La poesia di questo sabato si attona alla discussione elettorale di questa settimana.
       E' stata scritta, a bocce ferme, dopo un po di tempo dalla vittoria del centrosinistra
       nel ' 95 e dalla piccola abbuffata d'illusione che cambiasse qualcosa, quando      trasmigrazioni di persone ed idee già scaccolavano sul progetto di rinnovamento creduto
tale. Purtroppo, non m'è evidentemente bastata per avere l'effetto di un vaccino contro l'illusione. Sarà che uso ancora l'ottica del peggior nemico tra i nemici. Ma a me la faccia 
di Berlusconi stimola in modo smisurato le ghiandole salivari; e devo liberarmi al più presto del loro escreto in modo violento. 
 
           I PICCIONI DAL BECCO LUNGO
            (vecchi e nuovi onorevoli)
Una confraternita di piccioni dal becco lungo
sbatacchiava le ali in voli gioviali
incongrui al momemto che viveva il personaggio antico
che li accoglieva e faceva loro da rifugio.
Era al sole appena asciugato
la facciata migliore del palazzo.
Era di dietro la facciata più sudata,
più sfacciata, più piena di nefandezze,
di colori appiccicati all’ombra
di polvere addossata, amata dagli spigoli
di cianfrusaglie ammucchiate,di profili bassi murati
e spezzoni di muro calcinato e vomitate di fiori
nel giardino che era stato l’orgoglio d’un porporato.
Code e lingue d’abitanti d’un tempo
appoggiate sulla soglia dell’entrata di dietro.
Era il culo di tutto quell’entrata di dietro.
Come l’amore di Noi e della Patria e il Timore di Dio.
Ma che se ne fottono poi i piccioni dal becco lungo,
quando sono in confraternita,
se ci vivono dentro e fanno razzia dei resti.
 

 

 

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Aggiornato il: 25 febbraio 2002
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