri listini con la possibilità di venire in contatto con il consumatore finale cui potrete vendere direttamente prodotti e servizi e, se questi hanno una natura digitale, potrete distribuirli immediatamente tramite la rete stessa (commercio elettronico).

E non è finita: è anche possibile sfruttare le straordinarie capacità di comunicazione di Internet adottandone la tecnologia all'interno del proprio sistema informativo aziendale (intranet) e al riparo di sguardi indiscreti.

In sintesi, Internet offre una opportunità per integrare in una singola rete a livello mondiale dipendenti,collaboratori, fornitori e clienti. Ciò fa nascere occasioni di business del tutto nuove: al riguardo, consultare le
apposite sezioni dedicate a intranet e al commercio elettronico.

 

1.5. Chi mi garantisce che su Internet troverò sempre servizi interessanti?
P - - V Assolutamente nessuno. Quando si acquista un accesso alla rete, come dice la parola stessa, si acquista semplicemente la possibilità di entrarci, proprio come pagando il pedaggio autostradale si acquista il diritto di percorrere una autostrada. Se poi lungo l'autostrada non esistono città interessanti, beh, è un problema vostro.... Tutto quello che esiste sulla rete c'è perchè qualcuno, per voglia, per interesse, per altruismo, in sostanza per motivi suoi, ce l'ha messo. Non esiste nessuno pagato per rendere Internet o il World Wide Web
interessanti, piacevoli, esaurienti, e se sulla rete non trovate l'informazione che state cercando non potete lamentarvi proprio con nessuno. (In realtà, se non la trovate è perchè non siete stati bravi o fortunati a cercare. Praticamente qualsiasi argomento che interessi ad un qualsiasi sottoinsieme del genere umano contenente più di un elemento è presente sulla rete.

Anche se può sembrare all'apparenza marginale, questo è invece uno degli aspetti fondamentali da capire riguardo a Internet. Essa è cresciuta esclusivamente perchè tutti i suoi utenti avevano interesse a far sì che ciò accadesse, e perchè essi hanno sviluppato nel tempo un senso di "appartenenza" e di "comunità" che li rendeva interessati ad agire attivamente per favorire tale crescita.

Il modello secondo cui si è sviluppata Internet, forse proprio perchè nata (dopo una prima fase militare) a scopo essenzialmente accademico e di ricerca scientifica, è diametralmente opposto a quello secondo cui si è sviluppata ad esempio la televisione o la rete telefonica, ossia in cui prima grosse società di capitali mettono in piedi il servizio in modo che esso sia interessante per gli utenti e poi gli utenti si abbonano ad esso. Su Internet, invece, prima docenti e talvolta studenti universitari hanno ricevuto gli accessi, spesso in epoche in cui sulla rete si poteva soltanto scambiare messaggi di posta elettronica, e poi hanno creato la straordinaria
varietà di informazioni e di servizi che vi si incontrano, un po' per uno e ciascuno seguendo i propri hobby e i propri desideri. Molti dei servizi che si incontrano ancora sulla rete - dai "mondi virtuali" alle chiacchierate tramite IRC - sono nati perchè uno degli utenti della rete ha avuto l'idea di realizzarli e si è messo a scrivere nel proprio tempo libero gli opportuni programmi.

Ed è la natura interattiva di Internet a scatenare la fantasia e la creatività dei suoi utenti, favorendo la nascita di una generazione di prodotti e servizi completamente nuovi (e non necessariamente gratuiti).

In sostanza, l'invito ad ogni nuovo utente è quello di non utilizzare la rete come un super
televisore-enciclopedia-videogame, ma di parteciparvi ponendo in rete delle proprie informazioni o anche solo
prendendo parte alla discussione su un tema di interesse. È ciascun singolo utente che, nel suo piccolo, rende Internet interessante, e Internet è interessante proprio perchè vi si trovano le creazioni di migliaia di utenti diversi.

 

1.6. Esiste un "elenco del telefono" di Internet? Come posso trovare quello che mi interessa?
P N - V Molti, anzi moltissimi nuovi utenti della rete, dopo una prima fase di entusiasmo che dura qualche settimana, si trovano di fronte ad un muro: hanno visitato tutti i siti canonici, letto quel che c'era da leggere, si sono recati in tutti i siti consigliati da amici e parenti, e non sanno più cosa fare con la rete. Spesso, inoltre, si ha la necessità
di ritrovare informazioni su di un certo argomento, oppure si sa dell'esistenza di un sito ma non si conosce il suo indirizzo. In questi casi, si deve intraprendere quella che è una delle operazioni più noiose: la ricerca sulla rete.

