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M’entra
tenue, forse
inattendibile, lento, impercettibile,
forse un respiro, ma
non proprio un respiro,
forse la luce
d’uno sguardo ampio, che abbraccia l’esistibile,
tra il profilo di
colli maghi nel nascondere il resto del visibile,
un tramonto
terso di nuvole rosa
e ardesia, stagliate stirate sfilacciate ,
scie tenui di cirri
dai ventri magri,
rosa petali,
avviluppi di grigio rosa ,onde slabbrate
e filanti.
Dove cade il sole
arrivo io ad
accoglierlo nel coppetto delle mie mani.
M’entra dal viso
nel naso nel dentro l’Universo
fattosi piccolo, raggomitolato
per esplodermi,
dentro , come una carica di tritolo, a distruggermi le angosce
che , scoppiandomi ,
da dentro a fuori , in schegge , si moltiplicano.
Dopo
un senso di fine ,di
perdimento nel riguadagnare le
esistenze superstiti
del tuo esistere,
affumicate, da dover rilucidare.
In un dove diverso.
Ma quale?
Io ho un male!
Anche la
chemioterapia non salva l’anima. Ma non la uccide.
Tenue si appoggia al
cielo in una notte gonfia di silenzio
la paura che
Qualcuno abbia detto : “Basta!”
Ed allora provo a
scommettere che questo tramonto demenziale possa essere replicato.
Chissŕ fra quanto?
Chissŕ come? E preceduto da un giorno fatto di che?
La Paura. La paura
s’insinua. Esile e grandiosa. Con la voce roca.
S’erge col
vessillo dell’urgenza:
“ Svestiti, lascia
che ti si defogli ancora
macerandoti addosso i peccati.
Convertili in rimorsi!
Perditi e pentiti, rinavigandoti
addosso il ventre della fanciullezza.
Riodňrane il fiato, il tempo prediletto dove spargevi
l’onanica voglia di crescere e l’ossesso di sentirti braccato.
Lucida ancora le frasi di materno amore,
di paterna ubbidienza.
Lasciati andare a ricongiungere le mani
- insapidite da dinieghi e
ritorni -
nel semplice atto d’una preghiara !.”
“ In una dismorfica preghiera.
Arrangia tu le parole a modo tuo,
ma prega!”
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