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A DAY IN THE LIFE OF EMINEM
Un giorno qualsiasi della vita di Eminem raccontato dal suo Tour Manager

 
Ieri è stato un tipico giorno con Em. Eravamo a Chicago, al 34esimo giorno del suo tour promozionale. Ci siamo svegliati, o sarebbe meglio dire, mi sono svegliato alle 6,45 del mattino e ho svegliato Em quindici minuti più tardi. Il tipo dell’etichetta, che avrebbe passato tutto il giorno con noi, è venuto fino al nostro quinto piano e ci ha raggiunti in modo che non facessimo tardi, alle 7,50 circa. Stamattina dovremo fare un po’ di radio. Prima fermata, alle 8,25, presso B96FM nel centro di Chicago. E’ una radio importante e lo speaker della mattina è ‘sto tipo chiamato Mancow, il tipo d’uomo che ti dà l’impressione di uno che ti umilierebbe volentieri se riuscisse a trovare qualche segno della tua debolezza. Viene anche fuori il fatto che lo show di questo tizio è distribuito in almeno altre 25 città tra le più importanti degli Stati Uniti. La Interscope, l’etichetta di Eminem, ci aveva detto di stare all’occhio con questo qui. Anche un ragazzo che si chiama Jesse, ed è un pezzo grosso di MTV, sarebbe rimasto con noi tutto il giorno assieme alla sua telecamera digitale. Sta filmando Em per questo show di circa un’ora che andrà in onda su Mtv ma che ancora non ha un titolo. Per tutta la durata dello show, Mancow fa passare in diretta un mucchio di telefonate ed Em ha condotto lo spettacolo ‘live’ assieme a lui per dei buoni tre quarti d’ora. Em ha affascinato quel coglione più di quanto fosse possibile. Dalla radio siamo passati ad un ufficio federale per ritirare i nostri passaporti; siamo arrivati alle undici circa e la fila era così lunga che avremmo dovuto restare là almeno per due ore e mezza. Pensate che io ed Em saremmo rimasti in coda per tutto quel tempo? Cazzo, no! La Interscope aveva fatto arrivare da Los Angeles una ragazza dell’ufficio Internazionale per occuparsi della storia dei passaporti: lei, questa giovane signorina bianca e carina nei suoi primi trent’anni si è quindi recata da un poliziottone con la pistola ed in circa 30 secondi netti ci ha fatto passare la fila composta da almeno trenta persone per compilare i nostri formulari. Non so cosa abbia detto a quel cazzone, ma ha fatto esattamente ciò che era stata mandata a fare da Los Angeles. In circa 20, 25 minuti eravamo fuori dall’ufficio passaporti. Dall’ufficio federale siamo rimbalzati ad un famoso ed influente negozio di dischi a conduzione familiare nella parte ovest di Chicago chiamato George’s Hip Hop Shop. Lungo il percorso per arrivarci, Em ha fatto un’intervista con una radio che passa musica alternativa da qualche parte nell’Illinois. Mtv ha noleggiato per noi un enorme van, una specie di bus, che potesse ospitare me, Em, quattro persone della Interscope e Jesse di Mtv. Anche se non viaggiavamo con pochi bagagli, non si stava affatto male nel furgoncino. Naturalmente Em era al centro dell’attenzione e per fortuna questa gente che era con noi non cercava di forzarlo ad esibirsi per loro sul pulmino. E neanche Jesse lo molestava troppo con quella telecamera onnipresente. 
 

