Concorso Giovanna De Martini 2009 1° Classificata Caterina De Martino di Catania SILLABE DI VENTO Sillabe di vento tra le ginestre gialle che cantano di luce sui dirupi oscuri, anfratti scagliosi di pietra lavica lambiti dalle corse di lucertole smeraldine in questa primavera smemorata, in questo tempo dove tu non sei, esce dall'ombra dei giorni trascorsi il volto tuo ramo di pesco in fiore piuma di Primavera verso il sole. Il fico dell'orto sui rami secchi ha aperto al verde i piccoli germogli. Sillabe di vento tra le foglie sonore degli eucalipti rabbrividiscono di meraviglia alla volontŕ verde dell'erba che rompe il guscio duro della terra. Anche le spine che abitano il mio cuore s'ammorbidiscono in teneri germogli, in questa primavera smemorata. 2° Classificata Lisa Pesatori di Genova LO DICE LA ROSA Giovane č la carezza che scompiglia i tuoi capelli e la bocca mai sazia dei frutti dell'estate. Lo dice la rosa quando sta per sfiorire. Parole si dividono e ricompongono in un mosaico senza fine. Lo dice la rosa quando sta per sfiorire. Primule assopite galleggiano sull'acua e si allargano in un cerchio come una solitudine. Lo dice la rosa quando sta per sfiorire.... 3° Classificata Sonia Bortolotti di Pontassieve (FI) PROMESSA Se ne andava la strada e ci portava dentro gli occhi del sole, nel calore che ancora ci fasciava il corpo e l'anima. Era presenza e viaggio, era promessa che settembre stringeva fra le dita, erano i desideri: in lunghi fili salivano dal bruno della terra si gonfiavano in gemme colorate come dita di funghi, nel sopore stupefatto dei giorni, frutti acerbi che maturano in sogni e sogni ancora. Scendevano i pensieri ad uno ad uno come grandine e pioggia, come grido e infine mi trovavo tra le case dove sedevo senza che l'estate si facesse sostanza e prospettiva cibo che nutre e filo tra le mani. Cresceva ad onde l'ansia ed era vento affilato d'ottobre che spegneva l'equilibrio di miele, il sogno morbido. Ora s'accende di colori nuovi il bruno palpitante della terra e ci avvolge novembre in altre luci, nella festa danzante dell'attesa che cederŕ al silenzio, al grido bianco. Intreccia la memoria fili accesi di calore speziato e di sorgente che bagnano l'inverno d'acque calde e ci scorrono forti nella gola. 4° Classificata Rosa Maria Di Salvatore di Catania BRICIOLE DI RICORDI Nella luce che declina un ultimo raggio di sole sfiora le cime degli alberi e mi accarezza lieve con delicati giochi di luce. M'incammino con passo leggero per la via che costeggia i crepuscoli. Fra rivoli di silenzi ascolto frantumi di voci raccolgo per strada preziose briciole di ricordi frammenti e memorie di un tempo perduto da stringere nel pugno come il sapore antico dei gelsi e delle sorbe lasciate a maturare sui balconi. M'inerpico per le colline del tempo a raccogliere i giorni come foglie d'autunno prima che il vento le porti via. E mi rannicchio nel nido d'antichi sorrisi per ritrovare la culla degli orizzonti dispersi negli spazi infiniti del cuore. 4° Classificata (ex aequo) Rina Bontempi di Ancona FEDE:SOLE DI MEZZANOTTE Oggi che questo niente in te gli artigli affonda, e ti fa suo prigioniero, gridi il tuo dolore al vento perché lo disperda e piů non venga ritrovato. “Non io, non a me il buio della notte prima che faccia sera”. E nel cercare con la mente il cielo piangono quegli occhi tuoi, senza vergogna, lacrime cocenti che piů non puoi vedere. E' adesso, adesso piů di sempre, che fortemente pensi a lei come al tuo sole di mezzanotte. E vedi ancora. Premio Speciale “La Luce della Poesia” Maria Luperini Panna di Genova OLTRE IL SENSO DEGLI OCCHI Non altro che il senso degli occhi, non altro, per noi, che la luce riflessa da specchi. Ma ciň che chiamiamo buio č una mattina infinita, oltre la soglia silente dove il colore si sogna. Dove rimane la vita. Lŕ immagini fluttuano lente: percorrono, tra aria e mare, il passo d'un volo che vada dal nulla oltre il cielo. Si puň rimanere a pelo d'acqua, respirare l'azzurro, sparire in un sussurro fino all'oceano piů nero. Essere felice del destino di sfiorare la superficie che divide il cielo dal mare. Mi chiedo di che colore č il pensiero, di che colore č l'andare della gente che passa per via, della rabbia che le opprime il cuore, lo smisurato buio della nostalgia. Di che colore č l'amore, l'offerta del suo riparo. E se fosse illusione, il