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EMINEM - ANGRY BLONDE
Il testo integrale dell'autobiografia di Eminem 

 
Un ringraziamento speciale a Stefano a.k.a. Betta per aver trascritto le pagine del libro ed aver reso possibile la realizzazione
qi questa sezione. La riproduzione sia totale che parziale di questo testo su altri siti internet è SEVERAMENTE VIETATA.
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QUARTA DI COPERTINA

Malgrado l’impressionante quantità di dischi venduti, i concerti sold out in tutto il mondo, le centinaia di copertine, i continui passaggi televisivi e radiofonici delle sue canzoni…nonostante la più totale, maniacale e partecipe attenzione da parte di fan e dei mass media, Eminem rimane un enigma anche per se stesso. Angry Blonde raccoglie i testi delle canzoni che tanto hanno fatto discutere, ne ricostruisce la storia e l’ambientazione e propone un’inedita serie di immagini che ritraggono da vicino il mondo di Eminem. Ci offre così tutti gli elementi per entrare nella mente di uno dei geni della musica del nuovo millennio.

Eminem, pseudonimo di Marshall Bruce III Mathers, nasce il 17 ottobre 1972 a Kansas City. Cresciuto nei sobborghi di Detroit, collezionando un’incredibile serie di disgrazie e violenze, trova il modo di sfogare tutta la sua rabbia nel rap. Dopo un esordio in sordina - Infinite (’96) -, conosce il suo futuro produttore, Dr.Dre, al Rap Olympics di Los Angeles, dove conquista il secondo posto. E’ proprio da questo incontro che nasce il suo alter ego musicale, Slim Shady, a cui dedica il suo secondo album The Slim Shady LP (’99). Dopo aver venduto oltre tre milioni di copie, si chiude nuovamente in studio di registrazione, alla consolle ancora di Dr.Dre, e nel 2000 pubblica The Marshall Mathers LP, successo mondiale che ha già venduto oltre otto milioni di copie.

Eminem è la figura più interessante nel panorama della musica pop ” Newsweek

Il talento si imporrà, ed Eminem sta già avendo la meglio ” Rolling Stone 

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PREMESSA

La scena: una stanza d’albergo di Los Angeles, nel novembre del 1998. Eminem era in forma smagliante. Stava macinando rime praticamente da tutto il giorno e non mostrava segno alcuno di cedimento. Le parole fluivano dalla sua bocca come sangue da una ferita di coltello: parole scioccanti, bizzarre, comiche. Sono certo che le pasticche e il Bacardi avessero un ruolo in tutto ciò, ma la sua folle energia e il suo inquietante umorismo erano un vero spettacolo. Era come guardare un Pentium cerebrale creato per processare rime: il fanatico di musica rap che ha ascoltato migliaia di canzoni, le ha memorizzate e catalogate mentalmente, eppure non ha mai ripetuto le parole di un altro singolo rapper. Ti inchioda con una battuta fulminante ma sta già componendo i prossimi tre versi su di te.

Quando non faceva rap, freestyle, libere associazioni, commenti sulla gente intorno a lui, snocciolava una battuta dietro l’altra. Un gruppo di personaggi lì accanto ( amici, gente della label e tizi del management ) se ne stavano zitti a godersi il suo One Man Show: non c’era movimento o cenno che sfuggisse al suo occhio d’aquila e alla sua lingua tagliente. Prima completava la frase dell’interlocutore con un verso in rima dello stesso numero di sillabe per cui a “ Eddài, questo sound check lo dobbiamo fare ” seguiva prontamente un “ Un sacco si teste ho voglia di spaccare ”.

Poi prendeva di mira specificamente uno, per la delizia di tutti gli altri, temporaneamente in salvo dalla sua ira: “ Vaffanculo, pezzo di merda ! Il tuo futuro è merda vaffanculo vaffanculo ! ”. Aveva già licenziato il suo amico e manager Paul almeno sei o sette volte nell’ultima mezz’ora, ogni volta prolungando fino all’esasperazione lo scherzo ( Paul a quanto pare ci era abituato ). “ Sei così grasso che io ti licenzio. Sei così licenziato che io ti riassumo. ” Era una performance classica alla Eminem, e Marshall Mathers non era neppure una star, all’epoca. Quello era in effetti un momento magico nella carriera di Eminem: il punto esattamente precedente al Big Bang in cui il suo seguito underground stava raggiungendo la consistenza di una massa, proiettando a tutta forza nel mainstream della cultura pop. Em stava montando uno show senza il supporto di produzioni di label importanti, il che è una cosa piuttosto rara nel business della musica. Di fatto, tutto era nato dalla pressante richiesta dei fan, sorta sulla qualità dei suoi EP e delle sue uscite in vinile a dodici pollici. The Slim Shady LP era concluso, il lavoro con Dr.Dre era all’orizzonte, ma la musica era ancora disponibile solo in versione bootleg o scaricata e riprodotta da migliaia di persone prima che vedesse la luce in vinile. “ My Name is ” si era fatto strada tra le onde di alcuni programmi di musica rap e il riscontro era stato enormemente positivo. 

Em era comprensibilmente felice e decisamente cosciente del nuovo modo in cui la gente intorno a lui cominciava a recepirlo. Teso nell’anticipazione degli eventi, aveva spinto al massimo la sua verve ritmica, ingaggiando furiose lotte con avversari immaginari prima di salire sul ring per l’evento clou. Quello era il suo giorno finale di prove per il grande spettacolo che di lì a poco sarebbe diventata la sua vita.

Marshall aveva scioccato persino i suoi amici più cari, un paio di settimane prima a New York, tagliandosi i capelli a spazzola e ossigenandosi. Se aveva un piano, di certo se lo stava tenendo per sé. Otteneva sollievo da quello che conosceva meglio, perdendosi felicemente in intricati schemi di rime e giri di frasi brillanti e irresistibili. Stava diventando sempre più chiaro che questo ragazzetto bianco nato e cresciuto nel quartiere sbagliato possedeva un tremendo, innegabile talento. Ben presto sarebbe stato evidente che era proprio la boccata d’ossigeno di cui la cultura pop aveva bisogno.

Di recente guardavo un documentario su Quincy Jones, in cui un mito vivente della musica dopo l’altro si susseguivano per rendere tributo all’uomo che molti considerano il più grande produttore di tutti i tempi. Con una trovata particolarmente affascinante veniva descritto il comportamento di Quincy nel momento stesso in cui è ispirato a scrivere musica: un raro documento filmato mostrava Quincy in una session di studio nei primi anni Ottanta, in piedi su un podio con uno spartito di fronte a lui. Perso nella terra della creatività, Quincy teneva la testa lievemente inclinata e in volto aveva un’espressione come di dolore, mentre scribacchiava furiosamente sul foglio di fronte a lui. La voce fuori campo commentava: “ E’ come se ogni nota fosse una coltellata nella schiena ”.

Dr.Dre, il più grande produttore di musica rap, ha un livello di maestria del tutto quincyniano nel fornire a Eminem il tipo di ambiente in cui egli possa dispiegare le sue particolari abitudini di composizione. Eminem infatti compone le sue canzoni in brani di tre o quattro versi per volta, scritti con una grafia piccolissima, con palese indifferenza per la simmetria della pagina. Ogni volta che gli viene in mente una possibile rima, agita la mano destra avanti e indietro, battendo il tempo su un ritmo noto solo a lui. Se tutto tiene, il messaggio, le parole, e l’effetto della rima, ridacchia tra sé e sé e continua a scrivere con rinnovata intensità.