Normalmente, un utente ingenuo pensa subito all'esistenza di una specie di "elenco del telefono", in cui sono conservati gli indirizzi di tutti i computer collegati alla rete e/o di tutti gli iperoggetti contenuti nel WWW. È vero che esiste un sistema per cui, dato l'indirizzo di un qualsiasi computer, è possibile ricavare la sua posizione sulla rete (altrimenti non sarebbe possibile contattarlo!), per cui si potrebbe pensare che esista un elenco di tutti i computer con le relative posizioni. Sfortunatamente, un elenco simile sarebbe troppo grande
per essere gestito anche dal più potente degli elaboratori attualmente esistenti, per cui esso è stato spezzato in vari sottoelenchi locali, secondo un sistema detto DNS.

Sfumata questa possibilità, proprio per rendere utilizzabile la rete sono stati tuttavia creati alcuni strumenti di ricerca e/o di indicizzazione della rete - delle specie di "Pagine Gialle" oppure delle specie di "bibliotecari virtuali" che leggono e catalogano per voi le pagine del WWW permettendo poi di ritrovarle a seconda degli argomenti trattati. Di questi strumenti si parlerà in seguito, ma è importante qui rimarcare che essi esistono
non perchè esista un "gestore della rete" che si preoccupa di crearli, come accade per il telefono, ma perchè un bel giorno qualcuno ha deciso che senza di essi non si poteva andare avanti e si è messo a farli, e inoltre altri utenti della rete hanno cominciato a segnalargli siti interessanti da includere. Pertanto nessuno di questi
strumenti è al momento esaustivo, ma ognuno ha le proprie fonti; per effettuare una ricerca veramente accurata è necessario usarli tutti, anche se solitamente ne bastano un paio per trovare ciò che si cerca.

Questo è anche il motivo per cui ciascun utente è invitato ad aumentare la connettività (connectivity) delWorld Wide Web (ossia, il numero di collegamenti esistente tra i vari iperoggetti) segnalando i rimandi ai siti che ritiene più interessanti.

 

1.7. Che cos'è il World Wide Web (WWW)? Cos'è un link? Ed un sito?
P - - V World Wide Web (ragnatela mondiale) è il nome, spesso abbreviato in WWW o W3, con il quale viene designato comunemente l'insieme di iperoggetti (hypermedia) collegati tra loro che costituisce attualmente l'aspetto più visibile di Internet, anche se non l'unico. Per "iperoggetti", nel corso di questa guida, si intenderanno quegli oggetti informatici, di qualsiasi tipo, che presentano la caratteristica di contenere al proprio interno, oltre a proprie informazioni, anche collegamenti (spesso detti rimandi o, in inglese, link) verso altri iperoggetti, oppure di poter essere richiamati mediante rimandi posti in altri iperoggetti. L'esempio più semplice
di iperoggetto è l'ipertesto, ma non è l'unico: ad esempio esistono iperimmagini (ossia immagini che, se selezionate, rimandano ad altri oggetti); esistono inoltre tutta una serie di oggetti che di per sè non possonocontenere rimandi (si pensi ad esempio ad un file eseguibile o ad un normale testo) ma che vengono inseriti nel World Wide Web tramite collegamenti posti in altri iperoggetti.

Il vantaggio degli iperoggetti è quello di fornire all'utente una funzione in più: non solo quella "statica" di contenere in sè proprie informazioni, come ad esempio un libro, un quadro, un programma televisivo, ma anche quella "dinamica" di richiamare su richiesta dell'utente e in modo estremamente semplice altre informazioni.
Comunque, se queste definizioni vi sembrano ostiche, potrete per il momento vedere il World Wide Web come l'insieme degli oggetti visualizzabili sul vostro browser e dei collegamenti virtuali che esistono tra essi e che voi "percorrete" selezionando i rimandi in essi contenuti.

È importante comprendere subito la differenza che esiste tra Internet e il World Wide Web. Fisicamente, Internet è semplicemente una grossa rete di calcolatori, ossia un insieme di cavi e altro che collegano tra loro un numero qualsiasi di elaboratori di vario tipo e varie dimensioni. Il World Wide Web, invece, è un insieme di oggetti virtuali (ossia, non fisicamente esistenti: voi potete toccare un quadro, ma non potete toccare l'immagine del quadro memorizzata in un computer) che è stato realizzato sfruttando la possibilità data da Internet di collegare questi oggetti tra loro: mentre Internet è, tutto sommato, qualcosa di essenzialmente fisico
(volendo, potreste toccare i cavi che la compongono e i computer che la gestiscono, se vi trovaste vicini ad essi...), il World Wide Web è qualcosa di estremamente virtuale: un insieme di informazioni variamente codificate. Tanto per capirci, tra Internet e WWW esiste la stessa differenza che c'è tra la rete stradale di una città e la rete dei suoi autobus pubblici: la prima è un insieme di vie di comunicazione che permette il passaggio su di essa di veicoli di qualsiasi tipo, la seconda utilizza una parte di questo insieme e alcuni veicoli ben specifici per collegare tra loro alcuni punti della rete e trasportare tra di essi un ben determinato tipo di
oggetti (ossia i passeggeri).

