LA CINA

 

 


 

Geografia

 

Stato dell’Asia, con 9.536.499 km2 di superficie (escluso Hong Kong) è il terzo più vasto stato del globo, dopo Russia e Canada: ca. 14.000 km di confini la separano da Russia, Mongolia, Kazachistan, Kirgizistan, Tadžikistan, Afghanistan, Pakistan, India, Birmania, Laos, Vietnam e Corea del Nord. A Est si affaccia con 11.000 km di coste sul mar Giallo e sul mare Cinese Orientale e Meridionale. Della Cina fanno poi ancora parte oltre 3000 isole al largo della costa meridionale, fra le quali la maggiore è Hainan. È una repubblica socialista dove si trova Hong Kong che è una regione amministrativa speciale. È divisa in due grandi regioni: a Est la Cina propriamente detta, o Cina delle 18 province, abitata da circa il 90% della popolazione, il cosiddetto popolo degli han, cioè i discendenti delle popolazioni migrate dal N della Manciuria verso l'inizio dell'era cristiana. Corrisponde a meno della metà dell'intero territorio cinese, ed è delimitata grosso modo a Nord dalla Grande Muraglia e ad Ovest dai rilievi del Sichuan e dello Yunnan.
La Cina esterna, abitata solo in parte da popolazioni di ceppo cinese, corrisponde a vaste regioni steppose e desertiche, quali la Mongolia Interna, il Qinghai, il Ningxia Hui, il Gansu, lo Xinjiang, il Tibet. La Manciuria, benché nominalmente appartenga alla Cina esterna, è stata assimilata largamente alla Cina propriamente detta da migrazioni di massa nell'ultimo secolo: oltre il 90% della popolazione è oggi di origine cinese.

 

► RILIEVO E GEOLOGIA
Il territorio cinese è prevalentemente montuoso: solo il 30% della superficie si trova a un’altitudine inferiore a 1000 m. Le principali catene montuose sono l’Himalaia e il Tian Shan. L’Himalaia si trova sul confine del Tibet, e i due monti più importanti sono il K2, situato a nord della catena montuosa, e l’Everest, situato al confine con il Nepal, che con i suoi 8846 m di altitudine, è la montagna più alta del mondo. Ad occidente si trova una serie di altopiani progressivamente discendenti, a partire dal Tibet, in direzione Nord e NordEst attraverso il Qinghai e la depressione del Tamir, sino al bacino della Zungaria e alla Mongolia Interna. Si tratta della parte più inospitale del paese, con altezze medie di oltre 3500 m nel Tibet, di 2100-2500 m nel Qinghai, un bacino interno in cui sono frequenti laghi salati e paludi, e di 1000-2000 m nella Mongolia Interna, parte del grande bacino mongolo occupato dal deserto di Gobi e da terreni stepposi. All'estremità settentrionale un altro bacino interno, la Zungaria, compreso fra il T'ien Shan e il massiccio dell'Altaj, è costituito da terreni semidesertici e stepposi.
A SudEst del Tibet si erge l'altopiano dello Yunnan e del Guizhou, la cui asperità ha costituito per secoli una barriera quasi invalicabile fra Cina e subcontinente indiano, contribuendo a scindere drasticamente le due civiltà.

 

 

IDROGRAFIA E CLIMA
I tre maggiori fiumi cinesi, Huang he (Fiume Giallo), Chang Jiang (Fiume Azzurro) e Xijiang, che hanno la loro origine sull'altopiano tibetano. Lo Huanghe, percorre il territorio cinese per ca. 4850 km prima di sfociare nel mar Giallo; principali affluenti sono il Wei e il Fen. L'attuale basso corso del fiume si trova spostato di oltre 400 km a Nord rispetto al corso seguito sino al 1852, allorché sfociava a meridione della penisola dello Shandong.
Il Chang Jiang è il maggior fiume cinese. Fra i suoi affluenti hanno una discreta portata di acque lo Yuan, il Sian e il Gan.
Lo Xijiang ha notevole importanza dal punto di vista agricolo, dato il clima subtropicale delle regioni irrigate.
Fra i fiumi che scorrono in direzione meridionale si ricordano il Mekong, che ha origine sull'altopiano tibetano per poi entrare in Indocina dopo un percorso parallelo lungo il confine indiano. Inoltre ricordiamo il Amur che segna il confine con la Russia e lo Yalu che segna invece il confine con la Corea del nord e sfocia nel mar Giallo. Per quanto riguarda il clima, la grande estensione del paese determina condizioni climatiche differenti da Nord a Sud e da Est a Ovest. All’interno della Cina prevalgono climi prevalentemente continentali, caratterizzati da fortissime escursioni termiche e da precipitazioni abbastanza frequenti. La parte Sud Est del paese è interessata dai monsoni, che causano piovosità elevata d’estate e inverni freddi e secchi. L’anno è praticamente diviso in due sole stagioni fondamentali: l’estate e l’inverno, scandite da brevi periodi primaverili e autunnali. Nella stagione estiva può capitare che sulle coste della Cina si abbattano dei tifoni, ovvero correnti d’aria umida che possono causare mareggiate e inondazioni.

 


 

Popolazione

 

 

► COMPOSIZIONE ETNICA E MINORANZE NAZIONALI

L'attuale unità culturale ed etnica cinese ha una storia relativamente recente. La colonizzazione della Manciuria da parte degli han, e la loro sovrapposizione alle popolazioni t'ai già insediate nella regione, non iniziò che nell'epoca cristiana, per proseguire gradualmente sino al sec. XVI. In seguito a questi processi lo stesso popolo dei t'ai venne assimilato e partecipò anch'esso alle vaste migrazioni verso Sud che sospinsero verso l'alto corso del Menam e del Mekong le popolazioni mon-khmer che dominavano in precedenza l'Asia sudorientale. Come risultato di questi processi storici attualmente i cinesi del ceppo han, che costituiscono ca. il 92% della popolazione dello stato, vivono in misura compatta nella Cina propriamente detta. Soltanto nello Yunnan esistono, sulle alture, gruppi etnici minoritari.

