Di notte era come se mi piacesse ascoltare

la voce del  sogno della notte precedente.

E la cercavo tra le lenzuola,

tra i fogli dei quaderni

delle scuole elementari,

tra  le grida di mia madre,

tra  le decine di calzoni

che sequenzano  i fiori

smacolati dell’adolescenza,

tra decine d’amori d’occhi,

tra   cinquine di svirgolate

come fiocchi impostati

di pubera adultità.

E la cercavo ,rimestando

e cercando ,

nelle facce semplici

delle mie donne,

semplicemente

silenziose ed inutili.

Cercare e trovare

dinieghi e latitanze

solo per dire:

“Sono quella voce”.

 

Non mi manca granchè

dell’Universo

per risvegliarmi.

Ma per insidia

vicina al non  morire,

se non trovo chi ha detto

quelle parole,

veglio e voglio,

riaddormentarmi

fino al più  allucinogeno

infinito,

e ritrovare

quel sogno

per riapparire.

 

 

 

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Aggiornato il: 25 febbraio 2002
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