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Di notte era come
se mi piacesse ascoltare
la
voce del sogno della notte
precedente. E
la cercavo tra le lenzuola, tra
i fogli dei quaderni delle
scuole elementari, tra
le grida di mia madre, tra
le decine di calzoni che
sequenzano i fiori smacolati
dell’adolescenza, tra
decine d’amori d’occhi, tra
cinquine di svirgolate come
fiocchi impostati di
pubera adultità. E
la cercavo ,rimestando e
cercando , nelle
facce semplici delle
mie donne, semplicemente silenziose
ed inutili. Cercare
e trovare dinieghi
e latitanze solo
per dire: “Sono
quella voce”. Non
mi manca granchè dell’Universo per
risvegliarmi. Ma per insidia vicina
al non morire, se
non trovo chi ha detto quelle
parole, veglio
e voglio, riaddormentarmi fino
al più allucinogeno infinito, e
ritrovare quel
sogno per
riapparire. |
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