IL VIETNAM

INTRODUZIONE
Vietnam, repubblica del Sud-Est asiatico,
situata nella penisola indocinese e delimitata a nord dalla Cina, a sud e est
dal Mar Cinese meridionale, a ovest dal Laos e dalla Cambogia.
Ufficialmente denominata Repubblica socialista del Vietnam, la capitale è Hanoi, mentre la
città più estesa è Ho Chi Minh.
L'attuale nazione del Vietnam comprende le regioni storiche del Tonchino,
dell'Annam e della Cocincina, unite dal 2 luglio 1976, allorquando la Repubblica
democratica del Vietnam, nel nord del paese, e la Repubblica del Vietnam del
Sud divennero una sola nazione.
STORIA
Secondo le tradizioni locali, il piccolo regno vietnamita di Au
Lac, situato nel cuore della valle del Fiume Rosso, fu fondato da una stirpe di
re leggendari che avevano governato per molti secoli l'antico regno di Van
Lang. Scarse sono le fonti storiche a sostegno di questa tradizione, ma i
ritrovamenti archeologici indicano che le popolazioni originarie dell'area del
delta del Fiume Rosso potrebbero essere state le prime dell'Est asiatico a
praticare l'agricoltura e a raggiungere, già nel I secolo a.C., un livello di
civiltà avanzato. Nel 221 a.C. la dinastia cinese Ch'in conquistò gli
stati confinanti con il suo impero e divenne la prima dinastia a governare su
un territorio cinese unito. Tuttavia l'impero Ch'in non sopravvisse alla morte
del suo fondatore Shi Huangdi e la sua rovina coinvolse anche il vicino regno
vietnamita. Il governatore della Cina meridionale fondò un proprio regno,
chiamato Nam Viet che comprese anche lo stato di Au Lac.Nel 111 a.C. le armate
cinesi dell'imperatore Wu-ti conquistarono il Nam Viet, che venne così annesso al
nascente impero della dinastia Han. La conquista ebbe conseguenze decisive sul corso
della storia vietnamita; dopo aver retto il paese per un breve periodo con
amministratori locali, i governatori cinesi integrarono politicamente e
culturalmente il Vietnam nell'impero Han: la nobiltà feudale fu rimpiazzata da
amministratori cinesi, vennero imposte istituzioni politiche modellate su
quelle cinesi e il confucianesimo venne proclamato dottrina ufficiale. Il cinese divenne la
lingua ufficiale e furono adottati gli ideogrammi anche
per la lingua vietnamita.
Nel 39 d.C. le sorelle Trung, vedove di aristocratici locali,
guidarono una vittoriosa rivolta contro i governanti stranieri e Trung Trac, la
maggiore delle sorelle, si autoproclamò a capo di uno stato indipendente, che venne
riconquistato dalle armate cinesi quattro anni dopo.
La conquista dell'indipendenza
La rivolta delle sorelle Trung fu solo la prima di una serie di
sollevamenti che a intermittenza si verificarono nel corso di un millennio di
dominazione cinese. Nel 939 le forze vietnamite di Ngo Quyen,
approfittando dei contrasti interni alla Cina, riuscirono a sconfiggere le
truppe di occupazione e a instaurare uno stato indipendente. La morte di Ngo
Quyen, pochi anni più tardi, portò a un periodo di lotte civili, ma alla fine
dell'XI secolo fu fondata la prima delle grandi dinastie vietnamite. La
dinastia Ly regnò sul Vietnam per oltre duecento anni, dal 1010 al 1225.
Nonostante l'emergere di un vivo sentimento nazionale, i regnanti della
dinastia Ly conservarono molte istituzioni politiche e sociali introdotte dalla
dominazione cinese, mantenendo il confucianesimo a fondamento dello stato. La
capitale fu trasferita a Thang Long, mentre lo stato prese il nome di Dai Viet.
L'economia nel periodo della dinastia Ly
Come molti altri paesi del Sud-Est asiatico, il Dai Viet fu uno
stato economicamente basato sull'agricoltura, in particolare sulla coltivazione
del riso. Famiglie ricche e potenti possedevano la maggior parte della terra,
che veniva coltivata dai servi o dagli schiavi. I monarchi cercarono di
limitare il potere dei proprietari terrieri favorendo, con la distribuzione di
appezzamenti di terreno, la classe dei contadini. L'economia vietnamita fu
sostenuta anche dall'attività commerciale e dalla lavorazione artigianale di
prodotti che venivano scambiati nei mercati locali.