Erano tutti piuttosto rilassati, il tipo di ambiente nel quale Em prospera; lui era ancora al telefono per l’intervista (da almeno 20 minuti ormai) e così abbiamo aspettato un attimo prima di entrare nel negozio. Eravamo profondamente nel ghetto... Un sacco di duelli a mani nude all’aperto e alla luce del sole. Fra me e me pensavo che questa gente è molto più audace rispetto ai newyorkesi. Alla fine entriamo nel negozio, stringiamo mani, sorridiamo e firmiamo autografi. E’ stato davvero piacevole perché il negozio aveva un’atmosfera ottima, molto intima. Stavamo per uscire, quando Em vede una bambolina di Master P, una di quelle che quando la strizzi fa ‘unghhhh!’. "Oh, merda!", e così ne compriamo due per 60$. Da lì, ci siamo fatti 20 minuti di strada fino ad arrivare ad un negozio underground (leggi: nuovo) di dischi; in questo posto abbiamo incontrato un sacco di facce latine ed ispaniche e dopo aver firmato una ventina di autografi, siamo rimbalzati in direzione di un enorme Tower Records dei quartieri fighi e qui, sfortunatamente, la folla è composta da un 85% di bianchi. Dico ‘sfortunatamente’ perché nell’Hip Hop è essenziale ricevere molto amore dai neri ed anche molto rispetto dai neri, specialmente se sei bianco. So che Em sa bene questa cosa e questo è il motivo per cui non eliminiamo i piccoli negozi dei quartieri periferici dal tour promozionale. Prima di entrare nel megastore fumiamo un po’ nel bus... Penso che Em sapesse già che questa fermata sarebbe stato un pacco e quindi voleva vedere la cosa sotto un’altra luce. Mi si arruffano un po’ le penne quando un tipo dell’etichetta porta nel van il manager del negozio per salutare personalmente Em. Una volta dentro alla Tower ci troviamo almeno 400 ragazzini bianchi. Ci vogliono circa due ore e mezza, ma Em firma tutti, proprio tutti gli autografi dei presenti, senza nemmero fare una pausa di cinque minuti. Che cazzata. Già mi fa sorridere il fatto che ci sia gente che chiede autografi, figurati quando ne chiedono dieci alla stessa persona. Jesse ha filmato tutto, perfino la ragazza che ha voluto che Em firmasse le sue tette a pera. Non pensavo che lo avrebbe fatto, perché la tipa era davvero bruttissima, ma un fan è sempre un fan ed Em lo sa. Nel frattempo si erano fatte le 5,30pm e non avevamo ancora finito. Dovevamo tornare in centro e visto che a quel punto era diventata ora di punta, tra il traffico e la distanza siamo rimasti nel pulmino per novanta minuti. Ma non c’era problema, perché le cose si stavano svolgendo perfettamente in orario. Ho scoperto che alla Interscope gira la voce che Eminem arrivi sempre con una mezzoretta di ritardo agli appuntamenti, ma è una cazzata perché faccio sempre in modo che lui sia sempre in movimento e quasi sempre puntuale.
 

