Claudina conobbe Severino in una sera di luna intermedia in un supermercato
della ottantesima strada, anche perché le altre settantanove erano chiuse al
traffico per lavori in corso.
Giusto nel mezzo dell'ottantesima s'erge il palazzo della  "I.O." Grandi
Magazzini, una specie di labirinto a forma di circonvoluzioni cerebrali a
dodici piani senza ascensore ( per riprodurre fedelmente dovunque e comunque
la fatica di vivere)  Perlopiù  frequentato da eterni bocciati , da inconsci
costituzionali e da ogni sorta di sbandati,  ma soprattutto  quelli a causa
di perduta identità, lì  s'incontrava l'anima persa della città per
approvvigionarsi di tutto il superfluo necessario per vivere, e dove pure si
poteva scambiare due chiacchiere parlando da soli.
Claudina portava avanti il suo carrello pieno di detersivo per capelli e di
offerte speciali di pediluvio al limone, quando, arrivata alla cassa, fu
colpita dalla figura originale d'un ragazzo sulla quarantina, racimolata
anno dopo anno a costo di enormi sacrifici, che, con il suo maglione alla
dolce vita color blu cielo di barbone, si era accoccolato sul tappeto
scorrevole che porge la merce per la prezzatura
al lettore ottico. E , con fare di busta di patatine, aveva chiesto con voce
flebile alla commessa battitrice:
-"Quanto valgo?"
La commessa dalla bocca di rana con rossetto, dopo averlo rigirato da ogni
pizzo strofinando prima il naso e poi i genitali sulla luce rosso-verde del
lettore ottico, lo lasciò ricadere  dicendo:
-"Lei non ha prezzo".
Claudina con gesto furtivo si precipitò immediatamente a metterlo in una
megabusta di plastica biodegradabile  e se lo sistemò nel carrello in cima
allo scatolame vario.
Quando fu in macchina il bustone di plastica, dopo qualche vivace
starnazzata tipo galluccio vivo
regalato a Natale, letteralmente esplose.
Severino e Claudina , guardatisi e presisi, fu tutta una cosa, in un botto
di inesplicabile passione.
E solo l' "Arbre Magique"  dell'abitacolo di quella Panda tellurizzata
potrebbe dirci cosa si fecero Severino e Claudina in quella notte di luna
intermedia.
Noi sappiamo che furono rimossi la mattina dopo dal carrattrezzi del Comune
che lei si rifaceva le ciglia e lui si abbottonava l'ultimo bottone della
patta.
Dopodiché decisero di fare come se fossero persone mature e responsabili e
di improntare il loro rapporto ad una sana indifferenza con amichevole
rispetto: praticamente di non vedersi più.
Ma fu fatale rincontrarsi  la sera dopo alla stessa ora, nello stesso
supermercato, nella stessa busta e poi nella stessa macchina.
Questa volta decisero di conoscersi meglio e si scambiarono un appunto
calligrafico con nome e cognome e numero telefonico.  Claudina, per la
verità, aveva chiesto anche l'indirizzo, ma lui aveva risposto sul vago e
lei non aveva insistito.
Eppure, per quelle strane misture di sentimenti contrapposti che poziona l'
animo umano, non si cercarono per quattro settimane e mezzo di luna piena e
mancante, con l'ottantesima strada chiusa per  lavori in corso  e le altre e
settantanove aperte, con tanti altri supermercati aperti a far incontrare la
gente.