Grazie alla possibilità di richiamare in modo molto semplice qualsiasi "risorsa" in qualsiasi parte del mondo, identificandola univocamente con il suo indirizzo (URL), ciascun autore di ipertesti può facilmente creare collegamenti tra il proprio prodotto e altro materiale disperso in varie parti della Terra, permettendo quindi all'utente di spostarsi non per vicinanza geografica, ma per vicinanza di argomenti: non interessa il fatto che un certo iperoggetto sia situato a Los Angeles piuttosto che a Tokyo o che a Londra, in quanto la rete annulla (fino ad un certo punto...) le distanze geografiche; interessa piuttosto che gli argomenti siano gli stessi,
permettendo quindi di ritrovare una quantità enorme di informazioni in tutto il mondo semplicemente continuando a selezionare una serie di rimandi.

I collegamenti forniti all'utente all'interno di un iperoggetto possono rimandare ad un altro punto dello stesso iperoggetto (come molti di quelli contenuti in questa guida) ma anche ad un documento a ventimila chilometri di distanza; sarà l'utente a scegliere il "percorso culturale" per lui più interessante (ed in questo il WWW, grazie alle proprietà degli ipertesti e alla facilità di movimento dei dati, è veramente innovativo). Il WWW, difatti, è nato soltanto nel 1991, e prima dell'inizio del 1995 era ancora poco diffuso rispetto ad altri e più
classici sistemi di comunicazione che sfruttano Internet, e di cui si parlerà in seguito.

Da quanto si è detto in precedenza sul World Wide Web, si potrebbe pensare che esso e gli iperoggetti in esso contenuti siano una specie di fantasma aleggiante sopra i cavi di Internet. In realtà, bisogna sempre aver presente che un iperoggetto di qualsiasi tipo appartiene comunque al mondo reale, sotto forma di un file binario memorizzato su di un disco di un computer collegato alla rete (spesso detto sito - in inglese site o host -
proprio per evidenziare l'equivalenza tra Internet e una via di comunicazione stradale). Ogni indirizzo identifica quindi in modo univoco un file binario, ed è una sorta di estensione dei nomi dei file che il sistema operativo di un computer assegna agli oggetti binari contenuti su di un disco, proprio come, ad esempio, il numero telefonico di Milano 452377 per poter essere univocamente individuato a livello mondiale deve essere "esteso" utilizzando i prefissi nazionale e internazionale a 0039-02-452377.

Bisogna quindi tenere presente che quando si sta accedendo ad un iperoggetto si sta in realtà richiedendo ad un computer remoto di leggere da un proprio disco il file contenente tale iperoggetto e di trasmetterlo, sfruttando i cavi di Internet, al nostro computer. L'accesso ad un iperoggetto fa pertanto "entrare il nostro computer in casa d'altri", anche se in modo automatico, e quindi deve essere soggetto alle normali regole di
buona educazione che valgono in questi casi e che verranno più diffusamente trattate in seguito.

 

1.8. Come funziona il World Wide Web?
P - - V Il World Wide Web è stato pensato per rendere semplice l'accesso agli oggetti in esso contenuti. Servendosi di un browser è molto semplice muoversi al suo interno, seguendo la procedura che viene generalmente chiamata netsurfing (in italiano navigazione): ciascun iperoggetto contiene al proprio interno alcuni rimandi che vengono in vario modo evidenziati; l'autore dell'iperoggetto provvede ad associare a ciascun rimando un indirizzo, che indica un ulteriore iperoggetto con cui quel rimando stabilisce un collegamento. Quando l'utente seleziona un rimando, il browser legge l'indirizzo ad esso associato e provvede a richiedere al computer che contiene l'iperoggetto associato a tale indirizzo di leggerlo e spedirlo all'utente. Quando, tramite la rete, l'iperoggetto che è stato richiesto giunge fino al computer dell'utente, il browser provvede a visualizzarlo (purchè sia scritto in un formato che esso comprende); dopodichè, esso attende una nuova azione da parte dell'utente.

Ad esempio, negli ipertesti, che costituiscono la maggioranza degli iperoggetti posti nel WWW, i rimandi sono costituiti da testo evidenziato in una particolare maniera e che possono essere selezionati ad esempio cliccandoci sopra con il bottone sinistro del mouse (almeno nella maggioranza dei browser; in alcuni casi è necessario un doppio clic o la pressione di un determinato tasto). Semplicemente cliccando sui rimandi degli
ipertesti è possibile continuare a muoversi e a visualizzare sul nostro schermo iperoggetti sempre diversi. Talvolta, il rimando è costituito da immagini invece che da testo, ma la procedura non cambia. Si stanno anche diffondendo immagini in cui l'indirizzo associato al rimando dipende dal punto dell'immagine sul quale si preme il bottone del mouse (active maps o mappe attive).