Trenta minuti poi sono una cazzata, se considerate che una larga parte di artisti famosi fa saltare regolarmente un sacco di appuntamenti dei loro programmi, specialmente se si tratta del segmento promozionale del tour; tanto per la cronaca Em non ha ancora saltato la minima cosa a causa della pigrizia o della mancanza di interesse da quando lo conosco. Sulla strada per Radio Q101, che è l’ultima cosa in programma per oggi a Chicago, ad Em viene l’idea che forse potremmo prendere il volo delle 9,15pm per la sua Detroit, invece di quello delle 10. Tutto ciò che Em deve fare è dire le cose, mentre è un mio problema fare in modo che accadano. Mi attacco immediatamente al cellulare, che alla fine di questa giornata perderò durante una rissa, e chiamo la gente che si occupa del tour a Los Angeles. Potenzialmente, mancano tre ore al nostro volo e quindi non sembra un’operazione facile riuscire a cavarsela. Ad un certo momento, una persona dell’etichetta che viaggia con noi ha un telefono per ogni orecchio ed io sto cercando di passargliene un terzo. Sì, gli ho fatto salire un po’ la pressione, ma io ed Em abbiamo già fatto la nostra parte per oggi (gli autografi, i sorrisi e il fatto di sembrare sempre interessatissimi), quindi lui ora deve fare la sua. Sta parlando con l’ufficio di L.A. ed anche con un’altro rappresentante nella macchina che ci sta seguendo. Dopo 15 minuti, il tizio, che è veramente un tipo gentile, mi dice serenamente: "Sai cosa? Il mio culo è nei guai se poi perdete quello delle 9,15. Non è proprio possibile rimanere nei programmi e prendere quello dopo come previsto?" Sono bloccato. Ma in un attimo mi ricordo chi è davvero il mio capo, qual è il mio lavoro e così gli rispondo, altrettanto gentilmente, girando le viti ancora più strette, che pensiamo di riuscire a prendere quel primo volo e che dovremmo provarci seriamente. Lui mi guarda come se avessi dimenticato di portare gli anelli alla cerimonia. Così, mentre è al telefono a schiacciare le palle di altra gente, vado in coda al bus per dire ad un rilassatissimo Eminem che forse non ce la faremo a prendere il primo volo visto il traffico intenso. Jesse sta ancora facendo funzionare il suo marchingegno e chiacchierando con Em che è ancora pieno di energia ed è di nuovo pronto per fare un’altra intervista telefonica con un deejay di Tampa, in Florida. Questa cosa non dura neppure dieci minuti e subito dopo, Em si spegne nel buio del pulmino e lo si sente sonnecchiare mentre tutti ce ne stiamo belli tranquilli, aspettando di arrivare all’ultima radio del nostro giro per Chicago. Il cibo, se si può chiamare ‘cibo’ la roba di McDonald’s, ci sta aspettando proprio sotto la radio ed io schiocco le dita dicendo: "Ok, ci fermiamo, Em ha fame." Anche se al momento Em è un pelino alticcio visto che ha bevuto un goccio di qualcosa di forte a stomaco vuoto ma voglio sottolineare che questo è il primo ed unico pasto che stiamo per assaggiare dall’inizio della giornata. Finito anche quest’ultimo appuntamento, arriviamo all’aeroporto e mancano 30 minuti all’imbarco. Siamo felici di aver insistito per prendere il primo volo. Sentiamo intanto la voce dell’aeroporto che dice: "Il Signor Ken Kanniff è pregato di recarsi..." Io ed Em ci guardiamo e scoppiamo a ridere visto che Ken Kannif è il nome del personaggio omosessuale sull’album di Slim Shady e di Marshall Mathers. Andiamo in bagno, ed uscendo chi ti becchiamo appena fuori? Jesse di Mtv che vuol prendere lo stesso nostro aereo e che adesso ha, non una, ma due videocamere. Jesse registrerà Em durante tutto il volo, Em che beve acqua, Em che si stiracchia, che si incazza, che si sbrodola, che scrive sul suo piccolissimo, quasi microscopico, Libro delle Rime. 
 