 

 

► SVILUPPO DEMOGRAFICO E URBANIZZAZIONE

Il grande incremento demografico cinese ebbe inizio nel sec. XVI, grazie anche all’introduzione di colture occidentali (mais, patata) che resero possibile la colonizzazione agricola dei vasti rilievi asciutti del Chang Jiang e della Cina settentrionale. Così se nel 1578 una stima ufficiale parlava di 61 milioni di abitanti, nel 1993 le stime parlavano di 1.178.408.000 ab., cui vanno aggiunti i 5.919.000 ab. di Hong Kong. Circa 800 milioni di persone vivono concentrate in tre regioni principali: la pianura settentrionale, il medio e basso corso del Chang Jiang, il «bacino rosso» del Sichuan, infine, le aree di maggiore densità formano una serie di fasce umanizzate lungo le pianure alluvionali e i bacini interni. Fra questi spicca la regionedi Canton dove la densità raggiunge i 400 ab. per km2.
Benché la popolazione rurale sia intorno al 70%, la C. è anche un paese di grandi città. Nel 1990, una trentina di città risultavano aver superato il milione di abitanti.
L’urbanizzazione è più alta nei distretti industrializzati del NordEst, ma anche nella regione di Pechino-Tianjin, nelle pianure costiere del Guangdong (dove si trova Canton) e del Fujian, e nelle regioni occidentali del Tibet e dello Xinjiang; è bassa invece nelle province interne del Guangxi e del Guizhou.
Nella Cina moderna l'emergere delle «città milionarie» corrisponde all'ingresso delle potenze occidentali sui mercati cinesi, a iniziare dalla guerra dell'oppio ed alla trasformazione del paese in fornitore di prodotti agricoli. Così Shanghai da città aperta sulla campagna retrostante si trasformò, dal 1840, nel principale porto commerciale cinese e dal 1910 al 1930 fu l'unica città milionaria del paese. In seguito, nella prima metà degli anni'30, altre 5 città raggiunsero il milione di abitanti: Pechino, Nanchino, Tianjin, Wuhan e Canton. Con la creazione della repubblica popolare si registrò un'ulteriore crescita delle città milionarie.
La crescita abnorme delle principali metropoli è da ricercare altresì nell'espansione territoriale delle aree municipali, che conservano una vasta componente agricola allo scopo di ridurre le differenze fra ambito rurale e urbano, attraverso la creazione di una serie di unità urbano-rurali integrate. Già nel 1958 Pechino quadruplicava la propria area municipale portandola a oltre 17.000 km2, e lo stesso fecero Tianjin (20.000 km2) e le altre maggiori città del paese.

 


 

Storia

 

 

La Cina appena sfiorata da una rivoluzione borghese nazionalistica dopo la dominazione giapponese e dopo la seconda guerra mondiale, è diventata una grande potenza comunista, ma il suo comunismo è diverso da quello sovietico: è più legato alla storia del proletariato di fabbrica.

Sun Yat-Sen, un borghese della Cina meridionale, la zona che aveva conosciuto, più di ogni altra regione cinese, il dominio dell’economia capitalistica europea, iniziò la rivoluzione cinese contro lo sfruttamento coloniale degli occidentali. Egli rovesciò la dinastia imperiale dei Manciù, che aveva permesso agli europei di dominare la Cina e cercò di formare un governo “borghese-nazionale”, fondando il movimento politico nazionalista Kuomintang. Ma in Cina vi erano milioni di contadini poveri, affamati di terra, dominati e sfruttati come schiavi dai potenti proprietari terrieri. Alla loro testa si pose un altro intellettuale, Mao Tse-Tung, che organizzò questi contadini in un forte partito comunista. Il governo borghese, presieduto allora daChiang Kai-Shek, cercò di accerchiare l’esercito comunista, che aveva proclamato una Repubblica in alcuni distretti montani. I comunisti furono battuti, ma i superstiti del loro esercito, attraverso una leggendaria marcia lunga oltre 12.000km e compiuta in circa un anno, passata alla storia come “La lunga marcia”, si ritirarono sugli altipiani che circondano la grande ansa del fiume Giallo(Huangho)

Frattanto, mentre Chiang Kai-shek rinviava l'entrata in guerra contro i giapponesi in attesa di sconfiggere i comunisti, questi sostenevano la priorità della lotta contro gli invasori, ottenendo vasti consensi tra l'opinione pubblica. Nel 1935, con l'accentuarsi della pressione giapponese, il Kuomintang e il partito comunista iniziarono colloqui in vista di un’intesa. Dopo alterne vicende, e soltanto successivamente all'invasione e alla dichiarazione di guerra giapponese (1937), raggiunsero l'accordo per il «fronte unito», che tuttavia non pose fine alle divergenze. Sul piano militare, mentre i comunisti fecero ricorso alla guerriglia partigiana nelle campagne, Chiang Kai-shek, dopo una serie di sconfitte in battaglie aperte, cominciò a temporeggiare, confidando nell'aiuto che prima o poi sarebbe venuto dalle potenze occidentali. Il Kuomintang cominciò a perdere progressivamente l'appoggio delle masse popolari, mentre i comunisti, nelle zone da loro controllate, ottenevano quello di tutte le classi rurali. Presto le truppe nazionaliste cominciarono a sferrare una serie di attacchi alle forze comuniste impegnate nella lotta antigiapponese. Quando il Giappone attaccò gli Stati Uniti (1941), Chiang Kai-shek confidò di sconfiggere facilmente il nemico con l'aiuto esterno, ma gli Stati Uniti, ritenendo prioritario l'intervento in Europa, si limitarono a fornire alla Cina consistenti aiuti militari e finanziari. Arresosi il Giappone (1945), la Manciuria fu occupata dai russi, la Mongolia e parte della Cina nordorientale caddero in mano dei comunisti, mentre il regime nazionalista riuscì, grazie agli aiuti logistici statunitensi, a controllare quasi tutto il resto del paese. Chiang Kai-shek intraprese allora grandiose quanto inefficaci campagne militari contro i comunisti che prostrarono la Cina. Così, quando questi ultimi lanciarono l'offensiva finale, l'armata rossa ebbe presto ragione dell'esercito nazionalista. Nel 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, riconosciuta da Unione Sovietica e Inghilterra. Chiang Kai-shek si rifugiò a Taiwan dando vita, sotto protezione statunitense, a uno stato separato, che fino al 1971 verrà considerato come rappresentante legittimo della Cina alle Nazioni Unite.
Presto in Cina incominciò la costruzione del nuovo stato socialista.

