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IL GUSTO DELLE PICCOLE COSE (da d_u-fg, 29 marzo 2001)
Pomeriggio di oggi. La macchina ancora dal carrozziere, attendo il treno
nella stazioncina periferica vicino alla mia azienda, dopo la giornata
di lavoro. Vicino a me una collega di mezza età, in piedi sotto la
pensilina vicino al sottopassaggio.
Arriva dalle scale un'altra collega. Non di quelle che mi vengono dietro
- una un po' schiva, anch'essa di mezza età, buongiorno buonasera ciao e
sorrisi quasi di circostanza - e quindi mi sorprendo all'improvviso
quando appena visti, col suo sorriso che non sai mai se sia tra il
timido e il forzato, apre la mano e ci porge due "Pocket Coffee",
"ecco
uno a te e uno a te...".
Per poi allontanarsi ad aspettare il suo, di treno, un po' più in là.
Piccola cosa che mi lascia sorpreso. Ero assorto in mille pensieri e
all'improvviso eccoli dissolti come in uno sbuffo di vapore; e mi
accorgo che sto sorridendo, e forse traendo dalla ferrovia il paragone,
vedo il flusso delle mie idee cambiar direzione, direi ritrovando gli
scambi e i binari giusti di un percorso che avevo tralasciato da un po'
di tempo a questa parte.
E mi ritrovo a pensare all'importanza che hanno, queste piccole cose,
nella quotidianità dell'umano.
L'effetto della tensione nell'attesa di ciò che potrebbe accadere, tra
un mese e mezzo; o semplicemente, lo sconforto nel vedere che tanti
sforzi di cambiare, nel mio guscio personale, sembrano non approdare a
niente di concreto, mi accorgo che stanno forzando la serratura delle
mie sicurezze. Eppure tutto questo, se lo guardo con una prospettiva
diversa, può fare anche meno paura: devo imparare di nuovo a vivere la
mia vita godendo nell'assaporare i brevi minuti che si snodano, non
nell'attesa di avvenimenti grandi ma nello scoprire un avvenimento già
nel respiro ovattato del minuto che passa... e le piccole cose, se
godute man mano che accadono, possono avere il sapore di un cioccolatino
ricevuto all'improvviso.
Percorsi di vita che si snodano via via tra i binari del quotidiano
passaggio. E gli scambi che non conosciamo, ci portano a paesaggi che
possono esser sempre nuovi.
Noi - il naso incollato al finestrino - scorgiamo il susseguirsi degli
spicchi di mondo che ci appaiono veloci, fugaci immagini che si
imprimono nella retina per lasciar poi posto ad altre forme e altri
colori.
Il naso incollato al finestrino, come bambini stupiti dal nuovo gioco
delle forme, godiamo di questo viaggiare. E la retina imprime alla
memoria, non l'immagine che fugge ma l'insieme del paesaggio che
continuamente cambia; e prima di arrivare al traguardo - il traguardo
della nostra vita - ecco il nostro gioco continuare. E il nostro gioco è
la vita stessa, col suo incedere veloce o tranquillo, fugace o sereno,
ricco di passioni o lento, come quel lungo treno merci che sembra mai
arrivare.
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