In quelle quattro settimane e mezzo Severino riuscì finalmente ad insegnare
a Noico , il suo fedele volpino bastardo, come si fa ad orinare
dignitosamente da cane, facendo centro, in un cesso alla turca. Lui che era
in qualche modo un silenzioso teorico del valore aggiunto delle
escrementazioni
"en plen air" , il cui significato di libertà e di libero arbitrio doveva
essere appunto la discriminante tra l'intelligenza dell'uomo e la stupidità
del cane, ed invece vedeva il cane libero di farla dove volesse e l'uomo
costretto a crearsi una rete capillare di orinatoi  e cacatoi  protetti e
coatti.
Così , quasi per una sorta di vendetta, stava insegnando al cane tutta una
serie di regole d'educazio-ne  contro natura, le stesse che lui eludeva
spesso e volentieri.
In quelle quattro settimane e mezzo aveva finalmente trovato per terra la
cicca di una mitica "Smokieva" senza filtro, una rarissima sigaretta ucraina
che cercava da anni per completare la sua collezione di cicche delle ex
repubbliche sovietiche. Ma, nottetempo, il suo occasionale compagno di
stanza, che non collezionava cicche ma le fumava tutte, se la fece bruciare
in bocca fino in fondo, che, per buttarla, la dovette sputare.
Spartano di costumi e, a suo modo, igienista com'era, pure in quelle quattro
settimane e mezzo, si diede ad un abuso smodato di lattine di Fanta  e di
Sprite , si concesse il lusso di ben tre ghiaccioli al limone e la lettura
di una vecchia edizione di Tex Willer , che rilesse quattro volte perché non
lo convinceva il lieto fine e soprattutto il fatto che in tutto l'episodio
non si fosse sparato un solo colpo di pistola o di fucile.
La mattina, quando si guardava allo specchio del bagno della stazione e
tirava fuori la lingua, la trovava troppo pulita per poter pensare di avere
pure il più stupido dei raffreddori. Pur  con la sua aria dimessa e nella
non floridezza del suo vestire, sprizzava da tutti i pori un certo ché di
benessere fisico a prescindere. Eppure si sentiva una schifezza  lo stesso;
e provava a farsene una ragione pensando che ancora non riusciva a mandar
giù il fatto che la domenica precedente  l'arbitro Piroetto  non avesse dato
quel rigore nettissimo alla sua squadra del cuore.

Claudina, invece, in quelle quattro settimane e mezzo era diventata
cristiana e si era già comunicata diciotto volte dopo essersi confessata
ventiquattro volte; si era iscritta ad un corso di agopuntura coreana ed a
uno di taglio e cucito. Aveva fatto circa duecento chilometri di footing
girando sempre intorno ad un unico isolato; si era fatta la "ceretta"  nove
volte alle gambe e sei volte alle ascelle; aveva risposto due volte
sbagliato al quiz telefonico di TeleNik  ed aveva risposto male (ma proprio
male) ad una intervistatrice che l'aveva fermata per strada per sapere la
sua opinione sulla castrazione delle cavallette maschio.In pochi giorni,  si
era scolata due bottiglie di Johnny Walker   tre di Martini dry  ed una
bottiglia di liquore al mandarino fatto in casa
A casa sua aveva mandato   "affanculo"   tutti, dal gatto, via via a salire
tutta la scala gerarchica . Aveva mandato una lettera  alla rubrica di
Giannabella  "Saper vivere" .
E l'aveva iniziata scrivendo: "Sto morendo".
La verità è che non si faceva capace di vedersi crescere giorno per giorno
la cellulite lungo le cosce.

Intanto nel Paese, in quelle quattro settimane e mezzo, la nostra
televisione si sentì come d'incanto liberata dal peso ancestrale di dire
qualcosa di sensato spottato qua e là tra la pubblicità , le
infinitefictions ed i quiz per encefalopodi  dalla risposta pronta, ed
iniziò a getto continuo ad eruttare  a tuttelore talk-show in apoteosi di
audience.  Alle "porta a porta" si aggiunsero "finestra a finestra",
"balcone a balcone", "abbaìno ad abbaìno", ( ma l'accento sulla "a" forse
rende meglio l'idea) "pianerottolo a pianerottolo". A cui poi seguirono
"soffitta a soffitta", "garage a garage", "sportello a sportello" per poi
finire col "cesso a cesso". Ma la cosa non cessava mai. Il palinsesto
infatti riprendeva senza evidente soluzione di continuità con un confronto
pentasettimanale (il sabato era fatto obbligo ai politici di fare il gioco
del silenzio e la domenica si votava) dei due leader delle opposte fazioni
che si sfidavano, manco a dirlo, "petto a petto".
Il Popolo, sovrano di bersela tutta e di più, iniziava a scimmiottare. Non c
'era Riunione di Condominio in cui non si cercava di accaparrarsi un
conduttore, un paroliere,un "public relation" dello scazzo che sostituiva in
una sola persona l'amministratore, il presidente ed il segretario di
riunione. E, con rinnovato fervore ed acredine, non si parlava di quote
millesimali  ma dell'opportunità o meno di invitare alla festa per la Prima
Comunione della figlia la "nanny",la sua balia asciutta senegalese,  ed
altre simili futilità psicosocio culturali da conviviale orgia di parole.
In quelle quattro settimane e mezzo caddero e si ricostituirono tre governi
, centoventotto ministri giurarono fedeltà allo Stato.


