| Ordine
di mammiferi comprendente i lemuri, le scimmie,
le scimmie antropomorfe e l’uomo. Fatta eccezione
per quest’ultimo, classificato Homo sapiens nella
famiglia degli ominidi, e per pochi altri membri,
i primati sono animali prevalentemente arboricoli,
diffusi nelle regioni tropicali e subtropicali
del mondo. Vengono generalmente suddivisi in due
sottordini: quello delle proscimmie, che comprende
i lemuriformi, i lorisidi e i tarsiformi; e quello
degli antropoidei, tra cui si annoverano le scimmie
propriamente dette (scimmie del Nuovo Mondo, o
platirrini o ceboidei, e scimmie del Vecchio Mondo,
o catarrine o cercopitecoidei), le scimmie antropomorfe
e l'uomo.
Le dimensioni dei primati variano tra i circa
12 cm del lemure Microcebus murinus e quelle dei
grandi pongidi (170 cm di altezza) e dell’uomo;
in genere, le scimmie primitive del Nuovo Mondo
sono più piccole di quelle del Vecchio
Mondo. Gli occhi sono ben sviluppati, situati
in posizione frontale sulla testa, in modo da
permettere una visione binoculare e quindi la
percezione della tridimensionalità. I lori
e i tarsi, caratterizzati da grandi occhi scarsamente
mobili, per vedere ai margini del ristretto campo
visivo possono ruotare la testa di 180°. Le
mani, pentadattile, sono dotate di pollici opponibili,
che consentono di afferrare gli oggetti e, nel
caso delle specie arboricole, di appendersi ai
rami. L’apparato vocale consente la produzione
di una gran varietà di suoni; in particolare,
le scimmie urlatrici emettono grida penetranti
che, nel panorama di tutti i suoni prodotti dagli
animali, sono in assoluto i più intensi.
La coda, se presente, è generalmente lunga
e rivestita di pelo; nelle scimmie arboricole
è prensile, utile negli spostamenti di
ramo in ramo; nei lemuridi non è prensile,
e nei pongidi e negli ominidi manca del tutto.
Gli antropoidei sono generalmente caratterizzati
da labbra prominenti, muscoli facciali sviluppati
che conferiscono espressività, narici ricoperte
di cute nuda e orecchie con padiglioni auricolari
di dimensioni ridotte.
Secondo
quanto testimoniato dai resti fossili, i più
antichi dei quali risalgono a circa 55 milioni
di anni fa, i primati fecero la loro comparsa
sulla Terra nel Paleocene: si trattava di forme
vicine agli attuali lemuriformi che disponevano
già di un primo dito quasi totalmente opponibile.
Nel corso dell’evoluzione questi animali, da notturni
e insettivori che erano, divennero progressivamente
diurni e frugivori; di conseguenza la loro vista
divenne più acuta, ai danni del senso dell’olfatto:
gli occhi divennero frontali, consentendo una
visione tridimensionale. Circa 30 milioni di anni
fa, si sviluppò in Africa un primate più
evoluto, una vera e propria scimmia, che entrò
in competizione con i lemuri, sia per lo spazio
vitale che per le risorse alimentari. I lemuri
vennero sopraffatti dalle nuove scimmie ovunque,
tranne che nel Madagascar, che nel frattempo si
era staccato dal continente diventando un’isola.
Per questo motivo oggi i lemuri sono limitati
all’isola del Madagascar.
Recenti studi di carattere statistico effettuati
sui fossili a disposizione negano invece l’origine
paleocenica dei primati: secondo tali studi, i
primati sarebbero comparsi sul pianeta ben prima
del Paleocene, vale a dire circa 85 milioni di
anni fa. Questo implicherebbe che i mammiferi
antenati dell’uomo abbiano convissuto per un certo
periodo con i dinosauri, che la loro evoluzione
possa aver risentito della deriva dei continenti
dovuta alle dinamiche tettoniche della litosfera
terrestre e che anche la linea evolutiva che avrebbe
portato allo sviluppo dell’uomo si sia staccata
prima di quanto si pensi attualmente: non cinque,
ma otto milioni di anni fa.
A prescindere dall’epoca della loro origine, l’evoluzione
dei primati procedette in direzione di un aumento
delle dimensioni corporee, generalmente accompagnato
da un proporzionale aumento della massa cerebrale.
I primi ominidi (scimmie antropomorfe preumane)
apparvero circa 5 milioni di anni fa. Da allora
andarono incontro a un progressivo processo evolutivo
che li portò ad assumere l'andatura bipede
e la stazione eretta in una fase piuttosto precoce
della loro storia.
La maggior parte dei primati ha abitudini arboricole;
tra quelli del Vecchio Mondo, tuttavia, alcuni,
come le scimmie cinocefale, sono adattati a una
vita quasi completamente terricola. Le scimmie
antropomorfe di taglia troppo grande per muoversi
con sicurezza sui rami si limitano a dondolarsi
su di essi, appendendovisi con le braccia: ne
è un esempio il gibbone, che manifesta
singolari doti acrobatiche. Fra le grandi scimmie
antropomorfe, l'orango rimane invece prevalentemente
arboricolo, con l'eccezione dei maschi più
anziani e più grossi, che preferiscono
spostarsi sul terreno. Tra le proscimmie, alcune,
come il catta del Madagascar (Lemur catta), passano
molto tempo a terra, camminando su tutte e quattro
le zampe.
Insieme ai cetacei, i primati rappresentano i
mammiferi intellettualmente più dotati
(escludendo l’uomo, che costituisce un caso a
parte); sono infatti caratterizzati da un rapporto
massa cerebrale-massa corporea molto premiante.
Nell’ambito di quest’ordine si riscontra inoltre
una grande varietà di modelli sociali e
di forme di comunicazione: i primati si scambiano
segnali attraverso la voce, la mimica facciale,
il comportamento, i gesti e gli atteggiamenti
del corpo. Alcuni primati, come i gibboni, vivono
in gruppi familiari; le scimmie urlatrici formano
grandi comunità miste e gli scimpanzé
vivono anch’essi in folti gruppi, generalmente
privi di una ben definita organizzazione sociale.
Le cure parentali si protraggono per periodi variabili
dai 90 giorni delle tupaie ai circa 7 anni delle
grandi scimmie antropomorfe. |