La navigazione può avvenire anche in altri modi: ad esempio, tutti i browser dispongono di opzioni o pulsanti denominati Back e Forward (nelle traduzioni italiane, Avanti e Indietro) che permettono rispettivamente di ritornare all'iperoggetto visualizzato subito prima di quello attuale, oppure, se si è ritornati ad esso, di passare a quello successivo. Allo stesso scopo, i browser conservano solitamente una storia (history) della vostra navigazione, in modo che voi possiate velocemente ritornare ad un iperoggetto che avete visitato in precedenza. Talvolta, in risposta al rimando selezionato, si riceve un oggetto che non contiene al proprio
interno altri rimandi, e che costituisce quindi un "vicolo cieco": ad esempio un programma o un normale testo ASCII. In questi casi, il pulsante Back è solitamente l'unica uscita possibile per continuare la navigazione.

È importante, specialmente per gli utenti meno esperti, evitare di farsi prendere dalla cosiddetta sindrome del clic, per cui all'apparire di un qualsiasi rimando che sembri un minimo interessante ci si clicca sopra furiosamente, magari per scoprire poi che questo rimando provoca la copia sul nostro computer di un iperoggetto che il nostro browser non sa trattare (ad esempio una animazione in un formato strano) oppure per scoprire, dopo attese snervanti, che il rimando portava in realtà ad un iperoggetto del tutto inutile, oppure ancora per scoprire, sempre dopo lunga attesa, che si è avviata una lunga procedura di connessione ad un computer remoto per cui non si ha la password... E' invece opportuno, prima di selezionare un rimando, dare
un'occhiata all'indirizzo ad esso associato - che la maggior parte dei browser visualizzano da qualche parte sullo schermo quando ci si porta sopra il cursore o il puntatore del mouse - e valutare se sia il caso di selezionarlo: dall'estensione del file si potrà intuire che tipo di oggetto è, dal metodo di accesso che cosa sta per succedere, dal nome del computer in quale parte del mondo si andrà a finire e quindi quanto veloce sarà il collegamento e il recupero dell'oggetto, e così via. (Nel capitolo successivo parleremo di come sono fatti gli URL e quali informazioni si possono trarre da essi).

 

1.9. Cos'è un browser?
P - - V Un browser, in generale, è un qualsiasi programma che permetta di leggere, ma non di modificare, un dato tipo di file. Per quanto riguarda la rete, un browser per WWW - anche detto navigatore - è un programma che permette di visualizzare quasi tutti i vari "oggetti" (ipertesti, testi, immagini, animazioni, suoni) che possono essere incontrati muovendosi all'interno del World Wide Web (che come detto è solo uno degli aspetti della
rete). Tale programma permette quindi di accedere a qualsiasi oggetto si desideri recuperare inserendo un "indirizzo", detto URL, che racchiude in sè tutte le informazioni necessarie per l'operazione richiesta.

Dato un indirizzo, il browser ricava dalle sue varie parti il nome e la posizione del computer sul quale è posto l'oggetto, il nome del file che lo contiene e la sua posizione sul disco del computer stesso, e in che modo, ossia con quali istruzioni e tramite quale "linguaggio" (o, più precisamente, protocollo di comunicazione), il browser può chiedere al computer remoto (aggettivo che indica un computer posto in un altro punto della rete rispetto
all'utente) di fornirgli l'oggetto richiesto in modo che esso lo possa visualizzare. Il più comune browser, distribuito gratuitamente (per certe categorie di utenti) sulla rete, è Netscape, altri browser usati sono Microsoft Internet Explorer, WebExplorer, Mosaic, Lynx
(per i sistemi non grafici) e, in Italia, Tiber, programma fornito da Video On Line.

Come detto, per visualizzare sul proprio browser un elemento del WWW è necessario fornirgli il relativo indirizzo. Fondamentalmente - sebbene le operazioni da compiere siano ovviamente diverse da programma a programma - esistono due modi per fare ciò:

1.Selezionare un rimando contenuto in un ipertesto.
2.Inserire l'indirizzo a mano.

Della prima ipotesi, ossia dei metodi di navigazione basati sulla selezione dei rimandi contenuti negli iperoggetti o sui pulsanti Back e Forward, si è già parlato discutendo del WWW. La seconda, invece, richiede che voi disponiate dell'indirizzo, magari per averlo letto su una rivista o ricevuto da un amico; in tal caso, poichè solitamente i browser dispongono nella parte alta di una barra in cui è contenuto l'indirizzo della pagina attualmente visualizzata, è sufficiente cliccare su tale barra e inserire in essa l'indirizzo desiderato, premendo poi Invio. Spesso esiste anche una opzione di menu (Open Location o qualcosa di simile) che fa comparire una casella in cui inserire l'indirizzo, ma si tratta di un metodo più scomodo.