Il Presidente della Repubblica fu colto tre volte da una crisi di nervi da
giuramento inutile e per tre volte telefonò al capo di Stato Maggiore dell'
Esercito chiedendogli:
-"Che facciamo?"
E quello, per tre volte:
-"La facciamo sta partita a Risiko?"- e s'immaginava già, con un ghigno e
con un frigno, lo spostare a mani avide sulla cartina del Paese i suoi bei
carrarmatucci  color "alba di dittatura".
S'accordarono poi però entrambi per un discorso alla Nazione  di grande
equilibrio istituzionale dove , a reti unificate, avrebbero insistito sul
concetto che era meglio una partita a scacchi che atti di terrorismo da
guerra incivile. E la cosa ebbe il plauso anche sulle colonne dell'
Osservatore Ottomano.



Intanto Severino, semiscoppiato come un grano di granturco che sulla brace d
'una padella s'arroventa si brucia si crepa e si squarcia e mostra l'anima
bianca di un delizioso pop-corn, affrontava il suo primo colloquio con la
Luna.

-         Non mi  fottere  pure tu , candidosa.
-         E perché dovrei anelare a fotterti?
-         Perché, ne hai fottuti  pochi fino ad ora, di' ?
-         Beh, per la verità ho sempre avuto un certo ascendente  sugli
amanti, non lo nego.
E' come se loro guardandomi individuassero in me il posto ideale dove
stabilire il  pied-a -terre dei loro sogni. Ma, complessivamente, alla
lunga, hanno finito per considerarmi una discarica.
-         Come una discarica?
-         Essì, prima e dopo la discoteca. L'acchiappo romantico - tiene
ancora , sai - quelle frasi d'amore esistenziale ,che fanno ancora
acchiappare. A soli a soli in faccia a me. Io che adesso sono finita a
servire per il prima ed il dopo la scopata. E  poi , dopo, ritorno mondezza
di parole, di bytes e files, come adesso dite voi.
Sarò stronza  perché mi sono presa di tutto ultimamente - mi serve per avere
un senso ancora, per campare.. per sbarcare il .lu. lu. Ma che razza di
espressioni mai usate ancora voi  sulla Terra?.Sbarcare il Lunario.
E non le cambiate mai. Anche quando è cambiata la nostra  condizione, il
nostro rapporto.
Ma tu lo sai che significa per me avervi avuto  addosso dopo millenni di
sguardi avidi di desiderio e venerazione?
In quell' ormai lontano millenovecentosessantanove  Già. i piedini timidi di
Amstrong
nel calcarmi la prima volta. Dopo, lui dai piedini timorosi, assuefattosi
all'atmosfera rarefatta, ballonzolando, andò, piedino piedino , a cercarsi
il mio Oceano del Desiderio
E li, accoccolato prima, e poi  faccia a faccia col suolo mio, col corpo
mio, corpo a corpo, buttò dentro quasi due once di sperma Americano.
Invaginate però nella minituta per fallo   d'astronauta. Capite bene?
Minituta per fallo d'astronauta.
Lo stronzo mondo di sotto, aveva previsto tutto. Pure un orgasmo con la
Luna.
Come se la Luna , nell'errore del suo ciclo astrale avesse potuto concepire
Lunini.

La luna sbottò in una risata . Come se si fosse domandata d'improvviso
perché avesse detto tutto quello che aveva detto. E' come quelle volte che
dopo aver confessato certe verità intime, ridere è una liberazione. Sapeva
di non  parlare per sé, ma per tutto l'Universo, quello sputtanato e quello
ancora no.
In questo contesto Severino appariva un grande anonimo provocatore, ma un
punto piccolo piccolo e timido, lontano lontano nel cielo visibile, che
aveva interrogato, come fanno tutti una volta o l'altra, anche lui la Luna.
Per la verità  lui che non sopportava i discorsi troppo difficili e la
prosopopea degli astri, seppure domestici e familiari come poteva essere la
Luna, aveva provato a resistere alle ragioni della Luna , ma poi, visto che
scantonava, s'era addormentato .