Ai dirigenti si presentò un compito difficile, per mantenere fede a tutte le promesse fatte ai contadini. Il governo si pose 2 scopi principali: lo sviluppo della agricoltura attraverso l’attuazione di una riforma agraria e la creazione di una forte industria. I contadini cinesi si erano ribellati al governo nazionalista ed alle pretese dei grandi proprietari terrieri. Primo atto del nuovo regime comunista fu la spartizione delle terre e la creazione delle comuni popolari.

Il governo cinese cercò inoltre di creare una forte industria pesante, avvalendosi anche dell’aiuto dei sovietici. Più tardi, però, scoppiò un dissidio tra i dirigenti cinesi e quelli sovietici. I comunisti cnesi accusarono i sovietici di aver tradito i principi del marxismo e di aver dato vita a un social-imperialismo. Si arrivò alla rottura con l’ URSS (1959). La cina continuò da sola il suo sviluppo industriale, che raggiunse con lo scoppio sperimentale della prima bomba atomica.

La rottura con l’ URSS e il timore che gli insuccessi registrati nell’agricoltura potessero far ritornare una politica di gestione economica capitalistica, spinsero Mao Tse-Tung a lanciare la “Rivoluzione culturale”. Con questa rivoluzione, il suo pensiero veniva esaltato come unico veramente comunista. A sostegno di questa azione vennero create le Guardie Rosse che intervennero contro lo stesso partito comunista, accusato di essere contrario a questa nuova politica. Durissima fu la lotta fra l’ala dei sostenitori della “rivoluzione culturale” e l’ala più moderata , interessata a modernizzare gradualmente il paese, guidata da Chou En-Lai. Lo scontro politico investì le fabbriche e si estese alle campagne, protraendosi per il 1967-68. Sul piano internazionale la rivoluzione culturale peggiorò i rapporti con l’URSS. Nel marzo 1969 la tensione tra i due paesi si riacutizzò quando unità di frontiera cinesi e russe si scontrarono lungo il fiume Ussuri. Le trattative con l'URSS iniziarono in ottobre, dopo un incontro tra il primo ministro Chou En-lai e Aleksej. N. Kosygin. Nel 1971 la Cina conseguì un importante successo diplomatico ottenendo l’ingresso all’ONU e l’assegnazione ad essa del seggio permanente in seno al Consiglio di sicurezza, fino ad allora detenuto da Taiwan L'anno seguente, giunse a Pechino in visita ufficiale il presidente statunitense Nixon. Sul piano interno, frattanto l’orientamento politico cominciava a dare segni di mutamento: dopo l'oscuro «affare» nel corso del quale  Lin Piao, successore designato di Mao, morì dopo il fallimento di un colpo di stato (settembre 1971), si intensificarono gli sforzi per reinserire nel partito i dirigenti allontanati dalla rivoluzione culturale, tra cui Deng Xiaoping, investito di alte cariche di governo e di partito. Nel gennaio 1976 morì Chou En-lai e venne nominato primo ministro Hua Kuo-feng.

Nel settembre dello stesso anno, quando anche Mao morì, Hua Guofeng fu nominato presidente del partito. Tale decisione fu contrastata dall’ala più radicale del partito, ma i loro massimi esponenti, la cosidetta «banda dei quattro» tra cui la vedova di Mao, furono privati di ogni potere.

I mutamenti sociali e politici avvenuti in Cina con la politica di Deng Hsiao Ping aumentarono le richieste di maggiore democrazia e libertà.Negli anni ’80, un eccezionale ritmo di crescita dell’apparato produttivo portò all’ insorgere di disuguaglianze sempre più marcate tra classi sociali e aree geoeconomiche. Del crescente disagio sociale si fecero interpreti studenti ed intellettuali. Nel 1989 migliaia di studenti universitari occuparono piazza Tien An Men a Pechino, dando vita alla più grande manifestazione antigovernativa nella storia della Cinacomunista.

Vene proclamata la legge marziale, l’esercito intervenne e represse nel sangue la rivolta giovanile, causando 5.000 morti. In politica estera, nel luglio del 1997 i confini cinesi sono tornati a comprendere anche Hong Kong e nel 1999 anche Makao, città amministrate per decenni dagli inglesi.