Va infine detto che un browser è più che sufficiente per navigare sulla rete, ma non è l'unico strumento possibile: esistono programmi di altro tipo, generalmente specializzati su singoli aspetti del World Wide Web o su altri aspetti di Internet, che possono essere molto utili per alcune operazioni particolari. Inoltre, può succedere di trovare sulla rete dati memorizzati in formati che il vostro browser non capisce: in questo caso, è possibile istruirlo affinchè esso si serva di appositi programmi esterni (helper applications o in breve helpers) per leggerli, oppure installare delle espansioni (plug-in) che ampliano le capacità del vostro browser.
Spesso questi programmi non sono forniti insieme al browser, e sarà quindi necessario reperirli tramite la rete stessa - alcune indicazioni in questo senso saranno date nel capitolo "Prelevare software da Internet"; in alternativa, è possibile sfruttare programmi, ad esempio di grafica, che già si possiedono. In assenza di un programma capace di leggere dati in quel particolare formato, non sarà possibile utilizzarli, ma solo salvarli sul
disco in attesa che vi procuriate il programma adatto.

 

1.10. Come posso venire a conoscenza dei servizi che mi interessano?
P - - V Anche questa domanda ha una risposta molto semplice: non si può. Come detto, un iperoggetto è semplicemente un file sul disco di un certo computer: nel momento in cui qualcuno che può farlo decide di cancellare quel file, beh, quel file non c'è più. Se provate ad inserire il suo indirizzo, riceverete un messaggio di errore. Analogamente, succede che un certo computer venga spostato, o ceduto ad un'altra ditta, o chissà cos'altro, e che cambi indirizzo: in questo caso i file ci saranno ancora (a meno che nel cambiamento non siano stati eliminati) e saranno ancora accessibili, a patto di conoscere il nuovo indirizzo, mentre l'inserimento di quello vecchio provocherà un errore.

Queste due situazioni sono comunissime, e capita molto spesso di cercare di collegarsi con una
interessantissima pagina (altro nome usato per indicare un ipertesto del WWW) scoperta due settimane prima e di non trovarla più. Spesso, ma non sempre, i gestori del servizio provvedono a lasciare per breve tempo al vecchio indirizzo una pagina che avvisa dello spostamento. Si noti che lo spostamento riguarda anche siti molto noti e frequentati (ad esempio, nell'estate 1995 il vecchio e molto usato sito di riferimento per tutte le
informazioni tecniche sul WWW, che aveva indirizzo http://info.cern.ch/, si è spostato a
http://www.w3.org/: ebbene, ancora oggi è possibile ritrovare rimandi al vecchio indirizzo, che
ovviamente non funziona più).

Analogamente, ogni giorno vengono connessi molti nuovi computer alla rete e vengono create molte nuove pagine ipertestuali; tuttavia nessuno ne dà notizia in modo prestabilito, anche se generalmente i nuovi siti interessanti vengono inseriti negli indici, negli strumenti di ricerca, nelle altre pagine di argomento affine. Vale pertanto la pena, una volta ogni tanto, di controllare qualcuno di questi luoghi per vedere se ci sono informazioni su nuovi servizi.

 

1.11. Come si preleva software dalla rete? Che cos'è un sito FTP?
P N - V Il World Wide Web è un ottimo sistema per la pubblicazione di pagine contenenti testi e grafici ma è estremamente scomodo quando si tratta di copiare grandi quantità di dati. Inoltre, esso è relativamente recente, mentre lo scambio di file è un'attività che si è fortemente sviluppata sin dai primi anni di vita della rete e che quindi si è ormai standardizzata secondo altri strumenti.

Lo strumento principale per la copia di file è quindi il cosiddetto protocollo FTP, del quale si parlerà approfonditamente nel prossimo capitolo. Per il momento, si può dire che il software reperibile su Internet è solitamente memorizzato su dischi di computer che possono comunicare con l'utente tramite FTP (e per questo sono normalmente indicati come siti FTP), e che possono essere utilizzati dall'utente, grazie alla rete, proprio come se fossero posti sulla propria macchina. Sarà quindi possibile leggere il contenuto delle directory dei dischi dei siti FTP e copiare i file tra essi e il proprio computer proprio come si farebbe, ad esempio con
File Manager o con il comando copy del DOS, tra le varie directory del proprio hard disk.