E che sogno aveva fatto Severino subito dopo?
I bookmakers inglesi davano :
-         Un sogno erotico; ad unovirgolaventicinque ad uno. Praticamente
niente.
-         Un sogno con vestitodasposoefioridarancioeun SI tuttod'unfiato.
Chi lo sa perché pure i bookmakers che sanno scommettere pure sul numero
delle palline fecali che scaccola mediamente in una settimana la loro mamma
stitica, non ci stanno a certi giochi e dicono, tutti d'accordo : "scopare o
sposarsi ? Non c'è gioco."
Ed in effetti è così.
E' come se il Real Madrid in formazione tipica giocasse in casa con la
formazione rimaneggiata
del  Deportivo la Sventura , costituita da under quarantenni  reduci da un
amplesso precoce con l'ictus, che aveva lasciato loro non l'opportunità di
scegliere se calciare di destro o di sinistro, ma l'assoluta necessità ed
evidenza di poter calciare con un piede solo  perché l'altro era francamente
claudicante.
Per loro Severino non aveva la minima possibilità di sognare fiori d'
arancio, ma neppure fiori di zucca, come succedaneo per matrimoni fatti in
ristrettezza economica. Sino ad allora Severino era stato l'antinomia  del
prototipo da matrimonio. Ma non per il calcolo e la felloneria degli scapoli
di professione, neppure per una vera e propria idiosincrasia per la unione e
condivisione,  benedetta o laica che fosse, dei beni multiuso d'un
matrimonio.  Il fatto è che fino ad allora pareva essere stato progettato
per una vita da "single". Era come se fosse stato costruito senza la
fatidica costola di Adamo. Se fosse vissuto ai tempi del Diluvio Universale
non sarebbe passato
alla   dogana di Noè per entrare nell' arca perché considerato scarsamente
predisposto all'accoppiamento fruttifero. In buona sostanza Noè gli avrebbe
detto: " ragazzo, qui si lavora  per rifare il mondo bis,  si lavora di olio
di testicoli e  canto di lodi al Signore misericordioso. "Ora et fora" ,
capisci a me, e tu mi pari un poco timido e selvatico e poco predisposto
alla forazione  od obliterazione che dir si voglia."
In effetti, prima della spupazzata di quella sera con Claudina nella
macchina, Severino s'era più volte posto il problema, in via del tutto
teoretica e speculativa,di quale fosse il significato escatologico di quel
fremito che trapassava tutto fino ad irrigidirlo quel coso giustapposto nel
mezzo delle gambe. Abituatosi  a considerarlo semplice strumento idraulico,
quella sera lo aveva scoperto, in un crescendo, come dire, "rossiniano",
dotato di vitalità propria, ma d'una vitalità tanto esagitata e tanto
prorompente e categorica da costringere tutto il resto del corpo e della
mente a venirgli dietro, come fosse stato, quello,  la sua punta di diamante
o il bastone del rabdomante sfuggito di mano a quel poveraccio di rabdomante
alla ricerca  d'una sorgente.
E la sorgente l'aveva trovata  in quel qualcosa che assomigliava tanto ad un
"dietrolemutande"
di Claudina.
Ma dopo che Severino aveva tuffato nella sorgente del dopo le mutande
stracciate di Claudina  quello che meno sapeva di sé, si trovò a domandarsi
cosa fosse realmente successo.
E questa volta gli infallibili bookmakers della previsione del sentimento
avevano toppato di brutto.
Lui che non aveva dimestichezza con parole tipo amore e neppure parole tipo
sesso, come abbiamo visto, si accorse di colpo di vivere, tutto d'un botto,
la sua tardiva ma intensa crisi puberale.
E nel progredire di quelle quattro settimane e mezzo si vedevano,
palpabilissimi, i suoi mutamenti di comportamento. Iniziò a scalfire col
temperino cortecce di alberi e vi graffitava cuori infranti. Poi si fermava
un attimo perplesso e compiaciuto a riguardarsi il graffito e, con non poco
pudore che combatteva contro altrettanto spudore,  ci infiggeva, nel centro
del cuore
due iniziali: "esse" e "ci".
Nel suo girovagare curioso del suo cercare di spendere a goccia a goccia  il
suo sussidio mensile
di paghetta paterna data a fondo perduto  per un figlio deviatamene amato,
si fermava sempre di più  davanti a quei negozi che servono a far sognare
una vita di sentimenti morbidi, da bambini eterni. Aveva preso a comprare
"peluche" di gatti, cani, orsi, oche e foche  in regolamentare tenerissimo
abbraccio amoroso. Di più : non cercava più cicche di sigarette rare per la
sua collezione. Andando camminando e levitando passo passo in ogni dove,
quando scorgeva un pacchetto di sigarette  vuoto, si catapultava, lo
prendeva, lo scartocciava, ne estraeva la carta argentata, la spiegava e
stirava col dorso della mano, tirava fuori dalla tasca un mozzicone di
lapis, metteva gli occhi in alto e di sbieco verso il cielo, li teneva li
sospesi per un paio di minuti
a dondolare tra le nuvole e poi, facendoli nuovamente scivolare in giù, li
posava di nuovo sulla carta argentata ed  attaccava a scrivere poesie
impestate di rime a richiamo tra amore e cuore.
All'acme dell'incertezza nel constatare il suo cambiamento, Severino si
confidò col suo amico del cuore, l'ennesimo compagno di stanza  dell'
ostello-dormitorio fatto a stanzoni  enormi  a dodici letti a castello. Dove
l'amico del cuore può diventare quello che per ventura ti sovrasta d'un
piano letto per sole quattro notti di seguito. Basta aver voglia di aprirgli
cuore ed intelletto e, soprattutto, concedergli la sensazione di starlo ad
ascoltare lui dall'alto e tu dal basso, come s'ascolta un maestro di vita.
Lui di sopra e Severino di sotto.
Kostadin Magropulos era un greco smilzo con navigati capelli lunghissimi
riannodati  a fare un codino a coda di topo lungo l'interscapolo fin giù
alla cintola, col viso ammaccato dalle vicissitudini, come quello d'un
profeta andato a male.
A Severino che chiedeva lumi sulla sua passione improvvisa ed indecifrabile,
Kostadin fece una lezione magistrale sul sesso libero, quello occasionale e
quello disperato. Cacciava  dalla sua bocca sfatta ,ad  intercalare dopo
ogni concetto espresso, una parolaccia diversa per identificare la donna,
artefice e puttana. Parlò dell'AIDS che lo aveva fregato e della necessità
assoluta dell'uso del preservativo.
Ma proprio sul più bello, sull'uso del preservativo, Severino s'era bell'e
ché addormentato.
E aveva ricominciato , come gli succedeva ormai ogni notte ed ogni
pomeriggio ed ogni sempre
e dovunque, a sognare Claudina; una volta le sue cosce aperte ed una volta
la sua bocca semichiusa e linguoprotesa.