L’aereo non è pieno, quindi lascio che Jesse si sieda vicino a Em: Jesse non gli dispiace e sa anche che più tempo gli regala, meglio sarà per il suo programma su Mtv. In fondo, si tratta semplicemente di accontentare altra gente, è tutto qui. Dovrei anche dire che per prendere questo volo ed assecondare il desiderio di Em, abbiamo mobilitato almeno quattordici persone, solo perché Em voleva tornare presto per andare ad un club underground chiamato St. Andrew’s, nel centro di Detroit. Em non frequenta questo locale da almeno sei mesi e, apparentemente, è qui che Em è ‘cresciuto’. Penso che lui si sia sentito lontano da questi posti e dalla gente che frequentava in passato per troppo tempo e ritornare a casa, adesso, significa moltissimo... Forse più per lui stesso che per la gente che lo rivede ora che ha venduto milioni di dischi. Em ama moltissimo la sua città, Detroit, ma è un amore/odio e ciò che succederà più tardi nel club è uno dei motivi di questo rapporto controverso. Una limousine con l’autista ci aspetta proprio fuori dall’aeroporto, con il cartello che non segna il nome di Eminem, visto che ormai deve stare molto più sulle sue rispetto a prima. E questo vale per gli aeroporti, per gli hotel e per tutto il resto. Assolutamente nessuno sa che stiamo andando a questo locale e l’idea eccita Em. Scendiamo a circa duecento metri dal locale ed Em chiede di poter indossare il mio berretto; poiché sono un newyorkese scaltro che conosce bene i modi dei buttafuori, riesco a far entrare tutti noi in pochissimo tempo. Appena varchiamo la porta, da tre che eravamo diventiamo quindici, visto che i compari di Em erano già dentro al club e senza dubbio, visti tutti insieme, facevamo un certo effetto. Quello che successe dopo sembra una scena da film. Mentre Em stava passando dal retro del locale fino al piccolo palco, il dj mette sul piatto "Role Model", la traccia 9 di "Slim Shady Lp", e allora la camminata di Em accelera, diventa più veloce fino a sprintare sullo stage. Em attacca e visto che non ci sono microfoni in ‘sto buco di merda, comincia a rappare ad alta voce. Tutti lo riconoscono e si rendono conto che è proprio lui a rimare sul palco, non il disco; così si ammassano in avanti per guardare. Sono tutti con lui ed Emeinem si lancia in altri due o tre pezzi. Il pioniere di tutta ‘sta storia del rap è nella casa stasera e così accompagno Eminem da Afrika Bambaataa. Penso che Bam sapesse chi era Em, ma di sicuro Slim sapeva chi era quell’uomo e così dimostrò il proprio rispetto a questa leggenda vivente. Jesse ha catturato tutto su nastro. Mi sono assicurato di questo. Inoltre, ho fatto anche in modo che l’uomo di punta della cricca di Eminem, Royce The 5-9, stringesse la mano di Afrika. Non si può far finta di niente se c’è in giro Afrika Bambaataa! Dopodiché Jesse finisce le cassette e deve andare a recuperarne altre in macchina. Esce, e forse questo è stato un bene. Ciò che successe dopo è decisamente brutto. Em stava firmando autografi seduto davanti al palco, bello tranquillo, io gli ero a fianco. Stava succedendo qualcosa nel retro, una specie di trambusto. Royce gli dice di alzarsi in fretta perché stavano arrivando dei guai. C’era ‘sto tipo, un po’ più alto di Em, che agitava le braccia come un pazzo... Sentivo cosa sarebbe successo da lì a poco. Em sapeva che tutto questo casino era per lui e corse verso il tizio come se torcere il collo di questo sconsiderato non significasse una denuncia da diversi milioni di dollari. Sarebbe stata una stupidaggine se Em avesse scalfito il ragazzo, ma era ancora più idiota da parte di questo tipo tentare di fare qualcosa ad Em, poiché, prima che se ne rendesse conto, aveva tutt’intorno un bel numero di fratelli... E non sembravano suoi amici. Se non fosse stato abbastanza chiaro quando Em era salito sul palco, era chiarissimo ora che il St. Andrew’s era il club di Eminem. Con un braccio tenevo giù la mano sinistra di Em e con l’altro lo cingevo alla vita. Il mio compito in quel momento era quello di riuscire a fare in modo che Em non colpisse e non venisse colpito. Afrika tentava di fermare il pandemonio, ma perfino lui si dovette scansare quando le cose peggiorarono. Non avevo mai visto una situazione simile, in cui i buttafuori non riuscissero ad espellere il creatore di guai perché preoccupati della sua sicurezza. Il buonuomo sarebbe stato abbattuto come il grano se la security non gli avesse salvato il culo. Mi dispiaceva davvero molto che tutto ciò fosse successo alla presenza di Afrika Bambaataa, come se lui non ne avesse viste abbastanza di questo genere di cose nelle ultime decadi e mi sono scusato con lui per l’accaduto. Lui disse che voleva comunque vedere Em mentre si esibiva, ma nessuno ebbe più la possibilità di fare niente perché il club venne immediatamente chiuso subito dopo l’incidente. I poliziotti inoltre chiusero tutte le strade intorno al locale e la nostra macchina non poteva venirci a prendere. Ma poco dopo riuscimmo a saltarci dentro e a prendere un’altra direzione. Em non avrebbe voluto andar via, ma lo costrinsi a farlo; in macchina, non si stava facendo dei problemi, non malediceva nessuno e non mormorava "Gli avrei fatto questo, gli avrei fatto quello...". E’ abituato all’odio, penso. Era agitato, questo sì. Em ha insito in lui, per natura, il fatto di prendersi il rispetto che gli appartiene. Alla fine della serata, abbiamo fatto scendere il tipo di Mtv e per il resto della corsa fino al rifugio di Em è passata un’altra ora. Em è andato in freestyle fino alla porta di casa sua. 
 

EMINEM VIVE AGLI ANGOLI DI OGNI STRADA DELL’AMERICA... CENTRO, PERIFERIA O PROVINCIA CHE SIA. 
 