L'espansione territoriale
Guidato dalla dinastia Ly e successivamente dalla dinastia Tran il Dai Viet
divenne un forte regno. Nel corso del XIII secolo, con l'avvento della dinastia Yuan in
Cina, il Dai Viet fu attaccato dalle armate di Kublai Khan, che
tentarono di annetterlo all'impero cinese. I vietnamiti resistettero
strenuamente e, dopo violenti e ripetuti scontri, sconfissero gli invasori,
costringendoli a ritirarsi oltre il confine.Negli anni immediatamente
successivi alla restaurazione dell'indipendenza, il Dai Viet, il cui territorio
era limitato al delta del fiume Rosso e alle colline adiacenti, si trovò più
volte costretto a fronteggiare gli attacchi delle armate del regno Champa, uno
stato situato lungo la costa centrale della penisola. Dopo alterne vicende le
truppe vietnamite riuscirono a controllare i tentativi di invasione del nemico
e nel corso del XV secolo occuparono Vijaya, la capitale del regno Champa.Per molti
anni il Dai Viet proseguì nella sua conquista verso sud, avvicinandosi
gradualmente ai territori del delta del Mekong. Alla fine del XVI secolo le
armate vietnamite riuscirono a impossessarsi anche del regno khmer, che
pur essendo stato un tempo il più potente della regione, non fu in grado di
resistere all'invasione vietnamita. Alla fine del XVII secolo il Vietnam aveva
occupato la zona meridionale del delta del Mekong e iniziava ad avanzare verso
ovest, dopo aver stabilito un protettorato sul regno khmer.
La dinastia Le
Nel corso dell'avanzata verso sud, il Dai Viet subì ripetuti
attacchi alle frontiere settentrionali e nel 1407 fu nuovamente invaso dalle
truppe cinesi e sottoposto per vent'anni al dominio della dinastia Ming. Nel
1428 le forze vietnamite, guidate da Le Loi, riuscirono a sconfiggere
definitivamente i cinesi e a ripristinare l'indipendenza del paese. Le Loi salì
al trono come primo imperatore della dinastia Le, che governò il Dai Viet per
quasi due secoli. Il suo declino venne determinato, durante il XVI secolo,
dalle rivalità tra i due clan di corte: Trinh e Nguyen.Intorno al
1620 il Dai Viet fu diviso in due diverse zone di influenza: il Nord dominato
dai Trinh; il Sud, con capitale Hué, dominato dagli Nguyen. I contrasti tra
Nord e Sud si inasprirono con l'arrivo degli europei, giunti nel Sud-Est
asiatico per sfruttarne le risorse e per diffondervi la dottrina cristiana,
dopo che i marinai portoghesi avevano raggiunto il territorio vietnamita nel
1516 e vi avevano stabilito importanti stazioni commerciali. Alla fine del XVII
secolo i vietnamiti si ribellarono all'invasione europea e intrapresero una
politica isolazionista simile a quella già messa in atto dalla Cina e dal
Giappone. I Trinh di Hanoi e gli Nguyen di Hué, tra loro rivali, continuarono a
governare il Vietnam; la dinastia Le era ormai priva di potere e di
considerazione.Alla fine del XVIII secolo la dinastia Le era vicina al collasso
e il paese quasi totalmente in mano a feudatari che possedevano vaste
estensioni territoriali. Nel 1777 i contadini, sottoposti a dure vessazioni, si
ribellarono e guidati dai fratelli Tay Son massacrarono gli Nguyen. Dopo aver
spodestato i Trinh ed essere riusciti a resistere al tentativo di invasione
degli eserciti della dinastia Manciù della Cina, i vietnamiti riunificarono il
territorio nel 1789, fondando un unico regno governato da uno dei fratelli Tay
Son, Hué, che prese il nome di Quang Trung. Alla sua morte, avvenuta poco tempo
dopo, Nguyen Anh, l'unico sopravvissuto degli Nguyen del Sud, con l'aiuto dei
francesi riprese il sopravvento e nel 1802 si autoproclamò imperatore con il
nome di Gia Long. Nel 1804 il paese venne ribattezzato con il suo attuale nome:
Vietnam.
