I
diciotto modi dell'alba
(la prima
del '96)
Che ossessione , quei cattivi amori ,
quella cattiva birra, quei vestiti neri
che contornano un qualcosa.
Duecento o poco più labbra
si reggono su gambe
che si muovono sotto la regola
d'una molla che scatta
all'allucinare d'una musica.
Provo ad accarezzare il tuo futuro
e tu ti tocchi del mio sudore,
una goccia,
come la bocca d'un probabile sorriso
che sparisce quando mi volti la schiena.
Le luci si intensificano
e t'intensificano la voglia
di rivederla
di guardarla
di usarla,
di finirtela addosso
quella voglia di buio
che si fa voglia di luce.
Puoi aspettarla
ballando
o passeggiando ed assaggiando
facezie di amici.
Come contraccambiare
"Buon anno"
e dirlo davvero,
sentire che esce dal gozzo
e sovrasta il bavero del cappotto,
straripa e si spande e ...
E poi t'accarezza l'idea
di uscire,
di uscirtene fuori,
non da solo,
non da solo
quando è notte
ma non è più notte,
perchè
laggiù
o lassù
dove
in quel fondo
di recinto
nuvole
si stanno cambiando di colore.
Hanno l'aspetto
di isole non trovate,
di colombi, di naufraghi
e di porti.
Di attese.
Di io,
della morte,
della morte della morte,
di io e di te
e di tutti
con gli sguardi catturati
mischiati
divenuti protèsi;
e le mani
che lo sollevano
quel chiarore
che lo modellano,
che lo arrotondano
accarezzandolo
quel...
"Andiamocene".
Col silenzio
della meraviglia ,
"andiamocene".
con la misura approssimativa
dell' eterno
ma "Andiamocene" .
Io andrò a farmi la barba.