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GIOVANNI
Giovanni aveva accettato tutto della sua nuova vita .
Come un viaggio "tutto compreso".
S'era risposato a settantun' anni con una figliola di cinquantotto.
A vederli, gradevoli entrambi, con una certa propensione, almeno
nella vita reale, per lui.
Per lei,l'immagine più riuscita tra le foto della cerimonia.
Ma dignitosamente accoppiati.
Con un anamnesi scarna per entrambi:
Vedovi da poco. O da troppo. Per quel tempo giusto che basta a ricercare,
tra la specie degli umani, un accoppiamento nuovo.
Un fatto di ormoni e di sano scarso senso di rassegnazione rispetto alle
disgrazie .
Si erano conosciuti parlandosi vicendevolmente delle figure mancanti.
Come in un giardino delle rimembranze, in una panchina isolata, loro soli.
La solitudine fa tanto. Tanta comprensione. Fino a sfiorare parole come
"Amore".
Detta ed abusata in molteplici circostanze. Come s'usa tra fanciulli
cresciuti,
s'attaccava al suo sapone da barba e profumava l'indumento intimo di lei e
non si vergognava di esporsi al pubblico con un bacio non richiesto.
E non proprio sulla guancia.
Ma i fidanzatini di Peynet, a quell'età , lasciano ,coi baci, l'amaro in
bocca
ai figli del precedente matrimonio.
E' un fatto di patrimonio, affettivo e non, da non dividere con nessun
altro.
E Giovanni si sentiva incastrato tra la ritrovata devota e divenuta
turbolenta affezione filiale, e lo sgracinare fino al raspo i chicchi di
nuovo amore.
Ma anche questo aveva saputo superare o, quantomeno, dribblare.
Aveva voluto affrontare l'incerto con la consapevolezza che alla sua età
un infartino piccolo piccolo, ma al posto giusto ed al momento giusto,
poteva
tracciare un limite invalicabile alla sua esistenza. Più serio delle
maldicenze.
Aveva voluto accettare di cambiare, dopo una vita, il posto dove buttare la
sera
i calzettini sporchi. Aveva voluto imparare- lui che non l'aveva fatto mai-
a portare il caffè a letto. Aveva detto che finalmente si sarebbe operato di
prostata.
Per amore.
Ma non sapeva adesso come comportarsi.
Il colletto di quelle camicie.
Le guardava.
E non sembravano le sue.
Provò ad indossarne una. Col sorriso sulla bocca.
Un sorriso che si storse in una smorfia. Dissimulata.
Dissimulata fino a quando non diventò paonazzo.. e poi violaceo. e poi.
Gli stringeva la gola ..
Lo stava affogando..
La sbottonò.
Se ne liberò in una compulsione quasi epilettica, mentre già la
bava affiorava alla bocca.
La buttò in un angolo di quella nuova casa di sposi dove tutto odorava di
nuovo.
Ma soprattutto il bucato, di lavatrice, appena fatto.
Guardo, con la fronte ancora imperlata di sudore e con il viso stupefatto
dallo scampato pericolo, una di quelle sue mutande.
Si sentì una stretta nel basso ventre. Solo per un lungo attimo.
Lei era li, di fronte a lui ed aveva dovuto capire tutto.
Di lui , di lei e, forse, di quell'altra.
Andandosene la baciò sulla bocca. Come guarito.
Per non rivederla mai più.
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