 


 

Economia

 

La formazione di una «via cinese» di sviluppo economico, espressione di un socialismo profondamente nazionale, è stata direttamente influenzata dalla geografia umana di un paese così peculiare nella sua civiltà e nella sua dimensione storica e sociale. Nel 1949 la carenza di capitali di origine commerciale o terriera si accompagnava alla mancanza di potenziali mercati (interni o esteri), alla bassa produttività dell'agricoltura e alla frammentarietà del sistema delle infrastrutture. Sotto la pressione di una popolazione in costante aumento, al di sotto del livello di sussistenza, il sistema della libera impresa appariva incapace di innescare un processo di sviluppo. Dall'altro lato, l'URSS offriva un modello di sviluppo alternativo basato sulla rapida corsa all'industrializzazione attuabile attraverso il prelievo sistematico di risorse dal settore agricolo e il deliberato sacrificio delle condizioni di vita.
La «via cinese» inizialmente tese a seguire in varie forme il modello sovietico, ma con numerosi caratteri originali. Lo sviluppo economico cinese dal 1949 in poi appare scindibile in tre grosse fasi: una prima è isolabile dal 1949 al «grande balzo in avanti» del 1958, seguita da una seconda fase caratterizzata dalla sempre maggiore accentuazione delle divergenze con il modello sovietico. Infine, i rivolgimenti politici seguiti alla morte di Mao Zedong hanno aperto un periodo nuovo, che si è progressivamente caratterizzato per la scelta di un'«economia socialista di mercato».
Nel periodo «sovietico», fino al 1957, assoluta priorità venne assegnata agli investimenti nell'industria e in particolare nell'industria pesante. L'aiuto sovietico giocava al tempo stesso un ruolo sensibile nello sforzo di industrializzazione, sia attraverso l'apporto tecnico sia con la concessione di finanziamenti. Apparve però ben presto irrinunciabile l'esigenza di incrementare la produttività del settore agricolo, e fu avviata una politica di mobilitazione di massa nelle campagne. L'obiettivo era di sostituire lo scarso capitale disponibile nel settore agricolo con le abbondanti riserve di lavoro nei programmi pubblici (quali l'espansione dell'irrigazione), nell'intensificazione delle colture e nello sviluppo diffuso della piccola industria legata all'agricoltura. Fu la politica definita come «camminare sulle due gambe» che doveva portare al «grande balzo in avanti» del 1958. Lo sviluppo economico assunse un carattere dualistico, in cui ad un settore moderno costituito da grandi industrie ad alto contenuto di capitale, si accompagnava un settore tradizionale largamente diffuso ad elevata intensità di lavoro. Nelle campagne fu questo il periodo delle comuni del popolo: le 740.000 cooperative create dalla riforma agraria del 1950 vennero incorporate in 26.000 comuni con una popolazione dell'ordine delle 20.000 unità (mediamente 5000 famiglie) organismi che integravano al loro interno tutti gli elementi della vita contadina: produzione, amministrazione, educazione, servizi sociali e sanitari, difesa. Il «grande balzo» fu duramente ridimensionato da tre successivi anni di condizioni climatiche avverse che ridussero di oltre un terzo la sola produzione di cereali e di cotone. Dal 1961 l'economia cinese entrava in un periodo di riaggiustamento, mentre l'agricoltura veniva a costituire l'asse portante del sistema.
Con l'XI congresso del Partito comunista cinese del 1977 fu impostata la politica cosiddetta delle «quattro modernizzazioni» (dell'agricoltura, dell'industria, della difesa nazionale e della scienza e tecnologia). Come conseguenza negli anni successivi sono state introdotte modifiche sostanziali: apertura agli investimenti esteri, creazione di imprese a partecipazione straniera, misure di ristrutturazione delle imprese pubbliche, decentramento economico e fiscale, convertibilità della moneta (1994), introduzione di una fiscalità di tipo capitalistico. Sono state poi create «zone economiche speciali» soprattutto nelle province costiere e nella valle del Chang Jiang, divenute il centro dinamico del paese a detrimento dell'interno. In questo quadro si è anche proceduto all'integrazione di Hong Kong (modello di successo del capitalismo asiatico), tornata cinese nel 1997. Il successo è molto evidente in termini di crescita del PIL (+10% annuo tra il 1980 e il 1994). Inoltre, la produzione è in crescita in quasi tutti i settori (soprattutto in quello dell'industria leggera) e la C. ha acquisito una posizione di assoluto rilievo negli scambi con l'estero (il volume di scambi è quasi quintuplicato tra il 1980 e il 1994). Tuttavia la privatizzazione delle grandi imprese appare problematica, le condizioni di vita si sono deteriorate e si è registrato un'aumento della disparità tra fasce sociali e tra città e campagna (il PIL pro capite nel 1994 nelle città risultava praticamente doppio rispetto alle aree rurali) e dell'inflazione. D'altronde, nel 1990 l'agricoltura occupava ancora il 72% della popolazione attiva (contro il 15% dell'industria e il 13% del terziario) ed era quindi relativamente poco coinvolta nella rivoluzione in atto.

 

► AGRICOLTURA

La crescita della produzione agricola incessante dal 1949 in poi, fatta eccezione dei tre anni successivi il 1958 si è accompagnata ad almeno due elementi sostanziali che hanno caratterizzato la trasformazione dell'agricoltura cinese: la accresciuta disponibilità di acque per l'irrigazione, seguita ad ampi lavori di sistemazione irrigua, e un programma di rimboschimento su vasta scala, essenziale per il controllo delle inondazioni e per offrire nuove risorse all'economia agricola. Nel 1949 la superficie forestale occupava a mala pena il 10% del territorio, con la conseguenza che gran parte di esso era soggetto all'erosione dei venti e, nel NO, all'avanzata delle sabbie desertiche.
Alla fine degli anni'70, nell'ambito delle riforme avviate in tutti i settori economici, si verificò anche nell'agricoltura un radicale mutamento di rotta, con l'avvio di un processo di decollettivizzazione che è stato poi accompagnato, dal 1984, da misure tese a trasformare un'agricoltura ancora di sussistenza in un'agricoltura di mercato: riduzione del controllo dello stato su produzioni e prezzi, restituzione alla famiglia del ruolo di unità di base della produzione, concessione della possibilità di affittare la terra e assumere manodopera salariata, introduzione della meccanizzazione.
Se osserviamo i caratteri della produzione agricola nelle sue differenze regionali, ne emerge una estrema varietà di regioni agricole come conseguenza dei differenti caratteri climatici e morfologici del territorio. A seconda delle caratteristiche principali delle colture, il territorio cinese viene generalmente suddiviso in 8 grandi regioni agricole:

a) la regione cerealicola primaverile, immediatamente a S della Grande Muraglia. Vi predominano grano, miglio, orzo, e parzialmente riso e legumi. Tra le colture industriali emergono il cotone, il sesamo, la barbabietola da zucchero e la canapa;
b) la regione del grano e del miglio invernali, a S del deserto dell'Ordos. Imponenti opere di terrazzamento hanno consentito la produzione, accanto ai cereali, del riso e del cotone;
c) la pianura della C. settentrionale, che occupa la regione deltizia dello Huanghe, è la più vasta area cerealicola della Cina. Il grano cresce in inverno sui terreni che durante l'estate hanno visto le colture del gaoliang(sorgo cinese), seconda più importante coltura della regione seguita dal miglio, dalla soia e dal riso. Tra le colture industriali è da rilevare il cotone;
d) la regione risicola del Sichuan, caratterizzata da un'elevata umidità che consente la coltivazione per quasi l'intero arco dell'anno. Nella valle del Chang Jiang si ottengono le più alte rese per ettaro dell'intero paese, grazie a due successive coltivazioni di riso in estate e nel tardo autunno. Sui terreni meno irrigui predominano grano, mais e patate;
e) la regione risicolo-cerealicola del Chang Jiang. A N del fiume, nello Jiangsu, nell’Anhui e nell’Hubei, ca. il 33% della superficie coltivata è adibita a riso, mentre a S (Hunan, Jiangsi e Zhejiang) tale superficie supera il 70%;
f) la regione risicola del S, o della coltura associata del riso e del tè. Il cotone, ancora presente a N del fiume, tende a diminuire di importanza mentre accanto alle risaie e alle colture di tè tendono ad imporsi i frutteti;
g) la regione risicola del SO, che comprende lo Yunnan e il Guizhou. Nonostante le favorevoli condizioni climatiche, è la regione più arretrata dal punto di vista agricolo in conseguenza della povertà dei suoli. Il riso rimane la produzione principale nei fondovalle del S e del SE dell'altopiano. Nelle aree centrali dello Yunnan predomina invece il tabacco, accompagnato dal cotone. Dopo il Sichuan la regione del SO costituisce la più ricca area forestale della C. propriamente detta, caratterizzata da una grande varietà di specie arboree, dai pini nel nord ai cipressi, querce e abeti nella fascia centrale dell'altopiano, alle fitte foreste di bambù, pioppi e aceri delle aree meridionali e sudorientali;
h) la regione della doppia raccolta del riso, all'estremità sudorientale del paese, comprende le province del Fujian, del Guangdong e del Guangxi. La temperatura subtropicale e le abbondanti precipitazioni permettono una risicoltura intensiva che occupa ca. 2/3 del seminativo. Su gran parte del suolo, due successive colture di riso sono seguite da una successiva stagione tardo invernale dedicata alla coltivazione di grano, colture orticole o arachidi, soprattutto nel Guangxi. Il carattere climatico della regione si riflette, infine, nella coltura delle piante da semi, quali palma da olio, anice, cassia.


In rapporto alla considerevole produzione agricola l'allevamento gioca un ruolo relativamente modesto. Nella C. meridionale e centrale predominano i bovini e i bufali, usati anche per i lavori dei campi, nelle regioni settentrionali i suini, gli equini, gli ovini e i caprini. La C. occidentale, al contrario, scarsamente significativa dal punto di vista agricolo, viene generalmente divisa in 4 distinte zone pastorali: l’Heilongjiang e la porzione orientale della Mongolia Interna, ricche di pascoli (si allevano equini, cammelli e suini); l'altopiano ondulato del Gansu (cammelli ed equini); i pendii del Kuen-Lun, la valle dell’Ili e le propaggini del T'ien Shan e dell'Altaj, nello Xinjiang (equini); infine l'altopiano tibetano (yak e cammelli).
Notevole rilievo ha la pesca (17 milioni di t nel 1993), praticata attivamente anche nei fiumi. Tianjin, Qingdao e Canton sono i maggiori centri per la conservazione del pesce.

 

► RISORSE MINERARIE ED ENERGETICHE

Il sottosuolo è ricco di risorse minerarie concentrate in gran parte a O.
Le zone interne costituiscono una fonte mineraria ancora pressoché intatta, in cui il carbone predomina. Le immense riserve carbonifere, stimate in 1500 miliardi di tonnellate, fanno della C. il primo paese produttore del globo.Principale centro di produzione di materie prime è la Manciuria.
Più modeste le risorse di minerali ferrosi, di cui la Cina è comunque il primo produttore mondiale. Attualmente, circa la metà dei minerali di ferro estratti proviene dalla Manciuria. Giacimenti minori di ematite di buona qualità si ritrovano nello Hebei e nell’Anhui. Tra gli altri metalli, lo stagno occupa una posizione di assoluta preminenza: grazie allo Yunnan, la C. è anche in questo caso il primo produttore mondiale, posizione che detiene anche per l'antimonio (Shandong e Yunnan), e per il tungsteno (Jiangsi, Hunan e Yunnan). Di assoluta rilevanza anche le produzioni di bauxite, magnesio, cadmio, manganese, mercurio, piombo, molibdeno, oro e zinco.
Il petrolio e il gas naturale costituiscono un potenziale minerario considerevole. Il principale giacimento è quello del Karamay, nello Xinjiang. Un imponente oleodotto collega il giacimento al centro di raffinazione di Dushanzi, dove viene convogliato anche il petrolio estratto nel bacino del Tamir, nella depressione del Turgan, ad Aksu e Kucha. Altri giacimenti si trovano nel Gansu, nel Qinghai, nel Sichuan e anche in Manciuria, Yunnan e Guizhou.