Questa tecnica pare funzionare: la scrittura di Eminem eleva il rap a forma d’arte, nel momento stesso in cui raggiunge un pubblico tanto grande quanto devoto. Una combinazione di idee brillanti, caustico senso dell’umorismo e insalubre odio di sé: quello che Em veicola è un valore vero di entertainment. E’ il capro espiatorio per eccellenza: non importa quanto la vostra giornata sia stata brutta, la sua è stata peggiore. Molti lo vedono come un comico, ed è di certo vero che ha un’abilità e una tempistica da talento comico: ma in realtà sono la padronanza ritmica e linguistica a metterlo su un livello del tutto suo. Ogni canzone conduce chi ascolta in una corsa inarrestabile all’interno della sua anima deviante, con una pausa che dura giusto il tempo di deridere l’hip hop, la cultura pop e la società in generale, con la giusta dose di ritornelli accattivanti e giri di frase memorabili che non possono non catturare anche l’orecchio più insensibile.

E scrivere è solo la metà della faccenda. Ciò che rende Marshall un fuoriclasse è la sua etica selle performance. Eminem, per sua stessa definizione, è un topo da studio di registrazione che preferisce lavorare su una nuova canzone piuttosto che fare qualunque altra cosa al mondo. Perfezionista e virtuoso vocale, ha completato “ My Name is ” e “ Role Model ” nel giro di un’ora di riunione con Dr.Dre. La fervida immaginazione di Eminem trasforma le registrazioni in mini film dai molteplici personaggi con sequenze da cartone animato. Figure ricorrenti, come Ken Kaniff, Kim e di recente Stan, creano un mondo alla Simpson, pieno di disadattati e regolato senza pietà da un monarca imprevedibile.

Come i grandi che l’hanno preceduto – Rakimm KRS-One, LL Cool J, Biggie Small e il suo eroe Tupac – Em combina contenuto e stile in un nuovo, emozionante genere. Il suo attacco di instancabili rime multisillabiche accoppia parole e frasi con un’intensità che non si era mai sentita prima. Mentre il suo successo esplodeva nella stratosfera, Eminem rimaneva un tipo con i piedi per terra, anticipando le critiche, disprezzando se stesso prima ancora che lo facesse qualcun altro.

Beh, certo, poi è decisamente bianco. Non c’è granchè che possa fare. Per dirla con le sue parole, “credo che proverò questa faccenda del bianco per un po’, per vedere se funziona”. C’è poco da fare, è il Larry Bird del rap: la razza non sarebbe un problema se non avesse tutto quel talento. E proprio come Bird, Em avrà sempre il suo posto tra gli individui famosi di tutti i tempi, rispettoso com’è di chi l’ha preceduto ma al tempo stesso rispettato in quanto forza creativa che spinge l’arte verso nuove altezze.

Tornando a Los Angeles, Eminem alla fine sale sul palco dopo la mezzanotte, il cervello offuscato da ore di freestyle e di indigestione di sostanze stupefacenti. Il locale gremito è fremente di vita ed elettricità mentre questo nuovo eroe atteggia il suo viso a espressioni di pura follia, sputando furiosamente nel microfono. Ci mette così tanta energia che a un certo punto inciampa, cade di schiena. Fatto al tempo stesso comico e rivelatore: Eminem è distrutto, disorientato, ubriaco. Ma il flusso di parole non si arresta. 


Jonathan Shecter
Editor e fondatore di The Source
Presidente della Game Recordings
New York
Settembre 2000
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INTRO

Ciao ragazzi. Vi piacciono i testi delle canzoni ? Vi piace leggere strampalate rime che vi fanno schizzare gli occhi fuori dalle orbite ? Se sì, allora questo piccolo pezzo di merd…oops, volevo dire di letteratura, è stato fatto pensando a voi. Questo libro è per quelli che si chiedono “Che mai vorrà dire ?”. E’ per quelli che si chiedono esattamente cosa ci sia nel pazzo mondo della musica che mi ha permesso di mandare il mondo intero fuori di testa.

Questo libro è stato scritto da Slim Shady, a partire dalla mentalità di Marshall Mathers e visto dall’ottica di Eminem. Tutto chiaro ? Questo libro è per le persone che vedono troppe cose nelle parole che dico, quando alla fine dei conti…è tutto un gioco. La sola cosa che non è un gioco è la passione che ho nei confronti dell’essere un mc. E’ il fondamento di tutto quello che mi fa essere così “chiacchierato”. Io prendo tutto ciò estremamente sul serio. E’ il modo in cui esprimo la mia creatività. Durante i bei momenti, i brutti momenti e anche i peggiori momenti della mia vita, somo sempre stato abituato a scrivere per esprimere quello che provavo. Sempre (specie negli ultimi anni) questo modo di fare mi ha messo nei guai. I testi che seguono sono una combinazione dei miei due album, e alcune rime extra. Vedrete che fin dal primo giorno, la mia attenzione è stata rivolta all’espressione dei miei stati d’animo, non importa quanto il soggetto fosse osceno.

Il mio primo album è una combinazione di tutto quello che mi è capitato durante i miei primi anni da mc frustrato. Volevo un pubblico per avere questa percezione di me come un ragazzo spensierato che ha un sacco di problemi ma cerca di non pensarci. Io volevo la gente per sentire il mio dolore, ma per dire che tutto è magnifico. Non mi lamento. Come dire che la mia vita è incasinata, ma vivibile. Le cose stavano così: più scrivevo e più mi calavo nei panni di Slim Shady, e più Slim Shady diventava uguale a me. Quello che realmente sentivo stava cominciando a venire fuori, e io non avevo bisogno di altro che di una valvola di sfogo per potermi scaricare. Avevo bisogno di un certo tipo do maschera. Avevo bisogno di una scusa per tirare fuori tutta questa rabbia, questo umorismo nero, il dolore, e la gioia. Inoltre, volevo avere la possibilità di dirvi di prendere dei funghetti allucinogeni, al limite, e di non starvi a preoccupare tanto. Fanculo. Ma quando l’album è uscito hanno cominciato a spalare merda sui miei testi. Un sacco di critici pensavano che ero figo, ma…è stato a questo punto che la gente ha cominciato a sovranalizzare le mie rime.

Mi ricordo perfettamente quando Kurt Loder era sugli scalini di casa mia a Detroit, mentre mi stava facendo un’intervista e mi ha detto: “Allora la gente dice che sei omofobo”, eccetera eccetera. Da principio non ho capito da dove gli veniva questa impressione. Ero scioccato perché era la prima volta che sentivo una cosa del genere. “Omofobo?” ho chiesto, “Da dove esce questa cosa?” “Beh, il testo originale di ‘My Name is’ dice: ‘Il mio insegnante di inglese voleva scoparmi alle elementari / Il problema sta nel fatto che il mio insegnante di inglese è un uomo’.”

Secondo me non c’era assolutamente nulla di omofobico in questa strofa. ERA SOLAMENTE UNA STROFA ! Era solo qualcosa di divertente, ma come la stragrande maggioranza dei miei testi era stato analizzato troppo. Da quel momento, la gente ha cominciato a sparare ogni tipo di cazzate. Tipo che non sopportavo i gay. Io non odio i gay, semplicemente non sto su quella sponda. Questo non mi riguarda, non mi interessano le tematiche gay. Solo non copritemi con queste cazzo di accuse.

Più tardi tutta questa storia è finita in tribunale. Alla faccia del “Lasciatemi essere me stesso”. Allora per tutte le anime gentili là fuori: lasciatemi fare cose come “Who knew”, lasciatemi fare cose come “My Name is”. E per tutta la gente che vuole sentirmi essere me stesso lasciate che possano ascoltare cose come “Kill you” o “Criminal” e “Marshall Mathers”. 

