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Emil
Emil camminava triste
sgocciolando la sua ombra
e appoggiandosi
ogni ventii passi
all'oasi di luce dei lampioni
e finiva
per mettere il muso
contro il muso
del padrone sfinito
dell'ultimo caffè
che chiudeva.
Gocce di luna
sulla panchina
di falso granito.
Emil sorrideva ebete.
Il vento scrollava
le locandine distratte
dell'edicola di giornali
e gli alberi
e i sogni interrotti
di mattinieri
ferrovieri;
e i vetri delle finestre
tintinnavano
scivolando dentro
la luce dai fori
delle persiane:
come un presagio di sole,
come un preludio di sveglia.
S'alzava
un odore di pane
dal forno.
Emil guardava fisso
la solitudine
attraverso le zampe
d'un cane
che innaffiava
il suo muro.
E capiva che vivere
è pure liberar la vescica
dai pensieri bevuti.
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