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6.1. Cosa vuol dire essere presenti su Internet
P N - V Essere presenti su Internet vuol dire mettere a disposizione di tutti gli utenti, a livello
mondiale - alcune informazioni o servizi accessibili 24 ore su 24. In pratica, si tratta di
divenire content provider (fornitore di contenuti, cioè informazioni) o service
provider (fornitore di servizi).

Come già visto nel capitolo precedente, i requisiti per essere presenti sono minimali, e ciò
spiega l'enorme numero di pagine Web esistenti al mondo, in continua crescita
esponenziale. Ricordiamoli:

1.Uno spazio sul disco (ossia un'area) di un computer che sia connesso direttamente
alla rete 24 ore su 24, che resti acceso 24 ore su 24, su cui sia in funzione un
programma server HTTP 24 ore su 24; in gergo si dice che occorre approntare un
proprio sito.
2.Qualcuno che scriva le suddette pagine in linguaggio HTML.

Naturalmente, entrambi i requisiti possono essere acquistati sul mercato a costi
relativamente contenuti (ovviamente dipende dalla qualità del servizio che si riceve). E
non necessariamente devono essere acquistati dallo stesso fornitore; per esempio, potrei:

acquistare uno spazio disco da un fornitore che garantisca una larga ampiezza di
banda in modo da favorire l'accesso alle mie pagine da parte dei potenziali
"visitatori" (servizio chiamato hosting dagli addetti ai lavori; con housing si intende
lo stesso servizio ma il calcolatore non è messo a disposizione dal fornitore ma dal
cliente);  commissionare la stesure delle pagine Web ad una piccola società specializzata
che mi garantisca una alta qualità "comunicazionale" ed un forte appeal visivo;
inoltre, concettualmente, potrei acquistare l'accesso da un terzo fornitore distinto,
per esempio perchè nella mia città nessuno dei suddetti fornitori mi fornisce un
accesso a tariffa urbana.

 

6.2. Che cos'è una "home page"? Come posso creare la mia?
- N E V Con il termine home page si indica una pagina del World Wide Web che costituisce
l'indice generale e il punto di ingresso di un sito o di una sua parte, omogenea per autore o
per argomenti trattati.

Moltissimi utenti, dopo una prima fase di accesso in cui sono semplicemente fruitori dei
servizi della rete, desiderano essere presenti creando una propria home page, in modo da
disporre di una propria "casa virtuale" nella quale si può essere visitati dai "navigatori" di
tutto il mondo.

Per i singoli utenti, la home page viene solitamente usata per presentare se stessi, parlare
dei propri hobby, mettere a disposizione degli altri informazioni o materiale utile o
divertente, e sbizzarrirsi nel comunicare con gli altri.

Le home page aziendali sono generalmente più interessanti e ricche di contenuti.
Costituiscono una sorta di "vetrina virtuale" tramite cui la azienda si presenta a clienti (o
potenziali tali), dipendenti, collaboratori e fornitori. Una tipica home page aziendale, oltre
a presentare il logo dell'azienda e le informazioni per poterla contattare, contiene tutti i
rimandi per accedere a:

informazioni sull'azienda
promozione di servizi e prodotti offerti
cataloghi e listini
moduli per la richiesta di ulteriori informazioni
quant'altro la fantasia degli autori del sito possono escogitare per attrarre visitatori.

Ma per le aziende Internet offre molto di più: la possibilità di vendere direttamente in rete
i propri servizi e prodotti, come vedremo nell'apposito capitolo sul commercio elettronico.

Per poter essere ritrovati, dovete diffondere il più possibile la vostra home page o
comunicandola direttamente ai potenziali utenti o, meglio, registrandola nei vari motori di
ricerca in modo che possa essere ritrovata dai "navigatori" interessati.

Comunque, chi volesse accedere direttamente al sito di una determinata azienda italiana
senza conoscerne l'indirizzo Web, ha ampie possibilità di successo inserendo un indirizzo
con la seguente struttura: http://www.nomeazienda.it (sostituendo a nomeazienda
il nome dell'azienda cercata). Per esempio, se si sta cercando la filiale italiana di Sesa,
basterà specificare nel Web browser l'indirizzo: http://www.Sesa.it (o per contattare direttamente
la casa madre americana).
Se invece una azienda viene citata in un documento Web (come questo), molto spesso al suo
nome viene associato il rimando al relativo sito e basterà cliccarvi sopra con il mouse.

Come già detto, per creare la propria home page è necessario per prima cosa disporre di
uno spazio fisico in cui collocarla, ossia di un'area sul disco di un computer che sia
connesso in permanenza alla rete, con un collegamento dedicato. Se si dispone di un
semplice accesso via modem, va subito detto che non si può creare la propria home page
direttamente sul proprio computer, in quanto esso fa parte della rete solo quando voi siete
collegati, e quindi - anche ammettendo di predisporre le cose per bene - la vostra pagina
non sarebbe raggiungibile quando non siete collegati. È necessario quindi chiedere al
proprio provider uno spazio sulle sue macchine; certi provider lo includono nel prezzo del
collegamento, molti altri invece richiedono una quota aggiuntiva, quindi se ci tenete ad
avere la vostra pagina questo può essere un elemento da valutare nella scelta del provider.

Oltre a questo, sul computer dove creerete la vostra pagina deve essere in funzione un
programma server per il protocollo HTTP; ne esistono per tutti i sistemi operativi, dallo
Unix a Windows. Ovviamente, quando tale programma non è in esecuzione, nessuno può
leggere le vostre pagine, anche se il computer è connesso alla rete. In generale,
comunque, non sarete voi ad occuparvi dell'installazione e del funzionamento di tale
programma: se inserirete le vostre pagine su di un computer (sito) in cui ve ne sono già
altre, sicuramente esiste un webmaster (amministratore delle pagine Web del sito) che si
prende cura degli aspetti tecnici, e cui potrete comunque rivolgervi per aiuto e
chiarimenti. Dopo di ciò, dovete soltanto scrivere (o far scrivere) le vostre pagine e porle
nello spazio di cui disponete.

Per i singoli utenti che vogliono creare la propria home page: se disponete di un account
su di una macchina Unix, vi conviene creare nella vostra home directory (quella in cui vi
trovate quando vi collegate alla macchina) una directory denominata public_html; in
questo modo potrete richiamare le pagine che inserirete in tale directory con la sintassi

http://nomemacchina/~nomeutente/

Ad esempio, se il computer si chiama www.pippo.it e il vostro login è paperino, un
ipertesto denominato pagina.html posto nella directory public_html corrisponderà
all'URL

http://www.pippo.it/~paperino/pagina.html

Esistono al momento alcuni siti che forniscono gratuitamente spazio per mettere in linea
le proprie pagine WWW. Il più noto e frequentato di essi è Geocities
(http://www.geocities.com ). Ovviamente, le modalità di inserimento delle
pagine e di prenotazione degli spazi in questo tipo di siti sono molto variabili; è necessario
leggere le opportune indicazioni in loco.

 

6.3. Come posso scrivere miei ipertesti e metterli in rete?
- N E - Dopo esservi procurati lo spazio in cui inserire i vostri ipertesti, non vi resta che scriverli.
Su Internet, gli ipertesti vengono generati tramite un particolare linguaggio detto HTML
(HyperText Markup Language): una possibilità per generare ipertesti è quindi quella di
apprendere tale linguaggio, aspetto di cui si tratterà più approfonditamente nel prossimo
paragrafo. Attualmente, comunque, sono stati prodotti innumerevoli programmi che
permettono di scrivere gli ipertesti come se si trattasse di normali documenti, all'interno di
una specie di word processor; il programma si occupa poi automaticamente di "tradurre"
il vostro documento nel linguaggio HTML.

In questo ambito rientra Netscape Navigator Gold, una versione particolare di
Netscape che include, oltre alle normali possibilità di navigazione, anche un editor di
pagine Web. Notevolmente interessante è anche Lotus WordPro (contenuto nella
Lotus SmartSuite) che, oltre ad essere un eccellente word processor con cui stendere
sofisticati documenti compatibili con gli standard più diffusi (.doc per Word, .wpf per
WordPerfect, .sam per AmiPro, ecc.) consente di salvarli direttamente in formato
HTML; inoltre Lotus WordPro è anche uno dei pochi prodotti che consente di convertire
file HTML in tutti i formati più diffusi (per inciso, i vari formati in cui questa guida viene
distribuita sono stati ottenuti facilmente utilizzando proprio Lotus WordPro).

In alternativa, esistono programmi meno evoluti, ossia normali editor di testo a cui sono
state aggiunte opzioni di menu che inseriscono automaticamente le istruzioni HTML; per
utilizzarli è quindi opportuno masticare un po' di HTML, ma non sarà necessario
conoscerlo a fondo come invece si deve fare avendo a disposizione soltanto un editor di
testo. Il più comodo programma di questo tipo è HTML Writer, soprattutto perchè
incorpora anche una funzione di conversione delle lettere accentate molto utile per gli
autori italiani. Altri editor HTML consigliati in rete sono HotDog Pro, WebEdit e
Internet Assistant for Word.

Dopo avere in qualche modo generato i vostri ipertesti, sarà sufficiente salvarli nel vostro
spazio in rete perchè essi siano immediatamente visibili tramite browser, digitando
l'indirizzo giusto. Non sarà necessario null'altro.