L'intervento francese
L'ascesa al trono di Nguyen Anh fu favorita dal missionario
francese Pierre Pigneau de Behaine, che aveva raccolto un'armata di mercenari
per appoggiare l'imperatore. I francesi speravano che il nuovo imperatore
avrebbe concesso loro favori commerciali e privilegi missionari, ma la dinastia
Nguyen, temendo influenze e intromissioni della Francia, iniziò a perseguitare
sia i missionari sia i vietnamiti convertiti, inasprendo negli anni le
persecuzioni fino a giungere all'esecuzione di alcuni cristiani nel corso del
1830. Quando vennero lesi anche gli interessi commerciali e militari francesi, Napoleone III inviò
una spedizione navale per punire i vietnamiti e costringerli ad accettare il
protettorato francese.
Fallito un primo tentativo di attacco alla baia di Da Nang, i
francesi riuscirono successivamente a vincere la resistenza vietnamita e nel
1862 costrinsero il Vietnam a firmare un accordo che cedeva la Cocincina alla
Francia. Nel corso del 1880 i francesi lanciarono nuove offensive e attaccarono
le regioni settentrionali del Vietnam. Dopo pesanti sconfitte, i vietnamiti
furono costretti ad accettare il protettorato francese su tutto il loro
territorio.
Il dominio coloniale e la resistenza
Nel 1885, dopo un conflitto franco-cinese, la Cina riconobbe il
protettorato francese sul Vietnam, che negli anni seguenti fu unito al Laos e
alla Cambogia nell'Indocina francese, il cui governo fu assegnato a un
governatore generale. La Francia provvedeva all'amministrazione del paese e a
riscuotere le imposte nel nome dell'imperatore, posto sotto la tutela completa
del governatore, che presiedeva il governo.I nazionalisti vietnamiti, che in un
primo tempo avevano sperato in una modernizzazione del paese, si dovettero
presto ricredere, vedendo che le risorse del paese andavano ad arricchire i
colonizzatori e una ristretta élite vietnamita e cinese. Esclusi da qualsiasi
possibilità di controllo dell'amministrazione coloniale, i vietnamiti non
godevano di alcuna libertà politica, di associazione o d'espressione. Presto
questa situazione alimentò il malcontento e causò l'apparire di movimenti
nazionalisti e rivoluzionari. Nel 1927 venne costituito il Partito nazionalista
vietnamita; nel 1930 Ho Chi Minh fondò a Hong Kong il Partito comunista indocinese.
L'occupazione giapponese
Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale i nazionalisti e i
comunisti raccolsero pochi successi, ma nel 1941, dopo l'occupazione militare
giapponese del Vietnam e la riduzione dell'amministrazione coloniale francese a
un'autorità fantoccio, i comunisti si organizzarono nel Vietminh
(abbreviazione di Viet Nam Doc Lap Dong Minh Hoi, Lega per l'indipendenza del
Vietnam), preparandosi all'offensiva.
Ponendo l'accento su riforme moderate e sull'indipendenza
nazionale più che sull'ideologia comunista, il Vietminh riuscì a conquistarsi
il favore del popolo e ad approfittare della situazione creatasi dopo la resa
giapponese nell'agosto 1945 per insorgere e proclamare, il 2 settembre, la
Repubblica democratica del Vietnam.
Nell'ottobre dello stesso anno i francesi, che avevano rifiutato
di riconoscere l'indipendenza del paese, occuparono Hanoi, costringendo i
nazionalisti a ripiegare verso sud. Per più di un anno i francesi e il Vietminh
tentarono di giungere a un accordo, ma i negoziati, tenutisi in Francia,
fallirono a causa della determinazione di quest'ultima di riannettersi il
Vietnam. Nel novembre 1946 la flotta francese bombardò Haiphong, causando
migliaia di vittime tra i civili e provocando nel dicembre successivo
l'insurrezione delle forze Vietminh e l'inizio della guerra di liberazione.
L'espulsione dei francesi
Il conflitto durò circa otto anni. I francesi, stanziati lungo la
costa, formarono un governo guidato dall'imperatore Bao Dai, ultimo
regnante della dinastia Nguyen. Le forze del Vietminh, guidate dal generale Giap, avviarono
un'intensa attività di guerriglia contro le truppe francesi. Agli inizi del
1954 attaccarono la base di Dien Bien Phu, fortificata dai francesi, e la cinsero
d'assedio. Dopo mesi di duri scontri essi riuscirono a sconfiggere i francesi
nella decisiva battaglia di Dien Bien Phu e li costrinsero a negoziare la fine
della guerra nel giugno 1954.
Alla conferenza di Ginevra le due parti accettarono un compromesso
provvisorio per mettere fine alla guerra, stabilendo di dividere il territorio
vietnamita lungo la linea del 17° parallelo; le forze del Vietminh occuparono
la zona a nord, i francesi e i loro sostenitori vietnamiti quella a sud. Per
evitare una divisione permanente della regione venne proposto un protocollo
politico, che tramite elezioni nazionali avrebbe dovuto riunificare il paese
due anni dopo la firma del trattato.
