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LA SEDIA DI VAN GOGH
"Vedi papà, le pennellate del pittore sono come le parole: una di più è
troppo; una di meno è poco". Allora anche tu che devi ricreare questa
emozione coi pastelli cerca di guardare bene, di capire i colori .
Questa sedia che stiamo rifacendo io e te è bellissima. Sta venendo più
bella della copia dell'originale che la tua professoressa di Artistica ti ha
dato per farci impazzire.
Sono due mesi che ci lavoriamo su, ma questo non lo dire alla tua
professoressa di Artistica, questa- dì così- l'ho fatta io soltanto, senza l
'aiuto di nessuno.
Che ne sa poi lei, che l'avrò vista un paio di volte camminare col marito
attaccato al fianco ,a mezzo passo dietro di lei, come fosse un bel cane, e
che non ha figli, non né deve avere , senno non avrebbe quella boria d'
intellettuale vuota e frustrata che ha deciso di programmare la sua vita in
funzione della frustrazione dei figli degli altri. Non ti ha messo un buon
giudizio quando gli hai portato quella "Signora
col Cappello" di Picasso in cui avevamo cercato di riprodurre quel tono di
azzurro in senso più metafisico di quanto lei si aspettasse.
Mi dici che lì avevamo sgarrato proprio la prospettiva?
Può darsi figlia mia. Può darsi.
Ma questa sedia sta venendo proprio una bellezza.
Picchia col nero sui bordi dei fili di paglia in ombra.
Adesso ,lento lento, morbido morbido, mettici del giallo dentro . Non
questo, questo giallo,questo quasi ocra.. Così...così... lo vedi che esce
fuori il colore di Van Gogh.
Voglio vedere se quella stronza questa volta non si accorge che qui c'è
della stoffa.
Si papà , lo so, queste mattonelle sono quasi assurde, non si arrimano le
une con le altre e stanno messe quasi di sghimbescio contro la parete di
fronte. Ma guarda i colori però, guarda le pennellate.
Quante volte ci sarà passato col pennello , come fossero manate e pedate
,prima di trovare quell'armonia che unisce il porpora all'arancione e a
tutto il resto? Quanto gli sarà costato?!
A lui un niente ; una o due pennellate. E noi non ci stiamo riuscendo.
Mettici un po' di grigio, a fili sottili,..no...no... basta, non va. Questo
porpora sangue sta diventando color sanguinaccio...
Si, hai ragione, stiamo rovinando tutto. No ... no ,papà, non possiamo
lasciarlo così, senza finirlo.
Farlo finire da lei? Non se ne parla nemmeno. Lei, con quella
approssimazione di identità., d'intenti, di sentimenti, melliflui , banali.
Come se non me la ricordo! Al Liceo, la classe affianco, col grembiule
ordinato e con lo sguardo di timorata di Dio. Lo stesso sguardo che si
alzava quando tu non lo incrociavi, e che si abbassava quando tu il tuo glie
lo spalancavi addosso. Con finta strafottenza e un po' di desiderio.
Anche suo ,forse .
Questo prima. Dopo, usciti sette od otto volte insieme, sempre coperti da
amici ed amiche abbastanza accoppiati, tanto da lasciarci assaporare l'
imbarazzo di fare coppia coatta anche noi, per mero resto numerico. Di
irripetibile banalità le frasi che due timidi sanno scaraventarsi addosso in
certe situazioni dove e quando non sanno capire che è ben altro e più
semplice quello che si può fare.
Come avvitarmi tra le sue cosce.
No,... no papà, dicevo... stavo pensando ad alta voce . La tua professoressa
, io la conosco...,ah non te l'ho mai detto ?....ma come?...sì ma un
poco...,quando eravamo ragazzi."
Mia figlia evidentemente colse un momento in cui la mia testa ed il mio
sguardo erano rivolti tanto all'insù che poté sfilarmi il foglio dell'
incompiuta da sotto i gomiti ed andarsene senza che io me ne rendessi conto,
lasciandomi al filo dei miei pensieri. Per poterli riprendere da lì dove li
avevo interrotti.
Ad alta voce. Anzi, con insolita veemenza.
"No, lei non è capace di capire un tubo. L'arte, la genialità, la follia
di
Van Ghog. Non hai capito che per lei questa è una sedia, solo una sedia.
Forse te l'ha data apposta, così difficile da rifare, per farci impazzire.
Per sedercisi su e dire:
E' abbastanza comoda, Rossella. Peccato che il tuo papà sia solo un pittore
mancato."
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