È possibile utilizzare i siti FTP anche con i normali browser, inserendo URL che iniziano per ftp: . Tuttavia, esistono programmi appositamente studiati per ottimizzare l'accesso ai siti FTP, che presentano un certo numero di vantaggi e che quindi è bene saper utilizzare:

 

1.12. Cosa sono un "client" e un "server"?
- N - V I dialoghi tra computer su Internet si basano sul modello "client-server". In poche parole, il dialogo avviene essenzialmente tra due computer alla volta, dei quali uno (tipicamente quello su cui lavora l'utente) assume il ruolo di client (cliente) e l'altro (quello remoto, sul quale è posto l'oggetto a cui l'utente vuole accedere) assume il ruolo di server (servitore). Analogamente, si dice che il programma che, venendo eseguito sul computer cliente, gestisce il dialogo è a sua volta il "programma cliente", mentre il programma che gestisce il dialogo venendo eseguito sul computer remoto è il "programma servitore". Per poter fare sì che i due computer dialoghino secondo uno qualsiasi dei protocolli di alto livello di Internet (HTTP, FTP, TELNET...) è
allora necessario che:  sul computer dell'utente sia in esecuzione un programma cliente (client) del protocollo specificato;  sul computer remoto sia in esecuzione un programma servitore (server) del protocollo specificato.

Questo significa che non è sufficiente che un oggetto, ad esempio un ipertesto, esista fisicamente su un computer connesso alla rete e in un'area aperta al pubblico perchè sia possibile recuperarlo; è anche necessario che stia venendo eseguito su tale computer un programma server per il protocollo con il quale si desidera leggere l'oggetto. Per questo motivo non è possibile recuperare, ad esempio, un file posto in un sito FTP tramite il protocollo HTTP: difatti normalmente nei siti FTP è in esecuzione solo un programma server FTP e non un programma server HTTP. Per lo stesso motivo, anche avendo uno spazio su di un computer
connesso in rete, non è possibile creare propri ipertesti visibili a tutta la comunità di rete se sul computer non è stato messo in funzione un server HTTP. Sempre per questo motivo, se volete avere un programma di FTP da far girare sul vostro computer oltre al browser dovete cercare un "client FTP" e non un "server FTP", che è una cosa ben diversa (anche come dimensioni e costo) e che non vi serve a niente, a meno che voi stessi
non vogliate installare un archivio FTP sul vostro computer.

Una volta stabilita la connessione tra il client e il server, il client prende il controllo del server, che esegue tutte le operazioni che il client richiede. In molti protocolli questo dialogo viene mostrato all'utente tradotto sotto forma di comandi letterali: ad esempio molti programmi di posta elettronica permettono all'utente di leggere sotto forma di un vero e proprio dialogo ciò che avviene tra il client (ossia il programma stesso) e il server (ossia il programma situato sulla macchina dove si ha la propria casella postale).

Va infine notato che i browser comunemente usati sono programmi sviluppati per poter essere client di più protocolli, a seconda dell'URL che viene inserito.

 

1.13. Che cos'è Java? E Javascript? E cos'è un Web PC?
- N - V Java è il nome di un linguaggio di programmazione sviluppato dalla Sun e recentemente proposto come principale strumento di sviluppo per applicazioni pensate per funzionare su reti di calcolatori. Tramite questo linguaggio è possibile sviluppare programmi che possono essere eseguiti senza problemi su qualsiasi computer che soddisfi a certi requisiti, indipendentemente dalle caratteristiche particolari del computer stesso: questo significa che, per un programma scritto in Java, non è necessario produrre versioni diverse per i vari computer, ma lo stesso identico programma potrà tranquillamente essere eseguito su un PC, un Macintosh, un
computer Unix... D'altra parte, per ottenere questa caratteristica è stato necessario rinunciare a varie altre cose: Java è un linguaggio estremamente povero (il che, d'altra parte, può anche essere un vantaggio), e soprattutto è interpretato invece che compilato. In parole povere, per eseguire un qualsiasi programma scritto in Java è necessario disporre di un altro programma (l'interprete) al quale "dare in pasto" il codice; per questo motivo, i programmi in Java saranno tendenzialmente più lenti e meno efficienti dei normali file eseguibili, che non necessitano di interprete.

Inoltre, per poter scrivere un codice funzionante su computer molto diversi tra loro è necessario che il programma si limiti a sfruttare solo le potenzialità hardware comuni a tutti loro. Per questo motivo, si è scelto di "limitare" Java a sistemi con una certa potenza minima, e in particolare a sistemi operativi a 32 bit capaci di multitasking. Pertanto, al momento sono disponibili interpreti Java per OS/2, Windows 95 / NT e per alcune
particolari versioni di Unix prodotte dalla Sun; inoltre, per stessa ammissione degli autori, non sarà mai possibile far funzionare programmi Java con Windows 3.x (anche se Netscape 3, in corso di sviluppo, promette di smentire questa affermazione).

Oltre a veri e propri programmi eseguibili tramite l'interprete, è possibile in Java scrivere degli applet, ossia programmi che vengono inseriti in pagine WWW ed eseguiti quando l'utente carica tali pagine. Anche qui, per poter utilizzare questi programmi è necessario disporre di un browser con incorporate le capacità di un interprete Java; al momento, gli unici sono Netscape 2.0 e HotJava, e solo nelle versioni per i sistemi operativi suddetti.