La divisione del Vietnam
Gli sviluppi politici nel Sud del paese non consentirono lo
svolgimento delle elezioni previste dagli accordi. A Saigon, capitale del Sud,
Bao Dai fu rovesciato da Ngo Dinh Diem, che, con il sostegno degli Stati Uniti, istituì un
regime autoritario e lanciò una vasta repressione contro le forze comuniste e democratiche.
Dal 1959 Diem dovette fronteggiare seri problemi interni causati principalmente
da una politica tendente a favorire la componente cattolica del paese e dal
fallimento del programma economico e sociale. Anche l'intolleranza verso
l'opposizione interna contribuì ad alienargli l'appoggio di molte componenti
della popolazione vietnamita, soprattutto quella di fede buddhista, e a creare
quel clima di malcontento che diede il via alla rivolta; contemporaneamente i
comunisti riprendevano la lotta armata.
La guerra del Vietnam
La questione Vietnam inizia quando il Paese era
uscito dalla coloniale "missione civilizzatrice" francese.
Nazionalista come nessun popolo cerco' la sua indipendenza e chiese aiuto agli
Stati Uniti, per eliminare le ultime presenze francesi. Ma cadde dalla
padella nella brace.
Il Sud del Paese era
considerato dagli USA dopo la fine della Guerra Mondiale un bastione strategico
per proteggere tutto il Sud Est asiatico dal comunismo cinese e sovietico.
Primo obiettivo fu quello di intromettersi in quella contrapposizione fra il
Nord e il Sud del Paese, due entità impegnate in una di quelle ataviche
insofferenze e animosità cui non sono immuni tanti altri paesi del mondo al
loro interno, quando una parte del territorio per tanti motivi è più ricco
dell'altro.
L'obiettivo fu dunque
insinuarsi ambiguamente nella politica interna, cercare con l'aiuto di una
fazione di eliminare gli elementi sovversivi che erano presenti nel sud, creare
un forte movimento secessionista, foraggiarlo di armi per eliminare quelli del
nord, che essendo vicini al confine cinese erano i piu' pericolosi, e
rappresentavano una testa di ponte della Cina. Impossessandosi di questo
territorio gli Usa si sarebbero seduti come sentinelle a cavalcioni del confine
cinese.
In caso di debolezza
del Sud per compiere questa operazione, progettavano gli americani di scendere
apertamente in campo militarmente per aiutarli in nome della democrazia.
Insomma misero le due
Regioni una contro l'altra aizzando le culture interne. Come sappiamo le
differenti culture territoriali di un Paese (religiose, politiche, di
tradizioni) tendono sempre a essere intolleranti all'interno dello stesso
Paese e creano sempre animosità e gretto provincialismo. Se poi ad alimentare e
a strumentalizzare le intolleranze sono dei capopopolo, i contrasti iniziano
prima con la ambigua diplomazia, si hanno poi le prime divergenze, si arriva
alla rottura, e infine finiscono in una guerra civile fratricida. L'Italia del
1943-45 ne è un esempio. Ed è quello che accadde in Vietnam.
Ad aiutare
opportunisticamente una fazione entrarono dunque in scena gli americani. Ma
davanti al pericolo di una forza esterna il Paese si interrogò meglio. DIEM,
della giunta del Sud, saggiamente nel 1963 cercò una intesa con la giunta del
Nord per porre fine alla questione. Ma nel '64 un golpe di militari nettamente
filoamericani lo uccise; i colonnelli si instaurarono quindi nel palazzo,
si dichiararono ostili ad ogni negoziato e si dimostrarono subito intenzionati
a intensificare la guerra ai nordisti. (del resto per questo motivo erano stati
fatti salire al vertice)
La situazione
(iniziata da Kennedy, ascoltando cattivi consiglieri) la ereditò JOHNSON che
(indubbiamente anche lui male consigliato quanto KENNEDY in precedenza) fu
persuaso che con un intervento militare in grande stile avrebbe messo in
ginocchio il Nord Vietnam in sole 6 settimane, in 40 giorni (!!! - Napoleone,
Hitler, Mussolini sempre 40 giorni anche loro!).
