SONO PALINDROMO
Sapete la storia del 20- 02-2002, sì ? Il mercoledì appena
passato la cui data si può leggere
per dritto e per inverso. E pare un giorno fortunato per
nascere. Ci ho scritto 'sta cosa.
Sono palindromo.
Giochi .
Di numeri.
Messi l'uno appresso all'altro dall'Ordine.
Perfetto.
Doppio Poker.
Da dritto a manca , da manca a dritto.
Come ad uno specchio.
Perché poi dritto si chiama dritto e manca si chiama manca?
Vallo a capire.
Un fatto di numeri.
E di convenzioni.
E di simboli.
E forse pure di politica.
Ma forse pure come la sequenza
degli aminoacidi del DNA.
Che sono? Sostanza?
Giochi.
Per inventarsi un qualche destino.
Che ti scarica di tutte le responsabilità.
Come le carte.
Come l'oroscopo.
Come leggerti la mano.
Gioco a cercare alibi.
Oppure una Vittoria.
-"Giochi?"
-"Gioco."
Sono un maledetto baro. Più bluffatore che baro, per la verità.
Mai che una volta mi sia venuto addosso un poker. Tra queste mani un poker
non c'è mai stato. Al massimo, di prima mano, una coppia svestita. Nuda . Come
piace a me per fare quello che so fare di più.
Rilanciare credendoci. E la mia faccia a fare in modo che ci credano.
Mi dicono che la mia è fortuna. Forse sì, forse la mia è davvero fortuna.
Ma non quella che pensano loro. Non quella delle carte. Né quella delle stelle.
Quella dei numeri poi...
"Tu assapori come nessuno il senso nascosto della sequenza dei
numeri" mi disse Filoteo
una volta guardandomi, esaminandomi giocare. Lui, Filoteo, quella specie di
esoterico.
Ma i punti in mano, le carte, neppure lui le ha viste mai. La mia ,
quando gioco, è una regola ferrea: nessuno mi deve stare dietro, nessuno mi può
spiare.
Il fatto è che io invento. Ma che lo faccio - come si dice - con
verosimiglianza.
Filoteo e più di qualcuno si ricorda ancora di quella sera quando
l'ingegner Mollica si sarebbe giocato pure la moglie su quella doppia coppia di
donne e nove. Per tutta la sera aveva rincorso i miei bluff senza avere il
coraggio, all'ultimo, di balbettare un "vedo". Era arrivato cotto,
esausto e stizzito a quel piatto. O meglio, lo avevo portato cotto esausto..
eccetera a quel piatto. Quell'unico in tutta la serata in cui, ad una coppia di
sette s'erano affiancati, come per quella magia dei numeri quando li desideri o
li odii indifferentemente, due truculenti Kappa.
Momenti di sopraffino godimento lo scrutare i passi del tuo avversario
che, dall'angoscia del dubbio, arrivano alla assoluta determinazione di entrarci
a corpo morto nella trappola.
C'è nel gioco del poker quell' equivoco ancestrale tra l'avere l' essere ed
il sembrare che è una pozione da saper preparare nelle giuste e minuziose dosi,
per darti quella sensazione di irripetibile vitalità nel catturare gli altri ed
avvelenarli.
-"Vedo".
Vedi, ingegner Mollica? Cosa vedi? Quei due bellimbusti che hanno affiancato
all'ultimo all'ultimo quei miei due striminziti sette? Quelli che ti hanno
fottuto quelle tue due belle donne? Ti basta vedere le carte per sapere questo?
Ecco, te le allineo lente lente sul tavolo con un po' - perdonami - di impudenza
e strafottenza. Ma lieve lieve, senza astio.
D'altronde, tu mi sei diventato quasi un mio datore di lavoro. O di
profitto.
Che fai? non le vuoi guardare? Odia loro per prime per poi concentrarti
nell'odiare il mio viso.
Il mio però è tornato impassibile. Sa ritornare tale subito dopo aver
esposto le carte sul tavolo. Sono quelle il peccato. Io sono, divento, subito
dopo, un peccatore anonimo.
Mi farai l'assegno, ingegner Mollica, come al solito... Si va bene ... post
datato. No..no.. aspetta... questa volta metticela precisa la data. Scrivi : 20-
02- 2052. Sai, è il mio compleanno e farò cinquant'anni quel giorno.
Ah ... perché non lo sapevi? Che mente matematica però che hai. Meno
cinquanta...
Sulla carta d'identità... Sì , 20 - 02 - 2002. La vuoi vedere?
Sì, sono un palindromico. E ci tengo, sai.
E tu adesso hai l'alibi di avere incontrato me.