Un'isola

L`isola era deserta,non c`erano piu` dubbi.
L`aveva percorsa per giorni in ogni direzione e non aveva visto traccia di
altri abitanti oltre a lui.
Era un`isoletta piccola senza insenature con pareti a picco senza apparenti
vie per arrampicarsi su dove lui stava seduto ora a guardare il mare e a
pensare.
Come era arrivato li`?
Chi era?
In che tempo?
Nella sua mente c`era il vuoto assoluto.Era come se fosse stato creato li`
ex novo,gia` adulto e senza una storia.
Eppure,si diceva,ho questi concetti del gia` adulto,della
storia...quindi ho
una storia ma non la ricordo.Amnesia.
Dentro di se` aveva coscienza di una sua vita da qualche parte in qualche
luogo e in un`altro tempo ma tutto era stato cancellato.
Questo stato lo spaventava.Comincio` a chiedersi se c`era una via d`uscita
a tutto cio` e si impauri` di piu` nel prendere atto che per ora non
esisteva nessuna soluzione.
Era li` e questa era tutta la sua realta`.
Quella notte fece un sogno strano.
Era in una stanza d`ospedale in cui uomini in camici bianchi e
mascherine sul volto
guardavano un corpo di cui lui non poteva vedere il viso.Gli uomini
controllavano
delle macchine e scrivevano su grandi fogli bianchi mentre la persona stesa
sul lettino sembrava morta,con tanti fili che collegavano il suo corpo a
strane macchine
di cui una in particolare sembrava focalizzare l`interesse di tutti.Era
collegata al
corpo nel lettino tramite fili che terminavano tra i capelli di quella
persona
sconosciuta.Sul monitor della macchina si vedevano onde di colore verde
la cui
ampiezza variava costantemente.
Gli uomini scrissero ancora qualcosa poi uno che pareva il piu`
autorevole disse
che il cervello era attivo,non si spiegava come ma era attivo,come se
sognasse.
A quel punto si sveglio`.
E se fossi in un sogno?
I giorni passarono lenti e uguali e il sogno tornava ogni notte.Sempre
lo stesso ma
lui ogni notte si poteva avvicinare un po` di piu`.Un passo alla volta
ma costantemente.
Ormai poteva vederne le mani del corpo inerte e i piedi e gli apparecchi
che lo
circondavano erano divennuti famigliari.Li poteva vedere
distintamente.Anche lui
inizio` ad essere attratto da quel monitor che lo collegava alla
testa.Ogni giorno le
onde si facevano piu` fitte e piu` ampie,suscitando la meraviglia degli
uomini in camice
bianco.
Quella sera si sentiva molto stanco e si corico` presto.Il sogno arrivo`
quasi immediato.
La solita stanza,le solite figure e lui era vicinissimo,ormai pochi passi.
Si disse che con un po` di coraggio avrebbe potuto avvicinarsi tanto da
poterlo vedere
in volto ma le gambe gli pesavano enormemente,sembrava ancorato alla terra.
Si disse che doveva muoversi.Un passo,gli tolse quasi il respiro quello
sforzo.Avanti penso`
un`altro.Il secondo passo fu uno strazio di dolore dalle gambe fino alla
schiena che sembrava
ardere.Che mi succede? Si accorse che i colori perdevano intensita` come
se una
nebbia innaturale avvolgesse le persone e le cose.Solo il monitor delle
onde era
ancora nitido e addirittura sembrava vivere di una luce propria.
Un`altro passo e senti` che il cuore e i polmoni stavano per
esplodere.Uno ancora e avrebbe
visto il volto.Tutto intorno a lui era ormai sfumato.Sto morendo si
disse.Ma doveva
resistere,non poteva mollare proprio ora che era cosi` vicino.
La testa pulsava terribilmente e non riusciva quasi a respirare mentre
il cuore gli martellava
dentro impazzito.Mosse il piede e poi l`altro con le ultime energie
rimastegli.Non c`era piu`
stanza ne`,uomini in camice.Solo una cappa nera melmosa in cui  il
monitor delle onde era
visibile.. e il corpo.Guardo` il volto e capi`.Stava vedendo se stesso,i
suoi occhi fissi negli
occhi dell`altro se stesso e l`ultima cosa di cui ebbe coscienza prima
di affonadre per sempre,
furono il  sorriso e le labbra che pronunciavano due sole parole
Bentornato Elazar....

Giancarlo

 

 

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