Creatosi un banale
incidente al Golfo del Tonchino, questo fu il pretesto per far sferrare agli
Usa l'attacco. Non immaginava Jhonson che un piccolo popolo (un territorio
grande come l'Italia) potesse resistere alla più grande potenza mondiale che
aveva a disposizione uomini, armi, bombardieri, navi, portaerei e la migliore
tecnologia del mondo.
Il Vietnam cercò
ancora una volta le vie diplomatiche, fece capire che il Paese era uno e che lo
straniero non doveva interferire. L'italiano FANFANI era riuscito a stemperare
le ostilità e aveva trovato una soluzione onorevole per tutti. Ma furono tutti
sordi. I Francesi, che li conoscevano bene i vietnamiti, si ritirarono subito e
De Gaulle cercò anche di far capire agli USA che la loro impresa era senza una
via di uscita, non conoscevano ancora di che pasta era fatto il nazionalismo
vietnamita, e che al primo colpo di cannone avrebbero subito ritrovato la loro
unità di popolo. (De Gaulle non sbagliava affatto. A casa sua - in Francia -
prese anche il "premio" per questo atteggiamento, a dicembre fu
nuovamente rieletto Presidente dei francesi)
Ma i suggerimenti
dello statista francese non furono ascoltati, gli americani avevano sferrato il
loro attacco che risultò subito inutile e privo di risultati strategici.
Ma ormai non potevano perdere la faccia. E marciarono verso l'escalation in una
guerra senza fine. 3.000.000 di americani furono mandati in Vietnam, si
toccò una punta massima di presenza di effettivi di 550.000 uomini, vi morirono
50.000 americani, costò agli USA 200 miliardi di dollari, e impiegarono 14
milioni di tonnellate di bombe per distruggere uomini e cose (tre volte di più
che in tutta l'Europa e l'Asia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, su un
Paese grande come l'Italia e con 32 milioni di abitanti.).
La guerra in Vietnam
isolò sempre di piu' gli USA. Una viva ostilità nei loro confronti da ogni
parte del mondo che considerava il loro intervento "un'aggressione vera e
propria e non una missione di pace per salvare una democrazia". Fra
l'altro non fu dichiarata nemmeno la guerra, sempre convinti di restare ai
margini del conflitto. Fu proprio questo il motivo per cui sorsero contrasti
anche in seno ai Paesi della Nato.
Mentre negli USA con
una opposizione che già stigmatizzava questa guerra e la coscrizione, ai primi
mesi del prossimo anno, si aggiunse il timore di un intervento o della Cina o
della Russia. Una parte dell'opinione pubblica prese coscienza che non erano in
gioco i confini o la sicurezza degli Usa, e che con quella guerra si era
sbagliato il modo di procedere, si erano sopravalutate le proprie forze ed era
stato troppo sottovalutato il nemico.
Il fronte esterno al
governo iniziò sempre di più a far cedere anche quello interno; poi si
aggiunsero gli ambienti economici e finanziari perché tutte le risorse erano
ormai assorbite dalla guerra, che non era più quella del 1945, quando furono
coinvolti quasi tutti i settori dell'industria, soprattutto quella pesante e
quella tecnologica. Ora quasi metà dell'America si sosteneva con le fabbriche
"del nulla", quelle del voluttuario, del divertimento, dell'effimero.
Tutti questi settori -ormai tutte colonne portanti dell'economia dei paesi
opulenti- iniziarono ad andare in crisi.
Insomma il
movimento di opinione aumentò, e finalmente, prima Johnson cercò una via di
uscita dal "pantano" senza mai riuscirci, poi in seguito NIXON trovò
la soluzione: tornarsene a casa anche senza aver concluso nulla in dieci anni
di guerra e tanti americani morti per nulla.
Questa fu -secondo
una parte del Paese- la saggia soluzione.
Avevano dunque vinto
i Vietnamiti. Facendosi distruggere città e paesi, pagando un tributo di sangue
enorme: 2.000.000 di morti e altrettanti feriti, mutilati, invalidi e
orfani. Ma erano riusciti a ottenere la loro indipendenza. Una vittoria
dopo la ostinata campagna militare di una grande potenza come quella americana
che aveva cercato di dividere il Paese .
Il conflitto
rafforzò la volontà nei Vietnamiti di difendersi; infatti dimenticati i vecchi
rancori, il Vietnam riuscì a ottenere la sua unità meglio di prima.
Con un coraggio
stupefacente, non solo era riuscito a resistere e a vincere, ma era riuscito a
umiliare una grande potenza anche nel profondo della coscienza collettiva
americana, un disagio questo che si è poi annidato dentro nell'animo come un
fantasma. Ad ogni piccolo e insignificante conflitto tornava (e tornerà per
chissà quanti decenni) ad emergere la paura di questi 10 anni di guerra
"inutile".
