All'inizio di agosto, a Berlino, pi� di 300
scienziati hanno partecipato al meeting "Asteroids, Comets, Meteors 2002",
senza dubbio il pi� importante convegno per chi si occupa di asteroidi, comete, meteore e
meteoriti. Occasione privilegiata per fare il punto sullo studio dei NEO (Near Earth
Object = Oggetti vicini alla Terra) e trarre nuove considerazioni sulla valutazione del
rischio-impatto. Ecco alcune osservazioni (una sorta di riassunto dei punti salienti
del convegno) stilate da David Morrison (NASA NEO).Precisiamo,
come espressamente richiesto in casi simili, che tali opinioni sono diretta
responsabilit� dell'autore e non rappresentano la posizione della NASA, dell'IAU o di
altra organizzazione. Maggiori informazioni sono disponibili al sito http://impact.arc.nasa.gov.
La prima importante conclusione alla quale gli scienziati sembrano indirizzati � il
confortante annuncio della riduzione del numero e, di conseguenza, dei rischi legati ai
NEO.
Alan Harris (JPL) sostiene che il numero degli asteroidi vicini alla Terra con
diametro superiore ad 1 km sia di 1000-1200 oggetti, notevolmente inferiore ai 1500-2000
asteroidi ipotizzati da Chapman e Morrison nel 1994. Questo inevitabilmente si ripercuote
in modo positivo sulle valutazioni della possibile frequenza di impatti: per Alessandro
Morbidelli (Osservatorio della Cote d'Azur) il livello del rischio verrebbe
ridimensionato di un fattore 4.
Impatti di tipo-Tunguska, che originariamente si pensava avvenissero con una frequenza di
un evento ogni 300 anni, secondo le nuove valutazioni si verificherebbero ogni 1000 anni.
Una conferma indiretta verrebbe dalle valutazioni degli impatti atmosferici pi�
energetici, la cui stima media sarebbe secondo Roger Revelle (Los Alamos) di circa
10 kton, corrispondenti ad impatti di oggetti con diametro di circa 5 metri.
Anche dal fronte delle future ricerche giungono rassicuranti notizie.
L'intenzione dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti � quella di
estendere gli obiettivi della Spaceguard Survey agli oggetti fino a 300 metri. Sono in
arrivo a tale scopo nuovi cospicui finanziamenti.
David Jewitt e David Tholen (Universit� delle Hawaii) prospettano - ma �
solo una tra le varie soluzioni ancora allo studio - la costruzione di 4 nuovi telescopi
di 2-3 metri sul Mauna Kea. Il sistema consentirebbe di raggiungere la magnitudine
24 e si pensa possa contribuire non solo alla scoperta di 10 mila NEA ogni anno, ma anche
all'individuazione di altrettanti membri della Kuiper Belt nonch� di circa 100 mila
supernove.
Per quanto riguarda lo studio degli aspetti dinamici correlati ai NEO assume sempre
maggiore importanza, oltre alle collisioni ed ai vari processi gravitazionali, l'azione
esercitata dal cosiddetto effetto Yarkowsky. Si tratta di un effetto debole, ma
poich� la sua azione si protrae per lunghissimi tempi (milioni di anni) � perfettamente
in grado di pilotare piccoli asteroidi o i vari frammenti all'interno dei meccanismi di
risonanza orbitale. William Bottke (Southwest Research Institute) ha presentato al
meeting numerosi e convincenti esempi dell'effetto Yarkovsky al lavoro.
Da tempo, infine, si sospetta che molti NEO possano essere nuclei cometari spenti, ma
ancora non � stato possibile dimostrarlo. Studiando le comete della famiglia di
Giove, Paul Weismann (JPL) suggerisce la loro origine da comete provenienti dalla
Kuiper Belt e soggette a evoluzione collisionale. Vi �, per�, una lacuna nel numero
delle piccole comete (diametro inferiore ai 2 km) e questo potrebbe essere interpretato
come la naturale "trasformazione" di comete ormai spente in oggetti
indistinguibili dagli altri astreroidi.