 

6.4. Come funziona l'HTML? Come posso impararlo?
.- N E - Gli ipertesti HTML sono normali file di testo ASCII, che possono essere modificati ad
esempio con il Blocco Note (Notepad) di Windows, oppure con un qualsiasi word
processor caricando e salvando i file in formato "Solo testo". Tuttavia, all'interno del testo
sono previste delle tag (istruzioni), racchiuse tra i caratteri < e >, che permettono di
modificare l'aspetto del testo in modo che, quando il file viene caricato da un browser,
venga visualizzato con l'impaginazione e le caratteristiche desiderate. Ad esempio, il
seguente brano:

La <B>corrente elettrica</B> deriva da un moto di cariche.

viene visualizzato da un browser nel modo seguente:

La corrente elettrica deriva da un moto di cariche.

In questo brano, si può notare l'utilizzo della tag B (Bold, ossia "neretto") per creare
alcune parole in neretto; la parte che verrà evidenziata è compresa tra la tag di apertura
<B> e la tag di chiusura (uguale a quella di apertura, ma preceduta da /) </B>. Per il
resto, il testo contenuto nel file è esattamente quello che verrà visualizzato.

Esistono ovviamente un grande numero di tag; alcune di esse richiedono una "apertura" e
una "chiusura", come nel caso di B, e modificano il senso o l'aspetto del testo racchiuso
all'interno; altre sono tag vuote, ossia poste in un punto e prive di tag di chiusura, e
servono a creare un oggetto particolare o a svolgere una operazione in quel punto del
documento (ad esempio la tag <HR> è vuota e serve a creare una riga orizzontale). Molte
tag possiedono degli attributi, ossia dei parametri modificando il cui valore è possibile
variare il risultato. Ad esempio, la suddetta tag <HR> dispone dell'attributo WIDTH, che ne
modifica la larghezza, dell'attributo SIZE, che ne modifica l'altezza, e dell'attributo ALIGN,
che ne modifica la posizione; se quindi la tag <HR> da sola (ossia, utilizzando per i vari
attributi i valori di default) genera questo risultato:

la stessa tag, scritta come <HR WIDTH="50%" SIZE=10 ALIGN=right> (ossia
modificando i valori degli attributi) genera questo risultato:

Se non si dispone di un programma che genera automaticamente un file HTML partendo
da un documento impaginato, è necessario conoscere le varie istruzioni. Bisogna anche
tener presente un particolare problema, tipico delle pagine in italiano (e che molti
ignorano): poichè il linguaggio HTML è stato pensato per utenti anglosassoni, le lettere
accentate (e altri caratteri e simboli che non sono standard in tutto il mondo) devono
essere codificate con particolari espressioni in modo da poter essere lette correttamente
da tutti gli utenti; se ci si limita a inserire lettere accentate nel documento senza
codificarle, non è garantito che esse siano sempre mostrate correttamente. I programmi
Html Writer, oltre ai più professionali Netscape Navigator Gold e Lotus WordPro,
incorporano una comoda funzione di conversione dei caratteri estesi codificando tutte le
lettere accentate e gli altri caratteri particolari (per esempio la è accentata, viene
codificata come &egrave).

L'insegnamento dell'HTML va oltre gli scopi di questa guida, anche se nel seguito di
questo capitolo verranno forniti alcune utili informazioni su aspetti particolari di tale
linguaggio, che spesso tendono a venire trascurati dai manuali. Per comprendere
completamente i paragrafi che seguono è probabilmente necessario avere acquisito un
po' di dimestichezza tecnica con i comandi dell'HTML e con le funzioni trattate: difatti il
loro scopo non è quello di insegnare come, tecnicamente, realizzare le possibilità indicate,
ma piuttosto quello di spiegare quando conviene farlo e come farlo al meglio.

Allo scopo di imparare le basi tecniche dell'HTML, difatti, si possono trovare in rete vari
manuali. Conviene fare riferimento o alla specifica sezione degli indici di Yahoo! o al
sito ufficiale del W3C , incaricato di definire gli standard del linguaggio.

Oltre a questi indirizzi, per le caratteristiche avanzate di Netscape 2 e compatibili
(riquadri, script...) il sito di riferimento è la home page della Netscape
(http://home.netscape.com ).

 

6.5. Da cosa è determinato esattamente l'aspetto assunto da un ipertesto?
- N E - Contrariamente a quanto si crede, l'aspetto di un ipertesto non è univocamente
determinato dal file HTML, ma dipende fortemente dal browser che si sta usando per
visualizzarlo. L'autore di un ipertesto ha una libertà abbastanza scarsa nell'impaginazione
del documento: si pensi che, allo stato attuale delle cose, non esiste alcun modo di
giustificare (allineare su entrambi i lati) un documento, e neanche di creare tabelle di
larghezza del tutto predefinita. Questo deriva da un problema più generale, che è quello di
rendere leggibili ed utilizzabili gli ipertesti da parte di qualsiasi tipo di computer l'utente stia
utilizzando. Ad esempio, si pensi che ogni volta che in un ipertesto si desidera andare a
capo è necessario inserire una particolare tag, mentre non è sufficiente inserire un Invio
nel corpo del testo: questo perchè i codici di controllo per andare a capo possono variare
da computer a computer, pregiudicando così la leggibilità del testo.

Per questo motivo, è anche bene che l'autore di pagine WWW si ponga il problema di
come appaiano i suoi ipertesti per tutti i possibili utenti: non solo per chi si collega con
Netscape 2 e un monitor a 16 milioni di colori, ma anche per chi si collega da Unix o
tramite un terminale 3270, quindi senza la possibilità di vedere grafica, oppure per chi si
collega con un vecchio computer capace di visualizzare soltanto 16 colori a bassa
risoluzione, oppure per chi utilizza altri programmi (WebExplorer, Internet Explorer) che
non supportano tutte le istruzioni implementate in Netscape. Specialmente se ci si sta
rivolgendo ad un pubblico generico, è bene prevedere che le proprie pagine siano
perlomeno leggibili, anche se magari non perfette, anche per chi si collega con programmi
o computer meno potenti.

In particolare, Netscape 2 rende disponibili varie estensioni all'HTML standard, come ad
esempio i frame, che non sono leggibili da altri browser: è bene quindi progettare le cose
in modo che le pagine siano ugualmente funzionanti anche per chi usa altri programmi.

 

6.6. Come è opportuno organizzare un sito?
- - E - Prima di passare alla realizzazione tecnica delle singole pagine e specialmente se si ha
intenzione di creare un sito complesso, è molto importante pianificare una minima
organizzazione del sito. È opportuno che la home page vera e propria sia molto breve e
contenga soltanto un indice dei contenuti del sito, in modo che essa possa venire caricata
velocemente e che l'utente possa poi richiamare soltanto le pagine che gli interessano. Se
è vero che una pagina graficamente scarna non fa un bell'effetto, è anche vero che una
pagina con molte immagini è lenta da caricare, e può facilmente spazientire gli utenti:
bisogna quindi trovare il giusto bilanciamento tra la grafica e la pesantezza.
Analogamente, nel caso si debba inserire una pagina molto lunga (più di 30 - 40 KB), è
bene valutare se non sia il caso di spezzarla in più piccole pagine collegate tra loro,
magari con un indice; volta per volta occorre valutare se è meglio avere molti file piccoli
che un solo file grosso.

Infine, è opportuno cercare di avere una struttura "verticale" del sito piuttosto che
"orizzontale", ossia creare molte sottodirectory ciascuna contenente pochi file, tra cui un
index.html, invece di avere una sola directory con un grande numero di file. Questo,
oltre a facilitare la vostra manutenzione del sito (difatti tutte e sole le pagine relative allo
stesso argomento si troveranno nella stessa directory), vi permetterà di semplificare
anche gli indirizzi. Ricordate infine che i file denominati index.html possono essere
richiamati con indirizzi più semplici (basta il nome della directory), per cui è bene sfruttare
questa possibilità e porre un file index.html in ogni directory.

Un'altra buona abitudine nell'organizzazione di un sito è quella di creare all'interno della
directory radice del sito una sottodirectory denominata images (o nomi simili) in cui
porre tutte le immagini che compaiono più volte nel sito (tipicamente le icone). In questo
modo, saprete subito dove andare a ritrovare le vostre immagini, e quando dovrete creare
i documenti HTML saprete immediatamente dove sono memorizzate; inoltre, il link per
richiamare l'immagine sarà sempre <IMG SRC="/images/... (o <IMG
SRC="/~nomeutente/images/..., indipendentemente dal livello di profondità della
directory in cui sarà posta la pagina, e potrete così brutalmente copiare e incollare i
riferimenti alle immagini senza dovervi preoccupare di altro.

 

6.7. Cosa sono gli indirizzi relativi e perchè devo usarli?
- - E - E' opportuno capire e applicare la differenza fra gli indirizzi relativi e gli indirizzi assoluti
(o pienamente referenziati - in inglese fully qualified). Un indirizzo di tipo assoluto è
un vero e proprio URL completo, che inizia con il metodo http e via di seguito. Un
indirizzo relativo, invece, è un semplice nome di file. Quando create nella vostra pagina
un rimando e inserite come destinazione del rimando (attributo HREF della tag A, ma
anche attributo SRC delle tag IMG e FRAME...) un indirizzo assoluto, il browser, quando il
rimando sarà selezionato, tenterà di prelevare l'oggetto all'indirizzo indicato, e restituirà un
errore se non lo troverà. Se invece l'indirizzo è relativo, il browser cercherà il file indicato
nella directory corrente.