Le caratteristiche "orientate alla rete" di Java rendono anche possibile la realizzazione di normali applicazioni (word processor, fogli elettronici...) che vengono governate dal computer dell'utente, ma eseguite su computer remoti, che funzionano da server; in questo caso il computer dell'utente potrebbe essere un terminale di scarsa potenza e basso costo: il cosìdetto Web PC, da commercializzare ad un costo ipotizzato di circa 500 dollari.
Sebbene questo tipo di realizzazioni non siano ancora apparse, questo sembra essere il vero futuro di questo linguaggio di programmazione...

Javascript è invece un linguaggio di scripting pensato appositamente per realizzare programmi da inserire in pagine WWW. Si tratta in sostanza di un insieme di comandi, abbastanza simile al C e a Java, che vengono interpretati in tempo reale dal browser ed eseguiti sul momento dal computer dell'utente.

Rispetto a Java, Javascript è molto più semplice da usare, anche se meno potente. Permette tuttavia lo svolgimento di semplici operazioni dal lato client della connessione: ad esempio il controllo della validità dei dati inseriti in un modulo, in precedenza affidato ad un programma CGI, o semplici realizzazioni grafiche come quella della scritta che scorre nella barra inferiore del browser, visibile in molti siti (e spesso irritante, per inciso). E' quindi un ideale complemento dell'HTML, che permette un incremento della flessibilità per gli autori di pagine Web senza però richiedere l'acquisizione di un linguaggio di programmazione complesso come Java
e l'utilizzo di strumenti come compilatori o interpreti.

Al momento, Javascript è supportato da Netscape versione 2 o superiore, per qualsiasi sistema operativo; vi sono ragionevoli probabilità che esso divenga uno standard e venga in futuro incluso in tutti i browser. Ladocumentazione completa sul linguaggio può essere recuperata dal sito della Netscape.

 

1.14. Ma Internet è sicura ?
- N E V Internet è un mezzo relativamente insicuro per comunicare. Tutti i dati che partono dalla vostra tastiera e giungono sino ad un computer situato a molte migliaia di chilometri di distanza percorrono una grande quantità di cavi e mezzi fisici diversi e vengono trattati da un notevole numero di computer. Chiunque abbia accesso ad essi potrebbe teoricamente spiare le vostre comunicazioni; sebbene ovviamente la sicurezza sia relativamente garantita dalla enorme quantità di dati, per cui cercare i blocchi di dati contenenti un'informazione particolare
sarebbe come cercare un ago in un pagliaio, una persona intenzionata a spiare proprio voi, e tale da conoscere l'indirizzo del vostro computer e da avere accesso ad uno di questi sistemi, potrebbe intercettare tutti i messaggi spediti dal vostro computer che attraversino il sistema su cui è in ascolto.

Ovviamente, il punto migliore per intercettare le vostre comunicazioni è molto vicino a voi, ad esempio sul gateway che collega la vostra rete locale al resto di Internet. D'altra parte, esistono programmi detti sniffer che intercettano tutti i messaggi in transito sulla rete locale e selezionano quelli interessanti, ad esempio in base al mittente o al contenuto. Tanto per fare un esempio, esistono sniffer che riconoscono i messaggi contenenti la stringa di caratteri password:, ossia quelli che un computer Unix spedisce al terminale dell'utente per chiedergli la password, e provvedono a intercettare la risposta dell'utente, permettendo così ilfurto della password. Gli amministratori della vostra rete locale o del vostro provider, inoltre, potrebbero
facilmente, se disonesti, trovare il modo di leggere le vostre informazioni, ad esempio la vostra posta. (Voi potreste facilitarli ulteriormente, ad esempio non modificando la password che vi hanno fornito.)

Il punto più debole della catena, quindi, è proprio il tratto di "navigazione costiera" che va tra il vostro computere il "mare aperto" della rete, attraverso la rete locale a cui vi collegate. Mentre, come vedremo, esistono sistemi crittografici per proteggere efficacemente le vostre comunicazioni a lungo raggio, un amministratore locale disonesto potrebbe essere difficile da fermare...

Un ulteriore problema da considerare è quello dell'anonimato o della falsificazione dell'identità dei vostri interlocutori. Nessuno vi permette di sapere che la persona che dialoga con voi è effettivamente colui che pretende di essere, o che un indirizzo che oggi funziona ed esiste continuerà a funzionare ed esistere anche domani. Una persona esperta può facilmente inviarvi E-mail falsificati, o scrivere articoli in un newsgroup sotto falso nome; del resto esistono siti creati proprio allo scopo di fornire recapiti postali anonimi. Anche se l'identità del destinatario dei vostri messaggi è certa, comunque, egli potrebbe non comportarsi correttamente:
ad esempio tutte le transazioni commerciali in rete, che si basano sull'invio dei codici della propria carta di credito, sono relativamente pericolose, per quanto la loro crescente diffusione indichi che i problemi non si verificano tanto spesso.