La guerra che secondo
i calcoli dopo solo 6 settimane doveva finire vittoriosa, non solo fu persa ma
la sconfitta si trasformò nella "sindrome del Vietnam".
La Repubblica socialista del Vietnam
Nel 1976 il Sud e il Nord furono riuniti nella nuova Repubblica
socialista del Vietnam e Saigon mutò il nome in Ho Chi Minh. La conclusione
della guerra non portò alla fine dei conflitti interni al paese. La drammatica
situazione lasciata dalla lunga guerra, la tensione crescente nella regione e
le politiche attuate dal nuovo regime provocarono l'inizio dell'esodo della
popolazione: migliaia di persone (i cosiddetti boat people) iniziarono a lasciare il paese imbarcandosi su mezzi di fortuna.
Dal 1976 si aggravarono le tensioni alle frontiere con la Cambogia
di Pol Pot. Nel dicembre del 1978 i vietnamiti intervennero in
Cambogia contro i Khmer Rossi e vi insediarono un governo filovietnamita.
All'occupazione della Cambogia seguirono numerose proteste internazionali e
soprattutto l'azione di forza della Cina, che poche settimane dopo invase il
Vietnam, aprendo un breve conflitto (febbraio-marzo 1979) che causò tuttavia
ingenti perdite in entrambi gli schieramenti.
Il Vietnam del dopoguerra continuò ancora per molto tempo a essere
travagliato da problemi sociali ed economici, dovuti anche a una ricostruzione
che procedeva con ritmi molto rallentati e ai tentativi di collettivizzare
l'agricoltura e di nazionalizzare le imprese che causarono scontri nel sud del
paese. Lo sviluppo e la ripresa del Vietnam furono ulteriormente ritardati dal
calo della produzione agricola, dagli investimenti per le spese militari e
dall'embargo statunitense. Nel 1986 l'inflazione arrivò al 700%. Nello stesso
anno riprese l'esodo dei boat people (si calcola che
complessivamente lasciarono il Vietnam 600-800.000 persone).
Dopo la morte di Le Duan nel 1986, salirono al potere i fautori
delle riforme, che diedero corso a una nuova politica economica (doi moi,
"rinnovamento"), basata sul modello della perestrojka russa.
Il processo si accelerò nel 1988, quando il paese si aprì agli investimenti
esteri, avviò uno sviluppo dell'impresa familiare e soprattutto allontanò dal
potere i quadri conservatori del partito. Il collasso del comunismo in Russia e
la fine degli aiuti sovietici nel 1991 diedero un ulteriore impulso alle
riforme economiche.Nel 1989 il Vietnam ritirò tutte le sue truppe dalla
Cambogia.
SVILUPPI RECENTI
La nuova Costituzione del Vietnam, adottata nel 1992, ha
rinforzato il ruolo centrale del Partito comunista, ma ha anche cercato di dare
garanzie agli investitori stranieri. Le riforme politiche dei primi anni
Novanta hanno ridotto l'inflazione e il debito pubblico. Il ritiro delle truppe
dalla Cambogia inoltre ha consentito al paese di uscire dall'isolamento
internazionale e molte nazioni europee e asiatiche hanno ristabilito i rapporti
diplomatici con il Vietnam. Nel 1994 gli Stati Uniti hanno tolto l'embargo
imposto dalla fine della guerra al paese, che ha così potuto accedere al
credito del Fondo monetario
internazionale e della Banca
internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Banca mondiale). Nel 1995 le
relazioni tra Stati Uniti e Vietnam sono state completamente ripristinate.
Dal 1995 il Vietnam è membro dell'Associazione delle nazioni del
Sud-Est asiatico (ASEAN) ed è uno dei paesi più sviluppati della regione.
Risparmiato in un primo momento dalla crisi finanziaria che nella seconda metà
degli anni Novanta ha colpito i mercati asiatici grazie al controllo statale di
molti settori strategici dell’economia, il Vietnam ha subito in seguito la
forte contrazione dell’investimento estero e delle esportazioni verso gli altri
Paesi della regione. Sul fronte politico, nonostante una diffusa corruzione e
una lotta, all’interno del partito unico, il paese sta avanzando verso una
maggiore apertura, sostenuta sia dal presidente della repubblica Tran Duc Luong,
sia dal primo ministro Pham Van Khai