Qual è la differenza? Semplice: un insieme di pagine contenute nella stessa directory e
collegato al proprio interno esclusivamente tramite indirizzi relativi funzionerà
indipendentemente dal sito e della directory in cui viene memorizzato, e potrà facilmente
essere spostato, replicato su altri siti, distribuito come archivio ZIP (funzionerà persino se
caricato dall'hard disk in assenza di un collegamento di rete). Se invece gli indirizzi
fossero assoluti, anche solo la modifica del nome della directory in cui i file sono contenuti
costringerebbe a modificare tutti i rimandi contenuti nelle pagine. D'altra parte, l'uso di un
indirizzo assoluto permette di far sì che, dovunque venga memorizzato il documento,
l'indirizzo richiamato sia sempre lo stesso. Per fare un esempio, i rimandi contenuti in
questa guida sono tutti di tipo relativo.

Oltre agli indirizzi assoluti e relativi, è possibile fornire anche indirizzi "semirelativi", ossia
indipendenti dal sito ma dipendenti dalla directory. Questo tipo di indirizzi inizia con la
barra diagonale /, e indica che il percorso seguente si intende a partire dalla directory
radice del sito. Ecco qualche esempio: supponendo che la pagina in cui sono contenuti i
seguenti rimandi abbia indirizzo

http://www.pippo.it/tv/programmi/guida.html

varranno le seguenti equivalenze:

Rimando HTML: <A HREF="elenco.html">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/programmi/elenco.html

Rimando HTML: <A HREF="">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/programmi/

Rimando HTML: <A HREF="..">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/

Rimando HTML: <A HREF="/images/ball.gif">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/images/ball.gif

Rimando HTML: <A HREF="http://www.pluto.it/~paperino/">
Indirizzo richiamato: http://www.pluto.it/~paperino/

I primi tre rimandi sono di tipo relativo, e, dovunque sia memorizzata la pagina
guida.html, porteranno rispettivamente al file elenco.html posto nella stessa
directory, al file index.html posto nella stessa directory e al file index.html posto
nella parent directory. Il quarto rimando è semirelativo: se la pagina fosse memorizzata,
invece che su www.pippo.it, in un qualsiasi punto del sito www.etabeta.it,
l'indirizzo richiamato sarebbe http://www.etabeta.it/images/ball.gif (stesso
percorso, ma sito diverso). Il quinto rimando è assoluto: in qualsiasi parte del mondo sia
memorizzata la pagina chiamante, l'indirizzo richiamato sarà sempre quello.

 

6.8. Come si inserisce una immagine in un ipertesto?
- N E - Per prima cosa, un fatto che spesso sconcerta i principianti: le immagini, a differenza del
testo, non fanno parte del documento HTML; in esso è contenuto semplicemente un
"rimando", effettuato tramite la tag IMG, che dice al browser di inserire in quel punto
l'immagine memorizzata ad un determinato indirizzo (che può anche appartenere ad un
sito diverso da quello su cui è posto il documento!). È quindi necessario procurarsi le
immagini a parte, oppure disporre di un programma di grafica che permetta di crearsele -
anche se la creazione di buone immagini richiede abilità e strumentazione professionale.

A parte questo, è importante tenere presenti alcune questioni fondamentali. Innanzi tutto,
evitate di inserire immagini troppo grandi o in quantità eccessiva: renderanno inutilmente
pesante e lunga da caricare la pagina, e gli utenti casalinghi o con collegamenti più lenti
saranno fortemente tentati di interrompere il caricamento e rinunciare alla visita della
pagina. È bene cercare di sfruttare il più possibile altri strumenti forniti dall'HTML o dalle
estensioni di Netscape - come la possibilità di modificare colore e dimensioni dei caratteri
con la tag FONT, la possibilità di cambiare il colore dello sfondo e dei link con gli attributi
della tag BODY, o i metodi di impaginazione forniti dall'uso di tabelle senza bordo visibile -
piuttosto che riempire la pagina di immagini.

Può spesso essere più veloce inserire al posto di tante piccole immagini una grande
immagine che le contiene tutte, magari resa cliccabile con l'attributo ISMAP o USEMAP (in
questo caso, tenete presente che sarà impossibile cliccare il link con alcuni browser e tutti
i browser in solo testo sono messi fuori gioco); d'altra parte, è anche un'ottima cosa avere
tante piccole immagini se intendete poi "riciclarle" nelle varie pagine del sito, in quanto
esse saranno caricate una volta sola: magari, "montando" gli stessi blocchi in modo
diverso nelle varie pagine potrete ottenere effetti gradevoli senza appesantire troppo il
tutto. Oltre a questo, l'uso dell'attributo ALIGN di IMG permette una discreta varietà di
impaginazioni e allineamenti tra immagine e testo.

Ricordate poi di inserire sempre le dimensioni dell'immagine nella tag, grazie agli attributi
HEIGHT e WIDTH: questo permetterà al browser di mostrare il resto della pagina
caricando poi l'immagine in un secondo tempo, mentre in caso contrario l'utente sarà
costretto ad attendere il caricamento dell'immagine prima di poter leggere il testo posto dopo di essa.

Inoltre, non è necessario che le immagini inserite nella pagina siano fisicamente
memorizzate all'interno dello stesso sito che ospita la pagina stessa, anche se ciò è bene
per evitare eccessive disparità di velocità di caricamento tra testo e immagini (il
cosiddetto net-lag). Tuttavia, se inserite nel vostro sito immagini prese altrove,
indipendentemente da dove esse siano memorizzate, assicuratevi di avere l'autorizzazione
del loro autore o possessore.

Ricordate infine che è possibile utilizzare alcune caratteristiche particolari del formato di
immagine GIF, come la trasparenza o l'animazione, come vedremo nel prossimo paragrafo.

 

6.9. Che cosa sono i GIF trasparenti, interlacciati o animati?
- - E - Il formato di immagini GIF (Graphic Interchange Format), nella sua versione più
recente (GIF89a), include un grande numero di opzioni che solo negli ultimi anni o mesi
hanno cominciato a venire utilizzate e implementate in tutti i programmi (sebbene tale
formato risalga al 1989). Alcune di queste opzioni sono di grande importanza all'interno
delle pagine del WWW.

Un primo tipo di GIF, ormai di uso comune, è il GIF trasparente. Si tratta di una
normale immagine in cui uno dei colori viene definito come colore di fondo
(background color). Quando l'immagine viene visualizzata da un browser che supporta
questa caratteristica - ormai quasi tutti i browser esistenti lo fanno - tutti i punti (pixel) del
colore selezionato come fondo vengono visualizzati come "trasparenti", ossia lasciano
apparire il puntino corrispondente dell'immagine "sottostante", che tipicamente è lo
sfondo, grigio o specificato dall'autore, della pagina. In questo modo, si possono creare
delle immagini che non hanno forma quadrata, ma si integrano gradevolmente con il fondo.

Un secondo tipo di GIF interessante è il GIF interlacciato; si tratta di una immagine
memorizzata in un modo particolare, ossia non in ordine, dall'alto verso il basso, ma
invece memorizzando prima una versione approssimata dell'immagine, e dopo di essa
successive integrazioni che permettono poi di ricavare la versione completa. In questo
modo, un browser che riceve l'immagine dalla rete può cominciare subito a visualizzare la
versione approssimata, anche se ha ricevuto soltanto una frazione del file GIF; man mano
che arrivano le successive parti, il browser provvede a ridefinire meglio l'immagine,
realizzando così quell'effetto di progressiva "messa a fuoco" dell'immagine che è comune
sul WWW, almeno per le immagini di grosse dimensioni. Tenete presente che questa
opzione è disponibile solo per il formato GIF, anche se qualcosa di analogo sta venendo
messo a punto anche per il formato JPEG.

Infine, il tipo di GIF più particolare di tutti: il GIF animato. Riscoperto solo da pochi mesi,
prevede la possibilità di memorizzare in un singolo file GIF non una ma una serie di
immagini, che il browser visualizzerà come fotogrammi successivi, creando di fatto una
animazione. All'interno del formato sono previste varie opzioni utili per l'animazione; la
Netscape ha inoltre provveduto a creare una "estensione per il ciclo" (looping
extension) che permette la ripetizione ciclica dell'animazione. In questo modo, si possono
realizzare semplici animazioni da inserire nelle pagine, con un rapporto tra "peso"
(dimensioni dei file, difficoltà di realizzazione) e prestazioni veramente ottimo. Al
momento, le animazioni GIF sono supportate solo da Netscape 2 o superiori.

Queste possibilità possono essere cumulate tra loro; tuttavia, è necessario disporre di
programmi che usino la versione GIF89a del formato GIF, invece della più vecchia
GIF87a, usata comunemente in precedenza. Per quanto riguarda i GIF trasparenti, esiste
l'utility per DOS GifTrans, che converte da GIF87a a GIF89a; sono tuttavia consigliati i
programmi LView Pro, o Paint Shop Pro per Windows, che dispongono della possibilità
di salvare GIF interlacciati e trasparenti, selezionando con semplicità il colore di fondo.
Conviene solitamente creare l'immagine GIF con un altro programma, e "passarla" in
LView solo per effettuare la conversione in GIF89a e la selezione del colore di fondo.
Per creare i GIF animati, invece, l'unica possibilità attualmente esistente è GIF
Construction Set; sarà bene tuttavia leggere le pagine informative sull'animazione GIF,
che possono essere raggiunte a partire dal sito di Netscape.

 

6.10. Che cos'è un BACKGROUND (sfondo)?
- N E - A partire dalla versione 1.1 di Netscape, e successivamente in tutti gli altri browser, è
stata fornita all'utente la possibilità di specificare uno sfondo (background) per la propria pagina.