colore. Oltre il senso degli occhi, fiammeggiano in rapidi tocchi i passi dell'ore. Ritornano ancora, stamane. La vita, rimane. Premio Speciale “La Madre” Maria Maddalena De Franchi di Genova LE MANI DI MIA MADRE Deformi nell'etŕ piů venerata, traspariva dal blu di quelle vene, stanco di rifluire, il sangue suo non vinto. Non piů mani, oramai, ma ultime propaggini di rami d'albero che si strugge d'essere sola stazione di uccelli migratori. Non piů mani, ma invero stregate antenne per svelare bugie, intuire veritŕ sui figli suoi, maldestramente dette, con parole spietate di bambina. Non piů mani, semmai vivi canali di un amore attento, asperso sul mio viso quando lei lo toccava per saggiarne la forma, e portarlo per sempre lŕ, dove quelle mani continueranno ancora, fedeli, a ricordare. Premio Speciale “Giovani” Lucrezia Brambillaschi di San Genesio ed Uniti (PV) HO RISO TUTTE LE MIE LACRIME Ho riso tutte le mie lacrime In una fantasia di ieri. Pianto tutti i miei perché In un rimorso di domani. Quanto deve correre Una vita Prima di incontrare Il sole? Quanto puň fermarsi Un'eistenza Sotto l'ombra Della luna? Ho riso tutte le mie lacrime In una fantasia di ieri. Pianto tutti i miei perché In un rimorso di domani. Premio Speciale “Giovanissimi” Martina Sandri di Catanzaro LE PAROLE DEL MIO CUORE Oggi ho incontrato il vero amore, per strada che giocava col pallone e mi ha chiamata... e mi ha colpito... e mi sono innamorata. Premio Speciale “Bellezza della forma” Roberto Mestrone di Volvera (TO) COME CADE L'ONDA... (Rondň italiano) Sembra un raggio di luce a notte fonda l'orma del tuo sorriso, e la mia pena adagia i freddi artigli sulla sponda del fiume dei ricordi sempre in piena. Scende la sera, limpida e serena; la luna tinge i pŕmpini d'argento, il cane dorme, stesa č la catena, e tutto tace... soffia solo il vento. Ma in questa pace dentro il petto sento l'ultimo addio... gelido, struggente, che appicca un altro incendio al mio tormento: dei giorni lieti non mi resta niente. La voce affievolivi, lentamente, ed un sospiro mi sembrň un richiamo... Quel lieve soffio tra due labbra spente m'illudo ancor che sussurrasse ''T'amo...''. Come le foglie secche giů dal ramo, scendon dal cuore torbidi i pensieri lasciando spoglio l'albero mio gramo ed oscurando i nitidi sentieri. L'angoscia tiene i sogni prigionieri, ma la speranza dolce č sempre accesa: affida le illusioni al nostro ieri e al treno del ritorno resta appesa. Dal finestrino, con la mano tesa, scioglievi al sole la tua chioma bionda, e con un gesto trepido d'intesa fendevi l'aria, come cade l'onda... Premio Speciale “Lirismo e freschezza” Alessandro Perugini di Firenze UNA GIORNATA DI LUGLIO Delle scarpe tu avevi la passione, e te ne ho viste addosso, marroni, nere o di colore rosso, in tinta con la gonna o col maglione. Perdevi il tempo per le calzature ma ti ricordo sempre a piedi nudi, com'eri quel mattino in riva al mare, lontana per un giorno dai tuoi studi. Nonostante le mille congetture sulle scarpe migliori da indossare, da scalza percorresti il lungomare, in quel calore estivo, piacesti a me cosě senza motivo... ... senza bisogno d'una spiegazione! Premio Speciale “Dialetto Ligure” Pietro Baccino di Savona (Dialetto di Giusvalla e traduzione) A VÉN’ CIANÎN RA SEIRA A vén’ cianîn ra seira, u su u se xmórta, u cora deré ar bric e u dröb ra pórta dra nöc, ch’a štend ra só cuverta neira. U sógn u léva sü na gianca veira e u vöra in mez ar nivure du zé. A sent paróle duze cum l’amé che ti te m’divi, quand ch’a j’éra fiö, more, e a šcodova er man davanti ar fö dra štiva, ch’u brüxova senza füm e a j’ovman sul ra štanca lüx d’in lüm. U temp u brüxa i agni, i son andoi, anche i töi ögi beli i son seroi. Ans’l’erba u s’pósa u cianzi dra rusň e u sagrîn di ricórdi u lia u sciň. VIENE LENTA LA SERA Viene lenta la sera, il sole si spegne, scende dietro la collina e apre la porta della notte, che stende la sua coperta nera Il sogno alza una bianca vela e vola in mezzo alle nuvole del cielo. Sento parole dolci come il miele che mi dicevi quand’ero bambino, madre, e scaldavo le mani davanti al fuoco della stufa, che bruciava senza fumo e avevamo solo la debole luce di un lume. Il tempo brucia gli anni, sono andati, anche i tuoi occhi belli sono serrati. Sull’erba si posa il pianto della rugiada e la tristezza dei ricordi lega il respiro.