Una delle ragioni per cui Eminem ha successo è perché il suo messaggio possiede numerose e profonde implicazioni riguardo lo stato attuale dell’America. L’altro motivo principale sta nel fatto che il messaggio suona dannatamente bene quando Em lo consegna, e lo consegna con un modo che nessun altro ha nel rap, che vi piaccia o meno. Conoscendo un minimo Eminem, trovo così divertente il fatto che la gente si accalori e se la prenda per quello che Em dice nelle sue liriche: condannare Eminem è politicamente corretto, anche se la parola ‘nigga’ non viene pronunciata nemmeno una volta nei suoi album. E’ ciò che dice sulle donne che fa incazzare tutti. Ci sono tre donne nella vita di Em delle quali gli importi veramente qualcosa. Prima di ogni altra c’è la sua bambina di quattro anni, Hailie Jade. Em si arrabbia ogni volta che pensa al poco tempo che ha da passare con lei. Dal mio punto di vista, Em è un papà affettuoso e non semplicemente un padre. Ama sua figlia da impazzire e piange, quando lei piange, quando lui deve andar via da casa. Sua figlia e la sua crescita sono più importanti per lui di tutta ‘sta faccenda del rap. Quella dopo è la mamma di Hailie Jade, Kim. Non approfondirò molto l’argomento perché questi sono veramente affari suoi, ma dirò solo che lei è una donna dura, una con la quale non vorrei mai avere una discussione se fossi una femmina anch’io. Ha un bel viso ed una corazza tutt’intorno. Penso che Em avrebbe davvero un bel combattimento fisico se cercasse sul serio di ammazzarla. La madre di Em è davvero pazza quanto lui racconta. Lei, per non so quale ragione, si fa proprio in quattro per mentirgli, ingannarlo, illuderlo e ferirlo profondamente. Non so bene come sia la situazione, ma so di certo che Em, nel suo intimo, è come un ragazzino, al quale una volta è stato spezzato il cuore e che è stato fatto soffrire parecchio. Non è diverso da altri uomini che hanno avuto una relazione passata con una donna. E vi ho anche detto che sua madre non perde occasione per fargli del male ed infangarlo. 
 

Quindi? Strani pensieri contorti ed alterati non dovrebbero dunque uscire dalla sua mente? Non ci dovrebbe essere una naturale, incontrollabile rabbia in lui? Come potrebbe ‘essere positivo’ quando è circondato da cose pessime? Nonostante tutto, Eminem riesce in qualche modo ad ‘essere positivo’ nella sua vita quotidiana. Se per caso qualche volta avete pensato che arrivare ad un certo livello di notorietà sia una cosa riservata a pochi fortunati, dovreste prima provare ad essere un artista ricoperto di platino. Come dissero una volta gli Whodini, uno storico trio di Brooklyn, ‘la paga è buona, ma il lavoro è duro’. In realtà, non si tratta di essere sotto l’effetto di droghe e di scopare 24 ore su 24... Almeno non per Em, che guarda ai tour per quello che sono e cioè come un vero e proprio ‘lavoro’, un compito che, tra l’altro, alla fin fine gli piace pure. Inoltre Em lavora troppo e fa poco sesso. E per quanto riguarda il fatto di essere sempre ‘stonato’, be’, a giudicare dall’infima quantità di sostanze che ci offre la gente quando siamo in giro, probabilmente si pensa che ne abbiamo già abbastanza per conto nostro oppure semplicemente non si crede al contenuto delle canzoni di Em. Em si ‘confonde’ praticamente tutti i giorni, eccetto quando si trova a Detroit, a casa, allora quello è il momento sacro della famiglia. Questo significa moltissimo per lui ed Em sa bene quando tirare il freno a mano.
 

Alla fine di ogni giorno, Eminem rimane l’eroe di una giovane parte della società americana che spesso perde il senso e la direzione delle cose, che ha trasformato i ragazzi in consumatori di tutto, a tutti gli effetti, credendoli già responsabili e capaci delle loro scelte. Tre persone convivono contemporaneamente nel suo cuore: Marshall Mathers, il ragazzo di Detroit, Eminem, l’unico artista bianco del rap con una credibilità nera e Slim Shady, la coscienza distruttiva dei primi due. Fintanto che Em riuscirà a tenerli tutti assieme dentro allo stesso contenitore senza danni, potremo sempre chiederci ‘ha veramente detto quello che mi è parso di sentirgli dire?!?’. con un modo che nessun altro ha nel rap, che vi piaccia o meno."

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