 

► INDUSTRIA

Accanto ad una politica di industrializzazione che privilegiava in misura decisiva la grande industria pesante, dal 1956 l'industria privata cessò virtualmente di esistere. In seguito, fino agli anni'80 la struttura della proprietà industriale non sarebbe più mutata sensibilmente.
Accanto alla costruzione di grandi impianti di base, sino al «grande balzo» la politica di industrializzazione ha teso a costituire in ogni grande regione economica un solido sistema produttivo integrato, le cosiddette regioni economiche cooperative. In alcune i centri industriali portanti vennero localizzati in città di media dimensione (come Anshan, nel NE), più spesso nei grandi agglomerati urbani, come Shanghai, Wuhan, Canton, Chongqing, Tianjin, Taiyuan e Pechino. Le regioni industriali così determinate erano: il NE, comprendente la Manciuria centrale e meridionale; la regione del nord, incentrata sull'area di Pechino-Tianjin e il bacino carbonifero dello Shanxi; il NO, con i centri portanti di Xi’an e Lanzhou; la regione orientale, comprendente l'area deltizia del basso Chang Jiang e il centro urbano di Shanghai; la regione centrale, nel bacino medio del Chang Jiang, incentrata sulla conurbazione di Wuhan; la regione meridionale gravitante su Canton e i porti di Amoy e Fuzhou; il SO, con i centri industriali dello Yunnan. Fuori della C. propria e della Manciuria, lo sviluppo industriale ha interessato le stesse regioni occidentali, tuttavia solo lo Xinjiang è stato oggetto di progetti di industrializzazione su vasta scala. Questo modello venne radicalmente mutato negli anni della cosiddetta rivoluzione culturale, quando la spinta verso l'industrializzazione diffusa delle campagne portò alla creazione di un'ampia rete di industrie basate sulla domanda e sui bisogni delle comunità locali, gestita direttamente dalle comuni. Il piano 1978-85, il primo ispirato alla politica delle «quattro modernizzazioni», ripropose l'industria pesante quale settore privilegiato, ma i cambiamenti più rilevanti si verificarono nel campo dell'industria leggera, dove più agevole è stata l'introduzione di principi di proprietà e gestione di tipo capitalistico, così come l'afflusso di investimenti esteri. È stato dunque questo il settore che ha fatto registrare la crescita più rilevante, soprattutto nelle «zone economiche speciali» e in particolare nell'area centrale attorno a Shanghai e nelle province meridionali del Fujian e di Canton.
La C. è così diventata grande produttore di prodotti pesanti, fra cui turbine elettriche, attrezzature agricole, locomotive, autocarri e velivoli. Nel settore chimico, al contrario, la crescita è stata assai meno spettacolare: la produzione di fertilizzanti è relativamente recente, così come si è sviluppata lentamente, sino all'inizio degli anni'70, la produzione di fibre sintetiche, prodotti farmaceutici e coloranti.
Dal punto di vista della localizzazione geografica, la Manciuria costituisce la principale regione produttiva del paese. Qui, i maggiori centri sono rappresentati dalle città di Harbin, Changchun, Qiqihar, nella Manciuria settentrionale, e Mukden, Anshan, Fushun e Benxi nella parte meridionale. Nella regione settentrionale cinese si trova una seconda regione di industria pesante incentrata soprattutto nei poli di Pechino, Tianjin, Tangshan e Taiyuan. Centri minori ma di notevole importanza sono Chongqing nel Sichuan e Lanzhou nel Gansu.
L'industria tessile, ed in particolare quella cotoniera, era il principale settore produttivo della C. prebellica; è oggi disseminata su tutto il territorio, con particolari concentrazioni in alcuni aggregati urbani come Pechino, Handan, Zhengzhou, Changsha, Nanchang, Xi’an e Lanzhou. La lavorazione di prodotti agricoli, cuoio, carta, ceramica, stoviglie e altri beni di consumo è affidata al fitto tessuto di piccole imprese di carattere locale.

 



Turismo e sviluppi recenti

 

Commercio e comunicazioni.