Claudina - detto tra noi - coi suoi trentott'anni cinerini viveva una vita
da capitana d'industria  del niente fare. Nella sua condizione di figlia di
molto ma  molto benestanti genitori , aveva fatto tutto il minimo
regolamentare per non inguacchiare il decoro della famiglia fino alla
licenza liceale, che poi coincideva con la sua maggiore età. Dopodiché,
invece di rivendicare per sé il diritto ad acquisire un minimo di autonomia
e di identità, aveva incrociato le braccia e messo in "stand by" il
cervello: Non aveva più voluto studiare  né far carriera, né tessere in
favore di quelle opzioni secondarie che, per ceto,   l'avrebbero facilmente
proiettata a fare o la parassita dirigenziale nell'azienda di papà, oppure
la molto ben dotata ragazza da marito.
Lei no, lei aveva optato per una forma di regressione  prepuberale che
aveva, peraltro, anche aspetti di precoce invecchiamento fatuo. In buona
sostanza, è come se avesse cassato d'un sol colpo dallo spartito della sua
vita ogni nota di quelle lunghe  stagioni di mezzo che sono la giovinezza e
la maturità. E si crogiolava  passando i giorni alla ricerca d'ogni futilità
con cui pareva, a volte, riempire dei veri e propri vuoti mentali. Era
colta, in modo ed in sequenza indecifrabile, da esplosioni di euforia e di
malinconia, ma mai troppo partecipata, quasi come recitasse un copione
mentale premeditato. Una sola cosa le incuteva quasi un totale rispetto di
sé : quella sorta di rito, puntualissimo in lei, di quelle cose mensili  di
donna.
In quei cinque giorni pareva un'altra. Pareva che, immersa in un profondo
"blak out" comunicativo, pensasse solo e seriamente a sé stessa.
Quanto all'amore, prima di quella sera sulla sua Panda con Severino,non è
che ci avesse fatto mai troppo mente locale. Non effettuale, almeno. Il
pensiero dell'amore se lo gestiva con la stessa futilità con cui si
organizzava tutto il resto. Si vestiva e si svestiva, si rimirava allo
specchio,  amava ed  odiava il suo aspetto ed intrigava amori fittizi come
fosse un gioco di bambole.
In una di quelle tante sere di quelle quattro settimane e mezzo, però,  con
inusitata tenerezza confessò alla luna: "forse ho trovato il mio principe
beduino".