Sento che questa situazione non ha fatto altro che farmi diventare un mc migliore. Penso che col passare del tempo so fare meglio il mio lavoro . Ho sinceramente imparato così tanto da Dre, perché il perfezionismo del suo modo di lavorare è maniacale. Facendomi il culo con il più grande produttore di hip-hop, sono stato costretto a essere al top. Molto di più che starmene a cazzeggiare a Detroit a registrare le mie canzoni. Quando sono entrato in studio con lui, ho dovuto dimostrargli che ero qualcosa di straordinario…sono stato costretto a essere straordinario.

Il meglio che avevo imparato sulla musica, la massima naturalezza che provavo nello stare davanti a un microfono e il massimo per quello che riguarda il calarsi completamente in un personaggio. Ero arrivato al punto che non mi preoccupavo di rappare e recitare le rime, mi preoccupavo di più per la pronuncia, mi preoccupavo di riuscire a dire le strofe con autorevolezza o, quando era necessario, in maniera delicata. Ecco perché ho passato molto più tempo davanti al microfono per il Marshall Mathers LP. Non mi sono limitato a rappare in un solo modo, sputando le rime e buona la prima. Ho imparato a giocare con la voce. Ho imparato a  farci cose che neanche immaginavo si potessero fare. Dopo il mio Slim Shady LP e l’album Chronic di Dre, ho semplicemente avuto molta più esperienza a stare davanti a un microfono. Ero capace di indossare i panni di Slim Shady e così mi sono incamminato verso il mio nuovo lavoro. 

Dopo il Marshall Mathers LP sono salito di categoria. I flow, la caratterizzazione delle rime, e l’intero shebang. Dopo tutti questi anni mi sento come se finalmente fossi arrivato a qualcosa. Non sono un rapper superstar, né un sfottuto ragazzo bianco, ma un mc degno di rispetto. La gente si è finalmente accorta che so fare le rime. Cazzo di rime che si fanno ascoltare e che spaccano. Io magari rappo su questioni che agli altri rapper non passano nemmeno per la mente, ma alla fine di ogni giornata io rimango il più tremendo critico di me stesso.

Riascolto sempre le mie cose. Adesso quando sento le mie canzoni, mi stresso, pensando “Avrei potuto tirare fuori qualcosa di meglio. Avrei potuto modulare meglio la voce, avrei potuto trovare parole migliori”. Anche piccolezze tipo “Avrei potuto pronunciare quella P un po’ meglio davanti al microfono”. Ascolto le canzoni, pensando “Ok, ho fatto bene a venirmene fuori con questa idea, ma avrei potuto dire meglio questa rima”. Ci sarà sempre un cazzo di parola che avrei potuto dire meglio, che nessuno riuscirà a cogliere, ma io sì. Tipo l’articolo THE. Mi chiedo spesso se io non lo pronunci DA o se invece vada bene così. Così penso “FANCULO! Avrei dovuto rappare di nuovo questa merda”. Perciò non importa se gli altri mi dicono che ho fatto tutto bene, io mi metto sempre ad ascoltare le mie cose con l’idea che avrei potuto farle meglio. Fino a che non smetterò di rappare, sarò sempre convinto che ogni volta riuscirò a cantare meglio di quella precedente. E questa è la teoria, il principio, e la regola più importante che adotterò per essere un mc.

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STILL DON’T GIVE A FUCK
Testo e Traduzione / Real Audio

Questa è stata un’ idea del mio manager, Paul. Un giorno mi chiama, quando ancora stavo in California, mi dice: “Devi fare un ‘Just Don’t Give a Fuck’ parte seconda”. E io gli ho risposto: “Va bene…‘Sill Don’t Give a Fuck’ .” E lui: “Dagli lo stesso tono”. Me l’ha detto mentre stavo già scrivendo un’altra canzone. Non mi ricordo che canzone fosse perché quando ero in California scrivevo come un pazzo. Specie dopo aver firmato il contratto, cercavo in tutti i modi di non perdere un colpo. Scrivevo sempre, registravo, tornavo a casa e scrivevo ancora. “Still Don’t Give a Fuck” è una di quelle canzoni che ho scritto in quel periodo. Le percussioni sono le stesse di “Just Don’t Give a Fuck”. L’unica differenza è che abbiamo aggiunto un piatto per tutta la durata del pezzo, mentre in “Just Don’t” il piatto continua quel quanto che basta per dare un po’ più di forza al tutto. Gran finale, Jeff della FBT aveva un loop di chitarra da malati i mente e a quel punto ho pensato: “Ci siamo” e me ne sono venuto fuori con “schizzo da un buco di locale / fermo una limousine / salto dentro il finestrino, con un demo / puntato”. In pratica lo stesso giorno avevamo il beat. Sono io che ho tirato fuori la canzone e il motivo. Volevo che questa canzone riassumesse l’intero album. Praticamente quello che la canzone dice è che non importa quello che dite di me o quello che pensate che io debba fare, o quale dovrebbe essere il mio sound o roba del genere…Non me ne frega un cazzo. Sono così, e così intendo rimanere.

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I'M SHADY
Testo e Traduzione / Real Audio

Questa è una canzone che ho scritto nell’appartamento di Kim. Quanti ricordi! All’inizio l’ho composta su un pezzo di Sade. Mi è venuto in mente il giro del basso ed ecco la canzone bell’è fatta. La base ritmica ce l’avevo già, per cui abbiamo fatto il pezzo con le rime e tutto il resto. Poi mi sono messo a cazzeggiare con “Pusherman” di Curtis Mayfield. E’ buffo perché non è che in effetti abbia preso l’idea da Curtis Mayfield, ma da “Power” di Ice-T. Non sapevo che Ice a sua volta aveva preso l’idea da “Pusherman”. Io ho usato la melodia ma ho cambiato le parole. 

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JUST DON’T GIVE A FUCK
Testo e Traduzione / Real Audio

“Just Don’t Give a Fuck” è una canzone che ho scritto ai tempi in cui stavo a casa di mia madre. Era più o meno l’epoca in cui è nata Hailie. Non doveva avere neppure un anno. A un certo punto si era accumulata talmente tanta merda nella mia vita – il non essere in grado di provvedere ai bisogni di mia figlia, il fatto di dovere vivere lì eccetera – che a un certo punto non ce l’ ho fatta più. “Just Don’t Give a Fuck” è stata la seconda canzone per cui la gente che mi conosceva mi ha detto cose tipo “ma di che cazzo stai parlando?”. Perché vedete, non è che io normalmente parli di cose di questo tipo. Non è il mio genere di argomenti. La prima canzone che ho scritto si chiamava…non me lo ricordo nemmeno. Erano due buoni minuti di rap su delle stronzate pazzesche, roba lontanissima da quella che facevo di solito, bizzarra, da fantascienza, dato che ero un fuori totale. Era un pezzo che non aveva neppure un titolo e alla fine diceva “signore e signori, avete assistito allo spettacolo di un giovane bianco drogato” e tutta un’altra serie di cazzate del genere, dato che si trattava di roba veramente strana per i miei standard. In quel periodo mi sono trovato anche a fare roba che normalmente non facevo, tipo prendere droghe e sbronzarmi. Ero davvero nella merda. Ero stufo marcio di tutto quanto. Io e Kim avevamo Hailie, il mio produttore della FBT era sul punto di scaricarmi, non pagavamo l’affitto a mia madre, e a tutto ciò si aggiungeva un mucchio di altra merda di vario genere. Così “Just Don’t Give a Fuck” è stata la seconda canzone che ho scritto del tutto differente da qualunque altra cosa avessi fatto fino a quel momento. E’ stata la mia prima vera canzone. E’ stato allora che me ne sono venuto fuori con il ritornello di Slim Shady. In effetti ho pensato prima al nome e poi ho scritto “Slim Shady / morto stecchito come Jim Brady” e a quel punto è venuto anche il titolo.

