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QUASI UN ROMANZO. O UNA FAVOLA
LE MIE VECCHIE (1990)
Per chi ha lasciato molliche di pane
lungo la strada nel bosco
per ricordare il percorso
dell'andata e provare
a ricamminarlo a ritroso.
Come un Pollicino
agli albori della coscienza
d'una professione che non vuole diventare
stinta.
Come per non perdere nulla
di quanto già vissuto.
Come chi gusta il romanzo
e lo riprende sempre
da qualche pagina indietro.
Come per chi vivo ogni giorno
in lavoro ben pagato
ed in carezze ricambiate
di chi aspetta
qualcosa
che non sa bene più
che cosa sia .
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Non è più la carne e gli occhi
di cui andavano fiere.
La canizie ed il pallore si fanno intonati,
indistinguibili, dal biancore
del cuscino del letto.
Le membra ammantate
da estranei lenzuoli
si scartocciano alla brusca scoperta
di frettolose infermiere:
ci hanno messo una vita
ad imparare a scoprire le gambe
sia pur per la visita
d'un giovin dottore.
Le vedi tremare
da donne, aggrinzirsi nel ventre,
cercare un lembo di coperta
per salvare il pudore
E tu pensi al rumore del cuore
soffiato,rude, nelle arterie degli anni:
passaggi di miliardi di momenti
con i toni ed i ritmi
delle gioie e dei silenzi.
E al collo, lungo il greto
d'un fiume divenuto secco
scorgi l'umbertina posa
d'un semivecchio ,come una moneta
appesa ad una catenella di piombo-argento
racchiusa in conchiglia di metallo.
Il ricordo più bello
da voler portare al collo
e sentirlo scalpitare
allo scalpitar del cuore
nell'attesa del ricongiungimento.
"Fibrillazione atriale"
è il codice della sentenza
da appuntare sulla cartella
ad uso d'un premuroso personale.
Vicina di letto
numerato per volere della Direzione,
c'è Rosa e basta,
abolita del cognome
visto che non ha avuto marito
e non ha figli in cui potersi rinnovare.
E' quella che ha aspettato una vita
ed ancora aspetta qualcuno che
le strappi una promessa.
Parla con me del suo dolore
che la sveglia ogni notte
per tenerle compagnia.
E lo dice con quell'incerto sorriso
di fanciulla mai maritata.
E mi accarezza il viso
col suo anello
da prima comunione.
E Luisa che,dopo essere caduta,
non ha più parlato
e non s'accorge più dei bisogni
cosiddetti elementari,
ma se la chiami
volge gli occhi dalla tua parte
e accenna a quel sorriso
che, pur senza cambiare,
da circa un mese
ancor ti fa sperare.
Luisa dei parenti prima attenti
e poi distratti,
sei tu ,forse,che ti ostini a darle vita
quando lei, col più chiaro dei sorrisi,
saprebbe,
volentieri o forse,
farne a meno.
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E Pollicino avanza
sentendosi un gigante
per un' ora almeno
tra la fotografia
l'anello e quel sorriso,
nella mansuetudine
e l'incanto che gli danno
quei letti d'un dolore
che,loro hanno creduto,
hai saputo
rimandare,
quasi addormentare,
almeno per un poco.
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