BALLATA DEL ”BOLETUS EDULIS” Come fragile violetta che si cela tra l’erbetta, come gemma che, pregiata, nello scrigno è conservata, come immagine preziosa che nel sen si porta ascosa, come acqua di sorgente del cui corso si sa niente, come s’apre un gran sorriso ad illuminare il viso, così sboccio di soppiatto nella notte quatto quatto nel più fitto sottobosco (quasi fossi un tipo losco) tra il fogliame più segreto. Ecco qua, sono il boleto! Se nell’umido mattino sono un timido porcino, con serrato il tondo ombrello, poi allargo il mio cappello quando il sole più alto scocca e fra gli alberi mi tocca. E lì sotto faccio spore, così sono genitore e propago attorno funghi. Filamenti esili e lunghi ch’io mi nutra fanno in modo, così cresco e godo, godo dei profumi della vita, ma mi frugano le dita di un ingordo che è ben lieto di raccogliere un boleto. Addio larici e pinete! Addio foglie calde e quiete! Boschi di castagni addio! Malinconico son io sobbalzando nel carniere del mio crudo carceriere. Poi mi tastano…”che bello! Com’è sodo il suo cappello!” Carezzato dolcemente, quasi religiosamente… “Che profumo! Che colore! Avrà certo un buon sapore!” E gloriosa è la mia sorte: fare il sugo è la mia morte. Nella pentola discreto cuocio, splendido boleto! Le sinuose pappardelle, le sottili tagliatelle, le lasagne, i maccheroni, le fettucce, i rigatoni, tutti a me vogliono unirsi e la gloria garantirsi. Sopra tavole abbondanti, dentro piatti traboccanti leste calano forchette e le ciglia si fan strette respirando fumi buoni, denti affondano ghiottoni e i palati titillati fan muggire deliziati. Il trionfo ora è completo del fantastico boleto. (Elena Zucchini)