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ROCK BOTTOM
Testo e Traduzione / Real Audio

“Rock Bottom” era un’altra canzone (eh sì) che ho scritto tra l’EP e l’LP. Quando l’ ho scritta non avevo idea che sarebbe venuta fuori una cosa talmente triste. In realtà volevo fare un pezzo che tirasse su, ma quando eravamo lì seduti tutti insieme, Head aveva un campione che ci siamo messi a suonare sul ritmo e il risultato era davvero triste. Allora io ho detto fanculo, facciamo questa. Non c’è da sorprendersi ovviamente, dato che all’epoca ero ancora incasinatissimo. La notte in cui ho registrato la canzone mi ero impasticcato di brutto, avevo vomitato ed ero depresso da morire. Allora ho preso un tot di compresse di codeina. Il problema però è stato che ne ho prese troppe e sono stato malissimo. Ho scritto questa canzone subito prima delle olimpiadi del rap, che poi è stata proprio la settimana in cui mi hanno sfrattato dal mio appartamento. All’epoca vivevo proprio dall’altra parte della strada rispetto alla mia abitazione precedente, in una che si chiama Novara, a Detroit. Abitavo con altri due tizi ma un giorno un tipo mi ha detto che dove abitava lui l’affitto era più basso e perché non ci trasferivamo. Allora noi abbiamo detto, cazzo, l’affitto è più basso, e allora fanculo, trasferiamoci. Così io e uno dei due ci siamo sistemati nel suo appartamento dall’altra parte della strada. Noi davamo a lui i soldi dell’affitto ma il figlio di puttana non pagava. Si teneva i nostri soldi, metteva da parte e ci fregava allegramente. Così un giorno torniamo a casa e troviamo tutta la nostra roba in strada di fronte all’ingresso. E non siamo riusciti a beccare quel pezzo si merda. Ancora oggi non l’abbiamo trovato. Era davvero un periodo incasinato (sai che sorpresa) e mi sono sentito davvero come se avessi “toccato il fondo”.

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CUM ON EVERYBODY
Testo e Traduzione / Real Audio

“Cum on everybody” era un’altra canzone tra l’EP e l’LP. Volevo fare una parodia di un pezzo dance. Era l’epoca di Puffy, quando Puff era davvero al massimo. Per cui quando ho scritto la canzone ho pensato: “…e se ne facessi una canzone dance a modo mio?” e allora ci ho sbattuto dentro tutta quella roba ridicola e ci ho picchiato il ritornello “cum on everybody”. Il beat originale è di Head. Il ritornello l’avevo già. Era stato facile: “Coraggio tutti quanti questa notte / se mai ti capiterà di vedere un video di questa merda / ci sarò io vestito da mummia con i polsi tagliati / coraggio tutti quanti”. E di qualunque cosa poi parlassi nel corso della canzone, finiva sempre col diventare una roba dance.

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MY FAULT
Testo e Traduzione / Real Audio

Il pezzo “Lunge” che precede “My fault” ha effettivamente ispirato la canzone dei funghi allucinogeni. Jeff della FBT e io eravamo in studio e avevamo appena buttato giù una canzone, ma stavamo cercando di produrre altra roba. Jeff era seduto, cazzeggiava canticchiando una cosa del tipo “non volevo…”. E non è stato lui poi ad aggiungere “darti funghi”. Sono stato io a finirla così e poi abbiamo ricominciato insieme. Ridevamo e scherzavamo e a un certo punto lui ne ha fatto una versione più veloce, sincopata e ha cominciato a cantare “non volevo darti funghi, ragazzina, non volevo…” e io  ho rifinito il ritornello. A quel punto era notte fonda, per cui siamo tornati a casa e l’abbiamo prodotta il giorno dopo. Prima abbiamo fatto la traccia e poi io me la sono portata a casa e ci ho lavorato su. “My fault” è più o meno la storia di un mio amico che ha avuto un brutto viaggio con l’acido. Ma era uno in gamba. Era lì sotto acido e parlava del fatto che era un buono a nulla, che non aveva un lavoro e di quanto fosse rovinato. Era davvero depresso e a un certo punto si era messo anche a piangere. Io gli ho detto: “Yo, è tutto ok”. E poi ho pensato: “e se scrivessi una canzone su una ragazza che va in merda dopo un brutto viaggio con i funghi allucinogeni?”. Volevo che fosse un singolo. Ne avevo preparato una versione più pulita che ho messo nella colonna sonora di Celebrity Death Match. Interscope però non voleva pubblicarla come singolo perché dicevano che se fossi uscito con quella dopo “My name Is” invece di “Guilty Coscience” sarei sembrato un fottuto mollaccione. Due canzoni morbidine l’una dietro l’altra. Il che probabilmente mi avrebbe fottuto del tutto. Le canzoni, voglio dire, non i funghi.

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'97 BONNIE AND CLYDE
Testo e Traduzione / Real Audio

Anche questo piccolo “argomento di discussione” è stato scritto nel corso dell’estate del ’97. Come dicevo, in quel periodo mi stava precipitando sulla testa un sacco di merda. E’ stato allora che io e Kim abbiamo smesso di vederci eccetera eccetera. A quel punto, vedete, non ci frequentavamo più, e lei usava mia figlia come arma contro di me, non facendomela vedere. In origine ho scritto questa canzone per prendermi una rivincita su di lei e perché potesse sentire quello che avevo da dirle. Non l’ ho scritta pensando che un giorno avrei avuto un cazzo di contratto con una casa discografica e che un giorno sarebbe stata una hit di cui tutti avrebbero parlato. Voglio dire, al massimo pensavo che sarebbe girata per Detroit, ma non avevo idea che per questa canzone avrei firmato un contratto e sarei diventato famoso in tutto il paese. La ragione per cui l’avevo scritta era semplicemente per farla incazzare. Sono arrivato addirittura al punto di usare Hailie per il coretto in sottofondo. La prima esibizione musicale della mia bambina. A parte tutto, credo che sia una delle mie canzoni preferite, come idea. Il beat è stato inventato da DJ Head. A quel punto non suonava più come la versione di Bill Withers, dato che Head aveva scritto il giro del basso tipo “tunt-tu-tunt tunt tad dunt, tunt-tu-tunt tunt tad dunt”. Ed è stato un attimo nella mia testa. Una canzone su me e mia figlia. Il momento era perfetto. Avevo il beat, avevo già pensato al ritornello e a cosa avrei dovuto scrivere. Ma poi ho pensato: “Ma come faccio a scrivere una canzone su Hailie?”. Non volevo fare una qualche stronzata sdolcinata, volevo riuscire a fare incazzare Kim. Ci ho messo un sacco di robaccia personale. Ma non mi importa. Vedete, ogni volta che qualcuno mi fa incazzare, io parlo di loro. E’ una cosa tipo, tu mi fai incazzare, e io ti metto nelle mie canzoni. D’accordo, Kim, vuoi farmi incazzare? E io ti farò fare la figura della scema davanti a tutti. E questo mio atteggiamento non si limita a Kim, ma lo uso con tutti.

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IF I HAD
Testo e Traduzione / Real Audio

“If I had” era fuori dall’EP Slim Shady. E’ stata scritta mentre era a casa di amici. All’epoca vivevo con altri due tizi. La settimana stessa in cui ho scritto la canzone la mia macchina è andata a puttane definitivamente e un sacco di altra merda stava accadendo tutta in una volta nella mia vita. Ho scritto questa canzone nell’estate del ’97, ma non l’ ho registrata fino all’inverno in cui ho registrato l’intero EP nel giro di due settimane. Alla Interscope l’ hanno sentita, gli è piaciuta e l’ hanno voluta usare per l’ LP.

