Dell’ombra e dei sogni.
 
 
C’era una volta un Re seduto sul sofà e diceva alla sua serva: “Raccontami il tuo sogno”. La serva incominciava :
 “C’era una volta un Re seduto sul sofà e diceva alla sua serva : “Raccontami il tuo sogno”
E la serva incominciava.....
Questa filastrocca quante volte l’ho ascoltata..Quante volte, da  piccolo, mi sono incantato e ,mentre il sonno mi prendeva,
io assaporavo che quella era la sensazione dell’infinito  e, al tempo stesso, del grosso imbroglio.
Come quando, io piccolo, dal barbiere:  due specchi di fronte riproducevano la mia immagine.
 Di faccia e di spalle. All’infinito.
Ci ho messo tempo per capire che nulla di noi è falso, nulla di noi è finto,
Nulla di noi è finitoooo!
Tutto è nostro, …nostro nostro. Può essere solo spostato.
 
“Raccontami il tuo sogno”.
Non si finirebbe mai  di  scoprire quanto ci ha dato quell’altra nostra vita; così parallela a questa nostra vita ,
così più sconosciuta, così più creduta irreale.
Lei, l’altra, può essere una dimenticanza funzionale al giorno che ti stai per
proiettare addosso. Per vivere, via! Per essere a posto.
Lei, l’altra può essere un fiotto di saliva ,di voglia, lasciata sul cuscino come un  pegno, un appuntamento,
un desiderio per la notte dopo.
Ma ci rendiamo conto di come è difficile rifarti un sogno che ti ha inzuccherato,   non dico tanto, ma due volte
di seguito!
E’ più facile che ti picchino gli incubi. Quelli si! Che picchino alla tua porta.
Forti e violenti con quella sensazione di forza che hanno, che ,prima o poi,
la sfonderanno quella porta.
E tu ti ritroverai a viverlo due volte quell’evento: prima come una premonizone
e poi  come un fatto.
Forse nell’inconscio, solo la nostra ombra ci appartiene come i nostri sogni.
Lei di giorno e loro di notte.
Eh...,di entrambi ce ne dimentichiamo spesso . Affaccendati , affaticati a crearci  le realtà più congrue, più
ottimali.
Qualche volta mi sono domandato se davvero la mia ombra mi avesse seguito
quando io entravo  in certe porte strette strette che la vita ti costringeva ad attraversare.
Se non m’avesse abbandonato senza farsene accorgere.
Così,  discreta e silenziosa,
Certo più discreta e silenziosa di me , della mia vita.
Ma, guardandomi dietro, Lei  ancora c’era.
Leale.
Fedele.
Così i sogni.
Che dalla vita vissuta vengono.
Ma,... se poi li lasci liberi, ti salutano e se ne vanno a fare un casino che tu,da sveglio, non te lo saresti
sognato mai.
Grazie a Dio però ritornano. Come cagnolini al loro padrone.
Perché senza di te si sperdono.
E tu ,senza di loro sei meno, ma molto meno.

 

 

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Aggiornato il: 24 febbraio 2002
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