Uno sfondo non è altro che una comune immagine, che invece di venire visualizzata a
parte viene utilizzata come "piastrella" e ripetuta all'infinito per riempire la finestra del
browser; il testo, le altre immagini e tutto quel che è posto nella pagina vengono poi
"disegnati" sopra di essa. Per questo motivo, è utile scegliere lo sfondo con criterio:

1.Utilizzate "piastrelle" di dimensioni ridotte; sono normalmente sufficienti quadrati di
dimensione non superiore a 50x50, e vi sono ottime pagine con piastrelle di
dimensioni 10x2. L'effetto dello sfondo dipende dallo "schema" che esso realizza
quando viene ripetuto, e non dalle dimensioni della piastrella base. L'unica
controindicazione è che con piastrelle estremamente piccole la visualizzazione
della pagina potrebbe divenire lenta.
2.Scegliete sfondi con contrasto non eccessivo e con colori tenui, in modo da non
rendere illeggibile il testo. Ricordate che, con Netscape 2 o compatibili, è possibile
modificare il colore del testo e dei rimandi con gli attributi TEXT, LINK, ALINK e
VLINK della tag BODY.
3.Controllate l'effetto dello sfondo con modi video (risoluzioni) diverse e in
particolare con modi a basso numero di colori (ad esempio 16). Molte splendide
"textures" (marmi, granati, legno...) diventano orribili se viste con pochi colori.
4.Prima di usare uno sfondo, valutate la possibilità di usare un fondo di colore
uniforme - che, a differenza dello sfondo, non richiede il caricamento di
un'immagine e quindi rende più veloce la visualizzazione della pagina - creato
tramite l'attributo BGCOLOR della tag BODY.

Uno sfondo può essere un ottimo modo per distinguere le vostre pagine dal resto del
mondo, cosa sempre auspicabile; tuttavia un cattivo sfondo è peggio che nessuno sfondo.

 

6.11. Che cosa sono i frame (riquadri)?
- N E - Nei browser più recenti (Netscape 2 e compatibili) è stata prevista la possibilità di
suddividere lo schermo in più aree tra loro indipendenti, ciascuna contenente un diverso
documento HTML. In questo modo, è possibile mantenere permanentemente sullo
schermo alcune parti fisse, come un indice o una pulsantiera, disponendo nello stesso
tempo di una o più finestre in cui visualizzare le pagine selezionate dall'utente.Anche     
questa caratteristica, se utilizzata a sproposito, può risultare più un impaccio che un aiuto.

Prima di inserire dei frame nella vostra pagina, è necessario che valutiate se essi sono
strettamente necessari. Difatti, il caricamento di una pagina con frame è decisamente più
lungo rispetto a quello di una pagina normale, poichè è necessario caricare un documento
per ogni riquadro più un documento di impaginazione generale. Inoltre, tutti gli utenti con
un browser un po' vecchiotto non potranno vedere la vostra pagina (al solito, gli utenti di
browser solo testo sono tagliati fuori); è possibile creare una pagina alternativa che viene
visualizzata solo dai browser che non supportano i riquadri, ma è comunque necessario
organizzare con attenzione l'intero sistema di pagine, in modo che funzioni con entrambi i
tipi di browser.

Analogamente, bisogna gestire molto attentamente le "destinazioni" dei rimandi: per tutte
le istruzioni del tipo A HREF..., ossia nei rimandi, è necessario essere sicuri di dove
esattamente verrà visualizzato il documento richiamato; in assenza di indicazioni, esso
sarà difatti mostrato nello stesso riquadro in cui è posto il documento che conteneva il
rimando, ma è possibile indicare al browser di utilizzare un altro riquadro per visualizzare
il documento richiamato, tramite l'attributo TARGET della tag. In particolare, un rimando
con TARGET="_top" provocherà l'eliminazione dei riquadri e la visualizzazione del
documento richiamato nell'intero schermo disponibile, cosa assolutamente necessaria per
i rimandi che portano fuori dall'insieme di pagine che deve venire gestito con i riquadri. Se
non si prendono opportuni provvedimenti, è facile trasformare la navigazione tra pagine
con riquadri in veri e propri incubi...

Tecnicamente, come già accennato, la creazione di riquadri richiede la stesura di un
documento HTML contenente, al posto del BODY, una sezione FRAMESET, che permette
di suddividere lo schermo in una griglia di riquadri, e contiene al suo interno due o più
istruzioni FRAME, che permettono di dichiarare gli indirizzi dei documenti da visualizzare e
il nome di ciascun riquadro (che sarà poi utilizzabile come TARGET); è possibile anche
inserire, all'interno della tag NOFRAMES, un documento che viene visualizzato dai browser
che non supportano i frame. Per realizzare suddivisioni "asimmetriche" è possibile
sostituire ad una istruzione FRAME una nuova sezione FRAMESET, che permette di
suddividere ulteriormente il riquadro corrispondente.

L'indirizzo a cui corrisponde una pagina divisa in riquadri è quello del documento di
impaginazione; per questo motivo, e per semplificare la gestione del sito, è di solito
opportuno porre tale file, insieme a tutte le varie pagine che andranno visualizzate nei
riquadri via via che l'utente seleziona i rimandi, in una unica directory, e chiamarlo
index.html. L'indirizzo di una pagina con riquadri è sempre quello del documento di
impaginazione, e non varia neanche quando l'utente seleziona rimandi che modificano il
contenuto di uno o più riquadri; ogni volta che l'utente seleziona l'indirizzo - anche se, ad
esempio, l'indirizzo deriva da un bookmark che è stato inserito dopo aver selezionato un
certo numero di rimandi e aver modificato il contenuto di uno o più riquadri -, i riquadri
verranno sempre mostrati con il contenuto di "default" (quello indicato nel documento di
impaginazione). E ciò costituisce un altro ottimo motivo per non usare i riquadri...

 

6.12. Che cos'è un FORM (modulo)? Come posso inserirne uno?
- N E - Un form (modulo) è a tutt'oggi il principale modo di ricevere informazioni e comandi da
un utente remoto attraverso una pagina Web. Probabilmente questa abitudine è destinata
a cambiare con l'avvento di sistemi di programmazione complessa come Java, ma per il
momento i form sono comunissimi.

Un form è un insieme di "oggetti" tipici di una interfaccia grafica, come caselle di testo,
bottoni, pulsanti, menu a tendina, inclusi tra le due tag <FORM> e </FORM>;. Ciascuno di
questi oggetti viene creato tramite la tag <INPUT>, che possiede vari attributi, tra cui
TYPE, che permette di scegliere che tipo di oggetto creare, NAME, che permette di fornire
un nome con cui individuare l'oggetto, e VALUE, che fornisce un valore di partenza per il
campo, più altri dipendenti dal tipo. Ecco un semplice esempio di form:

Numero: Base 10 Base 2

Questo form è generato dal seguente codice HTML (non provate a cliccare sui due
pulsanti dell'esempio...):

<FORM ACTION="/cgi-bin/pippo.cgi" METHOD="GET">
Numero: <INPUT TYPE="text" NAME="Numero" VALUE="1" SIZE="10">
<INPUT TYPE="radio" NAME="Base" VALUE="Decimale" SELECTED>Base 10
<INPUT TYPE="radio" NAME="Base" VALUE="Binaria">Base 2
<INPUT TYPE="submit" VALUE="Spedisci">
<INPUT TYPE="reset" VALUE="Pulisci">
</FORM>

 

6.13. Che cos'è la URL-codifica ?
- - E - L'utente può modificare il valore dei vari campi di un form a proprio piacimento; quando è
soddisfatto, deve premere il bottone di tipo submit, che deve obbligatoriamente essere
presente nel modulo. In tale momento, il browser legge il contenuto dei vari campi e
genera una stringa del tipo:

nome1=valore1&nome2=valore2&...

dove nome1, nome2... sono i NAME dei vari campi contenuti nel modulo, esclusi i bottoni
di tipo submit e reset, e valore1, valore2... sono i relativi valori inseriti dall'utente.
Per prevenire problemi di trasmissione, la stringa viene URL-encoded, convertendo gli
spazi in + e i caratteri estesi (lettere accentate, simboli particolari...) nella forma %HH
dove HH è il codice ASCII del carattere espresso in esadecimale.

Supponendo che l'utente abbia inserito il valore 25 e abbia selezionato il bottone Base 2,
la stringa sarà:

Numero=25&Base=Binaria

(I due bottoni con lo stesso nome figurano come un campo solo, e si escludono a vicenda
in quanto di tipo radio; creando più pulsanti di uguale nome e tipo checkbox, sarà
possibile selezionarne più di uno, e nella stringa comparirà come valore del campo un
elenco dei VALUE dei bottoni selezionati, separati da segni + .)

La stringa dovrà essere processata da un apposito programma, solitamente sviluppato
secondo lo standard CGI; l'indirizzo del programma è specificato dall'attributo ACTION
della tag <FORM>, mentre l'attributo METHOD specifica il metodo con cui la stringa viene
passata al programma CGI. Tale programma si occuperà di processare i dati inviati ed
eventualmente generare una risposta per l'utente.

 

6.14. Posso far eseguire dei programmi quando le mie pagine vengono lette?
- - E - L'HTML è un linguaggio che permette di impaginare documenti in modo relativamente
semplice. Tramite l'HTML, comunque, non è possibile fare null'altro; chi vuole realizzare
qualche idea un pochino più complessa o perlomeno più interattiva con gli utenti si scontra
con la necessità di attivare in qualche modo dei veri e propri programmi situati "dentro" o
"dietro" le proprie pagine Web. Questo è necessario sia per scopi "seri", come la già
citata gestione di un modulo o l'interrogazione di un database, sia per scopi più "leggeri",
come la realizzazione di parti di intrattenimento puro..