Infine, qualunque utente della rete Internet può accedere dall'esterno alla vostra rete locale e ai vostri computer. Sebbene egli non possa entrare all'interno di nessun sistema protetto senza conoscere la relativa password, la semplice possibilità di entrare sulla rete potrebbe permettere in qualche modo l'accesso a informazioni riservate. Se voi siete l'amministratore di una rete locale che deve essere connessa a Internet, avete il problema di come garantire che gli utenti esterni non possano andare dove non devono.

Per tutti questi problemi, comunque, esistono o sono allo studio soluzioni anche molto efficaci, delle quali parleremo nell'apposito capitolo dedicato alla sicurezza.

 

1.15. Che cos'è e come funziona un "mondo virtuale"?
- N E V Uno degli aspetti più affascinanti di Internet è dato dalla possibilità di creare dei veri e propri "mondi", ossia degli ambienti interattivi in cui l'utente può assumere una identità convenzionale scelta a piacimento emuoversi all'interno di spazi immaginari compiendo azioni quasi del tutto libere. In origine il concetto di mondo virtuale è stato sfruttato essenzialmente a fine di divertimento, per la creazione di giochi di ruolo multiutente - i cosiddetti MUD, e simili, di cui si parla nel paragrafo seguente - o, più raramente, per "esperimenti sociologici" quali la creazione di città virtuali, in cui chiunque poteva entrare e insediarsi, e compiere azioni caratteristiche
della vita quotidiana. Molto spesso, gli utenti di questo tipo di "mondi" hanno la possibilità di espanderli e di creare nuove regioni, in cui poi gli altri utenti potranno entrare e interagire.

A questo tipo di realtà virtuale si è andato affiancando negli ultimi anni un diverso uso della possibilità di simulare luoghi reali: quello di ricreare a distanza ambienti reali o realistici, per gli usi più disparati. Sono nate così le prime biblioteche virtuali, le ripetizioni simulate di musei e luoghi storici, ma anche i primi supermercati interattivi, in cui l'utente percorre una galleria di negozi infilando gli acquisti nel proprio carrello.

Va però detto che le possibilità tecniche della rete limitano fortemente le prestazioni di questo tipo di sistemi.
In origine, quindici anni fa - quando di multimedialità non si parlava nemmeno - i primi mondi virtuali erano interamente testuali, proprio come gli "adventure" (giochi d'avventura) dell'epoca; si trattava solitamente proprio di avventure modificate per poter essere utilizzate da più utenti contemporaneamente. Questa struttura è ancora oggi utilizzata per la maggior parte dei mondi interattivi del primo tipo (ludica e sociologica); informaticamente (tanto per smitizzare un po' le cose) si tratta di grossi computer Unix, su cui è in funzione 24 ore su 24 un programma che ha il compito di accogliere i nuovi utenti, leggere i loro comandi e i loro movimenti, inseriti sotto forma di comando testuale, e rispondere con una descrizione testuale dei luoghi e degli
eventi, predeterminata a priori.

I mondi del secondo tipo sono invece nati quando i computer sono diventati sufficientemente potenti da poter supportare il rendering (termine inglese che indica la rappresentazione e l'ombreggiatura di un oggetto virtuale) di intere stanze simulate in tempo reale. E' stato quindi possibile creare mondi di tipo grafico, in cui l'utente si muove tramite il mouse e può realmente vedere, in maniera più o meno realistica, gli oggetti che lo circondano. Se, dal punto di vista grafico, questi mondi sono molto più evoluti dei precedenti, dal punto di vista dell'interazione sono solitamente più arretrati; del resto, simulare l'incontro tra persone o l'esito di un'azione dal
punto di vista grafico richiede di immaginare e memorizzare a priori non solo una descrizione, ma una raffigurazione di tali esiti, e quindi un lavoro immane.

Va inoltre detto che la quantità di dati necessaria per la rappresentazione grafica in tempo reale del movimento in un mondo virtuale è di gran lunga superiore a quella che, anche oggi, può circolare anche su una veloce connessione di rete. Per questo motivo, tutti i mondi del secondo tipo si basano informaticamente sul seguente principio: il sito remoto spedisce al computer dell'utente le immagini statiche e le informazioni sulla topografia del luogo virtuale, ma è poi il computer dell'utente a visualizzare e calcolare le schermate grafiche che rappresentano il mondo virtuale. In questo modo, ciascuna stanza richiede il caricamento iniziale di un
certo numero di dati; in seguito, però, non è necessaria più alcuna lenta interazione di rete finchè l'utente non esce dalla stanza (virtuale, naturalmente...).
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