Alla metà degli anni'70, dopo che gli scambi con l'URSS erano scesi a meno di 100 milioni di dollari USA, gli scambi cinesi con l'estero non costituivano che lo 0,7% dell'intero commercio mondiale: vent'anni dopo si colloca all'undicesimo posto nel mondo, pur non facendo ancora parte dell'Organizzazione mondiale del commercio a causa delle misure protezionistiche che intende mantenere. Principale partner commerciale è il Giappone, seguito dagli Stati Uniti. Altri paesi dell'area pacifica che intrattengono stretti rapporti commerciali con la C. sono Taiwan, con cui sono stati siglati appositi accordi a dispetto della situazione politica, la Corea del Sud, Singapore. Tra i paesi europei sono in prima fila Germania, Italia, Gran Bretagna.
Il principale settore delle esportazioni (ca. il 50%) è costituito ormai da prodotti industriali. Quelli agricoli rappresentano l'8%, quelli minerari il 7%. Quanto alle importazioni, macchinari e attrezzature industriali rappresentano il 45% del totale. La bilancia risulta solitamente in attivo, e gli scambi in aumento.
La C. è stata tradizionalmente un paese povero di vie di comunicazione, per lo più limitate alle regioni orientali: ciò ha concorso ad impedire, sino al 1949, la creazione di una reale unità nazionale e ad ostacolare lo sviluppo economico. Inoltre la presenza di numerosi corsi d'acqua e di canalizzazioni negli stessi bassopiani orientali, facendo del trasporto acquatico il mezzo di comunicazione tradizionale, scoraggiava lo sviluppo di metodi di trasporto alternativi.
In seguito grande impulso è stato dato alla creazione di un tessuto di trasporto integrato: in particolare ha assunto rilievo il miglioramento del sistema ferroviario, esteso alle regioni occidentali, primo passo verso la dispersione dei centri produttivi sul territorio e lo sfruttamento delle risorse dell'interno. La rapida crescita della produzione siderurgica si rifletteva sulla costruzione di numerosi assi ferroviari: la congiunzione tra la Manciuria meridionale e i depositi di ferro dello Shandong, il raddoppio della tratta Pechino-Mukden, lungo la quale si erano insediati numerosi centri di industria pesante. Con la scoperta dei ricchi giacimenti petroliferi del Qinghai, il secondo piano dispose la costruzione dell'asse ferroviario Lanzhou-Xining. Alla fine degli anni'70, il sistema ferroviario cinese era caratterizzato da un grande asse di collegamento N-S che univa Pechino con Canton, e tre assi trasversali nella C. propria. Era tuttavia carente di un asse di collegamento disposto lungo il corso del Chang Jiang. Una stima complessiva della dimensione del sistema ferroviario cinese, nel 1992, indicava uno sviluppo della rete di 68.000 km, di cui 8743 elettrificati.
Per quanto concerne i collegamenti stradali, a parte un sistema di servizi di trasporto pubblico sviluppato e capillare, la motorizzazione privata è in rapida crescita (dalle 70.000 autovetture del 1981 si è passati alle 2.400.000 del 1994). La rete di strade asfaltate era stimata, nel 1992, in quasi un milione di km, pari all'89% del totale delle strade carrozzabili.
Usato da millenni, il sistema di trasporto fluviale e marittimo rimane tuttora sviluppatissimo soprattutto nelle regioni deltizie e nel sudest. La navigazione interna si appoggia su ca. 100.000 km di vie navigabili, fra cui emerge per importanza il Chang Jiang con i suoi affluenti Han, Siang e Gan. Seguono, per importanza, il Sungari e il Liao, nel NO, e lo Xi Jiang nel Guangdong. A queste grandi vie di comunicazione bisogna aggiungere un vasto sistema di canali artificiali essenziali per il commercio locale, fra cui celebre è il cosiddetto Grande Canale (o Canale Imperiale), una delle più antiche vie d'acqua costruite dall'uomo, che congiunge Pechino con il Zhejiang. Porti marittimi principali sono Shanghai, Canton, Qinhuangdao, Dalian, Tianjin.

Il turismo come risorsa economica risente in C. ancora della grande divaricazione esistente fra le potenzialità, che sono enormi, e le attuali e concrete capacità di ricezione e di organizzazione dei servizi. Le attrattive sono innumerevoli, da quelle storiche e artistiche di una raffinatissima civiltà plurimillenaria a quelle naturali di un territorio enorme che offre quasi l'intera gamma dei paesaggi terrestri: montagne, deserti, steppe, pascoli, foreste, il corso di grandi fiumi, erosioni carsiche, paludi così come tutte le possibili varietà della geografia umana, urbana e rurale. I dati confermano che il programma cinese di valorizzazione turistica del paese è in marcia a tappe forzate: nel 1993 sono stati accolti in C. oltre 4.650.000 turisti stranieri, mentre nel 1978 erano stati 120.000, tanti quanti ne erano giunti nei ventiquattro anni precedenti.

Il 1° luglio del 1996, dopo 156 anni di colonizzazione britannica, Hong Kong tornò alla Cina, che in seguito rivolse a Taiwan l'invito alla riunificazione sotto la formula "un paese, due sistemi". Purtroppo però la diplomazia cinese sta compiendo un grosso sforzo per indurre Taiwan a tornare sotto l'autorità di Pechino. Benché nel corso degli ultimi anni tra la Cina e quella che viene considerata la "provincia ribelle" si siano stabilite delle buone relazioni commerciali e massicci siano gli investimenti taiwanesi sul continente, le relazioni politiche e diplomatiche sono invece piuttosto agitate. Il governo di Pechino ha ammonito più volte Taiwan e nel 1995, durante alcune manovre militari, ha lanciato dei missili verso le coste dell'isola. La Cina non esclude infatti un intervento militare contro la "provincia ribelle", mentre Taiwan è disposta a normalizzare i rapporti solo in qualità di "stato sovrano". Il conflitto ha vissuto un'ulteriore crisi in occasione delle elezioni presidenziali svoltesi a Taiwan nel marzo 2000, quando il candidato più inviso a Pechino per le sue posizioni nazionaliste, Chen Shui-bian, del Partito democratico progressista, ha battuto il candidato del Guomindang, che dopo cinquant'anni di ininterrotto potere era diventato più possibilista circa la riunificazione dell'isola alla Cina popolare.

Dal punto di vita produttivo la Cina negli ultimi anni si è riorganizzata, costituendo zone economiche a regime speciale che hanno attratto, per le favorevolissime condizioni di investimento, molti capitali interni e stranieri. La riforma economica e la privatizzazione delle imprese statali, avviata a partire dal 1996, ha tuttavia provocato la chiusura di migliaia di industrie, con un sensibile aumento della disoccupazione e del malcontento sociale, sfociato in molte occasioni in violenta protesta. Ad aggravare la situazione economica e politica del paese è sopraggiunta la crisi asiatica, che ha colpito pesantemente la borsa di Hong Kong. Con la decisione politica di non svalutare lo yuan allineandolo alle monete degli altri paesi della regione, la Cina si è così accollata un ulteriore costo, derivato dalla perdita di competitività dei suoi prodotti sul mercato internazionale. 