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BRAIN DAMAGE
Testo e Traduzione / Real Audio

“Brain Damage” era in realtà una canzone scritta tra l’EP Slim Shady e l’LP. L’ ho scritta mentre stavo congelando dentro al minuscolo appartamento in cui abitava Kim, proprio poco tempo prima di partire per la California. Ho scritto il primo verso e poi il ritornello, ma un bel momento stavo per buttare via tutto. A un certo punto, dato che non riuscivamo ad avere un contratto discografico, avevo cominciato a buttare via un sacco di roba. Poi quando alla fine un contratto l’avevamo, ho ripreso in mano il verso e il ritornello che avevo scritto e ho pensato: “Questa roba è davvero pazzesca. Sai che faccio? Adesso la finisco”. Ho composto il secondo verso, nell’appartamento procuratomi dalla casa discografica. All’inizio avevo pensato il pezzo su un beat scrap. Ma pochi giorni dopo mi è venuto in mente un giro di basso e il modo in cui tutta la cosa doveva funzionare. A quel punto abbiamo fatto la versione che potete sentire nell’album. Si tratta di due sole strofe, una di lunghezza regolare e l’altra invece, cazzo, è lunghissima.

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ROLE MODEL
Testo e Traduzione / Real Audio

Quando ho scritto questa canzone volevo solo fare il cazzone. Per me si tratta semplicemente di un rap. Il messaggio qui è di puro sarcasmo. Volevo mettere le cose in chiaro. Che nessuno guardi a me come un qualche cazzo di modello da seguire. Io e Dre eravamo in studio a casa sua ed è stato lui a buttare giù la traccia. Io la sera prima avevo messo insieme una rima che non avevo ancora finito. Quando ho sentito la traccia ho detto: “Yo, Dre, ho io la rima per quella roba”. L’ ho completata e ho cominciato a scrivere la canzone in studio. Ho finito il primo verso, buttato giù il secondo, dopo di che ho steso il ritornello. Poi Mel-Man ha pensato alla parte che fa “non è che vorrete davvero diventare come me?”. Io ho detto: “Yo, perfetto” dato che era proprio di questo che volevo parlare, sapete, fumare erba, impasticcarsi, abbandonare la scuola, e tutte quelle altre stronzate. Per cui lui ha buttato giù il resto del ritornello, e io ho riempito i buchi. “Sono arrivato al bar ubriaco con documenti falsi, non è che vorrete davvero diventare come me?”. Questa è una delle tre canzoni che ho fatto con Dre prima che ci mettessimo a lavorare insieme. 
Nota di Shady: le altre due canzoni che ho fatto con Dre nella prima session in studio non sono mai state utilizzate. Una era una canzone intitolata “Quando l’inferno si raffredderà”. Era in effetti la prima cosa che facevo contro la Insane Clown Posse. L’altra che ho fatto con Dre invece si intitolava “Storie di fantasmi” e dovevo farla con un mio collega della EMCEE, Thirstin’ Howl III. Io avevo una strofa, Dre aveva la traccia, e a quel punto mi ha chiesto: “Ci stai dentro?” e i ho detto: “Sì, ho una rima da picchiarci dentro”, ma si trattava solo di una strofa molto lunga. Era una storia che parlava di rimanere intrappolati in una casa stregata con i muri che sanguinano e tutto il resto. Una roba alla poltergeist, ma poi non ne abbiamo fatto nulla. E nessuno dei due ha mai usato quella roba. Chissà, magari nel prossimo album.

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GUILTY CONSCIENCE
Testo e Traduzione / Real Audio

Io e Dre eravamo in palestra, un giorno, e parlavamo di idee per nuove canzoni e stronzate varie. Dre ha detto che avremmo dovuto fare una canzone insieme intitolata “Night and Day” in cui lui diceva una cosa e io dicevo tutto il contrario. Ci ho pensato su, sono tornato a casa e quella notte stessa l’ ho scritta. Poi sono tornato un paio di giorni dopo e gli ho detto che la canzone era pronta e allora lui ha prenotato lo studio. La cosa pazzesca è stata che quello stesso giorno lui è riuscito a creare il beat. A quel punto abbiamo registrato la canzone. Io ho buttato giù un po’ di coretti scemi, mentre Dre imparava la sua parte, dopo di che l’abbiamo sparata fuori…nel giro di una settimana. In verità all’inizio abbiamo fatto la parte della scenetta. Abbiamo preso un annunciatore di un’agenzia di nuovi talenti per fargli registrare la parte di “Signore e Signori, ecco a voi…” eccetera. Abbiamo lasciato un tempo di otto battute per ogni scenetta. L’annunciatore è partito, ha fatto quello che doveva fare, e poi noi abbiamo messo gli effetti sonori sotto. Gli abbiamo detto noi cosa dire e cosa fare e abbiamo creato noi le scenette intorno alle sue parole. Fico, no?

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THE KIDS
Testo e Traduzione

Sostituisce “Kim” nella versione clean di The Marshall Mathers LP

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MARSHALL MATHERS
Testo e Traduzione

Mentre stavo mettendo insieme il mio secondo album, mi sarebbe piaciuto tirare fuori una “I Don’t Give a Fuck” part three. Jeff della FTB stava suonando un pezzo alla chitarra acustica e a un certo punto ha aggiunto il ritornello “Perché io sono solo Marshall Mathers”. E’ pazzesco, perché ogni volta che siamo lì a cazzeggiare tutti insieme in studio, ce ne veniamo fuori con la meglio roba del mondo. Perdiamo tempo, ridiamo, chiacchieriamo e a un certo punto io dico: “Questa è buona. La uso”. Quando ho pensato al coro, sentivo che tutto quello che volevo mettere dentro ai versi erano me stesso e le mie opinioni. Perciò ho toccato un po’ tutto, dalle nuove tendenze nell’hip-hop ( che non è realmente roba mia) all’ICP a mia madre, a tutti i membri della mia famiglia che io non conosco e che si fanno vivi. Volevo sputare fuoco a ogni verso e allo stesso tempo volevo avere un corretto morbido morbido in sottofondo. Credo che la canzone catturi bene l’atmosfera un po’ da “veranda di casa suburbana” illustrata sulla copertina dell’album. Quando l’ ho registrato ho deciso di intitolare l’album The Marshall Mathers.

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CRIMINAL
Testo e Traduzione

Dopo aver registrato “Marhall Mathers” sentivo di non essere ancora riuscito a catturare il feeling di “Still Don’t Give a Fuck” . L’ ho suonata per il mio manager, Paul, che mi ha detto: “E’ buona, ma non è ancora all’altezza di ‘Just Don’t Give a Fuck’”. Come sempre, quando sono sul punto di sclerale succedono le cose più buffe. Stavamo per andarcene dallo studio perché non eravamo riusciti a combinare un cazzo. Jeff era nello studio accanto a suonare su un vecchio pianoforte il loop frenetico che da a “Criminal” quel suond vagamente sinistro. Tutto quello che avevo io era “I’m a Criminal” e non ero riuscito a riempire gli spazi bianchi del pezzo. A quel punto mi ci sono messo, e nel giro di venti minuti siamo usciti con un ritornello e i primi due versi. A casa ho continuato fino all’ultimo verso. Dopo di che ho lavorato ancora alle battute fino a poco prima che l’album fosse completato. L’unica stronzata è stata che per fare la scena della rapina in banca ci è andata via una giornata intera. Persino Dre a un certo punto non ce la faceva più e ha detto: “Vaffanculo io me ne vado”. Il problema era riuscire a far dire a Mel-Man le sue battute perché era sbronzo perso. Doveva dire semplicemente “Don’t kill nobody”. Quello che però ci ha fatto perdere davvero un sacco di tempo è stato il rumore di sottofondo. Quanto a me, io la mia parte l’ ho fatta. Avevo imparato da Dre quando avevamo lavorato insieme su “Guilty Conscience”. “Criminal” era dunque la mia “Still Don’t Give a Fuck” per l’LP The Marshall Mathers. Ecco perché ha la stessa intro di “Still Don’t”. Ed ecco perché, proprio come “Still Don’t Give a Fuck”, è l’ultima canzone dell’album. Lo riassume perfettamente.