Proprio per questa necessità, sono stati sviluppati vari sistemi per far interagire le pagine
Web - ossia il programma server HTTP che le recupera e le spedisce ai computer degli
utenti remoti - e programmi scritti dagli utenti. Nei prossimi due paragrafi vedremo quali
sono i principali metodi, con l'avvertenza che chiunque sia interessato a metterli in atto
farà bene a procurarsi della documentazione un po' più approfondita; le informazioni date
in tali paragrafi hanno il solo scopo di fornire alcune idee di base e chiarire i dubbi più
classici sull'argomento.

 

6.15. Che cos'è una inclusione dal lato server (SHTML)?
- - E - Il metodo più semplice di rendere interattive le pagine Web è quello dei cosiddetti server
side includes (inclusioni dal lato server), ossia di istruzioni inserite nella pagina
HTML e destinate al server; quando un utente inserisce l'indirizzo della pagina, e quindi
richiede al programma server HTTP in funzione nel sito di leggere la pagina dal disco e
spedirgliela, tale programma legge la pagina ed esegue in tempo reale le istruzioni in essa
contenute.

Questo tipo di operazione è fortemente non-standard e dipende dal tipo e versione di
server HTTP installato nel sito; è quindi necessario leggere le istruzioni accluse al
programma, o chiedere informazioni al proprio webmaster. Tuttavia, la maggior parte dei
server accettano istruzioni secondo il formato:

<!--#comando attributo="valore" -->

Ciascun comando è racchiuso all'interno dei caratteri <!-- e -->, che in HTML
racchiudono i commenti: pertanto, nel caso per qualche problema il server non esegua il
comando, non succederà nulla. Se invece, per qualche motivo, il comando genera un
errore, verrà solitamente incluso nella pagina un messaggio d'errore, come ad esempio
[an error occurred processing this directive].

Alcuni comandi tipici sono echo, con attributo var, per stampare il contenuto di variabili
di sistema, e exec, con attributi cmd o cgi, per lanciare un programma esterno e
includere il suo output nella pagina. Ad esempio, il brano di HTML

Data dell'ultima modifica: <!--#echo var="LAST_MODIFIED" -->

provocherà la stampa della scritta Data dell'ultima modifica: seguita dal
contenuto della variabile d'ambiente LAST_MODIFIED, che contiene la data dell'ultima
modifica apportata alla pagina. Invece, il brano

Questa pagina ha ricevuto <!--#exec cmd="count" --> accessi.

provocherà l'esecuzione del programma count; supponendo che tale programma sia un
contatore e mandi in output semplicemente il numero di accessi alla pagina, e che tale
numero sia ad esempio 257, l'utente riceverà dal server una pagina HTML contenente la
scritta Questa pagina ha ricevuto 257 accessi. Esaminando il sorgente della
pagina, l'utente non avrà modo di capire che cosa è successo: il numero sembrerà
apparso per magia dentro la pagina.

Va tuttavia ribadito ancora una volta che le possibilità di inclusione sono fortemente
dipendenti dal software usato come server HTTP, e che quindi è necessario fare
riferimento alla sua documentazione (o a documenti reperibili in rete che trattano dei
programmi più comuni). Inoltre, molti programmi richiedono che la pagina venga salvata
con l'estensione .shtml. Infine, questo metodo permette una interattività relativa: i
programmi eseguiti possono visualizzare output, ma non possono ricevere input.

 

6.16. Che cos'è un programma CGI e come funziona?
- N E - Il secondo modo di inserire programmi in pagine WWW è rappresentato dai cosiddetti
programmi CGI. Si tratta di programmi che provvedono, secondo uno standard detto
appunto CGI (Common Gateway Interface), a sostituirsi al programma server e a
"generare" sul proprio output standard un'intera pagina. Quando l'utente digita un
indirizzo, o seleziona un richiamo, relativo ad un programma CGI, il server HTTP
provvede ad eseguirlo e a catturarne l'output, rispedendolo poi all'utente: pertanto se il
programma, ad esempio in C, è il seguente:

#include <stdio.h>
void main(void)
{printf("Content-type:text/html%c%c",10,10);
printf("<HTML><BODY>Ciao!\n</BODY></HTML>");}

l'utente si vedrà arrivare una pagina HTML con il seguente sorgente:

<HTML><BODY>Ciao!
</BODY></HTML>

Esistono due modi diversi di interazione CGI:

Parsed Header (assunto come default): il programma stampa sull'output soltanto
il tipo MIME del contenuto, seguito da due line feed (codice ASCII 10) e dal
contenuto vero e proprio (ad esempio il sorgente della pagina HTML); il server
HTTP si occupa di dialogare con il browser dell'utente e di ottimizzare la
trasmissione, dividendo l'output in pacchetti di dimensione ottimale ed effettuando
un caching su di esso;
Non Parsed Header: questo modo è solitamente attivato denominando il
programma CGI con un nome che comincia per nph-; il programma sostituisce
completamente il server e dialoga direttamente con il browser dell'utente, dando le
opportune risposte secondo il protocollo HTTP (si tratta quindi di una modalità più
complicata e sconsigliata), oltre all'output previsto per la modalità parsed header. È
utile se si ha necessità di controllare la temporizzazione delle risposte, evitando che
il server blocchi i dati in uscita in momenti inopportuni.

L'output del programma, comunque, non è limitato agli ipertesti: esso può generare anche
un'immagine o altro, modificando di conseguenza il valore del tipo MIME restituito, che è
la prima cosa che deve venire stampata sull'output, come si vede nell'esempio.

Il vantaggio dei programmi CGI è che essi possono ricevere input, tramite una stringa
avente il formato:

variabile1=valore1&variabile2=valore2&...

che viene solitamente generata da un form e fornita al programma o tramite l'input
standard (metodo POST) o "appesa" dopo l'indirizzo del programma tramite un punto
interrogativo (metodo GET); in quest'ultimo caso, è solitamente possibile leggere la
stringa dalla variabile d'ambiente QUERY_STRING. Il programma dovrà quindi leggere
tale stringa, decodificandola (la stringa è stata in precedenza URL-encoded) e traendo da
essa le informazioni utili per il proprio funzionamento.

Ovviamente, il programma deve essere compilato e trasformato in un eseguibile per il
computer su cui dovrà girare, ossia quello su cui sono installate le pagine e il server
HTTP. In alternativa, è possibile anche richiamare un semplice script: l'importante è che
il programma richiamato sia direttamente eseguibile sul vostro server. Tipicamente, esso
è un computer di tipo Unix, per cui vi toccherà usare il C, o altri linguaggi tipici di tale
ambiente, come il Perl; dovrete sapere come compilare il programma (se è scritto in un
linguaggio da compilare) e dovrete combattere contro i capricci degli attributi e dei
privilegi degli utenti Unix. Per imparare seriamente a programmare per CGI, comunque,
sarà necessario che leggiate della documentazione un po' più approfondita, facilmente
reperibile in rete (provate ad esempio con la NCSA, partendo dall'URL
http://hoohoo.ncsa.uiuc.edu ).

L'utilizzo di programmi CGI solleva anche dei problemi di "convivenza": se cento utenti
contemporaneamente si collegano alla vostra pagina ed eseguono lo stesso programma
può darsi che essi assorbano una parte considerevole delle risorse del computer, a
discapito degli utenti "locali"; inoltre permettere a chiunque passi di lì di far girare un
programma sul proprio computer non è certo il massimo della sicurezza (per cui il
programma deve essere assolutamente privo di bug). Per queste ragioni, se non siete i
webmaster del sito, è bene chiedere a loro se e come è permesso l'inserimento di CGI
nelle pagine. I programmi CGI, comunque, sono attualmente il sistema più utilizzato per
far interagire pagine WWW con programmi o dati residenti sulla macchina (ad esempio
per interrogare database o elaborare dati forniti dall'utente), per cui non state chiedendo
nulla di troppo stravagante.

Il terzo metodo è quello di utilizzare uno dei linguaggi di programmazione recentemente
sviluppati per la rete, come Java o Javascript; in questo caso, rimandiamo ai relativi (e
ponderosi, specialmente per Java) manuali.

 

6.17. Come posso sapere quante persone accedono alle mie pagine?
- - E - Leggendo il titolo del paragrafo starete già esultando e pensando che finalmente vi stiamo
per spiegare come inserire nelle vostre pagine un contatore - tipico oggetto dei desideri
nascosti di qualsiasi creatore di pagine senza troppa esperienza. Beh, parleremo anche di
quello, ma a questo proposito è necessaria una importante premessa.

Prima di pensare a un contatore, difatti, dovete chiedervi una cosa importante: ma a chi
visita la pagina interessa veramente sapere quanti accessi ci sono stati, magari perdendo
venti secondi di collegamento per caricare i numerini disegnati in grafica a 16 milioni di
colori? Difatti, è necessario distinguere il caso in cui voi volete sapere quanti accessi ci
sono stati da quello in cui voi volete rendere noto il numero di accessi al mondo. Sono due
problemi diversi che hanno soluzioni ottimali diverse.