A questi problemi si sono aggiunti negli ultimi due anni quelli relativi ai rapporti internazionali, soprattutto con gli Stati Uniti, che hanno chiesto una condanna del regime cinese per la sua attitudine repressiva nei confronti delle opposizioni interne e per la continua violazione dei diritti umani, ottenendo il rinvio dell'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Dopo diversi anni di apertura, i rapporti tra Stati Uniti e Cina, nonostante lo scambio di visite ai più alti livelli avvenuti tra il 1998 e il 1999, si sono deteriorati. I due paesi hanno inoltre sfiorato una gravissima crisi diplomatica quando, nel maggio 1999, l'Ambasciata cinese a Belgrado è stata colpita da missili sganciati da aerei della NATO durante la crisi del Kosovo e quando, poche settimane dopo, Washington ha denunciato una sistematica attività di spionaggio durata 25 anni, attraverso la quale Pechino sarebbe entrata in possesso di importantissime informazioni sugli armamenti nucleari e sui dispositivi balistici statunitensi.

Tuttavia, alla fine dell'anno più travagliato per le relazioni tra i due paesi, a novembre del 1999 Cina e Stati Uniti hanno firmato (smentendo le voci che davano per imminente una clamorosa rottura dei negoziati) uno storico accordo che ha aperto il mercato cinese alle merci statunitensi. L'accordo, sul quale la leadership cinese era profondamente divisa, ha costituito un'importante vittoria per Zhu Rongji e un rafforzamento della sua posizione nel Partito comunista cinese. Non ha reso invece automatico l'ingresso nel WTO della Cina (che ha però già ottenuto un posto di osservatore speciale), dal momento che Unione Europea e Canada, che non vogliono restare fuori da quello che è stato definito il "mercato più grande della storia", hanno richiesto analoghe condizioni per le loro merci prima di dare il loro assenso.

Per Zhu Rongji, aver vinto la battaglia sugli accordi commerciali con gli Stati Uniti non significa però aver definitivamente affermato la sua linea all'interno del regime, né, soprattutto, nella società cinese, uscita frastornata dagli sconvolgimenti economici e sociali degli anni Novanta.   Le eclatanti modifiche apportate nel 1999 alla Costituzione ( che comprendono ad esempio il riconoscimento, accanto a quello pubblico, di un settore privato già tuttavia cresciuto nell'indifferenza di regole e leggi) hanno finora un significato solo formale, volto più a rafforzare l'immagine del paese all'esterno che non a guidare gli sviluppi sociali ed economici del paese, dipendenti invece in massima parte dagli esiti della lotta che si sta svolgendo all'interno delle due principali istituzioni cinesi: il partito e l'esercito.

Ancora più artificiosa è la modifica che dichiara lo "stato di diritto" in un paese in cui la violazione delle libertà umane e politiche viene giustificata con l'esigenza di assicurare la stabilità sociale. Contraddittoriamente, è la stessa condotta del regime a provocare l'instabilità. Il continuo rinvio di un'apertura che assicuri alla società cinese quei diritti che oggi formalmente le vengono riconosciuti, ha suscitato negli anni scorsi un vasto movimento di dissenso che non si è spento nemmeno dopo la violenta repressione di piazza Tienanmen. Analogamente, il ricorso alla miscela di nazionalismo e confucianesimo fatto dal regime per sostituire l'ideologia marxista e dare coesione alla società cinese, sta ora provocando la veloce diffusione di sette (tra cui la temuta Falun Gong, i cui membri vengono stimati in milioni) ostili allo stesso processo di modernizzazione e foriere di possibili conflitti futuri.

La Cina è oggi un paese dalle grandi risorse e dalle grandi ambizioni; il disegno della leadership cinese è quello di compiere il processo di modernizzazione senza compromettere la stabilità del regime, e di assicurare al paese un nuovo ruolo internazionale e soprattutto l'egemonia nell'Asia orientale.

Le notizie più attuali provenienti dalla Cina sono purtroppo legate alla vicenda SARS. Sono infatti giunte dalla Cina le prime notizie di un contagio di un  nuovo virus chiamato SARS o polmonite atipica capace di portare alla morte. Sono infatti allarmanti i dati provenienti dalle aree contagiate, oltre 500 i morti e oltre 7 mila i contagiati.

L'epidemia Sars non accenna a fermarsi. E continua il triste bollettino delle vittime e dei contagi. . Anche da Hong Kong non arrivano buone notizie. Sei nuovi decessi e altri 22 casi per un totale di 1.510 contagi e 115 morti.

A Pechino la situazione è veramente allarmante. Un secondo ospedale, dopo quello del Popolo, è stato chiuso per evitare la diffusione della malattia. Sarebbero quattromila le persone messe in quarantena. Ed è stato persino rinviato l'inizio dei campionati di calcio maschile e femminile, lo ha affermato un comunicato dell'Associazione del Football cinese.

Molto gravi sono state anche le conseguenze della diffusione di questo virus verso le attività economiche e alla vita sociale della Cina e comunque anche di tutta l' Asia Orientale.

Per esempio a Hong Kong le grandi boutique di Armani, Gucci, Prada ecc. di solito affollate dai turisti cinesi ora sono praticamente vuote.

Fino a questo momento l'emergenza SARS sta costando30 miliardi di dollari, e secondo le stime dell' OMS si potrà arrivare a 80 miliardi nei prossimi anni.

Cina e Corea del sud perdono ciascuna 2 miliardi di dollari mentre gli altri stati contagiati il conto arriva a un miliardo.

L'epidemia SARS ha quindi ulteriormente infierito sull'economia di un paese gia povero

 


 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1