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AS THE WORLD TURNS
Testo e Traduzione / Real Audio

Il primo verso di “As the World Turns” si ispirava a una grassona con cui mi menavo nelle ore di ginnastica a scuola. Ogni mercoledì avevamo lezione di nuoto e c’era questa tipa grassa con l’aria da lesbica cattiva, simile a quella che di una che un tempo mi scopavo. Non ricordo come si chiama, ma ricordo che ci litigavo un casino. Ed è proprio lì che nasce l’ultima strofa della canzone. Quella che fa “Trascinare una tipa fino al più alto trampolino e buttarla giù” e tutto il resto. Il secondo verso invece si adatta un po’ al disegno che il mio amico Skam ha fatto per l’interno dell’album. Ho colto un po’ il feeling da sfigati bianchi che vivono nelle mobile home. Volevo tirare fuori una storia buffa. All’inizio non sapevo neppure che la prima e la seconda strofa sarebbero state parte della medesima canzone. Proprio come per “Brain Damage”, ho scritto la prima strofa prima di avere un contratto discografico, e la seconda subito dopo. A dire il vero la prima stavo per buttarla via. Era tipo quei freestyle che faccio per le stazioni radio universitarie. Quando però ho pensato al ritornello mi sono detto: “Yo, ecco che cosa faccio adesso. Unisco queste due strofe”. E a quel punto abbiamo messo insieme il beat.

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KIM
Testo e Traduzione

Questo pezzo, di gran lunga il preferito dai media, è stato il primo ufficialmente scritto per l’album. L’avevo già finito nel ’98, quando il primo album era terminato. Ho scritto questa canzone quando io e Kim non ci parlavamo più. A quel punto ci eravamo davvero lasciati. Era la fine del ’98. Mi ricordo che stavo guardando un film, un giorno, e mi è venuta l’ispirazione di scrivere una canzone d’amore, ma non volevo scrivere una cazzata sdolcinata. Doveva essere della roba da far uscire gli occhi dalle orbite. Anche se non mi ricordo di che film fosse, mi ricordo benissimo il senso di frustrazione di noi due che ci lasciavamo, con una bambina di mezzo. Volevo davvero metterci il cuore, ma volevo anche urlare. Non volevo dire roba del tipo “Baby, ti amo, torna da me” e stronzate del genere. Volevo urlare fino a sgolarmi. Per cui lo stesso giorno del film sono tornato in studio e una volta di più mi sono ritrovato in una session con il beat giusto già pronto. So che la cosa potrà sembrare sorprendente, ma Kim è l’unico pezzo con la cui produzione io non c’entro niente. I tizi della FBT avevano creato la traccia e l’avevano lì pronta per me in studio. Quando ho iniziato a scrivere la canzone ho pensato che forse avrei potuto legarla a “’97 Bonnie and Clyde”, per cui ho deciso di farne una sorta di prologo. So che non avreste mai potuto immaginarlo, ma quando io e Kim abbiamo ricominciato a parlarci, l’ ho cantata per lei. Le ho chiesto anche cosa ne pensava. Ricordo di avere detto come un idiota roba del tipo: “Io so che è un pezzo veramente da fuori di testa, ma mostra quanto io ti voglia bene, quanto ti pensi, tanto da metterti in una canzone come questa”. La voce l’ ho fatta in un’unica registrazione. Il tono che volevo ricreare era quello di un litigio tra me e lei, e a giudicare dall’attenzione che il pezzo ha ricevuto direi che ci sono andato piuttosto vicino…o almeno mi pare.

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AMITYVILLE
Testo e Traduzione

Volevo scrivere una canzone su Detroit e “Amityville” è il nome che ho deciso di darle. Ho pensato al ritornello e poi al nome. Di fatto abbiamo finito con i registrare “Drug Ballad” e “Amityville” lo stesso giorno. Il beat era un po’ lento, per cui ho deciso di piazzarci Bizzarre dei D-12 perché sui ritmi di quel genere è bravissimo. Il mio primo verso e quello di Bizzarre non facevano in realtà riferimento al tema scelto, per cui a un certo punto ho detto: “Yo, dobbiamo parlare di Detroit”. Per cui all’ultima strofa ho deciso di fare una specie di sintesi. La label ci ha rotto un po’ le palle per i versi di Bizzarre, e da lì ho capito che erano buoni.

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DRUG BALLAD
Testo e Traduzione

Questa è un’altra di quelle canzoni che abbiamo messo insieme semplicemente facendo i cazzoni. Io ho scritto le rime in venti minuti. In tutte e tre le strofe. Il ritornello era semplice. Ho canterellato io il giro di basso a Jeff. Volevo accennare al fatto che l’anno precedente era perennemente strafatto. La vita era come un enorme party. Era la prima volta che facevo il botto, per cui mi ero lasciato andare a continui festeggiamenti. A proposito, la parte vocale è della stessa ragazza di “Get Down Tonight”. 

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THE WAY I AM
Testo e Traduzione

“The way I am” è una delle poche canzoni che ho scritto completamente da solo. Avevo il beat in testa ancora prima di andare in studio a suonarlo. Avevo in testa le rime e il giro di piano, e tutto suonava bene. Ho fatto suonare a Jeff il loop del piano e ho finito le rime ascoltando con le cuffie seduto sulla via di Los Angeles. Ecco perché il flow suona così, perché tutto quello che avevo era il loop del piano sparato nelle mie cuffie. Volevo fare qualcosa di nuovo. Prima ho pensato alle rime. Una volta che avevo le prime tre strofe non volevo che la cadenza delle parole si dovesse interrompere per fare spazio al giro di piano. Anche quando mi fermavo col rap, ho messo l’eco sulla voce in modo che continuasse ad andare anche col piano. La cosa buffa riguardo a questo pezzo è che quando l’ ho scritto avevo già finito il resto dell’album. Il problema era che la mia label aveva l’impressione che ancora mancasse un singolo che spaccasse per cominciare. Io pensavo che “I’m Back” o “I Never Knew” sarebbero stati i singoli, ma loro li scartarono entrambi. Così mi sentii frustrato al punto che dissi: “Che cosa volete? Un’altra My Name Is?”. Loro risposero: “Non esattamente non deve essere così”, ma continuavano a girarci in torno, perché era esattamente questo che volevano. Io ho scritto questo pezzo a casa dei genitori di Kim (un po’ dappertutto) giusto prima di tornare a Los Angeles per incidere “il singolo” che loro volevano incidessi. Sono stato in giro per alberghi almeno un mese per scrivere questo singolo. Questa è la canzone che ho inciso subito prima “ The real Slim Shady”. Ero sul punto di esplodere, tipo “OHHHH, PERCHE’ TUTTI MI STRESSANO!!!”. Ero da poco stato citato in giudizio da mia madre. Mio padre era spuntato fuori dal buio per chiedere scusa e tutto quel genere di cazzate lì. In più c’era il fatto che io stavo mandando a puttane tutto a proposito dell’affare Columbine su “I’m Back” e la label mi stava dicendo che non mi potevo permettere di farlo. Il punto era, che cazzo di problema c’era? Questo accadeva praticamente di continuo, sempre. Perché, mi chiedo, è così suscettibile di opposizione parlare di un bambino che muore annegato? Perché non era considerata semplicemente una enorme tragedia? La gente muore nelle città in ogni momento. La gente viene uccisa a colpi di pistola, viene pugnalata, viene stuprata, viene rapinata, viene uccisa e mille altre di queste merlate. Qual era il cazzo di problema della Columbine che lo rendeva diverso da ogni altra tragedia americana? In ogni modo, la label voleva un singolo, così gli diedi “The Way I Am”, che era esattamente il contrario il contrario di quello che mi avevano chiesto. E’ stata una specie di ribellione nei confronti della label, per far sapere loro che non potevano costringermi a fare qualcosa che non volevo.

