DI VIRUS E DI AMORI SUL WEB
I virus prima dell'era del Web vivevano di una
vita tranquilla. Facendo male o bene.
Mandando al creatore molti e qualcuno risparmiandolo. Qualche curioso c'era pure
allora che, spiaccicatolo sopra un vetrino, lo guardava nelle sue parti più
intime e s'accorgeva dalle mutandine e se aveva il reggipetto o no, se era un
virus maschio o femmina. Naturalmente, se era scienziato maschio, indugiava di
più se lei era virus femmina e gli strizzava l'occhietto miope dietro le lenti
del microscopio. Poi gli dava un nome usando le riminiscenze più altisonanti
che aveva allora. Che pescavano inervitabilmente nel greco e nel latino
maccheronizzato per l'occasione. Con quel tocco di romanticheria che pure dava
senso al tempo ed alla sua passione.
"Hemofilus influenzae " aveva una dolcezza dentro quelle quattro
sillabe che, a pronunciarle, la bocca dei medici si riempiva di dulcore. Eppure
era un virus che, a tenerlo allora, faceva sputare sangue dalla bocca.
"Bacillus fragilis" poi era il classico eroe romantico. Debole amante
sino allo spasimo. E spasimo era quello che lo costringeva ad andare di corpo
sette volte sette al giorno, in tutti i luoghi di fortuna cercando di capire,
nel' trepidante mentre della premura, perchè chi aveva inventato i campi con le
ortiche non aveva ancora inventato il cesso padronale.
Come il "mal sottile" del melodramma. Tu muori in scena e, se insisti,
ti dicono che è morta per "tisi". Ancora oggi, certe pazienti vecchie
mi vengono allo studio e prima di spogliarsi ficcano la testa sotto il lettino
quando io gli chiedo "cosa ha avuto da ragazza?" "Il mal sottile,
dottore"
Io abbozzo e poi sbotto." la tisi vuole dire"?
Quante cazzo di Violette traviate ci sono ancora al mondo, dovete credermi. Con
la Tubercolosi ,cazzo, morta nelle statistiche epidemiologiche ma mai scordata.
Come fosse un offesa al benessere di adesso.
Di Alfredi di meno. Il loro primato l'avevano già realizzato a fine ottocento
col loro
"mal francioso" Dolce "Spirocheta pallida" che sanciva la più
romantica delle scopate sbagliate , ma effettuate al chiaro di luna, in una
atmosfera immaginata di lago alpestre con gli alberi e le montagne ed il verso
d'un lupo che aveva ululato quella notte. E che tre settimane dopo ululava
ancora. Ma di un ululato diverso guardandosi il primo pensiero bruciante che gli
usciva dai pantaloni.
La spirocheta pallida gli aveva disegnato sulla capocchia una fantasia di
cerchietti
rossi. Ed era solo il primo atto. Del dramma e della malattia. Che oggi sputa il
nome di Sifilide.
Adesso la fisionomia del virus si sta perdendo. L'HIV ti sta dietro ? ti sta
davanti?
Te lo portano le scimmie o te lo da in pegno tua moglie per farti reinnamorare
di lei in "punto mortis" dopo essersi abnegata una vita a dirti che
non valevi un cazzo?
La premura che riavvicina le mogli e allontana le amanti.Quanto può quel virus.
Roba da non crederci.
Meno male che ci sono i virus da computer. E i loro quotidiani scopritori che
vivono l'esistenza globale con la loro memoria depositata in un hard disk, mica
nel cervello.
Sono gli stessi che vedono morirsi di "MKucca Pazzxa , (scritto così non
per semplice errore di battitura, ma perchè proprio la
malattia , non so, prende un poco la tastiera ed un poco le dita) e che si fanno
il loro Chek up mentale come un Back up di salvataggio scaricandosi l'antivirus
più aggiornato dalla galassia del Web. Come un vaccino.
E' un fenomeno che sto sperimentando. La paura della morte telematica.
Il dire: tu non esisti più perchè sei stato cancellato dalla rete. Ogni tuo
passo,
ogni tua orma è stata cancellata. Torna, se puoi, ad avere una storia fuori.
" Sì ... sì ... dico : " FUUOOOORIIII !!!!
" Fuori nel senso di vita vera? Quella vissuta con papà e mamma e
fidanzata e moglie e figlia e amici e condomini e cani e gatti e tutto il resto?
E tutti veri , carnalmente veri? Ma no... ma chi ce la fa più. E chi se le
ricorda più quelle sensazioni di faccia a faccia.
Cazzo, allora è meglio morire di virus romantici che fottono i computers ed i
loro legali possessori.
Come "Melissa" od " I love you"
Con quelli sì che ci piange il cuore e ci si ribella l'anima digitante, a
scomparire.
E' come scomparire in un attimo con ancora il sapore in bocca della corrente
elettica.
Non quella sulla sedia elettrica che t'hanno dato. Ma quella sulla sedia
elettrica che t'hanno tolto.
E di colpo, e dopo aver partecipato da primattore alla storia d'amore più
sensuale, massì, più erotica che ci sia finita così,
rispondendo a kappakappa-fi-fi-desiderio @/ tuttoquellochevuoi/ punto/universo/punto.it
con un:
"E' stato bello, molto bello. Ma io sono sposato con figli. Ho un lavoro
avviato che non posso abbandonare
E tu sei lontana, troppo lontana per continuare a sentirci. Non ci vedremo mai.
(badate bene, dice "mai", non "mai più")
Addio, hai versato in me tutto il tuo universo ed io, per quanto ho potuto, l'ho
bevuto (bevuto cosa? ,se è lecito chiedere)
Ho cercato di penetrarti nell'intimo, nell'impossibile, nel proibito. (ah sì? E
come? con un tridimensionale scaricabile? )
Ma tutto, la realtà soprattutto, ma poi le circostanze... tutto ci
impediscono...
E' il momento di lasciarci.
Per non dimenticarci più ti lascio questo Download. Non è carino, è
bellissimo!!! Il mio amore per te lo porterà a spasso
per l'Universo quel gattino blù"
Commovente, vero.
Eppure questa "storia" durava ormai da solo
duecentomilioniseicentonovantasette byte.
Costantino. Che guarda Saturno e dice: "Ma da te "infezione" che
significa?"