Consideriamo il primo caso, che è anche quello più comune: quello in cui a voi interessa
sapere se la vostra pagina ha successo o no, mentre al resto del mondo tale dato non
interessa granchè. Per un certo numero di motivi, tra cui quelli di sicurezza e di
ottimizzazione del servizio, ciascun programma server HTTP - che, come già detto, è il
"demone" che rende possibile al mondo intero il caricamento delle vostre pagine -
memorizza in un log file ogni singolo accesso a ciascuna pagina del sito, corredato di un
certo numero di dati, come il nome del computer chiamante e l'ora del collegamento.
Esistono numerosi programmi per i programmi più comuni che si preoccupano di estrarre
da tale file i dati che vi interessano: pertanto, vi conviene chiedere al webmaster come
potete fare per ricavare da tale file le statistiche di accesso alle vostre pagine. Questa
soluzione, se troverete un sistema semplice o un webmaster collaborativo, è di gran lunga
la più semplice: non dovrete modificare le vostre pagine neanche di una virgola e non
dovrete preoccuparvi di alcunchè; quando vorrete conoscere gli accessi, basterà
esaminare le statistiche.

Se invece decidete che le persone che si collegano devono assolutamente venire
informate riguardo all'immenso numero di visitatori vantati dal vostro sito, allora dovete
inserire un contatore. Sostanzialmente, un contatore è un programma CGI - argomento di
cui si è parlato nel paragrafo precedente. Per inserire un contatore, dovrete quindi
disporre del codice di un programma (se ne trovano in giro per i linguaggi di
programmazione più disparati, oppure potrete scrivervelo voi), il che presuppone un
minimo di comprensione della teoria e della pratica della programmazione; dovrete poi
compilarlo sul computer in cui sono memorizzate le vostre pagine, e farlo eseguire ogni
volta che la pagina in oggetto viene richiamata, tramite un comando di inclusione dal lato
server, che ne inserisca l'output nella pagina. Tanto per darvi qualche idea, un semplice
programma contatore compie le seguenti operazioni ogni volta che viene eseguito: legge
da un proprio file di dati il numero degli accessi fino a quel momento, lo incrementa di
uno, scrive il nuovo valore nel file di dati, e manda in output il numero degli accessi - se
volete un contatore testuale - o un pezzo di codice HTML che faccia poi generare le
immagini: ad esempio, se volete scrivere il numero 125 e avete a disposizione delle
immagini per i numeri da 0 a 9 che si chiamano 0.gif, 1.gif... sarà sufficiente
mandare in output la seguente stringa:

<IMG SRC="1.gif"><IMG SRC="2.gif"><IMG SRC="5.gif">

Se tutto ciò vi sembra complicato, non possiamo che confermare. Va anche detto che
molti webmaster, specialmente per i siti commerciali, mettono a disposizione degli utenti
alcuni contatori "preconfezionati" che possono essere richiamati dagli utenti mediante una
"formula magica" (in realtà, un comando di inclusione dal lato server, come quelli visti nel
paragrafo precedente). In questo caso, ringraziate il vostro webmaster e chiedetegli
come dovete fare per inserire il contatore.

Tuttavia, la conta degli accessi non è tutto: come detto, potete sapere un grande numero
di altre informazioni, tra cui il browser usato, il nome del computer che sta usando
l'utente, l'ora e la data del collegamento... Anche queste informazioni possono essere
recuperate dal log file del server oppure memorizzate in un file di dati da un vostro
programma scritto appositamente. In sostanza, comunque, si tratta di leggere tali
informazioni da un certo numero di variabili d'ambiente standard e di scriverli in un file -
nulla di troppo complicato per chiunque conosca un minimo di tecnica della
programmazione.

 

6.18. Come posso aggiornare in tempo reale il contenuto di una pagina?
- - E - Normalmente, una volta inserito un URL in un browser il programma provvede a
recuperare l'oggetto indicato e a visualizzarlo, quindi si ferma in attesa di un nuovo URL.
È tuttavia possibile, per chi scrive un ipertesto, fare in modo che la pagina venga
aggiornata periodicamente, o anche far sì che ad ogni aggiornamento venga caricata una
pagina diversa (questo è uno dei modi con cui si può "animare" una pagina).

Le tecniche per realizzare ciò sono due:

1.Server push: una volta ricevuta la pagina per la prima volta, il browser non
chiude il collegamento con il computer remoto da cui l'ha ricevuta, ma rimane in
collegamento; a questo punto, ogni volta che lo desidera il server può spedire una
nuova pagina con cui il browser sostituisce quella vecchia, oppure chiudere il
collegamento. L'utente può comunque interrompere il processo di aggiornamento
digitando un nuovo URL o chiudendo la finestra.
2.Client pull: una volta ricevuta la pagina per la prima volta, il collegamento viene
chiuso; tuttavia, nella pagina è contenuta una istruzione che dice al browser di
riaprire il collegamento dopo un periodo prefissato e di caricare di nuovo la stessa
oppure un'altra pagina. Anche qui, l'utente può interrompere il processo nei modi
già descritti.

Il primo procedimento tende ad intasare sia il computer dell'utente sia la rete sia il server
che deve rimanere sempre collegato e fornire gli aggiornamenti; il secondo, tuttavia, è
meno efficiente e veloce in quanto ogni volta è necessario aprire un nuovo collegamento,
il che richiede tempo. Va inoltre detto che non tutti i browser supportano questi
procedimenti.

Se volete provocare il ricaricamento di una pagina a intervalli regolari, può essere
necessario indicare al browser di non ricaricare mai la pagina dalla cache, ma di leggere
sempre la versione posta in rete (che voi nel frattempo starete aggiornando). Questo si
ottiene inserendo nella sezione HEAD della pagina la seguente tag:

<META HTTP-EQUIV="Pragma" CONTENT="no-cache">

La realizzazione tecnica dei due procedimenti avviene tramite un programma CGI (per il
server push) o tramite l'inserimento nella pagina di opportune istruzioni per il server
HTTP e per il browser (per il client pull); per ulteriori informazioni si possono consultare
ad esempio le pagine informative della Netscape Corporation (a partire da
http://home.netscape.com ).

 

6.19. Come si inseriscono immagini animate nelle pagine?
- N E - Per quanto riguarda in particolare l'animazione di immagini all'interno di una pagina, il
procedimento classico è quello di inserire come SRC dell'immagine l'indirizzo di un
programma CGI, che provvede, con un server push, a spedire ad intervalli regolari i vari
fotogrammi dell'animazione. Il CGI deve essere di tipo non-parsed header, per evitare
che le vostre immagini vengano trattenute dal server e rispedite ad intervalli irregolari.
Questo procedimento ha però lo svantaggio di richiedere un collegamento costantemente
aperto tra utente e sito, il che può spesso degradare fortemente la qualità dell'animazione.
Inoltre, anche se il collegamento viene chiuso, il browser continua a caricare dal disco
locale le varie immagini dell'animazione, rallentando le prestazioni del sistema a livello
generale. Tali metodi vengono considerati molto "maleducati" irritando notevolmente gli
utenti e risultando controproducenti per chi li implementa.

Un secondo modo, che è attualmente il migliore, è quello di utilizzare il formato di GIF
animato, che permette di inserire una intera animazione all'interno di un solo file GIF, che
sarà poi indicato come SRC dell'immagine.

Il terzo modo è quello di utilizzare Java: in questo caso però è necessario saper scrivere
un programma adatto in tale linguaggio, e si avrà comunque lo svantaggio dell'invisibilità
dell'animazione per gli utenti che non dispongono di Java (tra cui tutti quelli con Windows
3.x).

Infine, Netscape ha in programma di inserire "di serie" nel proprio browser un plug-in per
la visualizzazione di animazioni QuickTime (formato .MOV); in questo caso, però,
bisognerà disporre di QuickTime per creare le animazioni (mentre negli altri casi basta
creare i singoli fotogrammi utilizzando software shareware reperibile in rete).

Per applicazioni speciali, inoltre, esistono appositi sistemi che permettono di collegare una
telecamera ad un computer e di far sì che essa spedisca al browser dell'utente, secondo
uno dei metodi precedentemente visti, l'immagine digitalizzata di ciò che sta riprendendo.
In questo modo è possibile vedere in diretta quello che la telecamera sta riprendendo,
mediante successivi fotogrammi. In alcuni casi è persino possibile controllare la
telecamera a distanza.

 

6.20. Come posso diffondere l'indirizzo del mio sito?
- - E - Ogni azienda, ed in genere, ogni autore di pagine desidera che un grande numero di
navigatori visitino il proprio sito. Per ottenere ciò, vi sono due necessità fondamentali: per
prima cosa, l'indirizzo del sito deve essere diffuso il più possibile; per seconda, il sito deve
contenere qualcosa di interessante. Purtroppo, la maggior parte degli utenti tende a
dimenticare il secondo fattore e a concentrarsi sul primo, il che provoca nel migliore dei
casi un certo numero di visite veloci seguite dopo poco tempo dal nulla, e nel peggiore
(e più frequente) dei casi una serie di risposte risentite da parte di chi è stufo di vedersi
proporre pagine di nessun significato.

Prima di applicare i suggerimenti sotto riportati, che vi permetteranno di diffondere nel
modo migliore il vostro indirizzo, vi conviene quindi concentrarvi sul punto numero due e
preparare servizi e pagine interessanti, in modo da "catturare" chi verrà a visitarvi e
invogliarlo a ritornare o comunque a portare con sè un ricordo piacevole della visita.

Quando sarete pronti ad accogliere i vostri visitatori, potete cominciare a diffondere
l'indirizzo: innanzi tutto, inseritelo nella vostra firma testuale (signature) di E-mail, in modo
che esso venga accluso a tutti i messaggi: la vostra firma è un biglietto da visita, ed è
naturale inserirvi il vostro indirizzo. Se volete, potete anche includere una breve
descrizione dei contenuti interessanti; tuttavia evitate di appesantire troppo la firma (che
deve restare una firma, e non diventare un volantino pubblicitario...).