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KILL YOU
Testo e Traduzione

Quello che accadde con “Kill you” è che, di ritorno dal tour europeo nell’ottobre del ’99, ho chiamato Dre e gli ho detto che avevo bisogno di qualche altra nuova base. Ed è capitato che lui stesse lavorando a una cosa proprio quando l’ ho chiamato. Mi ricordo che disse: “Non ho niente di pronto, ma lavorerò su qualcosa oggi stesso”. Nel frattempo sentivo una roba che suonava in sottofondo. Ho chiesto: “E questa cos’è?”. Mi rispose: “Cos’è cosa? Intendi dire questa?” e avvicinò la cornetta del telefono alla cassa dello stereo, era il beat di “Kill you”. Gli dissi: “Mandami questa merda”. Era davvero sorpreso. “Vuoi proprio questa? E’ una cazzatella con la quale ci siamo divertendo”. Io dissi “In ogni caso, mandamela. Io…voglio…uccidere…questa…base”. Mi spedì la base il giorno dopo e io scrissi la canzone. La registrai settimane dopo, quando cominciai a registrare l’album Marshall Mathers. La prima cosa con la quale me ne venne fuori fu “Tu non vuoi…scopare con Shady…perché Shady ti scoperà a morte”. Volevo che l’album cominciasse con questa canzone perché tutti i giornalisti dicevano sempre: “Di che rapperà mai? Non è più un poveraccio. Non può più rappare a proposito dell’essere un derelitto, non può più rimare a proposito del proprio dolore e della propria miseria, perché ha fatto i soldi”. Ecco perché ho cominciato con la strofa “Loro dicono che io non posso più rappare / sul fatto di essere un derelitto / Ma non hanno detto che non posso più / farmi una pista di coca”. Giusto per farvi capire di che cosa avrebbe parlato l’album. La canzone è da ridere. L’unico tema di fondo è la misoginia. Roba tipo “Ti ucciderò anche se sei una stronzetta”. Io uccido le troie, uccido chiunque, per questo alla fine della canzone dico: “Stavo scherzando, signore / Sapete che vi amo”. L’idea è che si può dire quel che si vuole se poi alla fine si dice che è uno scherzo. Il che è figo, perché è quello che ho fatto. E’ divertente perché la gente pensa che la canzone parli di mia madre, tutto per le prime rime dell’introduzione. Quando dico: “Quando ero un bambino piccolo” e quando dico: “Oh, adesso sta violentando la propria madre”. Dopo queste parole i riferimenti finiscono. L’idea alla base di questa canzone è dire le più grandi stronzate del cazzo. Tanto per far sapere alla gente che sono tornato. Che non ho perso la mano. Che non sono sceso a compromessi e nulla è cambiato. E se anche fosse…è cambiato in peggio.

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WHO KNEW
Testo e Traduzione

“Who knew” è stata la seconda canzone che ho inciso per l’album Marshall Mathers. Dre stava manipolando un DAT ed era in procinto di andarsene dallo studio. Io avevo voglia di sentire qualcosa di potente. Così mi fece sentire alcune cose nuove che spaccavano fra cui il beat di “Who Knew”. Ho pensato immediatamente: “Oh mio Dio, è incredibile”. Dre se ne andò, ma mi disse che se volevo, potevo rimanere per registrare così rimasi. Per capirsi, Dre mi lasciò le registrazioni del DAT, ma non aveva intenzione si lavorarci ancora sopra fintanto che qualcuno non se ne fosse interessato davvero. Ne aveva lasciate dieci o dodici, e chiunque avesse voluto metterci sopra delle rime sarebbe stato libero di farlo col registratore. A quel punto ci sarebbe tornato sopra e le avrebbe fatte meglio. Così in attesa che il beat fosse buttato giù meglio, io rappai sul DAT. Ero appena rientrato da Amsterdam quando scrissi questa canzone. Avevo lo spunto giusto, avevo i versi, avevo tutto pronto, e tutto si amalgamava alla perfezione con il beat di Dre. Così dissi: “Vaffanculo” e lo registrai quella notte stessa. L’indomani lo ascoltò e disse: “Dannazione, hai dato vita a questa merda. Diamoci dentro e finiamolo alla svelta, una volta per tutte”. L’idea di fondo di questa canzone è quella di far sentire stupidi i critici. Credo di aver replicato a tutto quello che è stato detto su di me lo scorso anno con The Marshall Mathers LP. Così come col prossimo album replicherò a tutto quello che i critici avranno detto su di me quest’anno, tipo l’omofobia e tutta quella merda lì. Ho semplicemente cercato di farli apparire stupidi e di far capire loro che non devono necessariamente prendere alla lettera tutto quello che dico.

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THE REAL SLIM SHADY
Testo e Traduzione

Okay, a questo punto mi hanno costretto a tirare fuori un singolo. La questione era: avevo lo spunto buono per un minuto circa di canzone, ma l’idea di lavorarci sopra mi rendeva particolarmente nervoso. Non lo avevo ancora fatto sentire a Dre. Lui non sapeva che ce l’avessi in magazzino, impilato con altri spunti. Tanto per capirsi: ho scritto i primi appunti un sacco di tempo prima del testo definitivo. Così avevo questi appunti, ma mi chiedevo: “Girerà bene?”. Aveva proprio bisogno del beat giusto. Uomo, saremo andati in studio almeno quattro volte cercando di tirare fuori quello buono. Abbiamo fatto quattro o cinque differenti registrazioni e ancora niente girava per il verso giusto. Alla fine, io e Dre eravamo in studio ed eravamo sul punto di mollare tutto. Io ero steso sul divano, esausto, e Dre stava per uscire dalla stanza. Io stavo chiedendo al bassista e al tastierista di suonare finchè non fosse venuto fuori qualcosa che davvero mi piaceva. Così loro hanno cominciato a farsi il culo, farsi il culo, farsi il culo fincè Tommy (uno dei tastieristi di Dre) non ha suonato le prime note di “The real Slim Shady”, e io sono saltato su dicendo: “Cos’è questo?”. A quel punto gli ho chiesto di fare delle svisate su quel tema, di farlo salire e scendere. Lui ne ha fatto un paio di versioni differenti finchè non ho detto: “Ci siamo”. Allora sono corso da Dre e gli ho detto di venire a sentire. Hanno aggiunto anche la batteria. Tutto ciò accadeva di venerdì. Noi avevamo un appuntamento con la label per il sabato e ci chiesero: “Bene, ci avete portato qualcosa?”. Gli ho fatto sentire “The Way I Am” e loro dissero: “Grande canzone. Solo che non può essere la prima canzone”. In principio, loro volevano che “Criminal” fosse il primo singolo, ma io gli ho chiesto di lasciarmi tirare fuori questa merda (la versione strumentale di “The real Slim Shady”) durante il week end, e avrei avuto le rime per il lunedì successivo. A quel punto avremmo visto se funzionava. Altrimenti, vaffanculo. Quello era il periodo in cui Will Smith stava prendendo di punta il Gangsta rap e Christina Aguilera mi stava coprendo di merda su MTV, sputtanandomi sul fatto che ero sposato in un momento in cui ancora non ero pronto per affrontare tutto questo pubblico. Avevo atteso abbastanza a lungo aspettando di avere dei buoni soggetti su cui lavorare. Ma adesso avevo gli argomenti giusti su cui parlare. Tornai in studio il lunedì, registrai, e tutto fu chiuso lì. La Interscope, ovviamente, fu soddisfatta. Questa vicenda mi fece ancora una volta apprezzare il detto “Le cose accadono per una precisa ragione”.

