Il nuovo corso del gruppo Cagiva-Agusta,
dopo aver costruito una tra le moto piu’ affascinanti e sexy degli ultimi
tempi la F4, sembra ben tracciato dai prodotti che sono usciti e si apprestano
ad uscire dalla catena di montaggio dei Castiglioni.
Ultima nata e’ la Cagiva Raptor che si
appresta ad attaccare il segmento delle naked che sta riscuotendo un notevole
successo da parte dei motociclisti.
Attesa da molti “smanettoni” incalliti
amanti del motore in vista e della assoluta mancanza di protezione aerodinamica,
aveva fatto sognare alla presentazione per i dati tecnici dichiarati dalla
casa e per la linea aggressiva, ma non troppo.
Con i 105 cavalli del corposo motore del
Suzuki TL ed una ciclistica italiana (non me ne vogliano i giappi, ma con
“quattro tubi” noi italiani facciamo cosa splendide…) alla Cagiva sono
riusciti a proporre una macchina dotata di personalita’, potente, agile
ed allo stesso tempo affidabile con un motore a prova di bomba.
COM’E
Bella e aggressiva ma non tanto quanto
la Monster, la Raptor e’ dotata anche di una certa eleganza in piu’ nelle
forme meno “mascoline” della macchina Ducati ma piu’ affascinanti, se mi
lasciate usare il termine. Il cruscotto non mi fa impazzire ed una forcella
regolabile avrebbe magari impreziosito un ponte comando spoglio: ma penso
che ai puristi delle naked quest’ultimo particolare non dispiacerà.
Bello il motore, finito con la solita
cura standard giapponese e’ il conosciuto Suzuki del TL1000S, opportunamente
addolcito (ma non sembra) e che ben si sposa con la ciclistica in tubi
a treccia.
COME VA
Il motore parte a freddo al primo colpo
con un rumore sommesso e zoppiacante che prende regolarita’ subito. Innestiamo
la prima con un leggero “clack” e partiamo.
La posizione di guida per chi e’ abituato
alle supersportive e’ comoda e, a patto di rimanere a velocita’ codice,
l’impatto con l’aria non e’ fastidioso. Appena si va pero’ l’aria che ci
arriva addosso consiglierebbe l’aiuto di un bel cupolino…ma questa e’ una
naked, e bisogna pur soffrire un po’.
Le sospensioni nella taratura standard
sono un ottimo compromesso tra la guida spigliata0 ed il comfort. Ottime
incassatrici delle asperita’ dell’asfalto, ma non flaccide o troppo cedevoli.
La frizione si dimostra abbastanza morbida
e le vibrazioni quasi assenti per un bicilindrico, mentre il motore tira
senza strappi o rifiuti e consente una guida in souplesse anche a 2.000
giri indicati in terza marcia, neanche fosse un 4 in linea!
Ma la vera sorpresa e’ la facilita’ di
guida che dopo pochissimi chilometri, come per le migliori giapponesi di
casa Honda (tanto per dirne una), ti conquista e ti mette a tuo agio come
se la Raptor la guidassi da anni.
Aumentiamo il ritmo e la Raptor ti permette di andare forte da subito, da’ confidenza, ti senti di poter osare senza preoccupazioni. Il motore ha un buon tiro gia’ dai 3.500 giri, ma il meglio viene fuori a 5.000 dove la spinta progressiva del bicilindrico Suzuki strappa la Raptor fuori dalle curve, fino a circa 9/10.000 giri.
Spalanchiamo il gas ed ecco che il carattere cattivo della Raptor esce allo scoperto : il motore spinge da far paura e l’avantreno si alleggerisce notevolmente, puntando il cielo con facilita’ nelle marce basse senza l’uso della frizione. Il tutto e’ assecondato da una ciclistica reattiva e leggera che fa sembrare un giro con la Raptor una partita con la Playstation.
A questo punto, cioe’ se si vuole andare veramente forte, occorre un po’ di attenzione nel dosare il gas perche’ il corposo motore spinge davvero tanto e l’avantreno, come ho gia’ detto, diventa leggero con facilita’ : mai in maniera pericolosa, ma occorre essere un po’ smaliziati per sfruttare a fondo le caratteristiche di questa macchina.
Il territorio naturale della Raptor e’ il misto, ovviamente, dove potrete lasciarvi dietro qualche blasonata supersportiva , anche grazie ad un reparto frenante all’altezza per potenza e modulabilita’, ed alla facilita’ nel controllare il freno motore nelle staccate piu’ decise assecondate da un cambio esente da critiche.
CONCLUSIONI
Un’ ottima macchina, fatta anche per farsi
vedere, per girare al piccolo trotto o per la smanettata sulla stradina
di montagna del sabato pomeriggio.
Non “viscerale” come un Monster, ma decisamente
piu’ trattabile, sfruttabile e dotata di una ciclistica e di un motore
straordinari, che potrebbe lasciarsi dietro naked nostrane e sportive dagli
occhi a mandorla. Oltre a qualche cuore infranto di qualche bella ragazza…
SALI EMANUELE
CLAUDIO GRANDIS