Il secondo passo è quello di inserire la vostra pagina negli indici di rete e nei motori di
ricerca: a questo proposito, potrete utilizzare le opzioni presenti nei vari siti, o meglio
ancora il servizio Submit It (http://www.submit-it.org ) che permette di inserire
rapidamente il sito in un grande numero di indici e motori diversi. È tuttavia opportuno
inserire il sito in una categoria adatta; per esempio, se all'interno delle vostre pagine ve ne
sono alcune che trattano di hobby o argomenti particolari, può essere meglio inserire il
loro indirizzo, nella loro categoria, piuttosto che l'indirizzo della home page nella categoria
"home page personali" (che non interessa a nessuno). Ricordate anche che molti indici e
motori pretendono che le pagine siano in inglese, per poterle inserire; in generale, è
sempre bene inserire indirizzi di pagine in inglese negli indici a livello mondiale, ed inserire
le pagine italiane negli indici italiani (fa eccezione "Yahoo!", che ha una intera sezione
"Regional:Countries:Italy" dedicata ai siti in italiano).

Mentre gli indici di rete inseriranno il sito nella categoria da voi indicata, i motori di
ricerca si limiteranno a catalogare le prime righe della pagina; solitamente, essi andranno
anche ad esplorare tutte le pagine collegate all'indirizzo che gli avete fornito, catalogando
le prime righe di ciascuna di esse. È possibile, se lo volete, creare un file, denominato
robots.txt, per evitare che certe pagine del vostro sito, magari obsolete o non
significative, vengano catalogate. Con molti motori di ricerca (ad esempio Webcrawler e
Altavista) è possibile migliorare la descrizione delle vostre pagine inserendone una
personalizzata: questo si ottiene inserendo nella sezione HEAD del documento le seguenti tag:

<META NAME="description" CONTENT="Breve descrizione del contenuto
della pagina">
<META NAME="keywords" CONTENT="Elenco di parole chiave che
riguardano la vostra pagina">

Si può poi attuare una pubblicizzazione mirata all'interno di newsgroup o mailing list che
trattino degli argomenti che voi avete discusso nelle vostre pagine. Bisogna tuttavia stare
molto attenti: le pagine che pubblicizzate devono essere veramente attinenti al gruppo ed
interessanti per i lettori, altrimenti riceverete una giusta serie di repliche infuriate. Evitate
comunque di pubblicizzare pagine in italiano su gruppi o liste in inglese: è vero che
probabilmente ci sono cinque o dieci italiani che li leggono, ma è anche vero che per ogni
italiano ci sono mediamente cento non-italiani a cui le pagine non interessano. Se mai,
contattate privatamente gli italiani che partecipano alla lista per creare anche un gruppo
in italiano... Nel caso vogliate pubblicizzare semplicemente la vostra home page, senza
che in essa ci sia altro che la vostra foto o la storia della vostra azienda, evitate di
utilizzare le liste o i gruppi, visto che non avete da offrire nulla che riguardi gli argomenti
della discussione. Esistono inoltre dei gruppi (in Italia, it.comp.www.annunci) destinati
esplicitamente alla pubblicazione degli indirizzi di nuove pagine Web. Inoltre, se il vostro è
un sito commerciale dovreste leggere il paragrafo sull'uso pubblicitario di Internet.

Una volta che avete "lanciato" la vostra pagina, evitate di compiere ulteriori "campagne
pubblicitarie" a meno che non abbiate qualcosa di nuovo da offrire. Non c'è nulla di più
fastidioso di leggere per la terza volta venti righe di esaltata presentazione di un sito.

 

6.21. Come posso creare un nuovo newsgroup?
- - E - Per motivi di economia generale della rete, la creazione di nuovi newsgroup non è libera,
ma richiede l'approvazione da parte di appositi organismi di gestione. Difatti gli articoli di
un qualsiasi newsgroup vengono automaticamente distribuiti in tutto il mondo o quasi,
generando un discreto traffico; inoltre è comprovato che per piccoli gruppi di utenti la
soluzione migliore è quella della mailing list, mentre un newsgroup è adatto per gruppi di
discussione con un seguito non troppo ridotto.

Per quanto riguarda la gerarchia it.* (quella dei newsgroup in italiano) la gestione è
affidata al Gruppo Coordinamento News (GCN), che si occupa di gestire la creazione
dei gruppi dal punto di vista tecnico e di stabilire le regole con cui governare lo sviluppo di
tutti i newsgroup nella gerarchia. Le attuali regole per la creazione di nuovi gruppi con
radice it prevedono che chi vuole proporre un nuovo gruppo stenda una RFD (Richiesta
Formale di Discussione) contenente gli argomenti proposti per il gruppo stesso e la
denominazione desiderata; tale denominazione deve essere compatibile con l'esigenza di
mantenere una accettabile organizzazione dei gruppi (ad esempio se volete creare un
gruppo sul cinema non dovete proporre it.cinema ma piuttosto it.arti.cinema, in
quanto si è previsto di raggruppare tutti i gruppi di questo tipo sotto la radice
it.arti.*). La RFD deve essere spedita al GCN, che provvederà a concordare con il
proponente eventuali modifiche ritenute opportune e quindi a pubblicarla sul newsgroup
it.news.gruppi (in precedenza denominato it.news.discussioni), che è
destinato proprio alla discussione riguardo la creazione di nuovi gruppi. Si svolgerà quindi
in questo gruppo una discussione, a cui chiunque può partecipare, riguardo alla
denominazione e agli argomenti da trattare nel nuovo gruppo. Trascorso un periodo
compreso tra quindici giorni e sei mesi, il proponente può richiedere - qualora ritenga vi
sia un effettivo interesse per il gruppo - la proclamazione di una CFV (Call For Votes o
chiamata per la votazione). In questo caso, viene pubblicato un avviso nei vari gruppi
italiani in cui viene precisato un periodo di trenta giorni all'interno del quale chiunque sia
favorevole alla creazione del nuovo gruppo può votare a favore, spedendo un E-mail ad
un indirizzo convenzionale contenente la frase "Sono favorevole al gruppo..." seguita
dal nome del gruppo. Al termine dei trenta giorni, se sono pervenuti almeno 50 voti
favorevoli il gruppo viene creato.

Poichè le regole possono cambiare, è comunque opportuno che chi intende proporre
nuovi gruppi legga la "It.* FAQ" e la guida a "Come scrivere una RFD", che vengono
pubblicate periodicamente nel gruppo it.faq e sono reperibili anche nel sito ufficiale del GCN .

Con procedure analoghe a livello internazionale è possibile proporre nuovi gruppi nelle
altre gerarchie; fa eccezione la gerarchia alt, in cui la creazione di gruppi è libera. Va
comunque precisato che ogni news server è libero di non attivare nuovi gruppi se non li
ritiene opportuni, anche se approvati con la procedura precedente. Inoltre certi server
dispongono di gruppi locali (ad esempio Video On Line ha i gruppi vol.*) che seguono
proprie procedure.

 

6.22. Come posso creare una mailing list?
- - E - Una mailing list può essere creata liberamente (a differenza dei newsgroup) e gestita in
due modi: a mano oppure automaticamente.

La gestione a mano è fortemente sconsigliata, a meno che voi non disponiate di una
connessione permanente e di molto tempo libero. Comunque, è sufficiente far spedire al
proprio indirizzo di E-mail, o, meglio ancora, ad un apposito indirizzo di E-mail attivato
presso il proprio sito o provider, tutti i messaggi di chi desidera intervenire. A questo
punto, si potrà scaricare la posta e disporre, ad esempio su Eudora, di un elenco dei
possibili "articoli" per la lista. Ciò che resta da fare è quindi creare una "lista di
distribuzione", all'interno del programma di posta elettronica, per l'elenco degli indirizzi
delle persone iscritte alla lista, e redirigervi, con l'opzione Redirect del suddetto
programma, tutti i messaggi che si intende diffondere sulla lista. In questo modo è
possibile quindi effettuare anche un'opera di moderazione. Per iscrivere un nuovo
aderente alla lista è sufficiente aggiungere il suo nome nel nickname, e similmente per
rimuoverlo; visto che siete voi ad effettuare manualmente l'invio dei messaggi sulla lista,
le richieste di iscrizione e tutti i messaggi "di servizio" possono essere inviati direttamente
all'indirizzo della lista.

E' invece fortemente consigliata la gestione automatica della mailing list, soprattutto se
disponete di spazio su di un computer permanentemente connesso alla rete. Potete
utilizzare, installandolo su di esso, uno dei programmi disponibili sulla rete, come Listproc
o Majordomo (si trova anche dell'ottimo software freeware). Questi programmi sono
flessibili e possono essere configurati in vario modo; tuttavia, tipicamente dovrete creare
due indirizzi - uno per chi desidera intervenire sulla lista, e uno per i messaggi di servizio e
le richieste di iscrizione. La posta che giunge al primo indirizzo viene solitamente rispedita
in modo automatico a tutti gli aderenti alla lista, a meno che non abbiate intenzione di
effettuare una moderazione, nel qual caso dovrete esaminare i messaggi uno per uno e
autorizzarne o bloccarne la spedizione. La posta del secondo indirizzo viene spesso
trattata a mano dal gestore della lista; tuttavia, è possibile configurare il programma in
modo che risponda ad una serie di comandi automatici. Ad esempio, molti programmi
permettono di iscriversi alla lista semplicemente spedendo all'indirizzo di servizio un
messaggio avente come testo:

subscribe nomelista

In realtà, le caratteristiche e le modalità di funzionamento sono fortemente dipendenti dal
programma, per cui vi toccherà leggere i relativi manuali. Una volta installato e testato il
server, vi conviene pubblicizzare la vostra lista (senza esagerare) all'interno dei
newsgroup di argomento collegato, e magari creare qualche pagina WWW con le
informazioni relative alla lista e diffonderne l'indirizzo. Ricordate comunque di essere
sempre molto chiari nella spiegazione delle modalità di iscrizione e nel precisare quali
sono gli indirizzi a cui inviare i messaggi, visto che questa risulta sempre una delle cose
più difficili da capire per un neofita. Se la vostra lista ha molti aderenti, è anche possibile
chiedere di metterla in gateway con un newsgroup appositamente creato nella gerarchia
it.