A questo punto della storia è necessario che entri in scena il demiurgo. Il
demiurgo delle storie, appunto. Che poi è anche il protettore paternamente
severo di tutti i raccontatori. Quello che riprende le fila di quel tanto o
di quel po' scritto in carne e fantasia.
Fino ad adesso è stato quasi nascosto dietro un angolo o dietro le quinte a
scrutare perplesso lo svolgimento della storia, domandandosi spesso: "ma
questo raccontatore imbranato, dove vuole andare a parare?"
Ha visto tracciare i connotati di queste due figure bizzarre di semigiovani
anime in pena. Ha goduto anche lui, un poco, d'un evento, il solo, il topico
della loro vita: una furiosa scopata.
Ha sopportato divagazioni, eccessive forse, e forse troppo parodiate sullo
scenario di fondo:
il gioco facile facile a parlar male del proprio paese e delle propria
civiltà.
Ha lasciato pascolare per quattro settimane e mezzo nell'incertezza d'un
cambiamento 'sti due personaggi, come a consumarsi quel moccolo di candela
tenuto in mano.
Ma adesso?
" Adesso, raccontatore del cazzo, adesso che t'impappini sul più bello,
adesso vuoi che te lo faccia io il finale ? Vuoi? L'ultima scena?
Vabbè, per questa volta ci provo io.
L'hai chiamato "quattro settimane e mezzo", vero? Allora ti faccio un finale
tutta "carne".
La fantasia, se mai ce ne fosse necessità, la lascio tutta a loro, a quelli
che per caso lo leggeranno."


Claudina si rifà per l'ennesima volta i conti. E questi gli danno ancora una
volta sempre quei fottuti  trentaquattro giorni . E sei di ritardo. Si
decide. Esce di casa, cerca una farmacia. Chiede e gli danno. Ritorna a
casa. Si chiude nel bagno. Doppia mandata di chiave. Tira fuori dalla
borsetta l'involucro della farmacia. Scartoccia, apre, legge le istruzioni.
Orina nel contenitore qualche goccia. Premendo sul cappuccio della pipetta
di plastica aspira qualche goccia e la fa sgocciolare nella minuscola
vaschetta dello strumento. Dice: " aspettare circa quindici minuti".
Claudina volta le spalle allo strumento appoggiato sul bordo del lavandino
del bagno.
Non pensa affatto; o pensa talmente troppo che è come se non pensasse. E
così facendo, quei quindici minuti che non sembrano passare mai, passano.
Si volta.
Nella minuscola vaschetta l'orina ha disegnato un bel cerchietto rosso.
Le istruzioni la chiamano "positività".


PS. Qui finisce la storia e, volendo, può cominciare un romanzo.

 

 

Iscriviti a d_u-fg
Powered by it.groups.yahoo.com
Inviare a marina un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Copyright © 2002 Donne e uomini free generation
Aggiornato il: 21 luglio 2002
Hosted by www.Geocities.ws

1