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I'M BACK
Testo e Traduzione

“I’m back” è una di quelle canzoni nate per caso. Io e Dre avevamo prenotato uno studio di registrazione, stavamo lì, e lui se n’è uscito con una base proprio mentre io stavo pensando a una rima e la cosa è girata bene. Entrambi abbiamo pensato che sarebbe andata bene come primo singolo, ma quando il demo è arrivato alla label loro hanno detto: “No, non sarà questo”. Avrei voluto metterla come prima canzone del nuovo album, per ripresentarmi ufficialmente, ma la mia testa era ormai sintonizzata su “Kill you”. Session spontanee come questa mi fanno apprezzare la giusta alchimia che si è instaurata tra Dre e me. Va benissimo sforzarsi per creare una canzone. Ma quando le sue vibrazioni si sposano naturalmente con le mie in una canzone facile che gira nel modo giusto, il risultato mi rassicura e mi convinco di non essere semplicemente uno dei tanti rapper sul proprio beat, ma mi sento del tutto partecipe del processo creativo.

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GREG FREESTYLE
Testo

L’ ho tirata fuori durante il mio primo passaggio radio importante. Era allo “Sway and Tech Show” in Los Angeles. Era il giorno dopo le Olimpiadi del Rap. Dico la verità, fa parte delle prime rime scritte come Slim Shady. Sì, vi manderà fuori di testa. E’ un altro di quei brani scritti per essere tirati fuori quando qualcuno mi dice: “Dai, sputa fuori qualcosa di buono”. Se qualcuno veramente vuole sentirti rappare, non vorrà un freestyle del tipo “Sì, a casa, la tele è accesa e io vado in chiesa”. Nessuno si interessa a cagate del genere. Se veramente vuoi far vedere a qualcuno cosa sai fare, devi avere delle rime già scritte, delle rime scritte con i controcoglioni che puoi prendere il tempo e tirarle fuori e sputargliele addosso. La gente di solito mi chiede chi sia Greg. Onestamente non lo so. Ho semplicemente deciso di iniziare le rime dicendo: “Ho incontrato un ragazzino ritardato / di nome Greg che aveva una gamba di legno / Gliel’ ho strappata e gliel’ ho spaccata / su quella sua cazzo di testa, / la sua gamba di legno”. Se ci fosse un ragazzino di nome Greg con una gamba di legno che sta leggendo, sappia che è solo uno scherzo.

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ANY MAN
Testo e Traduzione
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MURDER MURDER (REMIX)
Testo
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BAD INFLUENCE
Testo

Lo spunto per “Bad Influence” originariamente non era un vero e proprio spunto, ma parte di una rima davvero fuori che avevo scritto. Era così divertente, perché davvero mi sono sparato in un piede nel periodo in cui la scrissi. Ho scritto una canzone due anni fa che volevo incidere con la rima “La gente dice che io sono una cattiva influenza”. Ho scritto solo la rima, ma non sono mai andato avanti. Me la ripetevo in testa, ma il giorno dopo che la scrissi ho perso la pagina di giornale dove me l’ero appuntata. Uomo, te lo ripeto, c’era così tanta “roba” che ho perso con quella pagina di giornale. Onestamente, penso che qualcuno me l’abbia rubata dall’appartamento in California, mentre non c’ero. Le uniche cose che mi ricordavo di quella canzone erano: “La gente dice che sono una cattiva influenza / Io rispondo che il mondo sta andando affanculo, e io sto solo facendo la mia parte” e “Dicono che io sono un suicida”. Visto che queste erano le uniche parole che mi ricordavo, le ho usate come spunto. “Bad Influence” è una delle poche canzoni che gli FBT abbiano mai registrato in mia assenza. Stavo cazzeggiando in sala di registrazione ed è venuta fuori la base. Io ho detto: “Bene, ci metto sopra le rime”, e ho scritto i versi al momento…e questo è quello che è venuto fuori. L’ ho registrata dopo aver inciso Kim. Volevo usarla per il prossimo album e per la colonna sonora del Celebrity Death Match. Il testo era tale da poter essere sparato fuori dalle radio universitarie e stronzate del genere. Io li chiamo versi del cazzo. Qualcuno mi dice: “ Spara fuori della merda” e questo è tutto quello che mi esce se non sono in vena di freestyling.

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FUCK THE PLANET (FREESTYLE)
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NO ONE'S ILLER
Testo / Real Audio

Io, Swift, Fuzz e Proof eravamo gli mc più fuori di Detroit. Una volta riuscimmo a trovare uno studio di registrazione. Così decidemmo di registrare una canzone assieme. Stavo cercando di contattare Proof, ma senza risultato. Chiamai Bizzarre che mi disse: “Dai, tiraci dentro Swift” e così è stato. A quel punto cercammo di intenderci con Fuzz a proposito del pezzo, perché Fuzz era a dir poco ridicolo. Proof non era disponibile per la registrazione, e per di più, non andava affatto d’accordo con Fuzz. Dj Head fece la base, e noi ci preparammo. Ognuno di noi andò in studio e scrisse la propria merda. Fuzz la scrisse al momento. Io, Bizzarre e Swift le avevamo già pronte. Bizzarre ebbe lo spunto buono quando sentì il beat “No one’s iller than me”. C’era un’energia che non dimenticherò mai. Swift entrò in cabina e sputò i primi versi. Ognuno fece “fuuuoori, fuuuoori”. Poi toccò a Bizzarre e di nuovo: “fuuuoori, fuuuoori”. Poi fu la volta di Fuzz che sparò la sua merda in una sola botta ed era una cascata di parole senza freni. Tutti a fare: “oh, vaffanculo”. Tutto filò perfettamente liscio. Ogni verso era più fuori del precedente. Era come una canzone ad alta densità. E’ lo stesso tipo di vibe  che  stiamo  cercando  di  catturare  nell’album  di  debutto  dei D-12.

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LOW, DOWN, DIRTY
Testo e Traduzione / Real Audio
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INFINITE
Testo e Traduzione / Real Audio

L’Hip-Hop Shop era un posto a Detroit dove tutti gli mc più fuori si incontravano. Era uno dei miei soliti punti di ritrovo. Tornando ai giorni dell’Hip-Hop Shop ci sono alcuni versi che sparavo nel negozio. Volevo usarli solo lì. Una volta che cominciai a rappare, in realtà usai uno di questi versi durante un “a microfono aperto” e la gente ci stava dentro, per cui ho pensato: “Vaffanculo, devo proprio finirlo”. Ho finito i versi e li ho messi in questa canzone. Denaun dei D-12 (aka Kon Arist) che di solito faceva tutte le mie basi ci ha messo la giusta colonna sonora. Personalmente credo che sia la migliore canzone dell’album. Era il ’95, ’96 – l’epoca in cui si rimava tanto per fare. La gente a un certo punto diceva che in realtà assomigliavo a Nas, per il fatto che usavo tutte quelle parolone. Questa è la solita merda di quando ti dicono “tura fuori le palle”.

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FREESTYLE FROM TONY TOUCH’S POWER CYPHA 3
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3HREE6IX5IVE
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WEED LACER ( FREESTYLE )
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PILLS ( FREESTYLE )

Suonato dal vivo al Tramps, New York, 7 gennaio 1999

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