In alternativa, sono disponibili servizi commerciali di installazione e gestione di una mailing
list.

 

6.23. Come posso creare un news server?
- - E - Semplice: non createlo. Un news server richiede un computer abbastanza potente (non
certo un PC) e con moltissimo spazio di disco, e molta banda disponibile per il continuo
aggiornamento dei messaggi. Soltanto i provider - e neanche tutti: solo quelli grossi -
hanno i mezzi e il "parco utenti" necessario per creare un news server vantaggiosamente.

Comunque, se volete ulteriori informazioni, sulla rete sono disponibili vari programmi,
quasi tutti per Unix; potrete inoltre rivolgervi per qualche consiglio a qualche
amministratore di news server già esistente, o ai gestori della gerarchia it.

 

6.24. Come si crea e si gestisce un canale IRC?
- - E - Qualunque utente, una volta connesso ad un server IRC, è libero di creare un proprio
canale, con il nome desiderato (purchè non esista già, in quel momento, un canale con
tale nome), e di attendere altre connessioni su di esso per intavolare una conversazione.
Questa operazione si effettua semplicemente fornendo al proprio cliente un comando
/JOIN con un nome di canale ancora non utilizzato: in questo caso, il canale verrà creato,
voi diverrete operatore di canale su di esso e, mentre siete su quel canale, il vostro
soprannome sarà preceduto dal simbolo @. Ad esempio, per creare un canale denominato
#mio (ricordate che i nomi di canale iniziano sempre per #) è sufficiente dare il comando:

/JOIN #mio

Se, dopo aver dato il comando, vi trovate in un canale denominato #mio ma in cui vi sono
già altre persone, vuol dire che tale canale esisteva già: dovrete allora uscire e cambiare il
nome del canale.

Sul vostro canale (e, in generale, su qualsiasi canale su cui siete operatore) potete
effettuare alcune operazioni speciali, non permesse ad altri utenti. In breve, ecco alcuni
comandi utili per queste situazioni:

/TOPIC #canale
argomento
Modifica l'argomento del canale
(mostrato nelle liste dei canali).
Normalmente, questo comando può
essere dato anche da chi non è
operatore.
/MODE #canale +t
Impedisce a chi non è operatore di
modificare l'argomento del canale.
/MODE #canale -t
Rimuove il divieto di modificare
l'argomento del canale.
/MODE #canale +o
nick
Concede all'utente con soprannome
nick lo stato di operatore di canale
(avrà quindi tutti i vostri poteri).
/MODE #canale -o
nick
Toglie a nick lo stato di operatore di
canale.
/KICK #canale nick
Caccia nick dal canale.
/MODE #canale +b
nick
Bandisce nick dal canale (lo caccia e
gli impedisce di ricollegarsi al canale).
/MODE #canale -b
nick
Riammette sul canale nick, bandito in
precedenza.
/MODE #canale +i
Trasforma il canale in un canale ad
invito. Solo le persone invitate possono
entrare nel canale.
/INVITE nick
#canale
Invita nick sul canale, permettendogli
di entrare se il canale è ad invito.
/MODE #canale -i
Rimuove la modalità ad invito.
/MODE #canale +s
Trasforma il canale in un canale
segreto: il suo nome non comparirà nelle
liste (/LIST), e solo chi lo conosce
potrà collegarsi.
/MODE #canale -s
Rimuove la modalità segreta.
/MODE #canale +m
Trasforma il canale in moderato: solo gli
operatori di canale possono parlare.
/MODE #canale +v
nick
Autorizza nick a parlare su un canale
moderato anche se non è operatore.
/MODE #canale -v
nick
Impedisce a nick, se non è operatore,
di parlare su un canale moderato.
/MODE #canale -m
Rimuove la moderazione del canale.
/MODE #canale +l
numero
Fissa un tetto massimo di utenti sul
canale.


Esistono ancora altri comandi di questo tipo; se siete interessati potete leggere la
documentazione reperibile in rete.

Così come il canale viene creato semplicemente quando il primo utente chiede di entrarvi,
quando l'ultimo utente di un canale decide di lasciarlo esso viene chiuso. Da quel
momento in poi, il nome diventa "libero": chiunque può ricreare un canale con tale nome e
divenirne l'operatore di canale.

 

6.25. Posso creare un mio sito con un nome a piacere?
- - E - Se per caso avete provato a creare le vostre pagine, oppure se intendete entrare in rete
con la vostra azienda, di sicuro vi interessa poter assegnare alle vostre pagine un indirizzo
di vostro gusto, invece di posizionarle all'interno di una sottodirectory di un sito già
esistente. La cosa è complicata, ma non troppo; richiede tuttavia un certo numero di
adempimenti tecnici, per i quali, a meno che non siate una grossa azienda con una propria
rete di calcolatori e del personale ad essa dedicato, dovrete appoggiarvi ad un service
provider, ossia ad una azienda che venda spazio WWW e servizi connessi. Solitamente,
anche il vostro fornitore di accesso è in grado di fornirvi questo servizio, per cui potete
cominciare a chiedere lì.

Le condizioni necessarie sono due:

1.Dovete disporre di un computer da far funzionare come server per il vostro sito
(se fa solo quello, può bastare anche un comune PC Pentium ben equipaggiato), o,
meglio ancora, dovrete accordarvi con chi vi concede uno spazio WWW sul
proprio server in modo che esso venga configurato per accogliere anche le
richieste di accesso al vostro indirizzo.
2.Dovrete registrare il vostro dominio presso le autorità competenti, il che richiede
un certo numero di adempimenti tecnici per i quali dovrete appoggiarvi al service
provider.

Il primo punto non è complicato: la maggior parte dei programmi server HTTP in uso
attualmente permettono di ospitare più siti sullo stesso computer, e di dirigere
correttamente le varie richieste. Pertanto, anche una semplice sottodirectory del sito base
può come per magia diventare un intero nuovo sito (il vostro www.pippo.com).

Il secondo punto richiede un po' di burocrazia, e soprattutto presenta alcune ulteriori
condizioni da rispettare, che sono esaminate in dettaglio nel paragrafo seguente.

 

6.26. Come posso registrare un mio dominio con un nome a piacere?
- - E - Per poter creare un qualsiasi servizio in un dominio (dal sito WWW agli indirizzi di posta
elettronica) è necessario registrarlo, in modo che la sua esistenza sia nota, che non vi
siano domini con lo stesso nome o con nomi ambigui, e che l'intera rete abbia idea di
come accedere al dominio. Per un utente italiano si aprono essenzialmente due strade:

1.Registrazione nel dominio it. In questo modo, il vostro dominio sarà registrato
come pippo.it, e potrà essere facilmente individuato come appartenente ad una
entità italiana. La registrazione in questo dominio è effettuata da un ente pubblico,
il GARR (http://www.nis.garr.it ), che in quanto ente pubblico italiano pone un
sacco di condizioni. In particolare, è necessario che voi siate un'azienda, una
organizzazione legalmente registrata, un ente pubblico o un professionista,
altrimenti per il GARR non siete degni di registrare un dominio; inoltre, non è
possibile registrare più di un nome per ente, non è possibile registrare il dominio se
esso non è già pronto a funzionare (niente "prenotazioni" di nomi, insomma), e così
via (dal sito del GARR potrete prelevare un file ASCII di 150 kilobyte, scritto in
burocratese stretto, contenente un mare di regoline e regolette). Dal punto di vista
tecnico, inoltre, dovrete disporre di almeno due name server per il sistema DNS
(che, normalmente, vi fornirà il service provider); inoltre, dovrete disporre di
qualcuno che si assuma la responsabilità di mantenere il dominio dal punto di vista
tecnico (anche qui, sarà il service provider). Se rispettate queste condizioni, vi
basterà spedire un po' di carta al GARR, e dopo qualche giorno il vostro dominio
sarà registrato, e potrete cominciare a visitare www.pippo.it, a spedire posta a
utenti @pippo.it, eccetera. La registrazione presso il GARR è gratuita (non si
sa ancora per quanto).
2.Registrazione nei domini internazionali (com, org...). Qui le cose si
semplificano di molto: potete registrare il nome anche se non avete nessuna
intenzione di usarlo, o se non avete ancora messo in piedi le cose dal punto di vista
tecnico; potrete registrare anche mille nomi, se lo desiderate, e indipendentemente
dalla vostra qualifica. Vi saranno ancora richiesti i due name server, e gli altri
adempimenti tecnici, per cui avrete ancora bisogno di un service provider. L'ente
responsabile per questi domini è l'InterNIC (http://rs.internic.net ), che però
richiede una tariffa di registrazione di cento dollari, valida per due anni.

La seconda strada costa, ma è più veloce. La prima strada è tendenzialmente la migliore
per un utente italiano, ma dovrete prepararvi a un po' di discussioni...
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